acqua

Sai, mi manchi.
Mi manchi come l’aria, quando si sta sott’acqua e si ha la sensazione di soffocare.
Mi manchi, come ad una bambina il suo peluche preferito.
Che poi lo hai detto anche tu, mentre mi abbracciavi, che io sono una bimba, la tua bimba. Che deve essere protetta, che sono così piccola che con un tuo abbraccio sono totalmente al rifugio.
Sono una bimba, che ha paura di stare da sola nel buio e vuole che tu la proteggi. La proteggi dai mostri, che ormai non sono più sotto al suo letto ma nella sua testa. Vuole che la salvi, perchè sa che solo tu potrai riuscirci.
—  Promesseenonmantenute
Avevo otto anni. Nel giardino c’era una grande vasca con dei pesci rossi. Ero seduto sul bordo. Non so a cosa pensavo. A niente probabilmente. Impossibile ricordarlo. In un tema in classe avevo scritto una frase che era piaciuta alla maestra: «Quando c’è vento le foglie degli alberi applaudono». A scuola, a turno, venivamo premiati con una medaglietta d’oro (o similoro). Quella settimana il decorato ero io. Era una scuola fantastica. Tre volte alla settimana andavamo nell’aula magna dove proiettavano delle comiche di Charlot.
Forse pensavo a Charlot mentre ero seduto sul bordo della vasca. Senza accorgermi scivolai dentro. Non feci niente per tirarmi fuori. Forse bevevo acqua. Guardavo i pesciolini rossi che guizzavano intorno a me.
Fu mia sorella che mi salvò. Era a una finestra. Gridò con quanto fiato aveva in gola. Accorse uno zio che leggeva il giornale seduto in una chaise-longue sotto un albero. Mi tirò fuori.
Da allora mia mamma molte volte mi avrebbe detto: «Dino, non lasciarti andare…».
—  Dino Risi, I miei mostri