annusare

mayihaveyourdesert  asked:

Doc, ci racconta qualcosa di più rispetto a come lei ha vissuto anni '80 e avvento delle droghe pesanti?

Dunque,

intanto diciamo che negli anni ‘80 non c’erano droghe leggere e droghe pesanti ma LA DROGA E I DROGATI.

La DROGA veniva o dagli zingari che ti drogavano per rapirti e se non ci riuscivano e/o scappavi eri comunque DROGATO per sempre oppure era dentro le caramelle Rossana o dietro le figurine gratis dell’album che ti regalavano fuori dalla scuola che se le mangiavi (le caramelle) o le appiccicavi (le figurine) diventavi DROGATO.

Negli anni ‘80 era importantissimo annusare ogni cucchiaino che stavi per usare perché se sentivi odore di limone e lo usavi voleva dire che ci avevano messo LA DROGA e diventavi UN DROGATO.

LA DROGA era tipo come l’impasto del croccante ma senza le noccioline dentro e la scioglievi col cucchiaino sul fuoco e poi la iniettavi dentro le sigarette, nelle caramelle Rossana, dietro le figurine o gli zingari te la iniettavano addosso per farti diventare DROGATO.

Quando andavi in giro, poi, c’erano GLI SPACCIATORI DI DROGA che se non volevi l’album delle figurine o le caramelle Rossana allora ti mettevano una bustina di DROGA in tasca e poi chiamavano i carabinieri.

Poi io e i miei amici delle elementari abbiamo scoperto che LA DROGA la estraevano dal borotalco e allora abbiamo preso le siringhe della nonna di Alessandro che era DROGATA tipo col nome di un albero dopo aver mangiato troppe caramelle Rossana e le abbiamo messe insieme a del borotalco dentro una busta e poi abbiamo messo la busta nella posta di quello spione di Filippo con sopra scritto ECCO LA DROGA CHE AVEVI CHIESTO FILIPPO e poi Filippo ha smesso di fare la spia alla maestra perché l’hanno mandato in un collegio a disintossicarsi dalla DROGA. L’abbiamo fatto per il suo bene perché comunque era uno di quelli che prendeva sempre gli album delle figurine fuori dalla scuola.

In terza media, poi, passata l’infanzia a evitare zingari, a non farmi mettere bustine di DROGA in tasca, a non mangiare caramelle Rossana e a comprare le figurine in cartoleria specificando che le volevo SENZA DROGA, la Prof di scienze ci fece vedere il film Christiane F. - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino e quasi tutte le ragazzine decisero che sarebbero diventate come la protagonista e in effetti molto di loro ci riuscirono alla grande.

Poi c’erano i Paninari ma allora era meglio la droga. Fine.

Guardo le ragazze di oggi, che Madonna beata si baciano con un ragazzo diverso al giorno..e poi, ci sono io che purtroppo faccio parte della loro stessa generazione, che bacio oggi, domani e fra 70 anni, solo il mio ragazzo. Che sarà lo stesso per tutta la vita.
Innamoratevi di un paio di occhi. Delle labbra. Dei capelli. Delle orecchie. Di quel profumo. Delle mani. Di quel pò di pancino…perchè vi assicuro che non c'è cosa più bella di toccare, baciare e annusare le stesse mani, le stesse labbra, lo stesso profumo.
—  singer-girl

Se compiendo questo semplice atto:
annusare i capelli dell’amata
non si rischia la vita
non s’impegna il destino
dell’ultimo atomo del proprio sangue
e dell’astro più lontano

se in questa frazione di secondo
in cui si compie non importa cosa
sul corpo dell’amata
non si risolvono nella loro totalità
i nostri interrogativi, le nostre inquietudini
e le nostre aspirazioni più contraddittorie

allora l’amore è davvero
come lo considerano i porci
un’operazione digestiva
di propagazione della specie.

—  Ghérasim Luca

È bello amare il sole, la luce calda, leggere mentre piove, è così bello fare l'amore, annusare i fiori, è così bello saltare la corda, mangiarsi un panino al parco, è così bello comprare e regalare un libro, è così bello sapere, sorridere, annusare i panni puliti e freschi, è così bello camminare nudi, dormire nudi, è così bello stare sul divano col plaid ed un film, è così bello amare qualcuno, noi stessi, è così bello amare un cagnolino e un gattino, è così bello colorare, giocare ai videogames, è così bello cantare, ascoltare la musica, scriversi sulla pelle, è così bello amare.

