annie e

Invictus

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Buia come un abisso che va da un polo all'altro,
Ringrazio qualsiasi dio esista
Per la mia indomabile anima.

Nella feroce morsa delle circostanze
Non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e di lacrime
Incombe solo l'Orrore delle ombre,
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

—  William Ernest Henley

Quando non sei capace di lasciar andare le persone che un minimo per te contano qualcosa, ti logori dentro e aspetti. Aspetti che l’altro faccia un passo davvero falso o aspetti che sia l’altro a lasciarti andare perchè non gli servi più. A coronare l’ennesimo casino in cui mi sono infilata vi prego tagliatemi la testa, ci sono quelli di Bottega Verde che mi dicono gli manco. A Bottega Verde capito? No, non li spendo i soldi per il mio compleanno, teneteveli i vostri sconti del 60% ma grazie per avermi ricordato che domani compio 29 anni e non 15. Certe cose ormai dovrei averle imparate.

7

When Twin Peaks’s in-house photographer had quit and no further promotional shots were needed since the show was cancelled, Richard Beymer (Benjamin Horne) took his Olympus camera to the set and was given David Lynch‘s thumbs up to document the last days of filming the show.

His behind-the-scenes photography, partly included as an extra on the Twin Peaks Gold Box DVD set, has become legendary, showing the actors both in and out of character and the Black Lodge from angles you haven’t seen the place before.

Dopo due mesi di relazione, una volta mi chiedesti quanto ti amavo e io risposi “da qui”.
Tu non capisti, e credesti che stessi solo giocando con te.

Ci lasciammo dopo più di due anni, e io inviai a te un messaggio dopo 6 mesi, dicendo “a qui”.

Tu continuasti a non capire.

—  post tradotto da Instagram

Godeteveli questi giorni tra i banchi di scuola,
che sia il vostro ultimo anno,
che sia il vostro primo anno,
perché una cosa è certa:
sono anni
che non torneranno.
Godetevi quei banchi
quei corridoi
le paure
le ansie
le bestemmie
i professori stronzi
quelli finti buoni
e poi i compagni amati, ma anche quelli odiati
e godetevi i compiti
le interrogazioni,
ma, soprattutto, le risate.
Godetevi tutto:
i cambi, le ricreazioni, i progetti, i corridoi,
i due e i quattro
i sei strappati per miracolo
i minuti contanti per vedere il vostro lui o la vostra lei nel corridoio,
le liti, i vaffanculo,
perché non tornerà niente.
Non abbiate paura di nulla,
perché anche quando tremerete di paura
perché anche quando penserete ‘Sto morendo’,
non sarà vero niente,
anzi starete vivendo un sacco,
starete vivendo forte.
Godeteveli quei banchi
e questi giorni in quella scuola che tanto odiate, la vostra.
Godetevi i respiri profondi,
le risate,
essere ragazzi
- perché quando uscirete da quel liceo
dopo la maturità
dopo la notte delle notti
dopo la notte prima degli esami
che è una notte speciale
inizierete ad essere grandi -
le volte in cui urlerete 'Questa volta non ce la faccio’
e ricordatevi che ce la fate sempre,
se solo volete,
perché l'unico blocco che avete sono quelle quattro parole che vi ripetete 'Non ce la faccio’
e non fatevi convincere di niente:
che non siete in grado di superare le vostre paure e i vostri limiti,
perché non ne avete.
Godetevi questi anni,
perché questi anni sono pieni di vita, di paura, di speranza, di voglia,
pure se passerete cento giorni con la testa abbassata sulla scrivania,
ma ne varrà la pena - credetemi -
e se posso darvi un consiglio:
studiate sì, ma, soprattutto, divertitevi.
Godetevi questi anni
e non pensate al voto,
perché non siete un voto
e certo fa schifo pensare che qualcuno possa classificarvi come un numero,
ma voi non vi arrendete:
mostrate che siete molto di più
- di un voto scritto su un pezzo di carta,
perché quello che tu sei vale tanto e tanto di più,
vale di più.
Non valete quello che un professore giudica:
pure se si mostra vostro amico.
E ai ragazzi di quinto,
che devono affrontare la maturità,
voglio dire di non temerla
né di odiarla
né di convincersi
di essere quel voto in centesimi scritto nero su bianco a metà luglio,
dato da metà professori sconosciuti,
arrivati per dimostrarvi che non valete niente
e da un'altra metà che finge di stare dalla vostra parte, ma sa già “quanto valete”
e combatte per voi solo per dimostrare che valete tutto
e non perché lo pensano davvero
ma soltanto per riscattare loro stessi con i membri esterni.
Godetevi questi anni
e fate tutto quello che dovete fare:
in fondo, com'è che si dice?
Meglio un rimorso che un rimpianto.
Dimostrate chi siete
e non abbiate paura
e non fatevi ingannare dalle parole.
Godetevi questi anni
e la vostra scuola,
perché in questi anni e in quella scuola
resterà una parte della vostra vita,
della vostra adolescenza,
del vostro insegnamento
e del vostro cuore.
Godetevi tutto quello che c'è tra quelle mura,
tanto odiate
quanto amate
Date un senso a tutto:
a questa vita
a questi giorni,
a quei banchi
a quei libri.
Studiate per voi
crescete per voi stessi,
perché in questa vita tutto quello che facciamo lo dobbiamo fare per noi.

