alla-moda

Pensaci tu a rialzarti ancora quando cadi.
Io mi sono arreso, nemmeno ci provo più.
Perché se voli qua ti tagliano le ali, sai, dicono si stia piú comodi sdraiati sui divani, senza sogni tra le mani, ma con la Tv. No?
Credete in voi stessi, non nelle religioni che quà ci fanno fessi, ignoranti ed idioti.
Credete a cantanti e canzoni, non a Sorrisi&Cazzoni che lanciano merda sugli altri per alleviarti le tensioni.
Credete a chi vi sta affianco, ad amici e genitori, non hai bisogno della chiesa e delle sue benedizioni.
Credete a chi vi ama senza dare spiegazioni,
a chi sta nell'ombra appena dietro i riflettori,
agli scrittori, ai sognatori, ai viaggiatori, a chi ci crede ancora nelle virtù e nelle emozioni.
Non credete a chi ha valore ma valori, a chi chiama la musica rumori, a chi sotto ai fiori c'ha messo il veleno per i topi e adesso crescono fori nei polmoni e tum(u)ori.
Non credete a chi non sa piú riconoscere i sapori, gli odori, a chi non sa distinguere canzoni dai cori, a chi ci cataloga tra santi e peccatori, agli attori, doppie facce traditori.
Non credete ai professori, alla moda e ai senatori, che qua é tutto uno schema per limitarci le immaginazioni.
Non credete ai social, ai mi piace, alle visualizzazioni, ci danno il mondo in mano mascherando manipolazioni.
Si fingono prede, ma sono cacciatori,
qua fanno tutti i tori, ma questa é una corrida, il politico é il torero e l'operaio si suicida.
Ma voi ve ne fregate, vi basta un pacchetto di Winston Blue, l'alcohol e i tattoo, vi basta che bevete e che fumate e poi un pacco di cazzate, gentilmente offerto dallo Stato, distribuito nelle case.
Che su quelle che ti fumi ci scrivono che t'uccide però se paghi e muori il Parlamento sorride.
Che col finto buonismo della Barbara D'Urso, si vendono notizie per i soldi assieme al rispetto per i morti.
Poi l'ultimo uscito dal branco dei coglioni dice che per andare a comandare quà ci servono i trattori, e allora tutti contadini però senza i forconi. Cent'anni fa i vostri nonni facevan le rivoluzioni.
Serve cambiare lo Stato, non vedete come va?
Ah dimenticavo, già lo cambiate su Whatsapp.
Ormai qui é palese, il Bel Paese ci ha abbandonato, e a dir la verità non so nemmeno se c'é stato.
La gioventú é bruciata perché ci gettate addosso fiumi di liquori, e voi cosa scegliereste tra essere cenere o tizzoni?
Aprite gli occhi, non chiudeteli, qui chi é senza onore li chiamano onorevoli.
E si, saremo consapevoli di non uscirne vincitori ma non facciamoci spacciare anche le stelle per lampioni.
—  cit. pioggia-di-parole ☂Michele Giorgi
Se mai avrò una figlia, spero che cresca stupida. Che sia quel tipo di ragazza che pensa solo ed esclusivamente all'aspetto fisico, che sogna di riempire una scarpiera piuttosto che una libreria, che spenda i suoi soldi in vestiti e trucchi piuttosto che in viaggi e mostre. Che tra mare e montagna scelga la spiaggia perché lì può sfoggiare le sue curve e il suo nuovo costume alla moda. Che il sabato pomeriggio lo passi con le amiche dal parrucchiere e non al parco a disegnare. Che la sera frequenti quei locali sudici strizzandosi il seno in un mini vestito per farle sembrare più grandi, trattenendo il respiro per non far vedere quel filo di pancia che odierà tanto. Vorrei che a scuola ci vada solo perché ci sono un sacco di ragazzi carini che le guardano il sedere mentre sale le scale e perché si sente obbligata, non perché le piace. Vorrei che imparasse solo le basi della matematica e nemmeno troppo dell'italiano, il giusto per farsi capire. Vorrei che crescesse con un ego spropositato, enorme, in modo che nessun commento o occhiataccia possa scalfirla o smuoverla di un passo. Vorrei che sia una di quelle che escono con una decina di ragazzi alla volta e alla fine sceglie quello più alto così può mettersi i tacchi senza superarlo quando vanno a ballare insieme. Vorrei che rimandi un appuntamento perché prima di andare si accorge di avere una pustola sul viso e che pensi che quella le avrebbe sicuramente rovinato la reputazione. Vorrei che si arrabbi con il suo ragazzo e che gli faccia scenate ogni sera perché lui non le risponde entro un minuto ai suoi messaggi e che dopo averlo lasciato il giorno seguente stia già con un altro, magari più alto. Vorrei che dica di essere bisex perché tutte le ragazze della sua scuola lo sono e non perché è davvero innamorata di una ragazza. Vorrei che passi le ore davanti allo specchio ad aggiustarsi i capelli e a truccarsi finché non sembra Barbie Chioma Perfetta, che si metta a piangere perché non ha mai nulla da mettersi nell'armadio e perché la pustola dell'altra sera non è ancora andata via. Vorrei che si facesse tre ore di coda davanti a Victoria’s Secret prima dell'apertura il giorno dei saldi, che su facebook metta nella casella lavoro “modella” e che faccia la ragazza immagine nelle discoteche. Vorrei che sposi un uomo solo perché è ricco e sexy, vorrei che sia una casalinga e che la sua massima aspirazione nella vita sia diventare una segretaria part-time. Vorrei che sia una di quelle donne che è felice con suo marito perché quando lui è al lavoro lei lo tradisce con l'idraulico e che abbia di meraviglioso con lui solo la vita sessuale. Vorrei che il tempo che non passa a casa lo passi dall'estetista o a spendere i soldi sulla carta di credito che il suo uomo ricarica ogni mese con i soldi che lui guadagna con cui lui la mantiene. Vorrei che alle 14.00 di ogni giorni sia a casa per non perdersi la puntata di Uomini e Donne e che sogni di essere la ragazza scelta dal Tronista. Vorrei che si faccia mille foto al giorno e che le posti ovunque, su ogni social e che le mandi a tutti, ma soprattutto che metta se stessa di sfondo sul cellulare talmente si sente piena di se. 
