accomodante

Io non ho tatuaggi né un tono accomodante,
un pessimo modello per la cultura dominante
non credo a inferno o paradiso, non ti credo Dante,
credo nella scrittura – immortalità dell’arte.
—  Lowlow, il sentiero dei nidi di ragno.

Non l'ho mai scritto così nero su bianco, ma io in realtà ho due mamme. Una è quella biologica, sudamericana, mora, cantante di tango, l'altra è una delle sorelle maggiori di mio papà, zia Ester. Sono cresciuta con lei, seduta sul tappeto davanti al forno mentre aspettavamo che cuocesse una delle sue creazioni di pasticceria, mi ha pulito il culetto e asciugato i capelli un numero incalcolabile di volte (a volte ancora me li asciuga, anche se adesso sono più alta di lei di tutta la testa), è venuta a tutte le mie recite e a parlare con gli insegnanti, mi ha regalato La Repubblica di Platone, mi ha insegnato le canzoni della tradizione italiana, mi ha portata ovunque fin quando ero poco più che una neonata e io ho chiesto a lei di accompagnarmi ai test di ingresso per il Sant'Anna di Pisa o a vedere Marco Travaglio quella volta che fu organizzato un incontro dalle nostre parti. Mangia scondito e non usa lo zucchero, porta i capelli bianco argentei acconciati in un caschetto ordinatissimo, ha dei brillanti occhi azzurri simili a quelli di mio padre e di mio fratello ed ha un carattere spigoloso, per niente accomodante, acuto, critico, inflessibile, integerrimo, ma capace di grande dolcezza. Nel 1986, al nono mese di gravidanza, perse il bambino per una negligenza dello staff sanitario, le fu indotto il travaglio e fu costretta a partorire Daniele sapendo che sarebbe nato morto. Non ha potuto mai più avere figli. Siamo stati noi i suoi figli. L'altro giorno, mentre mia mamma era su quel lettino fragile con tutti gli elettrodi appiccicati al corpo e la vita appesa a un filo, cercavamo di stare tranquille e di tirarla su con piccoli aneddoti, quando lei ha preso le nostre mani e ci ha detto “quando il dolore era enorme e pensavo di morire, ero comunque felice perché sapevo di andarmene avendo insegnato qualcosa ai miei figli, e poi ero tranquilla perché ci sei tu con loro, Ester”. Io non avevo mai visto mia zia piangere.

Stefano Robino (1922 - 2017)

Era un collega di mio papà, ma le sue passioni erano la pittura e la fotografia. Era molto in gamba.
È morto qualche giorno fa. Da tempo non stava bene.

Lo ricordo come una persona dolce, accomodante. A volte mi dava la sensazione che si perdesse in un suo mondo di immagini e di colori. Chissà se era veramente così.

Di lui conservo alcune fotografie di quando ero piccolo. Quasi tutte fatte in periodo natalizio, quando passava a trovarci a casa.

Arrivava, montava le sue cose (treppiedi, cavalletti, lampade) e poi aspettava.
Evitava di metterci in posa. Lasciva che che fossimo noi bambini (oltre a me e mia sorella spesso c’erano anche i suoi figli) a muoverci giocando

La sua fotografia alla quale sono più affezionato è probabilmente questa

Sono io assieme ai miei genitori.
Come datazione in basso mio padre ha annotato 1957/58.

Era una gran bella persona.

Un abbraccio Stefano ed uno grosso ad Alma. E poi a Paolo, Luca e Marco

Nome: Kon-igi

Blog: Sono qua i droidi che state cercando…

Primo post: ottobre 2011

Intervista del mese Tumblr-star edition!

Questo mese le nostre sette domande le abbiamo fatte ad un utente che non ha bisogno di presentazioni, il Dottor Kon-igi. Godetevelo:

Chi è Kon-igi?

Sono un semplice quarantenne con la faccia del cinquantenne, la prostata di un settantenne e l'entusiasmo di un ventenne (strafatto di ketamina). Approdo su Tumblr nel Settembre 2011 deluso che le mie gif animate su Facebook rimanessero sempre ferme e indispettito dal fatto che il Moige mi avesse dedicato un'intera sezione di mamme isteriche la cui missione era segnalarmi tutte le volte che accendevo il PC.

Credo fortemente nel mutuo soccorso e per questo metto le mie conoscenze al servizio degli altri, casomai qualcuno un giorno si dovesse trovare a scappare da un'orda di zombie rallentato da una cistite acuta da candidosi.

La mia casella degli ask è sempre aperta a tutti, ma mi incazzo come una biscia quando la gente spegne le sigarette nelle tazzine del caffè o non usa i sottobicchieri.

Prossimamente farò un salto di qualità e mi lancerò sui mercati mondiali: per la mia linea di prodotti ho scelto un claim molto diretto che tradotto in italiano suona più o meno ‘Se si rompe un osso CHI CHIAMERAI?’ e poi entrano in scena un gruppo di ballerine con zaino protonico e visori ectoplasmatici che rispondono 'KON-IGI!’. Me lo hanno censurato in 27 paesi e qua da noi lo passano in seconda serata e solo nei circoli Arci della provincia di Parma.

Keep reading

Ho la mia parte di difetti, ma non sono, spero, di comprensione. Non posso garantire per il mio carattere. Credo che non sia molto accomodante, certo troppo poco per andare d'accordo con il resto del mondo. Non riesco a dimenticarmi delle stravaganze e dei vizi degli altri tanto presto quanto dovrei, né delle offese che mi vengono arrecate. I miei sentimenti non si gonfiano e sgonfiano a comando. Il mio carattere potrebbe forse essere definito permaloso: la mia stima, una volta perduta, è perduta per sempre.
—  Mr Darcy, “Orgoglio e Pregiudizio”, Jane Austen.
To do list

La prossima persona che farò entrare nella mia vita, dicevo, dovrà:
- Amare i gatti (anche se allergica, no excuses)
- Apprezzare le serie tv (seriamente, dico, bisogna commentare le cose)
- Farsi somministrare la SWAP200 per controllare non abbia disturbi della personalità ingestibili. (Se non sapete cosa sia la SWAP200, basta che scriviate il nome su google, è l’incubo ed il sogno degli psicologi)
- Possibilmente ascoltare musica decente (decente è un concetto lasso, io tendo ad essere accomodante su questo)
- Film d’azione. Film d’azione. Film d’azione. (divento un bambino coi film d’azione)
- Avere un po’ di sana cultura pop, ed un po’ di sano spirito nerd (i Meme sono parte integrante della mia vita)

Ed ora, caffè.

Al mattino, ti chiedevo sempre di ascoltare la musica. Ogni giorno mi svegliavo con in testa una canzone diversa e ti chiedevo di cercarla tra le cartelle del tuo computer perché amavamo le stesse cose e sicuramente quelle note le conoscevi anche tu.
Eri ben felice di farlo, eri sempre accomodante, avevi questo modo compiaciuto di sorridermi come se non aspettassi altro che rendermi felice. Per gli altri ero un sacco di cose, spesso e volentieri negative ma per te ero semplicemente la persona con cui avevo scelto di passare la vita. E questo, per chi come me si sente costantemente fuori posto, era la sensazione migliore del mondo. Parlarne al passato invece è una delle sensazioni peggiori.