alberto milazzo

Samantha, una donna.

 

Oggi è la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Violenza è una parola-ombrello, sotto la quale possono convivere una moltitudine di esperienza dolorose. Tutte però discendono da un’idea feroce che soggiace a molti crimini contro l’umanità: relegare la natura umana a categorie fisse. Così le donne sono questo e non possono essere altro, gli uomini altrettanto.

In questa prospettiva non posso non mettere in parallelo due fatti che avvengono proprio nel giorno in cui nel mondo si dice no alla violenza sulle donne.

Il presidente della Turchia, Erdogan, intervenendo ad un convegno organizzato dal Ministero della famiglia (!) e dall’Associazione Donne e Democrazia (!!!), ritorna su un suo vecchio tarlo e dice che le donne e gli uomini non sono uguali e che la natura e la religione ne sanciscono ruoli distinti per attitudine, soprattutto fisica. Le donne non possono zappare la terra e invece possono e devono ricondursi al ruolo di madri.

Non so se il presidente ignori l’impatto che una dichiarazione del genere ha su uno stato come la Turchia in cui negli ultimi 10 anni la violenza domestica sulle donne è aumentata del 400%, uno stato in cui quest’anno le donne uccise dai mariti sono 666, un stato confinante con aree di guerra in cui su questi temi le donne vengono ridotte in schiavitù e umiliate nei modi più inumani.

Può un capo di stato non saperlo? Non pensarci?

E però, mentre sproloquia e si rende corresponsabile di crimini contro le donne, proprio sulla sua testa succede il miracolo!

A 400 chilometri dal suolo, una donna italiana, Samantha Cristoforetti realizza un sogno e diventa la prima donna italiana a frequentare le stelle.

A 37 anni, parla italiano, francese, inglese, tedesco e russo. Laureata in ingegneria meccanica a Monaco è stata scelta fra 9000 aspiranti cosmonauti.

E, diciamolo ancora una volta, è una donna.

Una donna che guarda in basso, là dove il minuscolo Erdogan blatera di insulsaggini, e probabilmente vede ciò che gente come il presidente turco non immagina neanche, l’immensità dello spazio.

Samantha è una vera stella di umiltà, un genio che non si da arie, una donna che ha lavorato ogni giorno con impegno e dedizione per arrivare dove voleva, per garantirsi un posto che sta ben più in lato di una poltrona politica, ben oltre le dispute fintamente religiose sulle differenze fra uomo e donna.

Nei suoi occhi le stelle che aveva amato da piccola (dichiara che nel paesino dov’è cresciuta, Malé, c’era così poco inquinamento luminoso che poteva vedere bene le stelle), si sono fatte compagne; le guarda da pari, in mezzo allo spazio, non più da una prospettiva tutta umana.

Samantha, col suo balzo nella stratosfera, ci aiuta a scrollarci di dosso l’inquinamento luminoso degli Erdogan di turno, che troppa attenzione raccolgono su giornali e media, e ci permette di guardare più lontano, di avere una visione più pulita di chi siamo e di dove viviamo.

Lei che è una donna e che non si pone il problema se fa cose da uomo o da donna, anzi probabilmente ci ride sopra, è la guida dell’umanità che sa sedersi in mezzo alle stelle; Erdogan, al contrario, è un esempio per chi vuole starsene seduto su vecchi troni che puzzano di meschinerie e morte.

Ma la storia ha già deciso e ride guardando Samantha seduta in cielo e Erdogan starnazzante in terra.

A 27 mila chilometri all’ora, Samantha è una scheggia di luce e di pensiero lucido, che fa concorrenza alla cometa di Natale; i nuovi re magi faranno bene a mettersi in fila per seguirla.

Alberto Milazzo