Vorrei davvero che cresca stupida, quel tipo di ignoranza che permette davvero di ignorare tutto ciò che la circonda e che invece la fa concentrare solo su se stessa. Che le faccia credere di essere la migliore in ogni campo e che sia dannatamente felice. Felice e contenta come un'oca. Vorrei davvero che crescesse stupida, perché chi ragiona troppo non vive serenamente e mai sarà davvero felice. Vorrei che il suo unico pensiero sia far attenzione alle unghie con lo smalto nuovo e a non centrare i tombini con i tacchi a spillo. Vorrei vedere mia figlia tornare da me piangendo solo perché il top della nuova collezione non c'è della sua taglia. Vorrei che l'unica sua preoccupazione sia scegliere in che posizione dormire per non rovinare la piega ai capelli e nessun'altra. Vorrei che non scoprisse mai che vuol dire sentirsi soli e non essere amati, vorrei che mai e poi mai sentisse la mancanza di qualcuno così tanto da stare male, se non dell'orecchino che ha perso ad una festa.
Vorrei davvero che sia stupida e innocente, in modo che conosca solo la felicità e che mai assapori il gusto della tristezza.
—  Stupida Ma Felice- serena musco ( @meteora-x )
Vorrei solo essere quella ragazza piena di amici, che esce ogni sera e si diverte sempre. Vorrei essere quella ragazza che si veste sempre alla moda, che si trucca in modo leggero, ma è comunque bellissima. Vorrei essere quella ragazza che non ha paura di fare il primo passo, quella ragazza che non ha timore di parlare con gli altri e si fa amare da tutti. Vorrei essere quella ragazza che non si mostra mai ridicola, ma sempre allegra e spensierata. Vorrei. Ma non lo sono. Sono incastrata in questo mio corpo, in questa mia vita, che non mi lasciano scampo. Sono intrappolata in una gabbia di paranoie e solitudine e non riesco ad uscirne. Mi servirebbe solo un abbraccio. Magari il suo abbraccio. Ma come posso pretenderlo, se lui non sa nemmeno che esisto?
Fermati un attimo e chiudi gli occhi.
Cosa vedi? O meglio, cosa vorresti vedere?
I tuoi occhi non sono più gli stessi.
Sei cambiato e sei diventato come chi un tempo disprezzavi.
La tua vita è diventata noiosa, i tuoi sorrisi falsi come la gente che ti circonda.
Fermati un attimo e chiudi gli occhi.
Chi sei? O meglio, chi vorresti essere?
Da bambino sognavi di cambiare il mondo, crescendo il mondo ha cambiato te.
Fermati un attimo e chiudi gli occhi.
Cosa ti manca? O meglio, cosa ti è mancato per troppo tempo?
Ci hanno insegnato che se non hai i soldi non sei nessuno.
Ci hanno insegnato che se non vesti alla moda sei uno sfigato.
Non ci hanno però insegnato, che l'apparenza è solo finzione e non ciò che sei veramente.
Sii te stesso.
Fermati un attimo e chiudi gli occhi.
Dove sei? O meglio, dove vorresti essere?
Lontano.
Hai passato la vita a dire “ora basta. Me ne vado” ma non hai mai avuto il coraggio di farlo perchè la verità è che tutti noi abbiamo paura del cambiamento.
Cambia te stesso, prima di cambiare città, se no non ha senso.
Perchè hai gli occhi chiusi? O meglio, perchè sei fermo?
Tenere gli occhi chiusi ti aiuta, ti aiuta a pensare.
Sei fermo perchè il tuo cuore batte così forte che non riesci a muoverti.
Una macchina, veloce, corre verso di te.
Hai passato la vita a dire “lo faccio domani” ma solo ora ti rendi conto che forse domani non ci sei più.
Apri gli occhi.
Apri gli occhi e corri veloce, più forte che puoi.
Lontano.
Corri ancora, e ancora, finchè sarai così in alto da poter sfiorare il cielo con le dita.
Corri veloce e se cadi non importa, rialzati e corri più veloce di prima.
Lo so, è difficile, come quando fai una salita perchè in fondo la vita è una salita, ma non dimenticare, però, che alla fine di essa sarai tu a vedere gli altri dall'alto e loro vederti dal basso.
Così è la vita. Impegnati e realizza i tuoi sogni.
Non dire “lo faccio domani”.
Fallo ora, perchè domani potresti non esserci più.
Se hai un sogno realizzalo, non importa se dovrai andare contro tutti.
Fallo.
Sii coraggioso e non essere mai l'ombra di nessuno.
E se qualcuno ti dirà che sei cambiato, bhe, tu ringrazialo.
Perchè è proprio questo il bello di cambiare, che non fai più comodo a chi non ti ama veramente.
Apri gli occhi.
Apri gli occhi perchè potrebbe essere troppo tardi.
