allegre

"You're a loser!"

L'adolescenza, per la maggior parte delle ragazze, ma anche dei ragazzi (anche se qui il caso è leggermente diverso, ma non tanto), si può riassumere con una frase. 

Mai abbastanza  

Per gli altri, e alla fine anche per te stesso, hai sempre qualcosa che non va. Si inizia alle elementari, quando vieni isolato perché non giochi bene bene come gli altri. Si si limita al giocare, o al saper giocare, perché grazie a quella bellissima invenzione che è il grembiule nessuno può criticare come ti vesti. Poi passi alle medie, e li iniziano le grane, cominci a preoccuparti della cartella che hai, di come ti comporti, parli e atteggi con gli altri, di come vai a educazione fisica ( ma questo probabilmente riguarda solo me e il mio essere impedita, con il quale dovrò convivere), di come ti vesti e dei voti che hai. Incominciano a formarsi i gruppetti di quelli ’fighi, quelli alla moda. Tu ovviamente non ne fai parte. Cominciano a prenderti in giro alle spalle, partono i pettegolezzi, ti sfottono, ti tormentano e ti annientano psicologicamente. Cosa che continua e peggiora alle superiori. 

Diciamocelo per le ragazze è difficile stare bene con se stesse, accettare il proprio corpo. Non si è mai abbastanza magre, belle, simpatiche, allegre,…

Non si è mai abbastanza punto. 

VOS

El perfume de tu piel me incitaba a hacer 

tus ojos me provocaban no dejarte 

el sabor del tabaco de tu boca me inundo el cuerpo

hasta hoy lo siento.

Nunca pensé en tenerte,en que me tengas, en ser, en hacer

eres mi mas preciado pecado, mi deseo, mi sueño

tienes una historia, yo otra igual, quizas tengamos caminos distintos

pero sos vos. 

No solo por tu piel por tu sabor a miel, sino por tu pelo

tu perfume, tus palabras, tus abrazos y todo lo que haces como natural

 no te confieso nada que no te hayas escuchado, nada que te interese 

pero son mis palabras y elijo dártelas.

Puedo vivir una realidad que solo yo mantengo pero

tu, tu eres mi mejor recuerdo de ayer y mi mayor deseo de mañana. 

                                                                                                                                                                                                              ALLEGRE

INCENDIO

Beso cada una de tus bocas

porque todo tu cuerpo habla.

Mi mano atrapada en tu pelo,

regocijándose,

de estar atrapada en tu cabeza

juega perezosa a conquistar tus

pensamientos.

Bebiendo de tus palabras

almibaradas

y a veces un poco alteradas, más que

nada cuando muerdo

tu cuello

me ahogo en tus recuerdos,

en tus excesos, en tus versos.

Durmiendo, acabado, en tu

pecho

perfumando tu piel con mis suspiros

Inhalando corazón, exhalando latidos

consumo en tus alaridos

lo invisible de tu

delirio.

Nunca dijiste no podría quitarte,

tomarte y arrancarte no era

opción.

Nunca hablaste del adiós,

de la partida a la salida

de la cama.

No narraste como el incendio

haría arder toda mi vida

luego de la despedida.

Corroíste como el ácido,

mi cuerpo,

con tu lengua indecisa que viajaba

en vaivén por mi piel.

Derretiste cada uno de

mis polos con tu boca,

intrépida,

que escalo cada una de mis curvas

fingiendo amor.

Sofocaste mi necesidad de ser,

rompiste mi piel con promesas,

con “podemos”, con “juntos”.

Te perdiste, lento, como

tu mano en mi ropa

te alejaste, calmo,

buscando,

que fuera a buscarte, pero

el engaño fue grande

como el alboroto en mi cuarto

como la luna iluminando

tu espalda.

Me perdí entre tantas palabras

entre tanto calor en

mi interior.

Me quebré una vez más

para darle la bienvenida

al amor.

Me hice cenizas en la mañana

para sacudirme

el polvo

de una noche de tormenta.

