anni-ottanta

C’era la scuola che iniziava ad Ottobre, le vecchie macchine da scrivere, le Polaroid, Lucio Battisti, le lettere, Pacman, I gettoni telefonici, Carosello, le videocassette, le Crystal Ball, le lire e i ragazzi innamorati che aspettano sotto casa con un mazzo di fiori rossi. Non c’erano quelli che ti lasciano con un messaggio su Whatsapp.
—  ventiseiottobre
Negli anni Ottanta si rideva. Si rideva molto di più. Si rideva al lavoro, a scuola, con gli amici e soprattutto si rideva in TV. Quegli anni erano un’epoca favolosa. L’Italia vinceva i campionati del mondo in Spagna, la musica la facevano il DJ e il suo ritmo dance pulsava dalle radio e dalle discoteche. Perfino il papa sciava in quegli anni. Ci si sentiva liberi, sarebbe caduto il muro di Berlino. Il culto del corpo aveva generato un’esplosione di palestre, corsi di aerobica per donne, body building per uomini, centri di abbronzatura. Bisognava avere un fisico scolpito, color bronzo, da portare in giro in vestiti firmati e occhiali a specchio. A qualsiasi ora del giorno potevi accendere la televisione e trovare qualcuno che era stato messo il per farti ridere, per distrarti un po’, per regalarti dei premi o anche solo per dirti una serie di frasi divertenti, tormentoni pronti per l’uso. Era piena di gettoni d’oro, di coriandoli, di trombette, di gonnelline luccicanti e di giacche colorate. Era piena di sorrisi splendenti, piena di labbra e di bocche che soffiavano baci ai telespettatori. Era piena di prodotti in vendita. Negli anni Ottanta si aveva la sensazione che si potesse comprare tutto. Anche l’allegria. I poveri potevano sembrare ricchi. Prima degli anni Ottanta nelle case si sentivano frasi come: “Non possiamo permettercelo” oppure “Questa è una cosa fuori dalle nostre possibilità.” Gli anni Ottanta sembrava avessero spazzato via tutto questo, insieme alla cultura del risparmio. Quello che guadagnavi spendevi, e se non bastava potevi fare un leasing. La vita non era più costruirsi un futuro ma comprare un grosso biglietto della lotteria. Forse è stato in quegli anni che le parole hanno iniziato a perdere il loro vero significato, a diventare maschere senza dietro un volto.
—  Fabio Volo (via mortadentroevuotafuori)
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Jean-Paul Goude – Jungle Fever

Clic-Clac Editions Love me tender, Paris 1982,

Edition originale française. 144 pp.

Jean-Paul Goude began his career in the 60’s working as an illustrator for Printemps department stores before quickly progressing to become the art director for Esquire magazine in 1970. From here his fame and notoriety for creating groundbreaking imagery grew; he produced some of the most iconic and memorable editorial and commercial images of the 70’s and 80’s, including his unforgettable work with Grace Jones.

In 1983, he published Jungle Fever, a pictorial autobiography of his career to date. In the book, Goude divides his work in to chapters that show a clear progression in his work; sketches, works in progress and mock-ups are shown alongside the finished images to show how the image developed from concept to reality. Accompanying each chapter is an essay that describes the ideas behind the projects and also gives brief insights in to how his personal life and beliefs informed his work. The book clearly documents Goude’s interest in New York’s nightlife and the characters associated with it at a time when disco and clubs such as Studio 54 exploded on to the scene; it also shows Goude’s obsession with the female form and his use of collage and post-production to accentuate or contort his subjects in to impossible poses. The largest section of the book is of course dedicated to his work with Grace Jones, here we see the development of their working and personal relationship and how they created images and stage shows that are still referenced (and often unashamedly appropriated) to this day.

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#ARTforshe 1 – Musica: da Woodstock ai VMA

Lo ammetto, sono femminista. Lo faccio senza vergogna, convinta di essere dalla parte giusta, ma un po’ intimorita, questo sì. Ho paura perché troppo spesso il femminismo è frainteso e confuso con il corrispettivo del maschilismo per l’altro sesso. Ho paura anche perché in molti staranno già pensando “Eccone un’altra, chissà perché poi odiano così tanto gli uomini”, anche se noi gli uomini non li odiamo affatto (ci sono persone che possono testimoniare a mio favore, sono disposta a fare il giuramento). Quindi, facciamo chiarezza: cos’è questo beneamato femminismo? È semplicemente l’idea che uomini e donne debbano e possano godere di pari diritti e considerazione sul piano economico, civile e sociale e questa battaglia riguarda e coinvolge anche voi virili fallo-dotati, perché finché a un ragazzino verrà imposto di “non fare la femminuccia” e a una ragazzina verrà insegnato che è bene “stare al proprio posto”, finché il sesso sarà considerato un motivo per imporre dei limiti alla propria autodeterminazione, finché continueranno le molestie, allora questa battaglia sarà necessaria. Anche il nostro blog si preoccupa di sostenere la causa, pubblicando degli approfondimenti dedicati a tutte le tipologie di arte e alle icone che hanno lasciato un segno nel mondo femminista e quelle che fanno la differenza ai giorni nostri. Partiamo dalla musica.

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La gente che vorrebbe vivere in altri periodi storici

Dopo aver spento il PC, messo da parte il cellulare per un paio di settimane, essersi ritirati in una casa di periferia sporca e piena di ratti senza acqua corrente né luce elettrica, a lavarvi con l’acqua del fiume e pulirvi il culo con foglie di banana, ecco, dopo essere sopravvissuti a un’esperienza simile in piena salute, solo e soltano allora potrete legittimamente desiderare di essere nati in altre epoche storiche.

