alternanzas

Happy Bithday @m-hamartithia! ❤️🎉

Finally after 2 weeks of school and tests I had time to draw something more complex! D: I was tired to draw only face and chibis but they were the most simple thing to draw when I don’t have time :,D So today finally I drew a full body (hope it’s ok ;-;) for my dear fried Marika ❤️

Spero che Gray al mare vada bene :3 ❤️
Grazie per essere sempre cute e simpy (*・ω・)ノ Passa un felice compleanno 🎉

Come sono costretto, infatti, ad alternare di continuo alimentazione e digiuno, veglia e sonno, così devo anche oscillare di continuo tra natura e spirito, tra empirismo e platonismo, tra ordine e rivoluzione, tra cattolicesimo e spirito protestante. Che un uomo, per tutta la vita, possa venerare sempre lo spirito e disprezzare sempre la natura, essere sempre rivoluzionario e mai conservatore o viceversa, mi sembra, sì, una gran prova di virtù, di carattere e di fermezza, ma mi sembra anche, e non meno, una cosa esiziale, folle e ripugnante, come se uno volesse sempre solo mangiare o dormire.
—  Hermann Hesse, La cura
LA MADRE E LA NECESSITÀ dell'ASSENZA

La madre genera la vita ma non la possiede. La presenza della madre non esclude, bensì implica sempre, la dimensione dell’assenza.

Donare la propria mancanza significa innanzitutto mostrare che l’esistenza del figlio non è tanto il completamento dell’essere della madre quanto ciò che vi scava una mancanza singolare.

Per ogni bambino è fondamentale poter fare esperienza tanto della presenza della madre quanto della sua assenza. Senza sperimentare l’alternanza dell’assenza e della presenza della madre, la presenza può acquisire tratti persecutori diventando soffocante, mentre l’assenza può suscitare vissuti depressivi e abbandonici.

E’ necessario che l’offerta materna della presenza lasci spazio anche alla sua assenza; è necessario che si possa fare il lutto della madre simbolizzando la sua assenza.

Per Melanie Klein è questa la condizione a fondamento della creatività e della sublimazione: solo se si apre il vuoto, solo se si sperimenta e si simbolizza la perdita dell’oggetto – l’assenza della madre – diventa possibile il gesto creativo. (…)

Saper abbandonare, saper lasciare che il figlio faccia esperienza dell’assenza è importante quanto il garantire la propria presenza amorevole. E’ un esempio chiaro della sublimazione materna: è il gesto della madre che rende possibile l’alterità del figlio, la sua separazione, il distacco da se stessa.

—  Massimo Recalcati
Al momento sbagliato

Oggi è il compleanno di una mia compagna di classe che compie 18 anni e ha portato i baci di dama fatti da lei, in quanto ha fatto uno stage in pasticceria come alternanza scuola-lavoro.
Premesso che da bambina ne mangiavo a valangate e che sono buonissimi, vedo se riesco a non mangiarli. Perché altrimenti si scatena l'abbuffata oggi pomeriggio a casa, sono da sola. Penso li distribuisca o comunque che passi a darceli quindi lo prenderò e lo metterò in tasca senza farmi vedere. Spero che le mie amiche non mi guardino per vedere se mangio, sarebbe troppo snervante.
Fatemi gli auguri.

Sms

Scorrevo gli sms degli ultimi giorni sul mio telefono, e ho scoperto questa meravigliosa alternanza: madre, pdnazionale, madre, pdnazionale, madre, pdnazionale. E alla fine il PD è riuscito a battere per numero mia madre, e ce ne vuole.