Buona fortuna
che non so se si dice
o se invece porta sfiga,
ma tanto quello che conta
è essere felice
e godersi ogni attimo
di ogni momento
di ogni anno
ed allora
buona fortuna
e buon anno scolastico.
Ad maiora!

Dopo anni di odio e amore, servirebbe un altro cuore.

— Canesecco feat Uzi Junkana, Pakos; Prima che tutto voli via

Un anno fa rincontrai un ragazzo.
Uno di quelli da cui mamma ti dice di starci alla larga.
Uno bello,
un donnaiolo,
un testardo.

Non era più il bambino con cui giocavo a nascondino
anni e anni prima.

Dicevo,
rincontrai questo ragazzo.

Una come me,
con uno come lui…
Non trovo le parole.

Lui era bello,
spontaneo,
estroverso
ed io ero io.
Nonostante le voci che giravano
in giro nel mio paese,
decisi di frequentarlo ugualmente.
Inizialmente,
ero diffidente,
come se io e lui non ci conoscessimo.

insomma, non sono una che regala la propria fiducia al primo che mi ritrovo davanti.

Poi, però,
non so che è successo, ma qualcosa è cambiato. 

Era lui, che se mi sedevo distante, si avvicinava.
Se non lo volevo baciare, il bacio me lo rubava.
Che sapeva dire certe cose che…
Dannazione, quanto l’ho odiato. 
L’ho odiato quando mi guardava in un certo modo, sembrava innocente, sembrava che gli sorridessero gli occhi nel guardarmi.
L’ho odiato quando mi ha detto che ero sua. 
L’ho odiato quando mi ha dedicato canzoni, che adesso ho paura di ascoltare di nuovo.
L’ho odiato quando mi ha resa debole.
L’ho odiato quando non mi ha scritto, e quando invece poi l’ha fatto.

‘Ti penso sempre’ diceva.
L’ho odiato tante volte ed in tanti modi diversi.
Ma più di tutto ho odiato me stessa per non averci capito niente, quell'inverno.

Per essermi bevuta le sue parole, le sue promesse. 
‘Sei così orgogliosa’, diceva.
‘Quando si tratta di te, perdo sempre’, diceva.
‘Amo davvero, amo te, davvero’ diceva.

Ho creduto ai suoi occhi, ai suoi sorrisi. 

Mi sono odiata quando poi, ha scelto lei e ci sono rimasta di merda.


Non capivo perché.
Non capivo i suoi comportamenti.
Voleva lei, ma fissava me. 
Mi chiamava, mi mandava messaggi.

Mi illudeva di essere qualcosa per lui.
Voleva che gli facessi vedere come si amava ‘veramente’ e l’ho fatto.
I miei insegnamenti, però, li ha usati con lei.

Alla fine è stata una cosa che non ho mai accettato.
Non so come, non so perché, ma ruppe qualsiasi legame o contatto con me.
Neanche un saluto.

Nonostante continuasse a fissarmi.
Nonostante i miei sentimenti, ruppe quel legame.
E io dovetti solo andare avanti.

Quel ragazzo mi insegnò quanto la gente potesse recitare bene, apparire sincera.
Da allora fatico ancora di più ad aprirmi,
a fidarmi.

Scrissi tanti post, dedicandoglieli.
Alcuni dolci, altri feriti.
Li avevo resi privati lo scorso anno, ma questa sera sono andata a rileggerli.


Un anno fa, durante una sera fredda d'inverno, rincontrai un ragazzo, ma lui non rincontrò mai me.