Mi ha stufato questa superficialità dilagante, per cui nessuno si fa domande, nessuno riflette, nessuno osserva e nessuno pensa con la propria testa.
Sono stanca di guardarmi intorno e vedere visi sorridenti, fatti di felicità ostentata perché questa società in cui viviamo ci ha insegnato che i sentimenti sono un tabù.
Stanca di guardarmi allo specchio e fingermi dura, senza emozioni, stronza il più delle volte, stanca di nascondere la dolcezza perché voi stronzi mi avete convinta che sia come mostrare il fianco.
Stanca di prenderlo in culo ogni volta che provo a smentirvi. Voi e le vostre teorie malate secondo cui non si può parlare, non si può riflettere, non si può essere se stessi.
Perché è male, non si fa, è ostentazione.
Perché se non posti le tette sui social non sei nessuno, se non sei magra non sei bella, se non ascolti musica commerciale sei strana, diversa, vieni emarginata.
E voi beoti che come un branco di pecore andate dietro al sistema che ragazzi come noi hanno creato.
Io sognatrice che credo un tempo non fosse tutto così schifoso.
Che se ti lamenti di qualcosa non sai quello che dici, se lo sai e ti lamenti allora vieni presa per una persona pesante, che sta addosso, “emo deprexxa xdxd”.
No, ve ne andate a fanculo tutti.
Fate finta che essere come voi vi circondi di amici, e invece siete così stronzi, vuoti di sentimenti e pieni di merda che avete solo ipocrisia a circondarvi e a farvi da ombra.
E persone trasparenti come me finiscono nel cantuccio, nel dimenticatoio, perché se mi viene da piangere o da ridere lo faccio ovunque.
E quello è il sorriso vero, quello che voglio indossare.
Non il vostro falso perbenismo, la vostra voglia di stare sempre allegri che è falsa quanto voi.
Mi sono stufata di essere un libro pieno di cose da raccontare e di troppe pagine da sfogliare e veder preferire un libretto delle istruzioni con due stronzate scritte in più lingue per far spessore; sempre stronzate rimangono.
E mi rattrista essere arrivata a pensare che gente del genere sia la vera rovina, che siano stupidi per la maggior parte, e che io sia destinata a rimanere sola, fuori dal branco ad andare contromano a tutti voi robot fatti con lo stampino.
Mi avete davvero rotto i coglioni, vi fingete profondi e siete superficiali, vi fingete menefreghisti e poi piangete da soli la notte ma guai se lo sapessero quelli che considerate veri amici.
Sono stanca di non vedere persone che scoppiano a piangere, di gioia o di tristezza, tra le braccia di un amico fidato.
Stanca delle distanze, dei troppi pensieri, delle paranoie, stanca di essere considerata da voi cretini quella sbagliata.
Stanca di sentirmi obbligata a cambiare per poter essere accettata.
Io non vi voglio, non vi temo, io penso, agisco, ragiono, sogno, sorrido perché sento di sorridere, piango perché voglio sfogarmi, e non importa dove io sia o con chi sia, lo voglio fare? Lo faccio.
Perché indossare una maschera quando tanto non serve a niente, maschera o no poi ti scoprono e sei nei cazzi lo stesso.
Stanca di vedere che la società funziona a sesso, tette e culi, che se non hai gli addominali allora sei uno sfigato, se non ti fai le canne non sei alla moda, se non la dai via come i coriandoli a carnevale allora sei una figa di legno.
Stanca delle opportunità che tutti noi non vogliamo vedere, degli stereotipi, delle persone che si copiano a vicenda e fanno a gara a chi arriva prima sopra all'altro.
Ma lì in alto cosa c'è che vi interessa tanto?
I likes alle foto? I commenti di pervertiti qualunque che vorrebbero solo sfondarvela, vi sentite arrivate?
E ad avere le amiche fighette del cazzo vi sentite completi? A fare da cagnolini e a non pensare con la vostra testa?
Perché mi sembra di guardarvi dormire e sognare un posto dove tutti siete belli, felici, “famosi”. Sì perché essere famosi è essere conosciuti sui social ora.
Perché devo sentirmi sbagliata per la visione giusta che ho del mondo? Perché devo sentirmi diversa quando sono semplicemente me stessa?
Perché dovreste voler essere tutti uguali quando è impossibile essere l'uno la copia dell'altro?
“Il mondo è bello perché è vario” è vecchio e in disuso, ora si pensa che il mondo sia bello perché abbiamo un finto senso di appartenenza ad una fascia sociale e di età che neanche ci rispecchia ma vogliamo vivercela così.
Che cazzo fate tutti?! Ragionate o devo continuare a sentirmi quella strana? Perché io non ci sto più dentro, mi avete stancata.
Aprite gli occhi e chiudete la bocca.
Fate crescere il cervello, non i vostri muscoli.
Osservate ciò che vi circonda, e meno quelle ragazzine che si vestono provocanti per apparire.
Tenete a mente i movimenti di una persona, piuttosto che le sue forme.
Soffermatevi sugli occhi, che nelle vostre didascalie a foto dove si vedono più tette che altro affermate essere lo specchio dell'anima.
Andate al cuore delle persone, non sopra, sotto, dietro o tra di loro per una scopata e via.
Svegliatevi, perché io non ce la faccio più.
—  Claudia Figini, Facebook. (via weakvisions)