Il pensiero di Antonia (89 anni, demenza senile)
  • Io: Antonia adesso andiamo in ospedale.
  • Antonia: Portami dove vuoi, anche all'inferno, sono stanca di stare qua.
  • Io: Dai Antonia queste cose non si dicono.
  • Antonia: E perché no? Io ho 89 anno, ti dico una cosa, la vita è una sterminata alternanza di dolore e mortificazioni alle quali non si vede fine, è una sofferenza incomprensibile frutto solo di una mente sadica.
  • Io: Hai letto Leopardi o Nietzsche di recente?
  • Antonia: Non c'è bisogno di aver letto Nietzsche per credere a quello che dico. Chi non lo crede è un romantico o un illuso, che in fin dei conti son la medesima cosa.
  • Io: Alla faccia di quella con la demenza senile...
  • Antonia: La demenza mi cancella i ricordi non la realtà dei fatti, forse tra 10 minuti nemmeno mi ricorderò di te e ti manderò al diavolo, ma rifletti su quello che ti ho detto, sei un bravo ragazzo,ma non illuderti, c'è tanta sofferenza, troppo dolore per poter credere ancora che la vita sia qualcosa di meraviglioso.
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“Can you see the real me, mother?”

J'ai tué ma mère è tante cose. Una storia d'amore di quelle impossibili e viscerali che con difficoltà si integrano al pragmatismo della realtà. Una lucida e tesa analisi sul consapevole tradimento del tacito accordo tra una madre e il proprio figlio. Un lungo soliloquio urlato e singhiozzato sul desiderio di diventare adulti, pretendendo la propria fetta di libertà cullati nel grembo di una dipendenza tanto avvolgente quanto soffocante. La collisione tra immobilità del vecchio e iconoclastia del nuovo. Ritaglio di memoria condivisa in via di frammentazione.
Dolan struttura l'anatomia di una separazione giocando sapientemente tra l'esterno e l'interno del mondo che mette in scena, una vivisezione di un corpo unico che tenta disperatamente di scindersi riscoprendosi nuovo, originario, nudo in un'altra forma. Questo andare e venire dal grembo materno, l'alternanza tra momenti di rabbia furiosa e subitanei rigurgiti amari di senso di colpa, descrivono una parabola di un mondo sottovuoto che lascia in superficie le incrinature più scabrose per farle diventare lame taglienti per tentare la cesura e il necessario distacco.
Hubert deve scardinare sua madre dall'olimpo di ovatta nel quale si sente suo malgrado trattenuto, deve ridimensionare il suo posto nel mondo, deve darsi una pace fuori da lei. Nonostante questi imperativi vitali, entrambi i personaggi, il giovane Hubert, occhio in movimento che osserva clinicamente ogni impercettibile gesto della madre, oggetto passivo della visione, vivono in luoghi fisici trasformati in universi pop di stati umorali brulicanti di soprammobili kitsch, incrostazioni di un passato che non molla la presa sul presente. L'inquadratura è anch'essa studiata con la stessa funzione di ancoraggio: riportare le immagini a piani medi, ad una medietà che sospende, taglia le basi, ma che preclude il movimento propendendo per la staticità dei corpi.
L'inquadratura è la forma stilistica che riprende i tratti materni, mentre il montaggio, i tagli netti e risoluti portano in sé la volontà filiale di lacerazione.
E il vero compromesso, tregua momentanea di una comunicazione interrotta, risiede nella condivisione silenziosa di un immaginario passato, di una memoria vacillante e ferma allo stesso tempo, in cui è ancora possibile riscoprirsi parti complementari anziché antitetiche.

E vabbè

Mamma ha la fantastica abitudine di monopolizzare la TV, con tutte le serie della Rai che puntualmente segue e con i soliti programmi triti e ritriti.
Stasera ci sono “I migliori anni" con Carlo Conti, che molto spesso conduce questi programmi nostalgici che piacciono tanto alle persone di mezza età: tipo mamma.
Però lei è sempre così gentile e so che mi cederebbe la tv.
Ma io non gliela chiedo perché mi dispiace che, dopo una giornata in cui si è spezzata la schiena lavorando e facendo i servizi, debba pure rinunciare ad un momento di relax.

Per cui, mamma, non fa niente se occupi il divano quasi tutte le sere.

