alla-moda

Vorrei solo essere quella ragazza piena di amici, che esce ogni sera e si diverte sempre. Vorrei essere quella ragazza che si veste sempre alla moda, che si trucca in modo leggero, ma è comunque bellissima. Vorrei essere quella ragazza che non ha paura di fare il primo passo, quella ragazza che non ha timore di parlare con gli altri e si fa amare da tutti. Vorrei essere quella ragazza che non si mostra mai ridicola, ma sempre allegra e spensierata. Vorrei. Ma non lo sono. Sono incastrata in questo mio corpo, in questa mia vita, che non mi lasciano scampo. Sono intrappolata in una gabbia di paranoie e solitudine e non riesco ad uscirne. Mi servirebbe solo un abbraccio. Magari il suo abbraccio. Ma come posso pretenderlo, se lui non sa nemmeno che esisto?
Ormai va di moda far finta di essere acide, bipolari, depresse, autolesioniste. Va di moda avere tumblr perché fa figo. Va di moda giocare alla play perché una ragazza che gioca alla play è scopabile. Va di moda criticare tutto e tutti. Va di moda fare i finti moralisti e criticare i moralisti. Va di moda essere alternativi. Non vi vergognate neanche un po’? Partendo dal principio, la depressione, il bipolarismo e l’autolesionismo sono problemi seri, non vi sentite neanche un po’ in colpa a fingere per fama di avere questi problemi ? Non vi sentite neanche un po’ sporche a prendere per il culo le persone che veramente hanno questi problemi? Per non parlare di tumblr, ormai è diventato un porcile. 11 enni che postano foto di lametta e forbici e le stesse che ho appena chiamato in causa rebloggano gif porno. Se questa grande giostra chiamata mondo sta iniziando a girare in questo modo fermatela che voglio scendere
—  Nightmareaw
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When fashion meets ballet… How can you not be excited by the spring/summer 2015 Alta Moda presentation by Dolce & Gabbana? 

As stated in Vogue: “The collection itself was inspired by the ballet and in particular the Accademia del Teatro Alla Scala, whose dancers punctuated the show with performance. The company principals, the world famous Roberto Bolle and his partner Beatrice Carbone, appeared throughout the show captivating the audience not only with their graceful performance but also with the heavily embellished costumes made especially for today’s event.”