Me quedo en la mentira

a invocar a mis fantasmas,

a lanzar dudas,

palabras a la nada,

a invitarlos a buscar

en lo salvaje de la verdad

el relinche de las respuestas,

en los aullidos del miedo,

La clemencia a tu recuerdo.

�<���

Adios

Siempre permanecerás en mi recuerdo será ese que me hará sonreír Cada vez que pase una tarde en el mar.

Cuide mis dolores para que no te duelan a vos pero siempre Te costó hacerme caso y hoy te digo adiós.

La primavera sonara distinta sin tus flores en mi ventana, sin tu abrazo Por la mañana.

                                                                       -ALLEGRE- 

Il cortile della scuola elementare, le urla allegre dei bambini, la palla da calcio che corre da una parte all'altra.
Un bambino inciampa e si sbuccia il ginocchio. Le maestre sono distratte.
-Qualcuno può darmi aiuto?- chiede.
Arriva una bambina con una piccola cartelletta, esce fuori l'acqua ossigenata e poi copre la ferita con un cerotto.
-Come fai ad avere tutte queste cose?-
-Io un giorno sarò una dottoressa!-
E quello fu l'inizio di una grande simpatia.

L'aula della scuola media, la lavagna con su scritto compito a sorpresa di matematica, gli studenti spaventati.
La ragazzina inizia a compilare il compito con sicurezza, ma la penna finisce di scrivere e sussurra: “Qualcuno ha una penna?”.
-Tieni dottoressa- risponde il ragazzino dandole ben 4 penne.
Al termine del compito la ragazzina va da lui.
-Grazie mi hai salvato! Perché ti porti tutte queste penne?-
-Un giorno sarò uno scrittore!-
E quello fu l'inizio di una grande amicizia.

I banchi della scuola superiore, i primi veri problemi, e i primi veri amori.
Da quel giorno alle medie i due ragazzi sono sempre stati compagni di banco, amici inseparabili e hanno condiviso tutto. Eccezion fatta per quelle volte in cui lui la lascia sola per sedersi con qualche ragazza carina e fare un po’ il cretino.
-Bea oggi mi vado a sedere con Tessa, ok? Magari riesco a invitarla ad uscire!-
-Ok Salvo, ma ricordati che devi studiare per il compito di latino-
-Certo, passo da te alle quattro! Come farei senza di te?- Le dà un bacio sulla fronte e scappa all'ultimo banco.
Quel bacio le fa tremare ogni parte del corpo, e quando lui pur essendo seduto con l'altra ragazza si gira a sorriderle o a farle l'occhiolino non può fare a meno di essere felice.
E quello fu l'inizio di un grande, non ancora definito, sentimento.

La panchina di una strada alberata, le voci dei passanti, e due ragazzi che condividono i loro sogni infranti.
La scuola è finita e l'estate giunge al termine. Bea non ha mai abbandonato il suo sogno, è sempre rimasta la ragazzina con l'acqua ossigenata e i pacchetti pieni di cerotti, ma non ce l'ha fatta, non è riuscita a entrare a medicina, e piange tra le braccia di Salvo.
-Realizza tu i tuoi sogni anche per me. Diventa il più grande scrittore mai esistito!-
-Bea, guardati! Tu realizzerai i tuoi sogni, non ora, non adesso, ma lo farai, hai solo bisogno di tempo. Rilassati per un volta quest'anno, cosa che non hai mai fatto e studia, l'anno prossimo entrerai-
-Si, ma non vivrò il primo giorno di università insieme a te-
-Non lo vivrai comunque. Devo dirti una cosa. Non potrò entrare a Lettere, non quest'anno, non adesso. Sono stato arruolato tra i militari, parto il mese prossimo. L'ho saputo ieri-
Bea non disse una parola, pianse solo lacrime silenziose. Salvo le prese il viso, la guardò negli occhi e la baciò. Di un bacio semplice, veloce, ma che aveva dentro di sè tutto quello che le parole non dicono.
Non parlarono più del loro bacio, ma vissero quel mese guardandosi con occhi diversi, scambiandosi abbracci e carezze diverse, e quello fu l'inizio di un grande amore.