Ti amo lo stesso.

Però vabbè qualche volta è bello vedere un film insieme.

Quindi magari continuiamo con l'alternanza, seppur sporadica. 😂❤️

Perché sopportare tutti sti programmi spesso è alquanto arduo. 😂😂😂

La vita.
Che cos'è la vita?
Un insieme di delusioni, e momenti belli in alternanza. Non è facile andare avanti, quando sensi di aver voltato pagina, hai solo iniziato un altro capitolo con una sfumatura più amara.
Nessuno può capire quello che provi, vedere quello che vedi, sapere quello che pensi perchè sei unico.
A volte ti diranno che sei pazza, folle, ma chi stabilisce ciò? Chi stabilisce il giusto e il sbagliato?
Andare avanti per chi? Ma per cosa?
Se domani ti svegli senza nessun messaggio, senza nessuna persona che ti prepara il pranzo, senza nessun amici con cui uscire, che cazzo ti alzi e respiri?
Ed è questa la cosa più brutta della vita, la solitudine.. perchè la tua mente quando sei da solo ti distrugge.

anonymous asked:

Sto guardando un film muto all'alternanza e sono triste e stanca... MIMMO NON HA LE CARAMELLE DELL'ALTERNANZAAAAAAA..

HAHHAHAHAHA STO MORENDO.
Noi abbiamo visto la Disney, immagina…

anonymous asked:

Come si fa un pompino?

Innanzitutto devi imparare a sentire le sue reazioni, il pulsare del suo cazzo nella tua bocca è un valido termometro per sapere quando la sua eccitazione sta per raggiungere il culmine. E’ importante saperlo! Soprattutto se vuoi che al pompino segua altro. Ed anche se non fosse un semplice preliminare è molto bello prolungare a lungo il suo piacere. Devi tenere sempre presente una cosa, il cazzo è il tallone d'Achille di ogni uomo. Qualunque siano le sue dimensioni, mostrati stupita dalla sua grandezza… quasi come se ti trovassi di fronte una divinità da adorare. Mai ridere o scherzare in questi momenti, almeno le prime volte e finchè non raggiungi un intensa intimità con il tuo lui. Dalle piccole cose si riconosce una brava spompinatrice. Ricorda, il pompino è un arte! Se il suo glande, malgrado l'erezione, è ancora coperto, delicatamente scoprilo abbassando la pelle del prepuzio. Ricorda che la delicatezza è la parola che devi sempre tenere presente finchè giochi con il suo cazzo! Struscia dapprima le tue guance sulla sua cappella, e poi comincia a dare teneri baci cominciando dal glande e proseguendo per tutta la lunghezza dell'asta.Ora, bagnati bene le labbra e lascia che il suo glande (solo il glande) scivoli lentamente nella tua bocca, con la lingua giragli attorno, soffermandoti di tanto in tanto sulla zona del frenulo (filetto) che è la sua parte più sensibile. All'uomo piace vedere quello che gli stai facendo, quindi in qualunque posizione vi troviate, devi far sempre attenzione a non togliergli la visuale. Adesso puoi abbassargli del tutto pantaloni e slip. Accarezzagli lo scroto, facendo scorrere la mano fino ai suoi glutei per poi tornare allo scroto. Afferra saldamente il suo pene alla base e, chinando la testa al di sotto di lui, fai scorrere la tua lingua lungo tutta la parte inferiore fino ad arrivare al glande. Rendere il suo pene ben lubrificato dalla tua saliva è fondamentale! Anzi, a molti uomini piace che gli si sputi direttamente sul membro, mentre con le mani gli distribuisci la saliva per tutta la sua lunghezza. Con le labbra ben strette fai scivolare tutto (o quanto più puoi), il suo pene nella tua bocca e comincia ad andare avanti e indietro con la testa. Fa attenzione a non fargli male con i denti e disponi la lingua in modo che eserciti una certa pressione durante il rapporto. Asseconda il movimento succhiando quando ti entra dentro e soffiando quando invece retrai il capo dal cazzo. Un po’ come quando si succhia un ghiacciolo o un lecca lecca. Insomma, il movimento, più che i muscoli del tuo collo, lo deve creare proprio questa alternanza di succhio e spinta. Bisogna sempre variare durante un pompino, è uno dei trucchi per fargli provare il massimo del piacere, variare, sia la parte stimolata che l'intensità della stimolazione. Quindi a questo punto ricomincia semplicemente a baciargli l'asta, magari accarezza il suo sesso con i tuoi seni e con le mani lo scroto, il sedere, le gambe. Devi fargli capire di amare quella parte, ricorda, è come un idolo e tu lo stai adorando, lo veneri! L'uomo vorrebbe che tu glielo tenessi in bocca per tutto il tempo. Qui si vede la tua bravura, anche se te lo chiedesse esplicitamente, devi seguire i miei consigli, continua a farlo impazzire, se lasci condurre lui, questo gioco finirebbe in pochissimi minuti! Concentrati con la lingua nella zona del frenulo, muovila rapidamente. Riaccoglilo nella tua bocca, ricomincia a succhiare, leccare, baciare… continua fino alla fine a variare stimolazione ed intensità! Altro dubbio è cosa fare quando lui “viene”! L'uomo sogna che tu ingoi il suo nettare fino all'ultima goccia. Ovviamente non sei tenuta a farlo se la cosa ti disgusta! Molto eccitante e lasciarlo colare lentamente dalle labbra, mentre assolutamente non devi sputare come se avessi in bocca una medicina amara. Puoi anche evitare che ti venga in bocca, semplicemente imparando a sentire le pulsazioni del suo membro, una volta divenute troppo intense puoi continuare semplicemente masturbandolo con la mano e magari strusciandotelo sul viso o sul seno.