Come superare una delusione con un chicco di caffè

Una giovane ragazza stava attraversando un periodo particolarmente difficile, costellato da continue delusioni. Come spesso capita in questi momenti la giovane frignona un pomeriggio iniziò a parlare dei suoi problemi con la mamma. Era ormai stanca di lottare: ogni problema che riusciva a superare (a fatica) era seguito a ruota da un’altra situazione critica che assorbiva ogni sua energia residua. Dopo quasi mezz'ora ininterrotta di frignite acuta, la ragazza confessò che era pronta ad arrendersi.

La mamma ascoltò a lungo la figlia ed infine le chiese di seguirla in cucina. Senza sprecare parole, la donna prese tre pentolini, li riempì d’acqua e li mise sui fornelli. Quando l’acqua incominciò a bollire in uno mise delle carote, nell'altro delle uova e nell'ultimo dei chicchi di caffè.

Dopo un tempo che sembrò infinito per la giovane figlia, la donna spense i fornelli e tirò fuori le carote adagiandole su un piatto, poi scolò le uova e le ripose in una scodella ed infine, utilizzando un colino, filtrò il caffè e lo versò in una tazza. Completate queste operazioni, la donna si rivolse alla la figlia e le domandò: “Cara, dimmi, cosa vedi qui sul tavolo?“

“Vedo delle carote, delle uova e del caffè. Cos'altro dovrei vedere?!” rispose la figlia perplessa. La donna chiese allora alla giovane ragazza di toccare le carote, che erano diventate cedevoli, la invitò poi a rompere un uovo, che era ormai diventato sodo ed infine le fece annusare e assaporare la tazza di caffè fumante, che sprigionava un’aroma ricco e profumato. La ragazza, ancor più confusa chiese alla mamma: “Non capisco, cosa dovrebbe significare tutto questo?”

La madre sorrise e le spiegò che sia le carote, sia le uova, sia i chicchi di caffè avevano affrontato la stessa identica “sfida”: l’acqua bollente. Ma avevano reagito in maniera differente. La carota, forte e superba, aveva lottato strenuamente contro l’acqua, ma ne era uscita debole e molle. L’uovo, liquido al suo interno e dal fragile guscio, si era indurito. I chicchi di caffè, infine, avevano avuto una reazione del tutto diversa: nonostante la bollitura, erano rimasti pressoché identici a sé stessi, in compenso avevano trasformato l’acqua bollente in una bevanda dal gusto irresistibile.

Con dolcezza la donna tornò a rivolgersi alla figlia, ponendole una domanda:

“So che hai avuto molte delusioni, ma sta a te scegliere come reagire a questi eventi della vita: vuoi essere come la carota, all'apparenza forte, ma debole ed incapace di reagire alle difficoltà? Vuoi essere come l’uovo, tenero e fragile, ma che si indurisce ed è incapace di esprimere sé stesso quando è sotto pressione? Oppure vuoi essere come un chicco di caffè, che è in grado di immergersi nelle avversità ed accettare le delusioni, esprimendo il suo miglior aroma e sapore quando il mondo intorno a sé raggiunge il punto di ebollizione?

Le persone che hanno imparato ad essere felici non sono certo quelle che non hanno mai provato una cocente delusione. No, queste persone, nonostante le avversità, hanno saputo prendersi il meglio della vita, trasformando problemi e delusioni in opportunità di crescita. Quando sei immersa nell'acqua bollente e la delusione ti brucia, puoi scegliere se rammollirti come una carota, indurirti come un uovo o sprigionare il meglio di te come un chicco di caffè, trasformando le difficoltà stesse in qualcosa di superbo.

