animali

Un giorno, in un racconto di Natalia Ginzburg, che usciva a puntate, e del quale non mi fu dato vedere il seguito, trovai la parola «faccia», o «viso» applicata al musetto di un gatto. Per me fu una scoperta, e mi sembrò il «segno» di una rivoluzione che in molti aspettiamo da tempo, rivoluzione stranissima, ma l'unica veramente in grado di consentire un salto di qualità alla storia umana, di promuovere l'uomo al grado di essere superiore, che egli asserisce continuamente di aver raggiunto. L'uomo, infatti, riconoscendo che anche gli animali hanno una faccia (due occhi, spesso supremamente belli e buoni, naso, bocca e fronte), ammette implicitamente che gli animali sono suoi fratelli, o anche semplici «antenati» conviventi oggi con la sua storia, sono meravigliosi oppure comuni «diversi», e quanto lui partecipano del mistero e il dolore e il cammino della vita.
—  Anna Maria Ortese, Le piccole persone