“Immagina un barcone
900 corpi, 900 morti.
Io non ho parole.
Libertà è una cosa grande,
è un mare che ti inghiotte
con le sue profonde acque macabre, corrotte.
E tutti quei ragazzi non hanno neanche un nome,
sono solo una notizia sul telegiornale
e il seme dell’indifferenza che viene normale,
che fa da padrone e resta il peggior male.
Ma sopra quel barcone di sogni distrutti
noi c’eravamo tutti, e abbiamo perso tutti.
Ed ogni volta che mi tuffo e torno a galleggiare
mi troverò a pensare com’è profondo il mare.”

- Briga, Imagine

Avevo otto anni. Nel giardino c'era una grande vasca con dei pesci rossi. Ero seduto sul bordo. Non so a cosa pensavo. A niente probabilmente. Impossibile ricordarlo. In un tema in classe avevo scritto una frase che era piaciuta alla maestra: «Quando c'è vento le foglie degli alberi applaudono». A scuola, a turno, venivamo premiati con una medaglietta d'oro (o similoro). Quella settimana il decorato ero io. Era una scuola fantastica. Tre volte alla settimana andavamo nell'aula magna dove proiettavano delle comiche di Charlot.
Forse pensavo a Charlot mentre ero seduto sul bordo della vasca. Senza accorgermi scivolai dentro. Non feci niente per tirarmi fuori. Forse bevevo acqua. Guardavo i pesciolini rossi che guizzavano intorno a me.
Fu mia sorella che mi salvò. Era a una finestra. Gridò con quanto fiato aveva in gola. Accorse uno zio che leggeva il giornale seduto in una chaise-longue sotto un albero. Mi tirò fuori.
Da allora mia mamma molte volte mi avrebbe detto: «Dino, non lasciarti andare…».
—  Dino Risi, I miei mostri