ancient greek culture

Tra l'anima e il corpo un abisso infinito: l'io

L’argomento venne trattato ampiamente già dagli antichi Greci. Si discuteva al tempo se il vero “Io” dell’uomo fosse il suo spirito o l’insieme costituito dal corpo e dall’anima; in essa si individuavano diverse facoltà, in particolare l’intelletto e gli impulsi irrazionali.

Platone, che pure fu il primo a distinguere con precisione i vari piani dell’anima, presuppone però esplicitamente al disopra di essi una più alta unità psichica, che costituisce nella vita terrena l’essenza dell’uomo pensante e agente.

Accostandoci ad Omero, invece, ci troviamo di fronte a un fatto singolare: egli conia una quantità di espressioni per le singole funzioni psichiche, ma la coscienza della unitarietà della vita spirituale e dell’Io sembra ancora mancare.

Nell’osservazione di tali processi i Greci presero le mosse dal corpo. Così ogni forte emozione si ripercuote su di esso e nascono espressioni anche a noi note, come ad esempio “Mi batte il cuore”.

Per l’uomo greco è questo organo pulsante a sentire dolore e gioia, spavento e pietà. Tuttavia egli cerca nel corpo anche l’origine del pensiero: il φρήν, diaframma, posto in prossimità del cuore è la sede dell’intelletto. I Greci di Omero erano perfettamente a conoscenza del fatto che l’uomo non ricevesse soltanto percezioni sensoriali mediante gli organi corporei, ma fosse in grado di vedere e comprendere in un senso “spirituale”: questo “guardare” e “conoscere” si concretizza in una parola “speciale”, νοειν, che si riconduce a uno specifico “organo spirituale”, il νόυς, che a poco a poco divenne il termine per indicare lo “spirito”.

Ma anche  θυμός è una parola chiave che designa la vita emotiva dell’anima: per il Greco è quella sfera psichica da cui scaturiscono tutti gli stati di agitazione e di eccitazione emotiva dell’anima, come l’ira, l’odio e simili passioni, ma anche il senso della giustizia e il coraggio.

Dunque, cuore e diaframma, sembrano essere gli strumenti di cui l’uomo si serve come soggetto agente e le cui manifestazioni egli sperimenta in se stesso.

Ricapitolando l’uomo “omerico”, dall’osservazione delle singole funzioni psichiche, non perviene ancora alla concezione di un’anima unica, che abbracci tutte le forme più elevate della vita spirituale. L’unità del pensare e del sentire egli la ritrova nel suo proprio Io, che, come soggetto di tutte le manifestazioni della vita , costituisce per lui una certezza immediata.

Mentre Omero per “psyche” non intende essenzialmente se non lo spirito dell’”estinto”, un’ombra che vaga nel sotterraneo senza la pienezza della coscienza, la parola acquista ben presto un significato diverso nell’era platonica. Essa diventa il principio non solo della vita, ma di tutte le funzioni spirituali: è per sua natura puro spirito e il vero Io dell’uomo.

In conclusione si può affermare che presso i Greci rimase immutato l’anelito verso la libertà e l’autodeterminazione, come il sentimento che l’uomo stesso, come Io, debba decidere della condotta della sua vita. La convinzione che l’uomo nel suo intimo è libero costituisce il tratto fondamentale della natura ellenica.

Greek music in their lives and culture
  1. Education - Schools of music were established in Athens wherein students from 13-16 years old are taught how to play the lyre. The pupils are also taught how to sing. Music taught order and discipline. Sports was taught accompanied by music in order to increase synchronization.
  2. Art - Musicians and musical instruments were usually the designs and subjects of art pieces such as pottery and sculptures. In art pieces, most gods and goddesses are portrayed holding musical instruments, usuall the lyre. Some pottery shows students playing music alongside books, which emphasized the importance of music in education.
  3. Religion - Special religious occasions in ancient Greece were accompanied by music and dancing. Examples of these occasions were the Panathenaia and Great Dionysia festivals of Athens. There are some religious practices that were performed to music, like sacrifices and pouring of libations.
  4. Leisure - Music was a staple part of the symposium or all-male drinking party. After the men eat, they each sing a song accompanied by the aulos or lyre. They usually sing silloi, which were amusing satirical songs. Women enjoy music in the privacy of their homes. They played stringed instruments and recited poetry to music. Children too sang songs in front of people’s doors in order to receive goods, quite similar to carolers today.