Non che io sia perfetta.
Tanto meno, bella.
O alla moda, oppure sempre posata col sorriso sulle labbra.
Non che io sia sempre dolce con tutti, anzi, io sono lo schifo più totale.
A volte non mi sopporto nemmeno io, e capisco perché le persone spariscono da me.
Io sono quella che tutti eviterebbero a prescindere.
Lo so che non sono dolce, e a volte la mia finezza è paragonabile ad un camionista che frequenta i bar peggiori.
Ma io sono questa.
E trovatela una, che indossa quasi sempre le sue nike ormai vecchie, i suoi jeans strappati consumati a furia di lavarli.
Una che a casa si mette la matita e non ha vergogna di andare in giro con la matita sbavata sotto gli occhi, perché non se la porta neanche nella borsa.
Cercala una cosi, che esce con i capelli arruffati e le occhiaie sotto gli occhi, e il polso strapieno di bracciali perché non ha il coraggio di tagliarli e di metterli via.
Una che si esalta alla vista di librerie e che poi quando compra un libro lo annusa pagina per pagina, perché si, quell'odore lo prenderei e lo imbottiglierei e poi lo userei come profumo per uscirci il sabato sera.
Trovala una come me.
Io non voglio lei, ma ho bisogno di lei. La differenza tra i due verbi è abissale, anche se all'apparenza sembra minima. Lo so, starete pensando che sia sotto l'effetto di qualche droga sintetica, ma mi spiego meglio: noi esseri umani vogliamo qualcosa quando ci attira, quando ci colpisce o ce ne innamoriamo subito. Vogliamo le Superstar perché sono alla moda, vogliamo ballare in discoteca perché ci diverte, vogliamo viaggiare per conoscere meglio il mondo. Noi esseri umani vogliamo tante cose perché siamo incontentabili. Vogliamo quello, questo, la macchina nuova, fare una vacanza. Siamo affamati. Credo sia capitato a tutti di vedere in TV la pubblicità dell'ultimo iPhone e dire “lo voglio”. O di passare davanti ad una vetrina e pensare “voglio quella giacca per stasera”. Ritengo il verbo volere davvero superficiale. Provate ogni tanto, invece di dire “voglio”, a chiedervi “ho bisogno”. Suona tutto più forte, più sentito e vero. Metti in rilievo le tue necessità, ciò che davvero ti serve e non ciò che ti piace e basta. Abbiamo sempre bisogno di qualcosa che per noi è indispensabile e lei, per me, lo è.
—  #fanculo
Sono nata negli anni 90 e guardando i ragazzini di oggi posso dirti che sono felice di essere nata in quegli anni.
Non c’era il cellulare, Facebook, Twitter, Tumblr o Instagram e quando dovevamo vederci per giocare citofonavamo a casa del nostro amico e chiedevamo alla sua mamma se poteva scendere a giocare.
Non avevamo bisogno di abiti alla moda firmati tanto finivano in lavatrice ogni giorno.
Siamo cresciuti con Harry Potter è ancora aspettiamo la nostra lettera per Hogwarts.
Giocavamo a ‘strega comanda color’ ‘nascondino’ ’ la bella statuina’ e ‘un due tre e stella’.
Fino ai 13/14 anni non ci interessava nulla dell’altro sesso, eravamo tutti amici.
Ci emozionavamo per un bacio sulla guancia.
Costruivamo capanne con tutto quello che trovavamo, giocavamo al ‘cuoco’ in giardino con terra e fiori.
La fantasia era tutto.
Il primo Nintendo ci sembrava un gioco venuto dallo spazio e passavamo sere a giocare ai pokemon.
Compravamo il ‘cioè’ e collezionavamo tutte quelle cavolate che c’erano in regalo.
Le uniche barzellette che conoscevamo erano ‘pierino’ ‘il fantasma formaggino’ o ‘c’è un francese un italiano e un tedesco’.
Non esisteva l’iPod o spotify, c’erano le cassette che se le mangiava il mangianastri e ci toccava riavvolgerli con la penna bic.
Vinceva chi lasciava la scia più lunga sgommando con la bicicletta.
Ci sentivamo ricchi se possedevamo ‘parco della vittoria’ e ‘viale dei giardini’.
Quando iniziava a fare buio sapevamo che dovevamo rientrare.
Guardavamo Art Attack, cercando di riprodurre i lavoretti che il programma mostrava, anche se alla fine non ci riuscivano quasi mai.
Eravamo piccoli ma non ci fingevamo grandi, né vedevamo l’ora di diventarlo.
Vivevamo in un mondo dove la sostanza contava molto più dell’apparenza, dove non si pubblicavano le foto dei pranzi su Instagram ma li gustavamo assieme alla nostra famiglia, perché la famiglia era tutto.
I cuoricini in bacheca erano dei sinceri ‘ti voglio bene’.
Era tutta sostanza, non apparenza.
—  Cit.
Sono nata negli anni 90 e guardando i ragazzini di oggi posso dirti che sono felice di essere nata in quegli anni.
Non c’era il cellulare, Facebook, Twitter, Tumblr o Instagram e quando dovevamo vederci per giocare citofonavamo a casa del nostro amico e chiedevamo alla sua mamma se poteva scendere a giocare.
Non avevamo bisogno di abiti alla moda firmati tanto finivano in lavatrice ogni giorno.
Siamo cresciuti con Harry Potter è ancora aspettiamo la nostra lettera per Hogwarts.
Giocavamo a ‘strega comanda color’ ‘nascondino’ ’ la bella statuina’ e ‘un due tre e stella’.
Fino ai 13/14 anni non ci interessava nulla dell’altro sesso, eravamo tutti amici.
Ci emozionavamo per un bacio sulla guancia.
Costruivamo capanne con tutto quello che trovavamo, giocavamo al ‘cuoco’ in giardino con terra e fiori.
La fantasia era tutto.
Il primo Nintendo ci sembrava un gioco venuto dallo spazio e passavamo sere a giocare ai pokemon.
Compravamo il ‘cioè’ e collezionavamo tutte quelle cavolate che c’erano in regalo.
Le uniche barzellette che conoscevamo erano ‘pierino’ ‘il fantasma formaggino’ o ‘c’è un francese un italiano e un tedesco’.
Non esisteva l’iPod o spotify, c’erano le cassette che se le mangiava il mangianastri e ci toccava riavvolgerli con la penna bic.
Vinceva chi lasciava la scia più lunga sgommando con la bicicletta.
Ci sentivamo ricchi se possedevamo ‘parco della vittoria’ e ‘viale dei giardini’.
Quando iniziava a fare buio sapevamo che dovevamo rientrare.
Guardavamo Art Attack, cercando di riprodurre i lavoretti che il programma mostrava, anche se alla fine non ci riuscivano quasi mai.
Eravamo piccoli ma non ci fingevamo grandi, né vedevamo l’ora di diventarlo.
Vivevamo in un mondo dove la sostanza contava molto più dell’apparenza, dove non si pubblicavano le foto dei pranzi su Instagram ma li gustavamo assieme alla nostra famiglia, perché la famiglia era tutto.
I cuoricini in bacheca erano dei sinceri ‘ti voglio bene’.
Era tutta sostanza, non apparenza.
Charlotte (version 1)
  • Charlotte (version 1)
  • Officina della camomilla
Play