Poche cazzate, io ho sempre scelto te e sceglierei sempre te.
Inutile dirlo, quante volte ho provato a dimenticarti? E ho fallito ogni volta.
Quante volte mi sono guardata nello specchio dopo ogni nottata insonne passata a pensarti, e mi sono odiata per quello che ero diventata, succube dei tuoi ricordi, eppure, non ti ho dimenticato neanche per un istante.
Ho provato a buttarmi in altre braccia, guardare altri occhi, stringere altre mani, ammirare altri sorrisi, sfiorare altri corpi, baciare altre labbra, annusare altri profumi, ascoltare altre voci, altre risate, altri sussurri.
Ho provato ad andare avanti, a dimenticarti, ad odiarti, a cancellarti.
Ma è stato tutto inutile, perchè ogni volta che tu tornerai, io sceglierò te. Che sia per una notte o per tutta la vita, non importa, a me basta averti tra le mie braccia, con le tue gambe intrecciate alle mie, la mia testa sul tuo petto, le tue mani tra i miei capelli, e allora, allora vaffanculo tutto.
Io scelgo te ancora e ancora e ancora.
Ti scelgo con la distanza, con i tuoi sbalzi di umore, con i tuoi momenti no, con la tua assenza, con i tuoi “mi manchi” seguiti da settimane di silenzio.
Ti scelgo con tutto il male che ne viene, con le lacrime e gli occhi rossi. Con le paure e le insicurezze. Con le risate e i sorrisi, con le canzoni cantate a squarciagola.
Scelgo te, e non importa, non importa se mi farai ancora male.
Io scelgo te.
—  Devastatinghurricanes

Mamma, oggi sono tornata da scuola, entrata ho posato velocemente la cartella e sono uscita subito fuori per controllare la cassetta della posta. Quando ho infilato la mano c'era qualcosa, una grossa lettera bianca, candida, senza neanche un segno…solo dietro in basso: Canada,Montrèal, il codice postale e un francobollo a forma di bandiera canadese.
Era lui, mi aveva scritto di nuovo. Ho stretto così forte la busta che l’ ho piegata e nel tirare via la mano dalla cassetta mi sono graffiata contro il ferro di quest'ultima.Sono corsa subito in casa, quasi dimenticavo di chiudere la porta mentre le guance mi arrossivano e prendevano lo stesso colore dei miei capelli, rosso bronzo.
Ho aperto con poca grazia la busta e ne ho preso il contenuto.
Un grosso pezzo di carta bianca, sporco di inchiostro rosso e nero.
Sai..lui per scrivermi usava una stilografica che sembrava tanto quelle penne d'oca usate nell'ottocento, era magnifico annusare la carta e poter immaginare di sentire il suo profumo.
Eravamo così distanti, eppure sempre così vicini che preferivamo scriverci per posta che per cellulare o computer.
A volte facevamo la web, non sopportavo non riuscire a vederlo per più di due giorni.
Ma lo scriverci per posta rimaneva il modo migliore di sentirlo vicino a me.
Ora sai quanto mi manca mamma.
Quando ho aperto la lettera oggi, sono rimasta ferma e il respiro mi è mancato per qualche istante.
Non era la sua calligrafia, non era la classica penna stilografica ma una semplice penna..
Diceva così:
“Cara Caroline,
manchi a tutti quanti noi qui da quando siamo partiti, siamo stati tutti tristi, più di tutti Theo, mio figlio, che so bene quanto si fosse affezionato a te, so bene quanto avesse iniziato a vivere per te.
Sono Joanne, la madre, ti conosco da quando eri più bassa di uno gnomo da giardino e ha fatto male allontanarmi da te e dai tuoi magnifici genitori.
Caroline non devi piangere, devi essere forte.
Caroline adesso chiudi gli occhi, blocca le lacrime e respira perché io farò lo stesso scrivendo questa lettera..non amo le lettere bagnate di lacrime.
Caroline è successa una disgrazia.
Theo è stato investito da un camion mentre tornava in bicicletta, il colpo lo ha sbalzato a metri di distanza, non c'è stato nulla da fare.
Caroline ti prego di arrivare fino alla fine di questa lettera perché mi si strazia l'anima, e il cuore di questa povera madre ha smesso di battere da qando ha smesso di battere quello di suo figlio.
In questo ultimo periodo gli eravamo tutti vicino perché sapevano quanto lui stessa male per te, sapevamo quanto gli avesse fatto male allontanarsi da te.
Suo padre gli aveva appena comprato un biglietto di andata e ritorno per venire da te, era una sorpresa, voleva essere in tempo per il tuo compleanno.
Era così felice di aver avuto quel biglietto aereo che aveva iniziato persino ad aiutarmi con le faccende di casa, ed entrambe sappiamo quanto fosse pigro.
Non piangere Caroline adesso, e leggi quello che ho da dirti.
Al momento dell'impatto, un giornalista si trovava sul luogo.
Tutti hanno chiamato soccorsi ed ambulanza, tutti si sono avvicinati e prima di chiuder le palpebre, mio figlio ha chiesto di dire delle cose alle persone a lui care.
Non voglio scriverti ciò che ha detto a noi, perché sul giornale non si parla che di te e lui, la gente è indignata ed il camionista non è stato ancora trovato.
"Quando la distanza strazia l'anima” questo è il titolo del vostro articolo, questo è ciò che disse lui.