Leggo di persone sui social che si lamentano della tecnologia che ha rovinato i contatti umani, avete idea di quanto la cosa suoni ipocrita?
Poi li vedi per strada che si fanno quasi buttare sotto da un’auto per rispondere al messaggio di chiccesia con la testa calata sull’Iphone di ultima generazione.
Affidatevi ai piccioni viaggiatori no? Quelli sì che sono naturali.
O ancora meglio, vedetevi faccia a faccia con i vostri amici, datevi appuntamento sotto casa, però poi il resto della giornata non è che lo passate a messaggiare su facebook, eh no, il resto della giornata a zappare i campi!
Volevate vivere… che so, nell’800, o nel secondo dopoguerra?
Bene, allora assicuratevi prima di non essere: donne, neri, gay, extracomunitari, handicappati, malati, debolucci di salute.
Perché altrimenti vi troverete davvero male, anche solo tornando indietro di trent’anni, figuriamoci uno o più secoli.

Partiamo dagli anni ‘80/’70/’60, il periodo dei nostalgici per eccellenza, tre decadi molto diverse ma che hanno in comune, almeno fino a un certo punto degli anni ottanta, la piaga della guerra fredda e la massa di pregiudizi razziali e sessuali che li contraddistinguono.
Tommy prende una macchina del tempo, è convintissimo che la vita nel 21esimo secolo faccia schifo e vuole tornare a un’epoca in cui l’esistenza fosse più semplice.
In quel periodo il razzismo era all’ordine del giorno, per cui se Tommy appartiene ad un’altra etnia/religione può star tranquillo che in quelle tre decadi lo avrebbero relegato a fare i lavori più umili e altro che Iphone e cazzate varie, per non parlare degli insulti, la diffidenza e l’emarginazione.
Fortunatamente per lui Tom è bianco, ma ha un altro problema: è gay.
Ooops, per lui si prospetta una luuuunga detenzione in un manicomio, eh sì, perché nei manuali di psicologia dell’epoca l’omosessualità era ritenuta un disturbo mentale.
Poor Tommy.
Inoltre Tommy è contrario alle armi, è simpatizzante del movimento hippie, va a Woodstock… finalmente Tommy può dire: io c’ero!
La guerra in Vietnam è scoppiata già da anni e servono uomini, Tommy è un giovane forte e purtroppo per lui, hippie o meno, viene mandato in territorio ostile perché all’epoca esisteva la leva obbligatoria.
Tommy va lì e visto che l’esistenza moderna lo aveva abituato a non fare una ceppa dalla mattina alla sera, sul campo di combattimento si irrigidisce bloccato dalla paura e un Vietcong gli apre un buco nel cervello con una pallottola.
Poor Tommy!
Ma mettiamo che ritorna… scimunito, mutilato, e decide per qualche insana ragione di dichiararsi comunista, convinto che la democrazia valesse davvero per tutti.
Brutto momento per fare il piciomerda, Tommy.
Lo arrestano, accusandolo di essere una spia alleata con la Russia, va in galera e gettano via la chiave.
Poor Tommy!
Mentre si fa la doccia a Tommy scivola la saponetta.
Poor Tommy!

Ma Tommy è un uomo, le donne in genere preferiscono periodi come il merdoevo perché hanno visto troppi cartoni di Barbie da bambine.
Vediamo un po’… volete essere principesse?
La donna all’epoca contava meno di zero, non aveva diritto di parola né di voto - in verità sotto regimi monarchici nessuno ce l’aveva, e se per qualche astruso motivo non le andasse bene lo status quo, ricordatevi sempre dell’Inquisitore dell’altro post… il rogo è lì che v’aspetta.
Considerate che se vi fate una doccia al giorno per essere sempre pulite e profumate, all’epoca ci si lavava poco e niente, la biancheria si indossava a settembre e si toglieva a luglio, l’acqua corrente manco a parlarne e l’elettricità per attaccare il phon o la piastra per stirare i capelli… beh, scordatevela.
Al massimo avreste potuto indossare una bella parrucca in modo da evitare di prendervi i pidocchi, that’s all.
Avreste potuto morire in tanti modi diversi, per la peste, per il vaiolo, per un raffreddore, per una spina di rosa nel dito…
Ma se ancora avete in mente l’ideale del Principe Azzurro, vi demolisco anche quello eh.
Le principesse, per quanto avessero una vita più tranquilla di una contadina che al minimo piccio di un nobile rischiava che il suo matrimonio non s’adda fare, venivano vendute come vacche per sugellare patti politici, e così finivano per sposarsi senza amore con re brutti e vecchi, tutt’altro che azzurri o eleganti.
In alternativa, se il padre non aveva voglia di pagare la dote, vi avrebbero chiuso in un monastero e chi s’è visto s’è visto.
Confortante eh?

Quindi bah, volete ancora tornare indietro nel tempo?
Tommy l’hippie ha perso la saponetta (e la verginità anale), la principessa puzzava di uova marce ricoperte con strati di profumo stantio, e il nobile principe azzurro l’hanno ammazzato in guerra perché un Papa a caso ha deciso di indire una crociata.
Io sono felice di vivere in un’epoca che, per quanto imperfetta, come tutte le epoche del resto, almeno mi permette cose impossibili in qualsiasi altro secolo: connettermi alla rete, parlare con persone lontanissime e sapere all’istante qualsiasi cosa mi interessi cercare, esprimere liberamente la mia opinione sui politici ladri, sul sistema corrotto e sulla Chiesa di merda senza perdere la testa - letteralmente, e di lavarmi con regolarità girando semplicemente la manopola di un rubinetto.