Questa batte tutte le altre millemila versioni. Batte tutto.

Conquista con la sua semplicità e immediatezza. Il testo è di una dolcezza disarmante, evoca teneri frammenti di una storia d'amore che ha lasciato il segno. (almeno per come la vedo io)

Merita tantissimo.


Prima o poi ci tornerò sul letto di Charlotte. Tra coccole e coperte, tazze, latte e mandorla.                                                                                                     Prima o poi ci tornerò su quel letto di Charlotte. Esposti da borsette un po’ alla moda, la maglietta te la sfili apposta  per me.                                                    

E non sa quanti pugni che… peggio di una rissa in corso Como.                         E non sa quante sberle e manrovesci di buio e notte, vabbè, che poi notte sei te.

Prima o poi ci tornerò su quel letto di Charlotte, t'ho incontrata alla sua festa scema, guarda che lo sai.                                                                                     Prima o poi ti ricorderai, lo so che sono uno fra i tanti, avevo sciarpa e sigaretta, ero il tipo con la faccia triste perché…non ti vedo più .

E non sa quanti pugni che…peggio di una rissa in corso Como.                           E non sa quante cartelle che, ti spaccherai mica un polso?                                 E non sai quanti calci in bocca che mi dai. Lo sai e non lo sai.

Prima o poi mi capirai…credo mai.

Son le 10.00 amore dai andiamo a fare colazione! Da qui in Duomo si fa presto con il 12 se mai.                                                                                                   Oh ma un bacio me lo dai?                                                                                 Hai un po’ di nebbia sul cappotto.                                                                       Dalle colonne in San Lorenzo i punk stanno accendendo il fuoco.                     

Ma lo sai che quando sto conte si vedono le stelle sul soffitto e amore non mi fa più male la testa.                                                                                                 E chissà quante volte te lo dice il tuo ragazzo, l'altro tipo stronzo che hai incontrato alla festa.                                                                                             Adesso con lui, dove te ne andrai? Non credo da Tanagra, dopo Fiorucci e la Ricordi, le messagerie quanta fame che mi fa?                                                    Per il panzerotto di Lumini c'è troppa coda si sa, facciamo un frullato da Viel, quello in corso Buenos Aires.                                                                               E ti leccherai le labbra sporche di fragola e di panna, e ti leccherà le labbra sporche di fragola e di panna…ma soprattutto sporche di te.

Quanto ridevi stamattina, senza…(fin)                                               