Making the Matters Worse? The Debate Over “Repatriating” Antiquities to Failed States in the Middle East

Making Matters Worse? The Debate Over “Repatriating” Antiquities to Failed States in the Middle East In November of 2013, at a private ceremony at the Iraqi Embassy in Washington, DC, a group of four stone cylinder seals, artifacts used in ancient Mesopotamia to mark ownership of property, were handed over to the Iraqi Ambassador (FBI).

Coincidentia oppositorum, Concordantia oppositorum

Apollo è stato definito il più greco degli dei. Incarna l'ideale del kouròs (in greco significa “ragazzo”, “adolescente”), e per questo motivo viene quasi sempre rappresentato nei suoi caratteri gi giovinezza virile.

Apollo è bellissimo: il colore della sua pelle è omogeneo, il suo corpo sembra esser stato plasmato in una ceramica preziosissima. La perfezione permea ogni centimetro del suo Io. Ma se si alza l'integumentum si scopre che se da un lato Apollo è il dio “buono”, dolce cantore di note mediche, dall'altra è l’ombra, è colui che punisce l'universo umano con la pestilenza. A simboleggiare questa duplice natura oggetti apparentemente “semplici”: una lira ed un arco.


Entrambi hanno forma circolare.

Apollo diventa così il dio della metafisica, dei significati occulti, dei simboli. Non a caso è il Signore di Delfi, luogo profetico e mistico, spazio della sapienza cifrata. Proprio qui si assistette ad una purificazione proprio per merito di Apollo: egli scacciò il serpente Pito, custode dell'antro oracolare, diventando ufficialmente padrone della profezia e dell'etica della colpa e della spiritualità liberatoria. La norma delfica per eccellenza è il Conosci te stesso, scritto proprio sulle porte del tempio, summa vera e propria dell'essenza del dio, dio nascosto ma arbitro del sapere.

Il Sapere del tempio sacro è legato all'idea di perfezione scura. Ne è una conferma la continua circolarità che invade pensiero, parole ed immagini. Il grammatico Diodoro, a detta di Diogene Laerzio, afferma che  la Parola di Eraclito si avvicina, per brevità e profondità del modo di espressione a quella del dio.

Il signore, il cuo oracolo è a Delfi, non dice nè nasconde, ma indica.

Legato alla struttura dialettica del Lògos eracliteo la armonia contrastante della natura di Apollo. Proprio Eraclito sostiene che che arco e lira preannunciano simbolicamente la via all'in giù (della morte) e la via all'in su (della nascita).

L'arco ha dunque per nome vita e per opera morte.

L'armonia di Apollo, della lira e dell'arco non è altro che una armonia priva di forza e intrinseca di drammaticità. Essa crea e distrugge, poichè tutto quanto viene all'essere, anche viene distrutto.

La stessa mano crea ed annienta.

Beatrice Cristalli

L'anello di Gige

Platone intende dimostrare con il mito dell’anello di Gige che il “giusto” è più felice dell’ “ingiusto" (Repubblica, Libro II)

