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Le notti di Luna Rossa, 2000

«che bella la vela!»

L'idea di Patrizio Bertelli di lanciare una sfida in America’s Cup nacque nel febbraio 1997 nello studio dell'architetto navale German Frérs a Milano. In breve tempo Bertelli assoldò gli altri uomini chiave del Team Prada Challenge: il progettista Doug Peterson, l'asso della vela Torben Grael, lo skipper Francesco de Angelis. Come base italiana del team fu scelta Punta Ala, dove le condizioni del mare e del vento si avvicinavano di più a quelle del Golfo di Hauraki in Nuova Zelanda, teatro delle regate.

Dopo due anni di progettazione nella primavera del 1999 in un cantiere di Grosseto venne costruito il primo nuovo scafo ITA 45. Il varo avvenne a Punta Ala il 5 maggio 1999, madrina Miuccia Prada officiante il parroco di Punta Ala, Don Sandro Spinelli. Il nome scelto per ITA 45 (e per tutte le successive) fu Luna Rossa. La storia ufficiale racconta come il nome sia nato nella mente di Patrizio Bertelli dal sorgere di una grande luna piena e rossastra in una sera d'estate durante una cena trascorsa a parlare di barche sulle colline di Tirli vicino a Punta Ala. Solo successivamente ci si è ricordati della canzone omonima napoletana composta nel 1950 da Vian e De Crescenzo che rielaborata in chiave moderna da Renzo Arbore seguì la barca nelle sue avventure australi.

La partecipazione di Luna Rossa alle selezioni per l'America’s Cup 2000 inizia nel migliore dei modi, il team si afferma immediatamente come uno dei più forti. ITA 45 vince il primo round robin a punteggio pieno dieci regate vinte contro gli altri dieci sfidanti. Nel secondo round robin conquista nove vittorie su dieci regate e primo posto in classifica. Anche nel terzo, Luna Rossa si conferma prima.

Prada Challenge entra in semifinale con altri cinque team. Nel frattempo Luna Rossa si è già guadagnata un soprannome di tutto rispetto fra i neozelandesi: Silver Bullet, il proiettile d'argento. Gli uomini del team chiamano più familiarmente ITA 45 “il Peschereccio” perché è sempre sporca e assorbe immani fatiche. Dopo una serie di difficili sfide, Luna Rossa conquista un secondo posto e si qualifica per la finale.

La finale della Louis Vuitton Cup si svolge al meglio di nove regate fra il 25 gennaio ed il 6 febbraio 2000. In Italia ormai l'euforia è alle stelle, milioni di persone hanno trascorso notti insonni per seguire le regate in diretta TV, i media offrono ampio spazio all'evento. Anche in Nuova Zelanda l'euforia per Silver Bullet supera ogni aspettativa, i padroni di casa tifano apertamente per Prada Challenge manifestando poca simpatia per gli americani, conseguenza di antiche ruggini veliche. Per la seconda volta dopo il Moro di Venezia un team italiano vince la Louis Vuitton Cup e diviene lo sfidante ufficiale dell'America’s Cup. Per la prima volta uno skipper non anglosassone, Francesco de Angelis, entra nell'Olimpo della vela mondiale.

« […] se non si fa parte della ristretta schiera dei super-appassionati, è dura tirare le tre del mattino, e anche oltre, per seguire la diretta di una regata. La vela offre immagini spettacolari, ma è uno sport lento, e non sempre si colgono al volo le sottigliezze tecniche e tattiche che decidono una gara. Ma, nel caso della coppa America, tutto può cambiare.»

Le regate della 30esima America’s Cup si svolgono fra il 20 febbraio e il 2 marzo 2000. Il Team Prada, euforico per la grande affermazione d'esordio, affronta la prova con motivate speranze di successo.
I fatti lo smentiscono immediatamente. Nella prima regata la superiore velocità di Black Magic è subito evidente.  Luna Rossa perde tutte le gare terminando la sua sfida sul 5-0.

Sulla falsariga del successo di Luna Rossa, Vincenzo onorato con il suo team Mascalzone Latino, decide di tentare la qualificazione per la successiva America’s cup, ma la passione del popolo italiano per la vela si era già estinta.

«luna rossa
se n’e’ ghiuta […]»
R.Arbore