Una stanzetta sommersa dai libri, la pioggia che sbatte sui vetri e una marea di lettere da leggere.
Un campo di guerra, i bombardamenti fuori, il rumore dei cuori che battono e una marea di lettere da scrivere.
I due ragazzi non smisero mai di scriversi, di sentirsi, Salvo scrisse così tante lettere, nelle quali raccontava a Bea di sè, della sua vita, e del tempo che ormai mancava al suo ritorno. Bea rispondeva sempre, raccontando lo stesso, ma attendeva in ogni nuova lettera qualcosa che parlasse dei loro sentimenti, di quel bacio rubato, ma questa non arrivava mai, fin quando poi smise di arrivare qualsiasi lettera. Bea era nel panico, non sapeva che pensare.
Fino a quando un giorno bussarono alla porta. Due militari addolorati che le portarono una divisa e uno stemmino. Militare Salvo Cordaro. Si è sacrificato per salvare una vita, era uno dei migliori.
E quello fu l'inizio di un immenso dolore.

Mesi dopo una ragazza che piange nella sua stanza piena di foto, con una lettera in mano.
Mesi dopo la notizia, arrivò a Bea l'ultima lettera di Salvo.
“Ti amo. Bea devo dirtelo. Ti amo dal giorno in cui mi hai salvato la vita con quel cerotto. Me l'hai salvata non perché hai medicato il mio graffio, ma perché sei entrata a fare parte della mia vita. Hai salvato la mia vita con la curva che formano le tue labbra quando sorridi, col suono che ha la tua risata, e col sapore salato delle tue lacrime, che assaggio sempre per tirarti su il morale. Mi hai salvato perché sei la mia migliore amica e l'amore della mia vita. E continui a salvarmi, perché quello che mi porta avanti qui ogni giorno è il tuo pensiero, la nostra foto che custodisco, e la voglia di rivederti. Ho nascosto i miei sentimenti perché io sono qui, e tu sei lì. Ma in questo posto dove tutto è incerto da oggi al domani, e non so se un domani ci sarà davvero, non posso più fare a meno di dirtelo. Ti amo. E non vedo l'ora di rivederti, non vedo l'ora di riabbracciarti, non vedo l'ora di amarti. E scriverò. Scriverò il mio libro, e lo scriverò su di noi, sarà un successo vedrai!! E dovrai lasciare i tuoi pazienti per rispondere alle interviste.
Ora lo sai, ti amo. E lo so che mi ami anche tu. A presto,
Tuo Salvo”.
E quello fu l'inizio di una nuova vita.

Anni dopo, un medico militare legge le pagine di un libro ai militari che sta curando.
“Lettere dalla frontiera” di Salvo Cordaro.
Il medico è Bea, e il libro è l'insieme delle loro lettere, è un bestseller.
Bea ha realizzato il sogno di Salvo e Salvo ha realizzato il sogno di Bea.

-Ilpesodellatuaassenza

Innamorati dei miei silenzi,delle mie parole. Innamorati di me a prima mattina,oppure la sera prima di dormire. Innamorati di me quando sono stanca, incazzata. Innamorati di me nelle mie giornate no, o quando fingo sorrisi. Innamorati di me quando vorrei prenderti a schiaffi. Quando sono stanca e non ho voglia di parlare, tu amami. E abbracciami. E rendi le mie giornate no più allegre, rendi i miei silenzi meno silenziosi, lascia che siano piacevoli come una melodia e ascoltali comunque, che valgono più di mille parole. Lascia che ti baci dopo averti preso a schiaffi. Siediti accanto a me quando non ho voglia di parlare e aspetta che mi calmi. Ti odierò a morte, ma ti amerò come non ho amato mai.
—  Anonimo