Non sopravviverò, Caroline. Non mi sento più le ossa e non so chi sono. Vorrei esser affianco a te in questo momento, vorrei averti vista un'ultima volta, abbracciata un'ultima volta, baciata un'ultima volta. Non riesco a mettere bene le parole insieme ma il pensiero di te mi rende vivido anche se il cuore si sta spegnendo.
Oggi immagino si spegnerà la mia vita, ma sappi amore mio che io sono morto su quel volo per il Canada, sono morto quando non ho più incrociato il tuo sguardo, sono morto quando su ogni orizzonte speravo di trovare uno scorcio di speranza di rivederti.
Sai, la prossima settimana sarei venuto da te.
Promettimi che sarai forte amore mio, perché sto arrivando, sto arrivando, ho deciso di prendere prima questo volo..ho deciso di addormentarmi con te tutte le sere, per l'eternità.
Perdonami se ho anticipato il mio viaggio, ma questo accade quando la distanza strazia l'anima.

Non piangere figlia mia perché lui è con te.
Sii forte insieme a me, perchè nulla al mondo è più insopportabile di questa tragedia.
Lui era, è e sarà con te.
Ti voglio tanto bene.

Joanne.“

Ho letto tutta la lettera di un fiato, senza mai fermarmi.
Le lacrime scendono veloci già da un po’.
Il sangue inizierà a scendere veloce tra poco.
Per un'ultima volta.
Ciao mamma, scusami se troverai qui tutto sporco di sangue, Theo mi sta raggiungendo ed io devo andargli incontro.
Vi voglio bene,
ma era inutile continuare a vivere dopo averlo perso.
Ecco mamma, ecco cosa succede quando la distanza strazia l'anima.
Calpesta i cuori e taglia i polsi.

—  Davide Avolio
Ogni sera, tutti rileggiamo una conversazione.
Ogni sera, tutti riguardiamo delle foto, pensiamo a qualcuno. Qualcuno che ci manca. Qualcuno che quando non c'è si sente.
E anche questa sera, puntuale come un orologio svizzero, arriva l'ora in cui mi manchi. E non posso far altro che stringere le coperte, stringere il cuscino per sentirti vicino a me.
Mi chiedo come tu faccia ad essere così presente nei miei pensieri, anche quando sei lontana dalla mia vita.
Dicono che un amore lo riconosci perché ti continua a bruciare dentro anche quando non lo vivi.
Ma io vorrei solo che non ti dimenticassi di me, mai.
Vorrei essere accanto a te quando chiudi gli occhi. Nei tuoi pensieri, presente in ogni istante del tuo tempo.
Vorrei non dover abbracciare il cuscino.
Vorrei abbracciare te stanotte. Sentire il tuo respiro sul mio petto. Vorrei tenerti la mano, ancora una volta.
Mi manchi.
Mi manchi perché quando non ci sei si sente.
Mi manchi perché i giorni senza di te sono solo giorni. Perché la vita pesa di più, come pesano le ore in cui non ti ho accanto. Cerco il tuo volto tra la gente.
Mi mancano le tue labbra, i tuoi baci, la tua presenza. E detesto sfiorarti con i pensieri e non poterti parlare.
Odio annusare la mia pelle e non sentirci il tuo odore sopra. Senza quell'odore mi sento nudo anche con i vestiti addosso.
Mi volto ancora, ogni volta che pronunciano il tuo nome.
Mi manchi, ogni giorno di più.
E vorrei che non mi mancassi nemmeno per un minuto, e che nemmeno per un minuto io mancassi per te. Perché solo quando siamo insieme, non ci manca nulla.
—  Francesco Sole