Sarebbe tale, soprattutto, poi, la possibilità che io dico, se essi avessero il potere che un tempo dicono ebbe Gige, l’antenato del Lido (Creso). Raccontano che egli fosse un pastore a servizio presso l’allora re di Lidia (Candaule), e avvenuto un gran temporale ed un terremoto, si fosse squarciato un tratto del suolo e si creasse una voragine nel punto dove egli stava pascolando. Avendola vista e meravigliatosi, vi discese e vide, fra le altre cose incredibili di cui si favoleggia, anche un cavallo di bronzo, cavo, che aveva delle piccole porte, piegatosi lungo le quali vide un cadavere che c’era all’interno, di statura superiore, a prima vista, di quella di un uomo; e, dopo avergli sottratto null’altro che l’anello d’oro che portava al dito, se ne andò. Poiché si teneva la riunione abituale per i pastori, per riferire ogni mese al re come andassero le greggi, vi giunse anche lui con l’anello; seduto, dunque, in mezzo agli altri, per caso girò il castone dell’anello verso di sé, verso il palmo della mano; una volta fatto così, egli divenne invisibile alla vista di chi era seduto vicino, ed essi discutevano come se egli se ne fosse andato. Ed egli si stupiva e, tastando di nuovo l’anello, girò il castone all’infuori e, una volta girato, divenne visibile.

Resosi conto di questo fatto, sperimentò se fosse l’anello ad avere questo potere e gli accadde proprio così, quando volgeva il castone verso l’interno diventava invisibile, vero l’esterno visibile. Accortosi di ciò, fece in modo di diventare uno dei messaggeri che vengono inviati dal re e, sedotta sua moglie dopo essere giunto ( a corte ), teso un tranello con lei al re, lo uccise e così ottenne il potere.Se, dunque, vi fossero due di questi anelli, e uno l’indossasse il giusto, l’altro l’ingiusto, non vi sarebbe nessuno, come sembra, dal carattere così forte da permanere nella giustizia ed avere il coraggio di tenersi lontano e non mettere le mani sulle cose degli altri, se gli fosse possibile impunemente prendere ciò che vuole dal mercato, ed, entrando nelle case, unirsi casualmente con chi voglia, uccidere e liberare dalle catene chi voglia, e fare ogni altra azione stando fra gli uomini come un dio. Comportandosi così, dunque, non farebbe nulla di diverso dal secondo, ma entrambi tenderebbero al medesimo obiettivo.

Ora, qualcuno potrebbe dire che questo è evidente prova del fatto che nessuno è giusto di propria volontà, ma per costrizione, convinto che la giustizia non sia – nel privato – un bene, poiché ciascuno commette un’ingiustizia ogni qual volta pensi di avere la possibilità di farlo. Ogni uomo, infatti, pensa, in privato, che l’ingiustizia sia molto meglio della giustizia, e pensa bene, come dirà chi fa questo tipo di discorso. Perché, se qualcuno, impadronitosi di questa facoltà, non volesse commettere ingiustizia e neppure sfiorasse i beni degli altri, sembrerebbe essere sciaguratissimo e folle a coloro che se ne accorgono, eppure lo loderebbero gli uni di fronte agli altri, ingannandosi l’uno con l’altro per la paura di subire ingiustizia. I fatti, dunque, stanno così.

Do people realize that there’s a small line between AUs and cultural appropration? Because most of those ‘headcanons’ about Greek and Roman (but especially Greek) mythology I’ve seen on this website are so far from the actual cultural beliefs and traditions of Ancient Greece that I’m suprised that the people who make these headcanons are insolent enough to call themselves fighters against cultural appropration when, in the same breath, they wipe away the aspects of one culture to make room for another and force their own cultural views on it.

15. Five most influential books over your lifetime.

uUHH wow uh…well first would probably have to be the bible….dang tho have i read a lot of books…the rest will be in so specific order haha. A thousand splendid suns is probably forever on the list (it really gets to you man). this one book i read in my english class this semester called Rosa Lee was REALLY a hard-hitter… I think the percy jackson series was a big one for me, if only getting me more into ancient culture and greek mythology. OO theres this other book i read called Heaven is for Real (REALLY GOOD EVERYONE SHOULD READ) and also case for a creator by lee strobel is really cool!!! seeing how science fits into creationism is not only great but reading the interviews with all of the scientists who believe in creation is really reassuring to a christian going into science-based fields!