—  Giulia Ghironi.
- (via @queitaglisuipolsisporchi) Se prendi le mie frasi taggami o aggiungi il mio nome, non costa nulla!🙅
Abbiamo 14 anni, abbiamo bisogno del cuore rosso di whatsapp su ogni messaggio, della sigarette rubata ai genitori e nascosta chissà dove, abbiamo bisogno di svegliarci e trovare millemila messaggi sul telefono, di innamorarci anche se già sappiamo che finirà male. Abbiamo bisogno di ridere e scherzare, di uscire di nascosto, di falsificare le giustifiche, di ballare. Abbiamo bisogno di ubriacarci, dire “non lo farò mai piu” dopo la sbronza, e poi rifarlo. Abbiamo bisogno di buttare al vento questa adolescenza, di rompere le palle alla persona che ci piace mandando mille cuori facendo copia-incolla. Abbiamo bisogno del McDonald’s e del Burger King, di vestire Hollister e Abercrombie. Abbiamo bisogno dell'iphone 6 anche se si piega, ci serve per farci notare. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci stia accanto, perché se la vita si affronta in due è più bella. Abbiamo bisogno dei pigiama party con le amiche e fare nottata parlando di quella cosa fatta con quel ragazzo, e svegliarsi in uno stato pietoso il giorno dopo verso ora di pranzo. Abbiamo bisogno del motorino e cascarci, per capire che non tutto è facile. Abbiamo bisogno di leggere storie e inventarcele. Abbiamo bisogno di augurare ‘pantaloni bianchi e ciclo’ alla troia che ci ha rubato il ragazzo. Abbiamo bisogno della scottatura fatta con l'accendino, abbiamo bisogno delle scritte colorate sugli zaini, delle foto con le reflex. Abbiamo bisogno di fare feste per poi provarci con quello che ci piace giustificandoci che siamo ubriache. Abbiamo bisogno di fare i nostri sbagli, di cadere dalle nuvole. Abbiamo bisogno di ascoltare Ed Sheeran e Lana del Ray. Abbiamo bisogno della LIM in classe per perdere tempo, del rompere le scatole durante le ore di religione, perche, su 23 almeno una ventina non crede in Dio. Abbiamo bisogno di bestemmiare. Abbiamo bisogno di tante cose, perché se le cazzate non le facciamo ora, non le faremo mai più..
—  sigarettevelenose

Dici che l'amore alla nostra età non esiste.
Che l'amore vero è quello dei nostri genitori, che stanno insieme da tanto tempo e continuano a comportarsi come fidanzatini.

Dici che non può esistere l'amore alla nostra età, però credi nei legami, nell'affetto.

Io invece ti dico che l'amore esiste sempre. Esiste sempre e si evolve in base all'età.
Perché il modo in cui ami qualcuno a quattordici anni, non può essere paragonato ai venti.
E il modo in cui ami ai venti, non può essere paragonato al modo in cui ami a sedici anni - e Dio, come ho amato a sedici anni io! - o ai trenta, quaranta, cinquanta.

Dici che l'amore alla nostra età non esiste, però, il modo in cui mi guardi, mi suggerisce il contrario.
Il modo in cui, la notte, cerchi costantemente la mia mano e la stringi.
Il modo in cui mi dici “Ehi, sono qui” quando mi alzo per andare a chiudere la luce e sapendo che ho paura del buio, mi porgi la mano.
Dici che l'amore alla nostra età non esiste, eppure la mattina mi osservi dormire e poi, quando è troppo tardi, cerchi di svegliarmi delicatamente con dei piccoli baci.
Eppure, quando parli del “prossimo anno”, parli al plurale, includendomi nel tuo futuro.
Eppure, ogni volta che ne hai l'occasione, mi baci.
Eppure ogni volta che te lo chiedo, mi fai i grattini, e mi vizi da morire.

Dici che l'amore alla nostra età non esiste,
eppure mi vuoi tutta per te.
Eppure l'altra notte mi hai abbracciata nel letto e mi hai detto chiaro e tondo: “Tu sei mia”.
E l'altra sera, quando quel ragazzo ha detto: “Sono tutti fidanzati, rimaniamo io e te”, l'hai guardato così male che poi ha aggiunto: “Ok, scherzavo, è roba tua.”

Dici che l'amore alla nostra età non esiste, che però credi ai legami.
Allora lascia che io ti dica che il nostro, è il legame che più si avvicina all'amore, che io abbia mai visto.

—  ossigenomancato.