accesi

I tuoi occhi spenti accesi da un kilo di trucco, un muro di carta avvolto in un litro di stucco, tu che mi gridi fallito, io mi giro di scatto come la lama di un coltello se sfiori quel tasto!
—  Fred De Palma (via- @pioggiadidiamanti97 )
Tre fiammiferi accesi.

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia.

- Jacques Prévert

Lavoro in una stanza con altre persone. Quando lavori in una stanza con altre persone e arriva l’estate, il problema si fa grandissimo. Perché c’è gente che l’aria condizionata la vuole accesa e gente che non ha sangue nelle vene. Io ovviamente appartengo alla categoria tifone polare e sono anche disposto a capire chi detesta l’aria condizionata. Però nella mia stanza funziona così. Per dieci minuti si chiudono tutte le finestre e si accendono i condizionatori. Poi, le arpie coi reumatismi aprono le loro finestre perché ormai l’ambiente si è rinfrescato (cosa.), lasciando i condizionatori accesi. Ovviamente è sciocco perché è uno spreco e perché è inutile. Le Signorine Reumatismo sono poche, ma la comandano loro. Io però ho trovato una via d’uscita. Immagino di stare su un aereo e non in una stanza e immagino loro risucchiate via quando aprono le finestre. È poco, ma è una consolazione.

L’importanza di portarsi avanti

È estate, caldo e umidità ovunque, ventilatori accesi e condizionatori a palla, figurati se hai voglia di metterti davanti ai fornelli a cuncinare.

Ecco perché stamattina si è scelto di cuocere un bel po’ di riso per una bella insalata.

Tra poco si mangia una bella porzione di insalata di riso e ci fai altri due giorni.
Senza stare davanti ai fornelli nelle ore più calde, senza fretta.

Ah, l’importanza di stare avanti!

Quando ti dicevo “è così bello stare con te.” E le cose belle, si sa, non sono molte. A volte mi è difficile trattenermi e questa frase rimbomba ancora come se fossi ancora con me.
Come se andasse tutto bene.
Come se.
Un vaffanculo, un grazie, prenderti a sberle e magari baciarti subito dopo per tutti questi anni che non abbiamo potuto vedere i nostri occhi accesi, lucidi. Ma perché, non lo sai? Adesso i miei occhi non reggono nemmeno il blu del cielo e a malapena riescono a sorridere. I tuoi occhi? Come stanno?
—  catastrofeanotherme

Oggi, domenica.

È la giornata inadatta, una di quelle che la gente usa per rinchiudersi d’incenso a pregare solo per peccare peggio; il cielo propone movimenti astratti e senza fondo, sputi di luce sui muri di fianco, accesi diverbi tra venti estivi e soffocanze.
Sono vinta, arresa, esausta dal niente, non seguo niente ma le foglie sole alla finestra paiono confortarmi, unico capoluogo di ilarità naturale nella festiva, di-sperata sonnolenza di mondo.
Detesto la domenica e i suoi paradossi.

E stasera quasi certamente sarà l'ultima sera in questa casa, dopo un anno pienissimo, il primo anno in cui ho preso il volo anche se non ancora totalmente. Un anno in cui ho vissuto in una camera disordinatissima, con tutto il letto perennemente disfatto e l'armadio quasi totalmente vuoto, in cui il divano era diventato il mio guardaroba. Questa camera in cui ho vissuto momenti più intensi, più accesi e più belli. Ringrazio tutto questo, ringrazio te che hai passato con me la maggior parte delle notti e ringrazio te cameretta, sei stata la mia amica più fidata, molto probabilmente sarà un addio con la speranza di rivederci prima o poi.. Buonanotte, a te che già dormi e a te casa. Lasciatemi al mio magone questa sera

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte Il primo per vederti tutto il viso Il secondo per vederti gli occhi L’ultimo per vedere la tua bocca E tutto il buio per ricordarmi queste cose Mentre ti stringo fra le braccia. (Prevert)

Salii al mio quinto piano. Io abito da una specie di affittacamere. La mia stanza è povera e piccola, con una specie di finestra da soffitta a mezzaluna. Da me ci sono un divano di tela cerata, un tavolino con sopra dei libri, due sedie e una comoda poltrona, vecchia, vecchissima, ma, in compenso, à la Voltaire. Sedetti, accesi una candela e mi misi a pensare. Perché io di notte non dormo mai fin proprio all’alba, e ormai già da un anno. Passo tutta la notte vicino al tavolino in poltrona, senza far nulla. I libri non li leggo che di giorno. Sto seduto e non penso nemmeno, ma un po’ di pensieri mi vagano in testa, così, e io li lascio vagare liberamente. Nella notte la candela si consuma per intero, si consuma per intero… Quella volta sedetti molto lentamente davanti al tavolino, aprii il cassetto e tirai fuori la rivoltella e la posi davanti a me. Mentre la posavo, rammento, mi domandai : “sì?” e in modo perfettamente affermativo mi risposi: “sì”. Cioè mi sarei sparato.

Fedor Dostoevskij