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Aldo Galli. Luci e astrazioni di città

Como, Pinacoteca Civica, dal 13 aprile al 28 settembre 2014

Presso la Pinacoteca Civica di Como si inaugura sabato 12 aprile la mostra Aldo Galli. Luci e astrazioni di città che vedrà esposte oltre trenta opere realizzate fra gli anni Quaranta e Settanta da uno dei più significativi esponenti del razionalismo lariano: oli su tela, acquerelli, sculture e incisioni di matrice astratta da cui affiorano strutture architettoniche e frammenti di paesaggio urbano.

Questa “retrospettiva tematica” di Aldo Galli, organizzata nell’ambito del Festival della Luce dall’Accademia di Belle Arti Aldo Galli - Gruppo IED Istituto Europeo di Design, rappresenta il primo di una serie di eventi che si terranno in preparazione della mostra dedicata alle visioni di città nell’arte italiana del Novecento che aprirà alla fine di giugno a Villa Olmo.

Aldo Galli realizza le sue prime opere con parvenze architettoniche all’inizio degli anni Quaranta. Alcuni dipinti e acquarelli di questo periodo, infatti, presentano delle costruzioni articolate che richiamano facciate di edifici e manifestano la ricerca di una spazialità particolarmente profonda, strutturata in base a una rigorosa prospettiva e scandita grazie a “pareti” convergenti. Le opere con pareti disposte in chiave prospettica su di uno sfondo vuoto, pervase da un clima vagamente metafisico, si infittiscono tra il 1947 e il 1950. Nei dipinti degli anni successivi le pareti si arricchiscono di dettagli, di fenditure e varchi di accesso, si compattano sino a evocare aggregati di edifici e scorci urbani, e tendono a stagliarsi su abbozzi di paesaggi collinari. E’ possibile ipotizzare che, nei lavori realizzati tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio dei Cinquanta, le visioni – o forse meglio le allusioni – di piazze, paesaggi, edifici monumentali siano ispirate dallo sguardo sulla grande pittura del passato. In questo periodo infatti Galli si dedica al restauro di opere d’arte antica e trascorre molto tempo a studiare le tecniche e gli stili compositivi dei più importanti esponenti della tradizione italiana.

Dal 1970 fino all’80, l’immaginario urbano si fa sempre più definito e, allo stesso tempo, tende a connettersi con il paesaggio - quasi sempre approssimativamente collinare - delineato sullo sfondo.

A proposito delle visioni urbane di Galli, la critica ha parlato di “città del sole”, evocando probabilmente sia la loro vicinanza alle raffigurazioni di città ideali di epoca moderna – La città del sole è il titolo del famoso trattato di Tommaso Campanella dato alle stampe nel 1602 – sia la natura intensamente solare della luce di cui sono pervase. Il cromatismo di Galli infatti è sempre caratterizzato da una luminosità calda, generata dalla combinazione di varie tonalità di giallo e di diverse gradazioni di rosso. Quasi la stessa luce che irrora i dipinti di paesaggi degli anni Trenta che precedono la svolta astratta.