annuso

La nostra storia.

E sotto questo cielo

pienissimo di stelle

annuso l'aria fresca

e sento la tua pelle

e lontano sento voci

di chi fa baldoria

e in questa notte dolce

penso alla nostra storia

è sotto questo cielo

che passano gli anni

noi siamo ancora bimbi

ma con i capelli bianchi

è sotto questo cielo

che ci siamo incontrati

non so se è stato il caso

però ci siamo amati

e abbiamo camminato

in un mondo che va in fretta

e abbiamo rallentato

quando ci siamo detti aspetta

e abbiamo visto tutto

e non abbiamo visto niente

in mezzo a tante cose

che cambiano velocemente

e chissà se è solo un gioco

se le stelle c'hanno i fili

se qualcuno sa già tutto

di questi bimbi nei cortili

se è inutile sperare

se è inutile lottare

se non serve pregare

se è inutile anche amare

ma abbiamo camminato

e andremo avanti ancora

sputtanando tutto

con una cazzata sola

ma faremo ancora la pace

e faremo ancora l'amore

e faremo sempre di tutto

per fare dolce il nostro dolore

è sotto questo cielo

che passano gli anni

divento ancora rosso

come quando avevo 15 anni

per dirti che vorrei sposarti

dopo che abbiamo scelto il nome

così nostro figlio

sarà il nostro testimone.

Come stai, chiede. Come sto, non lo so neanche io come sto, certi giorni, pochi, mi sembra meglio, altri no, va proprio male, allora mi fermo e aspetto che passi, che torni il giorno del quasi meglio, prendo tempo e respiro piano. Il momento migliore della giornata è la mattina quando rimescolo il caffè, mi piace quel gesto lento, circolare, così lascio andare i pensieri cattivi e ascolto il rumore del cucchiaino che gira nella tazzina, annuso il profumo, intanto si raffredda.

Liquida. Aggettivo esatto.
Liquida nella testa, liquida nel corpo, liquida in quel pezzetto di anima che mi sembra ancora di possedere.
Liquida e fluida.
Io assaggio, come si fa con un vino, annuso, guardo lascio decantare, riprendo, gusto. E il mio corpo risponde. Si scioglie.
Lo senti? Lo riconosci?
Lo sento. Partire dalla testa e percorrermi come una lama. Un'onda improvvisa, forte, inaspettata. Un filo spinato.
Mi arrendo.
Folle e persa.
Non so da dove arriva quella fluidità, quei rivoli incolori sparsi su un letto disfatto, bagnato, goduto.
Ma è un dono.
Il tuo dono.
🎭

Quando torno a casa
annuso le lenzuola
cerco te
nel letto
e poi mi sdraio
t'aspetto
conto le ore
che quando non ci sei
non vogliono passare mai.
Ti dedico ogni giorno qualcosa
una scritta sul banco,
una sul muro,
una sul blog,
due sul diario
e centomila pensieri
che hanno il tuo nome,
la tua faccia,
i tuoi occhi,
le tue labbra,
le tue mani.
Le tue mani,
parliamo delle tue mani?
Le tue mani mentre fumi,
le tue mani mentre parli,
le tue mani mentre mangi,
le tue mani mentre mi baci
e mi sfiori il viso
con una delicatezza
che con me
nessuno ha avuto mai,
le tue mani quando mi tocchi,
le tue mani dentro me
che mi fanno arrivare al cielo
e a momenti
credo di poter contare
le stelle
anche quelle cadenti.
Le stelle cadenti,
quelle sì che ti invidiano,
ti invidia anche la luna,
ed il sole vorrebbe avere il tuo calore,
la notte non è mai notte
se accanto a me
non ci sei tu,
nuda come sempre
nuda di paure,
nuda di vestiti.
Io non sono mai io
quando non sono intrecciata
a te
che te non sei mai te
quando non puoi baciare me,
toccare me.
Noi, però
“Noi” è una gran bella storia da raccontare,
una storia che ha un inizio,
ma non una fine
una storia che può esistere
solo se tu sei con me
ed io sono con te.