Non volli mai sapere il suo nome. A che sarebbe servito? Donne così non le chiudi fra parentesi. L'unico segno che le rappresenti è quello che ti imprimono addosso e che ti marchia in eterno, senza che tu possa farci niente. Accadono così, quasi per caso: incrociano i tuoi occhi per un fottutissimo attimo e tutto cambia. Tu cambi. E quando si voltano e vanno via, perché stai pur certo che se ne andranno, resterai da solo ad annusare quel marchio ancora vivo su cui non ti resta che versare un po’ di sale e sperare che la tequila ti uccida presto. Perché senza di lei finirai per annegare e se non sarà la tequila, allora sarà il rimpianto ad ammazzarti, ma questo, sappilo, brucia molto di più.

©Elisabetta Barbara De Sanctis

Vorrei essere una di quelle tipe dall'intimità disinvolta. Una di quelle che regala al mondo internauta scorci di tette e la curva del culo come se fossero monetine da un centesimo che lasci svogliatamente sul banco del supermercato perché non sai che fartene. Una di quelle che si lascia spiare e invadere in qualche senso. Per poi magari non lasciare entrare nessuno. Al solo scopo di farla annusare e farsi ammirare.

Invece sono una che i regali li fa solo ad una persona, che gli lascia le chiavi, lo fa entrare e accomodare e, se proprio vuole, può anche saccheggiare tutto.

Abbiamo vent'anni, siamo innamorati e questa sera abbiamo mangiato la pizza del forno, bruna e con il pomodoro che schiuma rosso e zuccherino, seduti sui gradini di un palazzo, riparati da un cornicione, mentre più in là su tutto diluvia e sulle dita sgretolano le briciole e le gocce.
Abbiamo trent'anni, viviamo insieme e una volta mentre faccio il bagno va via la luce e l'acqua calda non funziona, allora tu riscaldi l'acqua in cucina, la porti nella pentola, mi vedi nudo e io, anche se nudi ci conosciamo, mi vergogno e mi guardo le ossa delle gambe.
Trentacinque anni e una mattina presto, mentre siamo nell'ultimo sonno, tu sul ventre con il braccio lungo il corpo, io sul fianco rivolto verso di te, socchiudi la mano e mi prendi tra le dita, piano, inconsapevole, e nel dormiveglia sento che la tua mano dorme e io sono il suo sogno; poi, svegli, andiamo in balcone ad annusare il gelsomino.
Ne abbiamo cinquanta e abbiamo dimenticato tante cose. Non stiamo più insieme e non ci incontriamo mai. Ogni tanto qualcosa ci fa tornare in mente un gesto o una parola e facciamo, separati, archeologia.
Abbiamo mille anni e siamo biologia. I nostri corpi non ci sono più e sono altro. Un tuo piede è un sasso, il mio naso è sabbia, le tue orecchie sono diventate mele, un mio occhio è un riccio in fondo al mare. La tua bocca, adesso, è carne dentro la mano di un uomo, i miei polmoni sono diventati matita. La materia si converte e noi con lei. Senza coscienza, la mano dell'uomo nel quale ci sei tu prende la matita nella quale ci sono io e scrive delle frasi, e noi esistiamo ancora nel movimento e nella scrittura.
—  Giorgio Vasta, Il tempo materiale

E pensare che potevi essere tu
Tu a scaldarmi il cuore
E pensare che pensavo che fossi tu
Tu il mio nuovo Amore

Vestita di un'ala di farfalla
Sul tuo corpo di gazzella
Tu luminosa stella
Di tutte la più bella

Eri dolce da tenere nei miei pensieri
Acqua di desideri

Eri fame eri pane, occhi verderame
Grandi come misteri
Eri onda, mare e vento da annusare
Un cavallo da accarezzare
Eri dura come il ferro
calda come burro
tutta da mangiare.