Adulti oggi
  • Ho trovato una scatola con 230 euro che avevo nascosto e dimenticato
  • Quanti giorni posso resistere se mi cibo solo di formaggio e marmellata? Per ora, due
  • Prima facevo il bucato ogni fine settimana come una ragazza ben educata. Ora la lavatrice non gira fino all'ultima mutanda pulita
  • Il phon? Sopravvalutato, l'acqua evapora da sola
  • Non pulisco la casa da quando la turchia aveva una democrazia. Letteralmente. Non è una battuta
  • Serate bilanciate da una discreta alternanza fra masturbazione e puntate di sitcom
  • Nuova tattica: smettere di litigare e invece sedersi sulla riva del fiume aspettando che scorrano delle scuse
  • Vago indefinito ma penetrante smarrimento ad ogni piè sospinto
  • Ho 2 bollette scadute dell'elettricità e ancora non mi mandano i solleciti. Sono dei deboli
  • Disperazione di quella che ha il sapore dei wurstel crudi, tolti dall'incarto e addentati
Quando due esseri uguali si incontrano, la si considera una fortuna, un dono della sorte. Ma gli incontri di questo genere sono disgraziatamente rari, come se la natura facesse di tutto, usando la forza e l'astuzia, per impedire che si formi una tale armonia – forse perché ha bisogno, per ricreare il mondo e rinnovare la vita, della tensione che si sviluppa tra individui che, pur vivendo secondo ritmi e tendenze discrepanti, si rincorrono eternamente. Una sorta di corrente elettrica alternata… dovunque si volga lo sguardo, si vede questo scambio continuo tra il polo negativo e quello positivo. Quanta disperazione, quante speranze inutili si celano dietro questa alternanza!
—  Sándor Márai, Le braci, 1942 - cap. 16

destini

alternanza di tragedie nei cassandrici destini cantati da fervidi mentori

sono catene di spine intorno alla gola dei vincenti

chi vince paga il prezzo dei veggenti

chi vince paga il prezzo ai veggenti

gli dei sono stronzi quanto attenti

state attenti… molto attenti…

(Sara Cassandra)