Percepisco la sua presenza in corridoio appena varcata la soglia della mia classe.
Strano vederlo lì, non era mai salito al mio piano.
È sommerso dalle ragazze delle classi affianco alla mia, provo come un senso di gelosia.
Con una scusa passo davanti a lui e quella folla di galline che lo circondano.
Mi sfiora il braccio per fermarmi.
Appena le sue mani toccano la mia pelle un brivido mi percorre il torace.
Con un passo mi si avvicina ignorando le altre.
Sento un vuoto nello stomaco, un vuoto pieno d’emozione.
Il suo profumo mi calma, si avvicina di più.
Mi saluta con un bacio delicato sulla guancia, ricambio il saluto.
Scusa subito la sua presenza al piano spiegandomi che stava aspettando che le bidelle aprissero i bagni, cosa del tutto nuova perché, in cinque mesi non era mai salito se non nell’ultima settimana.
Lo prendo in giro dicendo che mi imbarazza. Si appoggia al muro con la schiena, prendendomi per la mano mi porta più vicino a sé.
“Perché ti imbarazzo?”
Mi chiede, guardandomi negli occhi e sorridendo teneramente.
“Vedi, con tutti questi messaggi che mi mandi, non so più come risponderti, devi darmi il tempo per farlo, almeno.”
Non credo abbia colto l’ironia data la sua espressione persa, quindi lo aiuto.
“Non mi scrivi.”
E me ne vado.
In un secondo mi segue e mi riprende per mano.
Senza rispondere, mi abbraccia.
Continuo a dubitare che abbia afferrato la critica, mi chiedo se l’abbia semplicemente ignorata.
Cerca il mio sguardo e non lo lascia andare, come un pescatore che guarda il suo tesoro avvicinarsi dal mare man mano che gira il mulinello.
Mi dice che ha preso un buon voto all’interrogazione per cui si stava preparando durante la ricreazione, gli faccio i complimenti come se dovesse essere scontato.
Mi sorride ancora e mi riabbraccia, nella sua stretta assaporo il suo profumo un’altra volta e poi, vicino all’orecchio, gli chiedo un interessato “Come stai?”
Allenta la stretta, mi guarda negli occhi.
Questa domanda lo mette a disagio, ho avuto quest’impressione dalla prima volta che gliel’ho posta.
“Bene.”
Risponde, quasi ridendo.
Riprende la mia mano, le sue dita accarezzano le mie.
Mi piacerebbe tanto sapere cosa gli passa per la testa, ci dev’essere un mondo interessante lì dentro.
Chissà se s’è mai innamorato, se è così sicuro di sé come mostra, e chissà se la sua reputazione da perfetto stronzo è falsa come m’aveva promesso.
Ricambia la domanda e gli rispondo che sto bene, aggiungo che ho litigato con le mie migliori amiche e mi guadagno un altro abbraccio di consolazione.
Veramente, sono state delle delusioni quelle persone.
Gli prendo la mano che dolcemente mi stava accarezzando, la osservo. Faccio sempre molta attenzione alle mani, le sue mi piacevano tanto, erano molto curate, lunghe e grandi.
La lascio scivolare giù. Mi sfiora con l’altra mano, la mia, che avevo appena fatto scendere lungo le gambe.
Mantiene sempre il contatto fisico e visivo, noto che è incredibilmente attento a questi due elementi che molti definiscono scontati particolari.
Gli chiedo a che ora esce, risponde che oggi ha sei ore di lezione, io solo cinque.
Suona la campanella, viene come risvegliato da quello stridulo e mi dice che deve volare in classe per un interrogazione.
Gli faccio gli auguri.
Mi stringe forte e io ricambio l’abbraccio, non voglio lasciarlo andare.
Annuso ancora quel suo profumo paradisiaco, e mi concentro sull’effetto che ha la stretta delle sue braccia sul mio corpo.
Un altro brivido mi invade.
Mi lascia e mi schiocca un bacio sulla guancia per poi correre verso le scale.
Mi illudo di rimanergli, anche solo per qualche minuto, nella mente.
—  uncasinoinnamorato
Sono le 4.11 e stanotte mi manchi più delle altre. Sono stesa sul letto in cui mi hai lasciata, abbraccio la maglietta che non hai portato e annuso il deodorante che hai dimenticato, e me ne sono accorta solo adesso. Queste lenzuola pesano troppo se non sei qui sotto a sostenerle assieme a me. Prima sono andata in bagno e pensavo a quando, di notte, dopo che guardavamo film che mi facevano paura, mi accompagnavi per proteggermi dai mostri. Poi sono tornata nella mia camera e dietro di me, non c'eri tu a stringermi la mano. Mi sono girata allo specchio e nemmeno il tuo riflesso era lì. Adoravo perdere tempo a prepararmi per guardarti lassù riflesso, mentre cercavo di concentrarmi a non sbavare l'eye liner. Mi manca quando provavi a farmi il solletico e rimpiango di non avere riso ogni volta che lo facevi. Adesso sei a casa, da solo, che magari come me non dormi bene. Io sono qui, persa sotto il copripiumino rosso, che ancora sa di te, mi piacerebbe avere le tue braccia a custodirmi nel sonno. Vorrei non dovermi separare da te così spesso, vorrei prepararti ancora il latte caldo e le sfoglie con la nutella alle due del pomeriggio. Vorrei sapere che domani, aprire gli occhi non sarà così doloroso sapendo di non trovarti. Vorrei vederti salire di nuovo quelle scale per la prima volta, altre infinite prime volte. E ho tutto il viso bagnato, rimpiango anche quando, nonostante la tristezza, baciavi via le mie lacrime. Non ci sei, ma so che sei lì ad aspettarmi. E’ straziante la consapevolezza che ancora dovranno passare fin troppi giorni senza di te. Sei la mia vita, parte integrante di quello che sono. Se penso ad un fantomatico domani, penso per prima cosa a te. Tutto ciò che ho sempre desiderato, sei tu. Tutto ciò che la vita prova a sottrarmi con tutte le forze, sei sempre tu. E ti amo così tanto amore mio. Sei in ogni secondo, ogni battito di cuore e di ciglia, in ogni respiro, in ogni lacrima e in ogni sorriso. Sei la voglia che mi spinge giù dal letto ogni giorno, non importa a che ora. Ho voglia di vederti amore, 29 giorni e sarò di nuovo a casa da te. Non vedo l'ora di poter passare di nuovo, ogni secondo con te, con l'infinito come unica scadenza.
—  kissmehardbeforeugo
Io so che prima o poi leggerai questo post, e so che se non accadrà sta sera accadrà domani, o dopodomani.
So che lo leggerai perché so che tu ancora mi pensi, e oltre che a pensarmi sei bravo anche a conoscermi. In effetti in quello sei il migliore.. Voglio inoltre che tu sappia che è tutto per te.
La verità è che io non so cosa ci abbia spinto a tanto.
Cosa ci abbia spinto ad essere quello che siamo stati, cosa ci abbia fatto innamorare e in fine separare.
Io rileggo la tua lettera almeno tre o quattro volte al giorno, e quando mi manca la forza per andare avanti, annuso la tua maglia.
Sarà strano, ma quel profumo fa miracoli. Non so perché tu mi manchi così tanto, eppure cinquanta giorni non sono molti.. Forse perché con te sono cresciuta.
Si, perché io credevo di essere persa, prima di te. E credevo che tu mi avessi salvata dal peggio. Ma ora, beh.. A confronto, il male di prima è un paradiso.
E mi sembra assurda tutta questa situazione. Si, perché un minuto eri mio, e quello dopo non più.
E tu vai avanti, ti stai rifacendo la tua vita.
E io, invece, mi sono fermata. Io sono qua e vedo la mia, di vita, scivolarmi addosso, senza te.
Non hai idea di quanto sia difficile tutto questo. Svegliarsi la notte e fissare quel pezzo di carta con sopra parole disordinate, scritte con quella calligrafia un po’ da bambino, che tanto amo. E restare ore ad immaginare le tue mani scrivere quelle lettere. Quelle mani che un tempo erano solo mie, ma che non ho più.
Tu c’eri, ed ora non più.
Come la mettiamo?
—  Amamiancoraunavolta, per Andrea.
Parole.