Quando mi vieni a prendere e al tuo “sono qua sotto”, rispondo con “scendo!”, e invece scendo dopo un quarto d'ora perché sto ancora asciugando i capelli

quando salgo in macchina e prima di dire qualsiasi cosa ti stampo un bacio sulle labbra
quando mi racconti cos'hai fatto la mattina e mi chiedi della mia giornata, e ti rispondo che mi sono svegliata alle due del pomeriggio, ho preso il caffè due minuti prima della pasta con le zucchine fritte e mi sono piazzata sul divano

quando mentre guidi devi cercare qualcosa in tasca e mi lasci prendere il manubrio solo per farmi sentire realizzata, e poi ti ripeto sempre che “papà dice che ho un'ottima tenuta di strada!”

quando metti sulla chiavetta una nuova canzone e accendo Shazam per aggiungerla alla mia playlist ma non farti capire che non la conoscevo

quando ti telefona Flavio per sapere dove sei e gli dici che sei con me, e che da lui ci andiamo dopo

quando ti dico che a casa non ho più la mia scatola preferita di Twinings e mi accompagni al supermercato, anche se è una cosa che fa un po’ impressione fare la fila alla cassa come una coppietta di vecchia data

quando mi telefona tua sorella, oppure tua cugina, e mi chiede se sei con me, perché non rispondi alle chiamate

quando in garage da Tanio giochiamo a bowling con la Wii, tu ti metti in squadra con me anche se sai che sono una frana, e mi dici di impostare la traiettoria più a sinistra perché sai che nei tiri tendo verso destra

quando mi chiami Purpiè, che vuol dire Polpetta, e mi trattengo, ma mi viene da ridere lo stesso, perché mi hanno definita “felina, pantera, leonessa, dolcezza, bellezza”, ma “polpetta” mai

quando siamo in campagna da te, cominci a cambiare canale in TV e alla fine metti i Griffin, che non mi fanno ridere per niente, ma mi fa ridere vedere la tua faccia divertita mentre li guardi

quando siamo con i nostri amici e dobbiamo scegliere un film da vedere, e stiamo ore prima di decidere, così alla fine ne prendiamo uno a caso, prendiamo un cuscino ciascuno, mi appoggio a te e mi tocchi i capelli

quando sei arrabbiato con me e non mi parli per mezz'ora, io faccio una muraglia di cuscini e faccio a mia volta l'offesa, sperando che tu ti accorga della mia trincea e ti avvicini per fare pace, e invece dopo un po’ ti guardo con la coda dell'occhio e mi accorgo che stai facendo la stessa cosa anche tu

quando mi chiedi cosa voglio fare la sera e io ti dico che tanto per me è uguale, basta che stiamo insieme, e mi dici che non vale, devo scegliere se preferisco una festa o stare sul divano, e io sceglierei sempre il divano, ma a volte dico “festa” perché se no non vedremmo mai la luce del sole

quando vai a fare la doccia prima di uscire e il tuo chihuahua comincia a guardarmi con sospetto, anche se le ultime volte che ho dormito da te mi sono svegliata con lei che mi dormiva a fianco

quando arriviamo nel nostro pub preferito e vuoi la birra, invece io voglio i cicchetti, e alla fine ci concediamo sempre un giro di tequila liscia, sorridendo a chi si chiede come facciamo a berla senza sale e limone

quando mi chiedi di tenerti il telefono e i soldi, ma non ho quasi mai la borsa, e metto tutto in tasca sembrando una sorta di muratore

quando facciamo e rifacciamo l'amore perché non siamo mai sazi, ed è una cosa speciale perché sei stato il primo e l'unico con cui sia mai andata a letto

quando parliamo di quando eravamo più piccoli e ridiamo del fatto che entrambi ci detestassimo a vicenda, e che è assurdo che adesso stiamo insieme da tutto questo tempo

quando tu sei ad Urbino e io a Torino, e la gelosia e la paura di allontanarci ci opprimono, ma alla fine ci rassicuriamo a vicenda, perché siamo più forti di tutto il resto

quando mi telefoni agitato perché da una foto hai notato che ho messo un vestitino troppo corto, e cominci a stressarmi dicendomi che non puoi sopportare che gli altri possano anche solo guardarmi

quando cerco di spiegarti che vedo solo te, che degli altri non mi importa niente

quando ci vediamo dopo settimane e sfruttiamo ogni secondo per stare insieme

quando mi riaccompagni a casa alle cinque di mattina e cerco di non far rumore per non svegliare i miei

quando andiamo in spiaggia di notte e mettendo il pigiama scrollo via la sabbia persino dalla biancheria intima

quando al mare ti lamenti per la scollatura del mio bikini, proponendomi invece una vasta gamma di tende/lenzuola/sacchi di patate molto alla moda

quando tuo padre ci fa un video dal balcone di casa mentre io e te ci teniamo per mano

quando tua madre mi chiede se voglio restare a pranzo e io dico che abbiamo già da fare, e tu tiri un respiro di sollievo, perché siamo riusciti a scansarcela

quando siamo in vacanza a Giardini e passiamo le giornate a viziarci, con i nostri amici che bussano alla porta di casa nostra e noi che fingiamo di non sentirli

quando ogni due ore mi viene fame e sei costretto a prendermi la pizza con le patatine, il kebab, un calzone fritto e la coca cola, e mi guardi mentre mangio sporcando tutto e riempiendomi la bocca di cibo come fossi un criceto

quando passeggiamo e mi tieni per mano, mi presenti a tutti dicendo fiero “la conosci? E’ la mia ragazza”

quando ci chiediamo quanto può durare, e mi dici che ora come ora con me ci staresti per tutta la vita, e lo so quanta paura fanno queste promesse per due come noi.

Quando mi chiedo se si può amare troppo.
E mi rispondo 
che non si può.
Si DEVE.