Se mai avrò una figlia, spero che cresca stupida. Che sia quel tipo di ragazza che pensa solo ed esclusivamente all'aspetto fisico, che sogna di riempire una scarpiera piuttosto che una libreria, che spenda i suoi soldi in vestiti e trucchi piuttosto che in viaggi e mostre. Che tra mare e montagna scelga la spiaggia perché lì può sfoggiare le sue curve e il suo nuovo costume alla moda. Che il sabato pomeriggio lo passi con le amiche dal parrucchiere e non al parco a disegnare. Che la sera frequenti quei locali sudici strizzandosi il seno in un mini vestito per farle sembrare più grandi, trattenendo il respiro per non far vedere quel filo di pancia che odierà tanto. Vorrei che a scuola ci vada solo perché ci sono un sacco di ragazzi carini che le guardano il sedere mentre sale le scale e perché si sente obbligata, non perché le piace. Vorrei che imparasse solo le basi della matematica e nemmeno troppo dell'italiano, il giusto per farsi capire. Vorrei che crescesse con un ego spropositato, enorme, in modo che nessun commento o occhiataccia possa scalfirla o smuoverla di un passo. Vorrei che sia una di quelle che escono con una decina di ragazzi alla volta e alla fine sceglie quello più alto così può mettersi i tacchi senza superarlo quando vanno a ballare insieme. Vorrei che rimandi un appuntamento perché prima di andare si accorge di avere una pustola sul viso e che pensi che quella le avrebbe sicuramente rovinato la reputazione. Vorrei che si arrabbi con il suo ragazzo e che gli faccia scenate ogni sera perché lui non le risponde entro un minuto ai suoi messaggi e che dopo averlo lasciato il giorno seguente stia già con un altro, magari più alto. Vorrei che dica di essere bisex perché tutte le ragazze della sua scuola lo sono e non perché è davvero innamorata di una ragazza. Vorrei che passi le ore davanti allo specchio ad aggiustarsi i capelli e a truccarsi finché non sembra Barbie Chioma Perfetta, che si metta a piangere perché non ha mai nulla da mettersi nell'armadio e perché la pustola dell'altra sera non è ancora andata via. Vorrei che si facesse tre ore di coda davanti a Victoria’s Secret prima dell'apertura il giorno dei saldi, che su facebook metta nella casella lavoro “modella” e che faccia la ragazza immagine nelle discoteche. Vorrei che sposi un uomo solo perché è ricco e sexy, vorrei che sia una casalinga e che la sua massima aspirazione nella vita sia diventare una segretaria part-time. Vorrei che sia una di quelle donne che è felice con suo marito perché quando lui è al lavoro lei lo tradisce con l'idraulico e che abbia di meraviglioso con lui solo la vita sessuale. Vorrei che il tempo che non passa a casa lo passi dall'estetista o a spendere i soldi sulla carta di credito che il suo uomo ricarica ogni mese con i soldi che lui guadagna con cui lui la mantiene. Vorrei che alle 14.00 di ogni giorni sia a casa per non perdersi la puntata di Uomini e Donne e che sogni di essere la ragazza scelta dal Tronista. Vorrei che si faccia mille foto al giorno e che le posti ovunque, su ogni social e che le mandi a tutti, ma soprattutto che metta se stessa di sfondo sul cellulare talmente si sente piena di se. 
Vorrei davvero che cresca stupida, quel tipo di ignoranza che permette davvero di ignorare tutto ciò che la circonda e che invece la fa concentrare solo su se stessa. Che le faccia credere di essere la migliore in ogni campo e che sia dannatamente felice. Felice e contenta come un'oca. Vorrei davvero che crescesse stupida, perché chi ragiona troppo non vive serenamente e mai sarà davvero felice. Vorrei che il suo unico pensiero sia far attenzione alle unghie con lo smalto nuovo e a non centrare i tombini con i tacchi a spillo. Vorrei vedere mia figlia tornare da me piangendo solo perché il top della nuova collezione non c'è della sua taglia. Vorrei che l'unica sua preoccupazione sia scegliere in che posizione dormire per non rovinare la piega ai capelli e nessun'altra. Vorrei che non scoprisse mai che vuol dire sentirsi soli e non essere amati, vorrei che mai e poi mai sentisse la mancanza di qualcuno così tanto da stare male, se non dell'orecchino che ha perso ad una festa.
Vorrei davvero che sia stupida e innocente, in modo che conosca solo la felicità e che mai assapori il gusto della tristezza.
—  Stupida Ma Felice- serena musco ( @meteora-x )
Vivono per gli smalti, le colate, le ricostruzioni, i prodotti della Avon, le ultime foto delle fashion blogger, le news su Uomini e Donne e le interviste a Belen; provano invidia verso qualsiasi altro essere femminile che indossi un capo più alla moda dei loro, ma poi ci parlano come se fossero amiche da sempre; si venderebbero le gengive per vedersi ingrandire le forme, ma ancora non sanno di che forma sia un libro. E hanno pure il coraggio di chiedersi perché i ragazzi le prendono pesantemente per il culo.
—  cit.