Mi capita spesso di riflettere sul significato più nascosto, oscuro e segreto di alcune parole. C’è una potenza nascosta nei singoli termini, c’è una storia che potrebbe sembrare eterna, un suono unico, un’idea precisa. Le parole sono la cosa più spaventosamente bella che l’umanità abbia mai creato.

Ovviamente ho specificato “alcune parole” per un ben determinato motivo. Termini come “televisione”, “morosa, “cartellina”, “serenata”, “sei” sono pura merda. Parole, sì, ma che odio profondamente e di cui non ho intenzione di parlare, testimoni di come questa loro enorme potenzialità possa essere facilmente sprecata e canalizzata in un ribrezzo enorme e difficile da celare. 

“Alle sei ho preso la cartellina ed ho fatto una serenata come in televisione alla mia morosa”

Mi vergogno anche solo di aver pensato un tale abominio, non fa che esprimere astio e negatività. Puro chiacchiericcio. 

Concentriamoci quindi sulla bellezza di ciò che, effettivamente, merita di esistere. 

Qualsiasi cosa io scriva prende solitamente il via dall'effetto che una singola parola causa sulla mia anima, o su qualsiasi cosa ci sia dentro di me a farne le veci. Sento, leggo o immagino un termine, Lo elaboro. Lo ripeto. Lo annuso. Lo distorco. Lo costringo a rivelarsi per ciò che è davvero. Una singola parola se ne porta dietro altre cento, tutte inutili, tutte già contenute in quell'unico, vero, grande archetipo iniziale. È come un punto bianco su di un mare di nero, che porta su di sé ogni attenzione, inglobando nel suo microscopico spazio luminoso l’intero universo, tingendolo della sua sfumatura unica di colore.

Le frasi purtroppo non rendono giustizia alle parole, se non quando perfettamente congegniate, architettate, limate e costruite su parole destinate a stare insieme. Una sorta di labor limae, per intenderci.

Consonanti, vocali, accenti, pause. Basta poco per distruggerci, per ispirarci, per viverci.

Mi dispiace solo che “Parole” sia un modo orribile di riferirsi ad un concetto così potente ed enormemente sottovalutato. Dovremmo inventarci qualcosa di nuovo. Un termine talmente potente che la sola idea di pronunciarlo dovrebbe terrorizzarci calmandoci. La parola.

“ In principio era il Verbo,
  il Verbo era presso Dio
  e il Verbo era Dio.“ 


Non mi stupisce che il vangelo di Giovanni cominci così.