—  ilcuoretrafittobenedicelafreccia.tumblr.com
Amore e Psiche ai giorni nostri

- Come compito di italiano mi hanno assegnato di interpretare il mito di Amore e Psiche adattandolo ai giorni nostri. Fatemi sapere che ne pensate(: -

Psiche cammina lungo i corridoi della scuola come se stesse sfilando alla settimana della moda di Milano. Ha il passo deciso, l’espressione di superiorità e indifferenza è ben studiata, lascia che le persone la fissino con invidia o desiderio.
È la più bella. Lo sanno tutti, lo sa lei, e lo sa anche chi non l’ha mai vista, nessun uomo o donna può puntare a lei, è troppo in alto, quasi al pari di una dèa, quasi al livello di Afrodite, quasi come di una modella di Victoria’s Secret.
Psiche oggi non ha la pelle candida o una naturale bellezza e non porta con sé un dolce sorriso.
Psiche oggi si copre gli occhi di trucco nero, ha i capelli dalle punte bionde e calde di piastra, s'infila in aderenti jeans e minuscole magliette.
Psiche oggi non ti parla se non hai abbastanza ‘mi piace’ su Facebook, non ti sorride se hai meno di cento follower su Instagram.
Ai giorni nostri Psiche è molto più degli altri, in tutto e per tutto.

Il cuore di Psiche è difficile da raggiungere. Se la vuoi non devi farle i complimenti, non devi comprarle un mazzo di fiori, non devi portarla fuori a cena. Se la vuoi devi avere un litro di gel sui capelli, devi andare a tutte le feste più belle e vantarti di quanto alcol ti sei calato in corpo, devi rispondere male ai professori e prendere rapporti.

La vita di Pische è quella che desideri ma non hai. L’aspetto di Psiche, è quello che tenti di avere ma non ci riesci. Psiche è quello che vorresti essere ma non sei.

Presto però Psiche si accorge che gli manca qualcosa, non capisce cosa, sa solo che non sopporta più di uscire con le sue amiche perché non parlano d’altro che dei loro ragazzi. Si arrabbia ogni volta che apre i social e si trova foto di ragazzi che si baciano o scrivono frasi su quant’è bello l’amore. Quando cammina per strada e vede una coppia tenersi per mano distoglie lo sguardo e cambia strada.
È così che Psiche capisce che le manca una persona che la ami più di quanto lei ami se stessa, e la cerca, la cerca tra tutti i suoi pretendenti, esce con tanti ragazzi, ma da loro non ottiene che sofisticate cene al McDonald’s e insulti non appena li lascia.
Psiche è arrabbiata, ha un bel corpo ma nessuno la vuole per quello che ha dentro, e allora giura su tutto ciò che ha che lei non amerà mai e che il suo cuore non lo avrà nessuno, ne è sicura, lei giura su tutto ciò che è che non ce l’ha un cuore.

Ed ecco che proprio quando l’amore la abbandona, la trova Amore.
Amore non si muove per la città su un motorino rumoroso, usa una vecchia bicicletta con i freni consumati; non compra i vestiti a seconda di cosa va di moda, indossa le camicie dei fratelli o i maglioni del padre; a volte si dimentica di uscire senza telefono, ma porta sempre un libro o il suo quaderno pieno di scritte e una matita. Non va alle feste, il massimo della mondanità è sedersi in una piazza a suonare la chitarra con un paio di amici, giusto il sabato sera. In tv non guarda il calcio ma film in bianco e nero. Lui preferisce stare zitto piuttosto che parlare troppo e ascoltare troppo poco.
Amore oggi non ha boccoli biondi o guance rosee e non è figlio di potenti.
Amore oggi non si pettina i capelli la mattina perché si sveglia tardi e nella fretta se lo scorda, ha l’aspetto di un ragazzino ma non fa cose da giovani, si porta il pranzo da casa per non far spendere troppo i suoi genitori.
Amore oggi non è conosciuto da tutti per i suoi poteri, lui non ne ha.

La vita di Amore non è sulla terra, ma tra le nuvole e le stelle. L’aspetto di Amore è trascurabile, rispetto a tutto ciò che ha dentro. Amore è quello che tutti vorrebbero, ma nessuno si accorge veramente che esiste.

Il cuore di Amore è molto fragile. Lui sa tutto su cos’è l’amore: ha letto Shakespeare, Austen e Marquez, conosce bene il significato di amare e anche quello di soffrire. Lui crede nel romanticismo, nel saper aspettare, nelle parole e nei silenzi, crede nel vortice delle passioni, nel soffrire prima di gioire e non c’è niente al mondo che desideri più di essere amato e amare.
È fatto così lui, a molti sembra antiquato e non integrato con gli altri ragazzi, ma a lui sta bene così, è talmente preso dall’idea di avere una storia come quella dei suoi romanzi che si definisce un esperto di amore.
Anzi, è quasi il dio dell’amore, Amore.

Lui consiglia i suoi amici su come conquistare una ragazza e riesce sempre a sistemarli tutti, eppure si guarda intorno e non ha nessuno accanto.
Ormai anche chi non lo conosce si rivolge a lui, e quando vede chi ha aiutato felice e innamorato si sente fiero di se stesso e delle sue conoscenze, però guarda la sua mano e non c’è nessuno che la stringe.
Arriva a un punto in cui con solo qualche parola veloce riesce a far nascere una coppia, tutti lo ringraziano, tutti gli giurano che senza di lui non ci sarebbe l’amore, ma lui si guarda dentro e il suo cuore è solo.
Amore è triste, ha un cuore talmente grande e pieno d’amore ma nessuno a cui darlo e nessuno da cui riceverlo, così vaga tra la gente, solo con i suoi libri.

