alternis

  • Datz: Imagine if someone handed you a box full of all the items you have lost throughout your life.
  • Agnès: It would be nice to get my sense of purpose back.
  • Edea: Oh wow, my childhood innocence! Thank you for finding this.
  • Alternis: My will to live! I haven’t seen this in 15 years!
  • Tiz: I knew I lost that potential somewhere!
  • Ringabel: Mental stability, my old friend!
  • Proprietess: Kids, could you lighten up a little?

My rough translation of various scenes in the Pocketbook of R where Ringabel either thinks about Alternis or interacts with him.

Not sure if anyone has done a translation of the Pocketbook of R, but I had fun doing this. I love Ringabel and Alternis!

Again disclaimer that this is not 100% accruate. 

Spoilers(?) below. 

1. Ringabel on Alternis
(Speaking of which, Alternis Dim may look cold, but he is actually very emotional…) He proposed to Edea in the middle of battle and, having been rejected off hand, became really riled up. He was surprisingly expressive. What a strange man. That person is beyond a doubt “another me”. It’s strange for me to think of him this way, but both he and I are probably a side of my true self.

2. Ringabel on why Edea didn’t recognize him/Alternis
…I felt a bit lonely [at Edea’s response].
When I was Alternis Dim, you [Edea] and I were close. Although I am using the same dark knight skills and have the same voice as Alternis, you still didn’t recognize me. I feel sorry for Alternis too.
Well, I had been hiding my face. My personality and the way I spoke were different too. I suppose it can’t be help.


3. Alternis revealed himself to Ringabel
I saw him in the crowd. 

“Alternis, you came.”

I called him. He walked towards me, and said, “I wanted to speak with you.”

“With me? What for?”

“First, I wanted to give you my thanks. The Grand Marshal and Edea were able to reconcile because of you. There were a number of things, but I thank you for that.”

“Oh, that…Even if I don’t do anything, those two will understand each other some day.”

It’s true. I wanted to say, but left those words unsaid. Instead, I asked, “You said first, you wanted to give me your thanks. Is there something else?”

“Yes, about this.” Alternis said, and lifted his hand to his helm. He took it off and showed me his face.

It was the same face as mine. Although his mouth was covered by a mask, his eyes and hair were the same.

(We have confronted each other a number of times. It is impossible for him not to notice.)

He probably was wondering why and came to ask me about it. Alternis put his helm back on.

“You saw, right. You look exactly like me. Why?”

“Who knows. Three people can look the same. It’s not that unusual.”

I said, dodging his question.

Even if I told the truth, no one would believe me. So instead I asked further.

“Alternis, there is something that has been bothering me for a while. Why did you not ask about this when we first met? Did you not notice that I look the same as you?”

“So you noticed…Well, I don’t really understand either.”

Alternis responded, and continued to consider.

“I did think that it was odd, but for some reason it looks right when you are standing beside Edea. It’s like a scene coming out of a dream…”

“…Is that so.”

Although his response was vague, somehow I understood what he meant.

I, we, had been wishing for this all along. To fight alongside Edea. To fight together for the same ideal.

Having crossed countless worlds, our wish came true. Perhaps that was why he accepted it. I had a feeling that Alternis was smiling behind his mask.

“This is all I’m here for. Take care of Edea." 

Alternis said and turned away. I saw him off.

Se fossi una sola e non mille forse sarebbe tutto più semplice: incontrare gli altri, parlare con loro, innamorarsi, farsi conoscere, lasciarsi accarezzare, lasciarsi aiutare. Se fossi come quelli che “io sono così, mi piace questa musica qui, queste cose non le mangio, certi film non li guardo e mi vesto in questo modo, mai in un altro” forse sarebbe tutto meno faticoso. Se fossi come quelle persone che “sono un tipo schietto” o “sono un tipo riservato” o ancora “non so stare da solo”. E invece io da sola ci sto bene e ci sto male, amo e odio tutto con la stessa intensità a giorni alterni, sono timida e sfacciata, triste e felice insieme, ironica e permalosa. Sono un groviglio di parole facili, ma che messe insieme diventano difficili da comprendere. Sono un ammasso di scuse e di vorrei. Scuse poco plausibili, vorrei molto resistenti. Sono da tacchi alti e scarpe da tennis, da rock e da pop, sono romantica e cinica, sono resistente agli urti, ma immensamente fragile. Sono confusa, molto. Ho provato a trovare il mio posto nel mondo, davvero: l'ho cercato in un bacio rubato, nell'abbraccio dei miei genitori, sulla spiaggia poco prima che spuntasse il sole, in una discoteca affollata, nel silenzio di una notte che nevicava come Dio la mandava, ma niente. Mi trovo un po’ ovunque, ma troppi pezzi di me restano indietro, chissà dove. Quando sono innamorata sono sempre incazzata, e io mi innamoro spesso-di tutto-e altrettanto spesso mi assale il vuoto. Il vuoto mi fa paura più del buio, più dei ragni, più dei cimiteri quando c'è il sole pieno, più dell'idea di non saper amare. Non vorrei scomparire, che non c'entra nulla, o forse sì, perché invece certi giorni vorrei essere invisibile. Vorrei far pace con me stessa e restare, o trovare qualcosa che mi obblighi a farlo. Magari poi, io, magari io-a restare-potrei anche essere brava. Per ora di me, invece, so solo questo: m'innamoro andando via.
—  Susanna Casciani
Chissà se si può essere felici senza essere anche tristi, se si può voler bene a qualcuno senza doverlo per forza odiare dolcemente a giorni alterni, chissà se è davvero giusto amare senza essere amati e chissà se dare un nome alle stagioni e distinguerle è davvero necessario? Chissà se tutte quelle che hanno i capelli lisci li vorrebbero ricci e viceversa e se è vero che per diventare più forti si deve necessariamente perdere qualcuno, o qualcosa. Chissà che bello avere un albero in giardino e chissà che bello avere un giardino, o comunque continuare a stupirsi dei piccoli germogli e della luce dei lampioni quando ancora non si è fatto buio. Chissà perché le canzoni tristi sono quasi sempre le migliori e perché stare vicino a qualcuno non diventa mai cosa facile, e s’ impara a rimanere in piedi ma non s’ impara mai ad amare. Chissà se è vero per davvero che tutte le cose che ci rendono felici sono illegali o fanno ingrassare. Io sono felice anche così, con un po’ d'acqua e qualcuno con cui chiacchierare del più ma soprattutto del meno. Chissà se tutto quello che penso lo pensano tutti e se ne sono spaventati tanto quanto me. Chissà ogni sera nelle camere da letto se qualcuno si addormenta tenendosi per mano nonostante la fatica, chissà per le strade quante persone si perdono mentre si cercano, chissà quando è davvero solo sesso, chissà cosa vuol dire essere liberi e chissà perché, ogni tanto, ci sentiamo così euforici da illuderci di avere finalmente capito tutto e chissà se mi senti come ti sento io anche se non ci sentiamo più da tempo, chissà come fanno alcune storie finite a non finire, chissà se è tutta colpa della solitudine o di questa smania di trovare il nostro ruolo nella scala sociale, chissà se dalla cima si vede tutto più chiaramente, chissà in questo momento quante persone si stanno baciando, mai abbastanza secondo me,
mai abbastanza,
in ogni caso speriamo di farcela, con dignità e con amore.
—  Susanna Casciani - Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore.