accomodante

Io non ho tatuaggi né un tono accomodante,
un pessimo modello per la cultura dominante
non credo a inferno o paradiso, non ti credo Dante,
credo nella scrittura – immortalità dell’arte.
—  Lowlow, il sentiero dei nidi di ragno.

Non l'ho mai scritto così nero su bianco, ma io in realtà ho due mamme. Una è quella biologica, sudamericana, mora, cantante di tango, l'altra è una delle sorelle maggiori di mio papà, zia Ester. Sono cresciuta con lei, seduta sul tappeto davanti al forno mentre aspettavamo che cuocesse una delle sue creazioni di pasticceria, mi ha pulito il culetto e asciugato i capelli un numero incalcolabile di volte (a volte ancora me li asciuga, anche se adesso sono più alta di lei di tutta la testa), è venuta a tutte le mie recite e a parlare con gli insegnanti, mi ha regalato La Repubblica di Platone, mi ha insegnato le canzoni della tradizione italiana, mi ha portata ovunque fin quando ero poco più che una neonata e io ho chiesto a lei di accompagnarmi ai test di ingresso per il Sant'Anna di Pisa o a vedere Marco Travaglio quella volta che fu organizzato un incontro dalle nostre parti. Mangia scondito e non usa lo zucchero, porta i capelli bianco argentei acconciati in un caschetto ordinatissimo, ha dei brillanti occhi azzurri simili a quelli di mio padre e di mio fratello ed ha un carattere spigoloso, per niente accomodante, acuto, critico, inflessibile, integerrimo, ma capace di grande dolcezza. Nel 1986, al nono mese di gravidanza, perse il bambino per una negligenza dello staff sanitario, le fu indotto il travaglio e fu costretta a partorire Daniele sapendo che sarebbe nato morto. Non ha potuto mai più avere figli. Siamo stati noi i suoi figli. L'altro giorno, mentre mia mamma era su quel lettino fragile con tutti gli elettrodi appiccicati al corpo e la vita appesa a un filo, cercavamo di stare tranquille e di tirarla su con piccoli aneddoti, quando lei ha preso le nostre mani e ci ha detto “quando il dolore era enorme e pensavo di morire, ero comunque felice perché sapevo di andarmene avendo insegnato qualcosa ai miei figli, e poi ero tranquilla perché ci sei tu con loro, Ester”. Io non avevo mai visto mia zia piangere.

L'uomo che non vuole appartenere alla massa non deve far altro che cessare di essere accomodante verso se stesso; segua la sua coscienza che gli grida: “Sii te stesso!”.

Friedrich Nietzsche

la tristezza è un gomitolo di parole che grava sul cuore. è passato il tempo delle lacrime e dei singhiozzi a maturare sotto un cuscino. adesso chiudo dentro i pensieri, mi faccio forza e vado avanti. certe volte sorrido pure con la musica nelle cuffie. sono cambiata e forse in questo non in meglio. però non è con rancore che guardo alle persone, al vuoto che lasciano o alle delusioni che coltivano. magari sono troppo accomodante oppure disillusa, certo è che non posso scagliare la pietra là dove preferisco non aprirmi allontanando gli aiuti. mi limito ad accogliere i passi che si fanno verso me, anche se piccoli o frammentari. c’è solo un dolore che continuo a portarmi dietro negli anni, qualcosa che è cresciuto con me e fa inumidire gli occhi ai piedi di un’altra sera che se ne va: la certezza di essere sola, nonostante l’immensa voglia di dare e ricevere affetto. non sono fatta per la superficie, per le chiacchiere da bar o l’umorismo dilagante di chi ride sempre. c’è un alone di malinconia in ogni mio sorriso e sta diventando difficile trovare chi lo apprezzi senza tentare di cambiarlo. 

[…] E un sorriso gentile non è cosa da poco. Adesso so che un sorriso gentile ti aiuta a vivere meglio. Adesso so che fare una buona colazione è una cosa, ma fare una buona colazione servito da Sara, che dopo averti servito ti fa il suo sorriso gentile, è tutt'altra esperienza.
Ed ecco, forse non le parlerò mai di questi miei pensieri ma, nel caso, in un dialogo immaginario, io le direi: “Vedi, Sara, io non ti avevo mai notata perché sono un coglione, ma ora so che esisti, e grazie! Grazie di esistere! Grazie di avermi fatto capire quanto io sia coglione, grazie! Perché ora so che quando ne avrò voglia, o sarò triste, o troppo allegro per qualcosa di troppo stupido, o troppo arrapato per qualcosa di amorale, ecco, quando sarò troppo di qualcosa, io potrò scendere una rampa si scale, salutare Gianni il portinaio, aprire il cancello, girare a destra e, dopo soli dieci metri, entrare nel bar in cui lavori, salutarti nel modo più rispettoso e accomodante che ho e chiederti se è possibile avere un caffè. E pure se, boh, cazzonesò, non hai voglia di farmelo ‘sto caffè, è uguale, è uguale Sara! Non c'è problema! Tanto era solo una scusa, quella del caffè, perché a me basta il tuo sorriso. A me basta questo tuo essere così pronta e predisposta verso il prossimo. Mi basta sapere che hai voglia di essere come sei, con me e con chiunque altro; che non lo stai facendo perché posso tornarti utile o perché ti piaccio… Mi basta sapere che sei così, nonostante i 700 euro al mese in nero e una pensione che non avrai mai, che sei così perché è la tua natura, che è tanto diversa dalla mia. E tu, Sara, sappi che mi rendi migliore, regalandomi questo tuo piccolo e sincero gesto, trasmetti un po’ di sincerità pure a me. E la sincerità è come la serotonina, è come la nicotina quando ne sei dipendente, come i popcorn davanti a un film, o come il profumo di Nutella, ecco, la sincerità è una magia che ti permette di dormire la notte pure se sei così tanto pieno di cazzi che intorno tutto sembra crollarti addosso. E poi, cara Sara, il tuo sorriso gentile mi ha fatto sentire tanto piccolo, tanto meschino. Io, sempre affannato a svoltare la giornata nel modo meno sincero possibile, ad apparire nel modo meno sincero possibile, a comunicare nel modo meno sincero possibile. Però, si sa, è noto, chi va col sincero comincia a sincerare, e io, tutte le volte che incrocerò il tuo sorriso, m'impegnerò, a mia volta, a fare un gesto semplice e sincero verso qualcun altro.
E conta poco se all'inizio i miei gesti sinceri saranno un dito medio al semaforo o un ’'Te faccio ‘nculo così” al calcetto del giovedì sera, perché è il provarci che conta, vero, Sara? Perché vedi, il tuo sorriso semplice e sincero dovrebbe essere mostrato ai bambini per indicare le cose chr dovrebbero realmente contare, per spiegare loro che la cultura, i libri, le buone maniere, il benessere, ecco, è tutta roba importante, sì, ma senza un animo sincero e gentile, be’, tutta quella roba sarà usata sempre nel modo sbagliato. Le guerre non cesseranno, i furbi saranno sempre più furbi, e i coglioni sempre più coglioni.“
[…] pendiamo dalle sue labbra. Ma non ha finito… “E le maestre ai bambini, se sei d'accordo, Sara, dovrebbero dire: ’'Vedete bambini, Sara lavora in un bar e guadagna poco, ma è felice, e non tenterà il suicidio, non ucciderà i suoi genitori, non succhierà il cazzo di un viscido ciccione settantenne solo per salire fino all'ultimo piano. Su, bambini, guardatela! Studiatela! Chiedetele come si fa, e cosa si prova, e come ci si arriva, e perché svegliere quella via. Lei è lì, parlatele, forza, parlatele! È Sara, è la vostra unica possibilità di un futuro migliore, è la sola chance di riprendervi quello che è vostro, quello che è nostro. Imitatela, toccatela, copiatela, abbracciatela, abbracciatela! Sinceratevi, sinceratevi! Gentilmente. Su bambini, oggi non si studiano le tabelline, oggi si studia Sara e la sua sincerità. Sara e la sua voglia di vivere. E poi, bambini, trattate i vostri amici come devono essere trattati gli amici: con rispetto e lealtà. E con le vostre amichette, ok, scherzateci, giocateci, ma non fidatevi di chi vi dice che vanno trattate come i maschi, oh, no! Imparate a trattare le femmine con delicatezza, e con grazia, ché ne hanno bisogno, ché hanno un cuore tenero. Fate loro una carezza, perché non se la scorderanno per il resto della vita, e quando sarà, da grandi, loro saranno lì, e guardandovi con sincerità negli occhi ricambieranno il favore, e forse vi salveranno la vita… Infine, bambini, attenti! Perché sbaglierete, oh sì… farete degli errori, perché la strada che vi sembrerà più facile sarà quasi sempre quella sbagliata, però, ecco, avrete il tempo di capirlo. E avrete il tempo di accorgerci di quei piccoli gesti sinceri. E voi, per favore, sorridete a chi v'insegna la scalata senza dubbi remore e pietà, sorridete, e ridete, e assecondatelo, e poi giratevi, con calma, con prudenza, con stile, e ripetete, sottovoce, mentre vi allontanate, tra voi e coi, in cuor vostro, senza che lui possa sentirvi, ma con fermezza: ‘Fanculo, stronzo, io sto con Sara!”’.
—  E allora baciami, Roberto Emanuelli

….

E quando una inizia a non farcela più inizia a gridare tutti i santi che conosce…

Maledice di essere nata,di essere com'è,di essere troppo buona ed accomodante,di essere veramente troppo buona e non riuscire a cambiare…

Ma quando inizia a rompersi le palle sa diventare la persona più stronza del mondo,sa far finire la sofferenza in un attimo, anche se per un pò soffrirà ma poi passerà…

Una persona così ha solo bisogno di tempo,tempo per capire chi ci tiene veramente e glielo dimostra.

Ma nessuno ha tempo,o meglio hanno tempo ma non ne hanno voglia.

Cit: @la-ragazza-costantemente-confusa

Ho la mia parte di difetti, ma non sono, spero, di comprensione. Non posso garantire per il mio carattere. Credo che non sia molto accomodante, certo troppo poco per andare d'accordo con il resto del mondo. Non riesco a dimenticarmi delle stravaganze e dei vizi degli altri tanto presto quanto dovrei, né delle offese che mi vengono arrecate. I miei sentimenti non si gonfiano e sgonfiano a comando. Il mio carattere potrebbe forse essere definito permaloso: la mia stima, una volta perduta, è perduta per sempre.
—  Mr Darcy, “Orgoglio e Pregiudizio”, Jane Austen.

Nome: Kon-igi

Blog: Sono qua i droidi che state cercando…

Primo post: ottobre 2011

Intervista del mese Tumblr-star edition!

Questo mese le nostre sette domande le abbiamo fatte ad un utente che non ha bisogno di presentazioni, il Dottor Kon-igi. Godetevelo:

Chi è Kon-igi?

Sono un semplice quarantenne con la faccia del cinquantenne, la prostata di un settantenne e l'entusiasmo di un ventenne (strafatto di ketamina). Approdo su Tumblr nel Settembre 2011 deluso che le mie gif animate su Facebook rimanessero sempre ferme e indispettito dal fatto che il Moige mi avesse dedicato un'intera sezione di mamme isteriche la cui missione era segnalarmi tutte le volte che accendevo il PC.

Credo fortemente nel mutuo soccorso e per questo metto le mie conoscenze al servizio degli altri, casomai qualcuno un giorno si dovesse trovare a scappare da un'orda di zombie rallentato da una cistite acuta da candidosi.

La mia casella degli ask è sempre aperta a tutti, ma mi incazzo come una biscia quando la gente spegne le sigarette nelle tazzine del caffè o non usa i sottobicchieri.

Prossimamente farò un salto di qualità e mi lancerò sui mercati mondiali: per la mia linea di prodotti ho scelto un claim molto diretto che tradotto in italiano suona più o meno ‘Se si rompe un osso CHI CHIAMERAI?’ e poi entrano in scena un gruppo di ballerine con zaino protonico e visori ectoplasmatici che rispondono 'KON-IGI!’. Me lo hanno censurato in 27 paesi e qua da noi lo passano in seconda serata e solo nei circoli Arci della provincia di Parma.

Keep reading

To do list

La prossima persona che farò entrare nella mia vita, dicevo, dovrà:
- Amare i gatti (anche se allergica, no excuses)
- Apprezzare le serie tv (seriamente, dico, bisogna commentare le cose)
- Farsi somministrare la SWAP200 per controllare non abbia disturbi della personalità ingestibili. (Se non sapete cosa sia la SWAP200, basta che scriviate il nome su google, è l’incubo ed il sogno degli psicologi)
- Possibilmente ascoltare musica decente (decente è un concetto lasso, io tendo ad essere accomodante su questo)
- Film d’azione. Film d’azione. Film d’azione. (divento un bambino coi film d’azione)
- Avere un po’ di sana cultura pop, ed un po’ di sano spirito nerd (i Meme sono parte integrante della mia vita)

Ed ora, caffè.

Al mattino, ti chiedevo sempre di ascoltare la musica. Ogni giorno mi svegliavo con in testa una canzone diversa e ti chiedevo di cercarla tra le cartelle del tuo computer perché amavamo le stesse cose e sicuramente quelle note le conoscevi anche tu.
Eri ben felice di farlo, eri sempre accomodante, avevi questo modo compiaciuto di sorridermi come se non aspettassi altro che rendermi felice. Per gli altri ero un sacco di cose, spesso e volentieri negative ma per te ero semplicemente la persona con cui avevo scelto di passare la vita. E questo, per chi come me si sente costantemente fuori posto, era la sensazione migliore del mondo. Parlarne al passato invece è una delle sensazioni peggiori.