A Psiche serve Amore e ad Amore serve Psiche, ma non lo sanno.
Si sono visti tante volte ma non si sono mai davvero guardati, se solo l’avessero fatto forse adesso sarebbero felici insieme.

Per essere felici però ci sono delle prove da superare, devono andare oltre a quello che vedono, riuscire ad apprezzare anche con gli occhi chiusi.
È necessario uscire dalla realtà che si sono creati ed entrare nel mondo reale per poterlo guardare da prospettive diverse da quelle che si sono imposti.
Ci vuole che riescano ad apprezzare la diversità, assorbirne i lati positivi e correggerne quelli negativi.
Perché Amore e Psiche siano felici, è inevitabile il dolore.

Ma quando saranno insieme, nulla li potrà più dividere e il loro sentimento sarà immortale.

…Veste alla moda ? Nossignore.
Porta le calze di seta ? Non le porta.
Va dal parrucchiere ? Non ci va.
Eppure quelle quattro ossa messe insieme proprio come sono state messe, in quella posizione,
cu’ chille duie uocchie, cu’ chella pelle, ‘e chillo stesso culore…
sta cosa ‘e niente, 'a vedite ?
E’ 'a femmena mia.

Eduardo De Filippo

Sono nata negli anni 90 e guardando i ragazzini di oggi posso dirti che sono felice di essere nata in quegli anni.
Non c’era il cellulare, Facebook, Twitter, Tumblr o Instagram e quando dovevamo vederci per giocare citofonavamo a casa del nostro amico e chiedevamo alla sua mamma se poteva scendere a giocare.
Non avevamo bisogno di abiti alla moda firmati tanto finivano in lavatrice ogni giorno.
Siamo cresciuti con Harry Potter è ancora aspettiamo la nostra lettera per Hogwarts.
Giocavamo a ‘strega comanda color’ ‘nascondino’ ’ la bella statuina’ e ‘un due tre e stella’.
Fino ai 13/14 anni non ci interessava nulla dell’altro sesso, eravamo tutti amici.
Ci emozionavamo per un bacio sulla guancia.
Costruivamo capanne con tutto quello che trovavamo, giocavamo al ‘cuoco’ in giardino con terra e fiori.
La fantasia era tutto.
Il primo Nintendo ci sembrava un gioco venuto dallo spazio e passavamo sere a giocare ai pokemon.
Compravamo il ‘cioè’ e collezionavamo tutte quelle cavolate che c’erano in regalo.
Le uniche barzellette che conoscevamo erano ‘pierino’ ‘il fantasma formaggino’ o ‘c’è un francese un italiano e un tedesco’.
Non esisteva l’iPod o spotify, c’erano le cassette che se le mangiava il mangianastri e ci toccava riavvolgerli con la penna bic.
Vinceva chi lasciava la scia più lunga sgommando con la bicicletta.
Ci sentivamo ricchi se possedevamo ‘parco della vittoria’ e ‘viale dei giardini’.
Quando iniziava a fare buio sapevamo che dovevamo rientrare.
Guardavamo Art Attack, cercando di riprodurre i lavoretti che il programma mostrava, anche se alla fine non ci riuscivano quasi mai.
Eravamo piccoli ma non ci fingevamo grandi, né vedevamo l’ora di diventarlo.
Vivevamo in un mondo dove la sostanza contava molto più dell’apparenza, dove non si pubblicavano le foto dei pranzi su Instagram ma li gustavamo assieme alla nostra famiglia, perché la famiglia era tutto.
I cuoricini in bacheca erano dei sinceri ‘ti voglio bene’.
Era tutta sostanza, non apparenza.
—  Cit.
Paura del corpo

Le persone si scandalizzano quando dico che mi sento più completa nuda che vestita, mentre a me sembra un ragionamento logico.
I genitori nascondono i propri corpi nudi ai figli e ad un certo punto della vita anche i figli devono iniziare a nascondersi, a celare il grande peccato dell'anatomia umana.
Ogni giorno, davanti allo specchio, cerchiamo il pretesto più alla moda per rimandare il discorso che -lo sappiamo in fondo- dovremmo fare con la nostra identità plastica.
Le poche persone che posso dire di conoscere le ho viste nude, a prescindere dal tipo di rapporto che ci lega.
Quando crediamo di non avere nulla in comune con qualcuno è perché dimentichiamo di abitare corpi simili. Gli argomenti di conversazione sul nudo sono sempre legati alla sessualità.
Le donne si sentono più sicure e a proprio agio con una scollatura piuttosto che senza intimo sotto gli abiti.
Sono l'unica che lo trova ridicolo? Sono l'unica stanca di dover giustificare la mia carne? Soltanto io credo che il pudore sia un difetto?

Dissero: il nostro gruppo è diverso dagli altri.
Ecco l'ennesima cazzata, altre 5 persone alla ricerca disperata di un'etichetta.
Ecco il solito gruppo di finti drogati. Vestiti enormi, felpe alla Marley, foto di canne su ogni social e rasta. Il gioco è fatto, ma quello che dicono le parole dei testi, da dove nasce questo stile e questo modo di essere… niente.

Ecco gli altri, i grunge depressi. Mai un sorriso, altrimenti non sarebbe figo. Dicono di ascoltare i Nirvana e conoscono solo Kurt Cobain. Citi gli Alice in Chains e ti sputano in un occhio. Se non sembri un disadattato di turno allora sei finto. Con la sigaretta in mano a parlare di libri che hanno sfogliato e non letto e a citare frasi che non capiscono. Con il chocker che deve essere obbligatoriamente intrecciato.