- Eugenio Finardi, Potevi essere tu (“Occhi”, 1996)

Io voglio fare parte della tua famiglia,voglio sposarti davvero,voglio avere dei bambini con te e chiamarli ripetutamente perché si fermeranno a guardare una partita di calcio insieme a te mentre la cena si fredderà sul piatto ed io vi aspetterò,voglio rifare il muro perché sbagli la traccia (se si chiama così) come ha fatto l'amico di tuo padre,voglio che la sera mi svegli se ti tormenta qualcosa,voglio accarezzarti i capelli ed annusare l'odore del tuo dopobarba,voglio che la sera non sei stanco mai per fare l'amore,voglio regalarti ogni giorno,voglio sorprenderti e voglio sconvolgerti la vita. Lo voglio davvero e ce la metterò tutta. Te lo prometto.

Profumi e cani

Alcuni dei poemetti in prosa di Charles Baudelaire sono di fatto dei mini-racconti, come per esempio Il cane e la fiala:

«Mio bel cane, mio buon cane, mio caro tutù, avvicinati, vieni, senti lo squisito profumo comprato.»
E il cane, dimenando la coda, che è io credo, in queste povere creature, il segno corrispondente al riso e al sorriso, si accosta e curiosamente posa il naso umido sulla fiala aperta; poi, indietreggiando di colpo, spaventato, abbaia contro di me, come rimproverandomi.
«Ah! Miserabile cane, se ti avessi offerto un pacchetto di escrementi lo avresti fiutato con gusto e forse, divorato. Così anche tu, somigli al pubblico, al quale non bisogna mai offrire delicati profumi che l’esasperano, ma spazzatura accuratamente scelta.»

Un uomo sta parlando al proprio cane (il senso del possesso è ribadito non una, bensì tre volte: miomiomio…) in un crescendo di vezzeggiativi: da bello passa a buono fino ad arrivare a caro (con trasfigurazione da cane a tutù). Magari utilizzando quel tono un po’ sciocco e fastidiosamente caricaturale con cui ci si rivolge a bambini e animali.
Vuole invitarlo ad annusare un profumo di cui enfatizza fin troppo l’eccezionalità: non solo è squisito, ma è stato perfino acquistato dal miglior profumiere. Come a dire che di meglio non può esserci proprio nulla.
L’animale si avvicina incuriosito. Il suo comportamento è descritto con molta efficacia: sembra quasi di vederlo mentre va incontro al padrone scodinzolando. Al tempo stesso, però, si avverte quella benevolenza che sa un po’ di compatimento, riservata di solito agli esseri inferiori: essa viene ben espressa dal povere creature del secondo capoverso.
Qualcosa non va come sperato. Il cane non gradisce l’essenza. Non solo indietreggia spaventato, ma abbaia contro il padrone, il quale interpreta questa reazione come un rimprovero. Il suo atteggiamento muta radicalmente. Il Mio bel cane, mio buon cane, mio caro tutù diventa adesso un Miserabile cane, oltre che l’indegno compagno della mia triste vita. L’indignazione dell’uomo, in realtà, non è rivolta all’animale, che si rivela un pretesto, bensì al pubblico: anche lui preferisce gli escrementi ai profumi. Ecco dunque la “morale della favola”: la gente preferisce la robaccia alla qualità.
A parlare è chiaramente lo scrittore. Il quale ha voluto lanciare un’invettiva delle sue, esprimendola sotto forma di parabola. Il cane e la fiala è stato scritto, al pari degli altri poemetti in prosa, fra il 1855 e il 1864. Ma non ha perso per nulla la propria attualità. Purtroppo.

I momenti che precedono un bacio sono una specie di rito.
Il sentire una mano calda su un fianco, sentirsi spostare delle ciocche di capelli dalla guancia, realizzare che un viso si sta avvicinando al tuo e che di fronte a te ci sono due occhi verdi che ti guardano nel modo in cui non ti sentivi guardata da tempo. Sentire il fiato leggero sulle tue labbra, annusare un profumo che sa di trasgressione, indecisione, ma allo stesso tempo felicità.
Non dimenticherò mai tutto questo. Non dimenticherò mai quel bacio non dato. 

Mancanze.
9 maggio 2015