E poi ancora troviamo le ragazze di città, le donne di mondo. Natale a Miami e Estate ad Ibiza. Duemila likes sui social, cuccioline tra le amiche e poi si sparlano come comari. Piovono ragazzi dal cielo, abbronzatura perenne, costume alla moda, borsa di marca, 57 euro di jeans e 150 di scarpe. Foto dell'insalatina o di un tramonto che invece di essere ammirato viene fotografato. Mano davanti alla faccia, lucine in camera che fra poco sembrano il segnale per Babbo Natale. Ma aspettate “loro non sono come le altre”.

Inoltre ci sono i trasgressivi, ‘Fuck the police’ sui muri perché bevono birra ogni morte di papa, ascoltano musica gangsta visto che sono “Diversi”. Fingono di capire qualcosa di politica pur di andare contro lo stato e se qualcosa a loro va bene come al resto delle persone devono fare la “rivoluzione” perchè altrimenti non andrebbe bene.

I lunatici, seguono la moda come pecorelle, pur di essere accettati, risucchiano il conto in banca dei genitori pur di essere una copia spiaccicata di un fashion blogger.

Le esibizioniste: lametta, dca, anoressia, bulimia, ansia, depressione, bipolarismo, attacchi di panico, binge eating, apatia e book fotografico su tumblr. Di queste parole conoscono il significato della metà e ovviamente pur di sentirsi dire cucciola lo urlano all'universo.
Facendo passare per esibizionisti chi soffre davvero.

E i finti poeti: leggono due frasi di Bukowski e sono acculturati, conoscono un quadro di Van Gogh e si sentono geni, amano il candore della pelle e sono “pale”. Sanno usare un pennello e diventano artisti. Sono timidi ma sfacciati e alla fine sono più vuoti di un rotolo di scottecs terminato.

E ora un mix di categorie: i finti rockettari, i finti maturi, i finti modesti, le modelle, fashion blogger, youtubers per moda, fotografi solo perchè hanno una reflex o un i phone in mano, i mangio sano, il work out perchè sono sportiva due volte all'anno, i curvy è meglio, gli iperbuonisti, quelli che cambiano idea a seconda di come tira il vento.

E sono tutti così:
drogati alla ricerca di attenzione. Di mi piace, di giudizi negativi, di essere accettati da tutti, di essere consolati, vogliono essere quello che non saranno mai. Eclissando loro stessi, eclissando le loro menti.

Potremmo essere molto più di questo, ma siamo una generazione uniforme.

—   segretinelleossa 
Charlotte (version 1)
Officina della camomilla
Charlotte (version 1)

Questa batte tutte le altre millemila versioni. Batte tutto.

Conquista con la sua semplicità e immediatezza. Il testo è di una dolcezza disarmante, evoca teneri frammenti di una storia d'amore che ha lasciato il segno. (almeno per come la vedo io)

Merita tantissimo.


Prima o poi ci tornerò sul letto di Charlotte. Tra coccole e coperte, tazze, latte e mandorla.                                                                                                     Prima o poi ci tornerò su quel letto di Charlotte. Esposti da borsette un po’ alla moda, la maglietta te la sfili apposta  per me.                                                    

E non sa quanti pugni che… peggio di una rissa in corso Como.                         E non sa quante sberle e manrovesci di buio e notte, vabbè, che poi notte sei te.

Prima o poi ci tornerò su quel letto di Charlotte, t'ho incontrata alla sua festa scema, guarda che lo sai.                                                                                     Prima o poi ti ricorderai, lo so che sono uno fra i tanti, avevo sciarpa e sigaretta, ero il tipo con la faccia triste perché…non ti vedo più .

E non sa quanti pugni che…peggio di una rissa in corso Como.                           E non sa quante cartelle che, ti spaccherai mica un polso?                                 E non sai quanti calci in bocca che mi dai. Lo sai e non lo sai.

Prima o poi mi capirai…credo mai.

Son le 10.00 amore dai andiamo a fare colazione! Da qui in Duomo si fa presto con il 12 se mai.                                                                                                   Oh ma un bacio me lo dai?                                                                                 Hai un po’ di nebbia sul cappotto.                                                                       Dalle colonne in San Lorenzo i punk stanno accendendo il fuoco.                     

Ma lo sai che quando sto conte si vedono le stelle sul soffitto e amore non mi fa più male la testa.                                                                                                 E chissà quante volte te lo dice il tuo ragazzo, l'altro tipo stronzo che hai incontrato alla festa.                                                                                             Adesso con lui, dove te ne andrai? Non credo da Tanagra, dopo Fiorucci e la Ricordi, le messagerie quanta fame che mi fa?                                                    Per il panzerotto di Lumini c'è troppa coda si sa, facciamo un frullato da Viel, quello in corso Buenos Aires.                                                                               E ti leccherai le labbra sporche di fragola e di panna, e ti leccherà le labbra sporche di fragola e di panna…ma soprattutto sporche di te.

Quanto ridevi stamattina, senza…(fin)                                               

…Veste alla moda ? Nossignore.
Porta le calze di seta ? Non le porta.
Va dal parrucchiere ? Non ci va.
Eppure quelle quattro ossa messe insieme proprio come sono state messe, in quella posizione,
cu’ chille duie uocchie, cu’ chella pelle, ‘e chillo stesso culore…
sta cosa ‘e niente, 'a vedite ?
E’ 'a femmena mia.

Eduardo De Filippo

Ormai va di moda far finta di essere acide, bipolari, depresse, autolesioniste. Va di moda avere tumblr perché fa figo. Va di moda giocare alla play perché una ragazza che gioca alla play è scopabile. Va di moda criticare tutto e tutti. Va di moda fare i finti moralisti e criticare i moralisti. Va di moda essere alternativi. Non vi vergognate neanche un po’? Partendo dal principio, la depressione, il bipolarismo e l’autolesionismo sono problemi seri, non vi sentite neanche un po’ in colpa a fingere per fama di avere questi problemi ? Non vi sentite neanche un po’ sporche a prendere per il culo le persone che veramente hanno questi problemi? Per non parlare di tumblr, ormai è diventato un porcile. 11 enni che postano foto di lametta e forbici e le stesse che ho appena chiamato in causa rebloggano gif porno. Se questa grande giostra chiamata mondo sta iniziando a girare in questo modo fermatela che voglio scendere
—  Nightmareaw

“Gli anni dell'adolescenza?
I peggiori ed i migliori.
I pianti.
Le ore piccole.
I sorrisi.
I brutti voti a scuola.
Il solletico.
Il primo bacio.
Il primo appuntamento.
Gli abbracci.
L'ansia.
L'autolesionismo.
Il suicidio.
Le discoteche.
I pub.
Le scritte sotto casa.
Le delusioni.
Gli amici.
Le litigate con i genitori.
Rifugiarsi dalla nonna.
Mangiare sempre pizza.
La ciccolata.
Gli idoli.
I concerti.
Le urla.
Le foto.
Troppo bassa o alta.
Grassa o magra.
Zalando.
Shopping.
I vestiti.
Le scarpe.
Tette piccole o troppo grandi.
Amazon.
Il vomito.
I profumi.
I soldi.
L'alcol.
Le sigarette.
Migliori amici che diventano ragazzo.
Migliori amici che diventano sconosciuti.
Gli incidenti.
Il motorino.
Il patentino.
Il sangue.
Spendere soldi in cazzate.
Odiare i prof.
Instagram.
Facebook.
Whatsapp.
I messaggi.
Le smorfie.
Il bullismo.
L'anoressia.
La bulimia.
L'obesità.
La webcam.
Scivolare nelle pozzanghere.
la Tv.
Internet.
La distanza.
Tumblr.
Cantare nella doccia.
La gelosia.
Tingersi i capelli.
Linvidia.
Essere sempre alla moda.
Correre sotto la pioggia.
Dediche sui diari, zaini, borselli.
Il cinema.
I egreti.
Telefonate che durano tre ore.
I rimpianti.
I tatuaggi.
I piercing.
Le imperfezioni.
Lo specchio.
I poster.
Le feste.
I luna park.
Perdere l'autobus.
I pop corn.
Il sesso.
Fare l'amore.
Le cerette sbagliate o dolorose.
Ridere fino a piangere.
I trucchi.
La prima volta.
I telefoni.
I messaggi scritti alle due di notte.
I capelli che non stanno mai.
Le serie tv.
I dolori.
Insomma, un casino.
Ma il nostro casino.”


-Fontemia.

Chi non ha nozioni basilari di astronomia crede erroneamente che siano le stelle i corpi celesti più lontani, ponendo un confine certamente empirico, ma fallace, e restando indietro di millenni. Poco male, a chi interessa conoscere qualcosa che non si percepisce e non si contempla? Dopotutto, una stella o, più coerentemente, un buco nero potrebbero essere composti anche di contraddizioni alla materia stessa, contraddizioni che metterebbero a dura prova supposizioni e idee e che porrebbero l'uomo, osservatore di se stesso, nella inusuale ottica di osservato, ma cosa comporterebbe nella quotidianità della vita? Si continuerebbe a fare la spesa, a bere il caffè o a comprare quel paio di scarpe perché alla moda, lasciando alla mercé di pochissime elette menti lo studio serio, per lavoro, di queste ‘ostrogoterie’, mi si passi il neologismo, scientifiche.
Vorrei, invece, una scienza alla portata di tutti, un universo che tutti saprebbero indagare, anche nel senso di cultura generale, come una fede supinamente condivisa.
Sì, perché questo cielo è la nostra chiesa e lo si dovrebbe rispettare attraverso la preghiera silenziosa dell'osservazione giornaliera.
Scoperti attraverso sofisticati macchinari (i radiotelescopi) negli anni '60, i Quasar (dal colore rosso, secondo la Legge di Hubble), stimati come gli oggetti più lontani in assoluto, distanti dallo scoppio/creazione/auto-creazione del Big Bang solo un miliardo di anni, ci ricordano che nessuna colonna d'Ercole può essere posta al confine dell'Universo e che se davvero l'Universo ha un confine questo deve restare a noi ancora ignoto. Una finitezza, che, da “razza emancipata” (dalle credenze, si intende), potremmo anche accettare di noi stessi, ma mai di qualcosa che vi è a noi superiore, laicamente l'Universo o filosoficamente il Principio, Dio, immanente all'Universo.
I Quasar ci insegnano che neanche l'astrattezza della percezione di un confine, non visibile a occhio nudo, è uguale al confine stesso e che può esistere un oltre, ancora a noi celato; così dovremmo intendere la conoscenza, il nostro pianeta, il nostro stesso cervello, la vita: non esistono Colonne d'Ercole, se non le si crea.

— Gabriella Ronza| apoteosidiparole.

Vieni via con me.

Ti va di andare a spasso? Ci sono un sacco di appuntamenti, ma proprio tantissimi, bar affollati, apericene, locali alla moda chiassosissimi che non si riesce neanche a guardarsi negli occhi, figuriamoci parlarsi, e tanto altro ancora, quasi tutto da evitare come la peste. (Verresti a evitarlo assieme a me?)