accendersi

Avrebbe voluto piangere,piangere e accendersi una sigaretta,ma erano due cose che poteva fare solamente quando era sola.
Fumare,un gesto adulto che gli era ancora proibito.
Piangere,una debolezza infantile ugualmente vietata.
—  Fabio Volo,La strada verso casa.

Tōkyō, dō (道)
Appartamento 139b

Sono appena arrivata ed è tutto un trambusto, ho ancora l'ansia addosso e non penso che passerà in fretta perché è tutto come immaginavo, tutto come lo desideravo e probabilmente supera di gran lunga le mie aspettative.
Guardo fuori dalla finestra principale ed è orario di punta, la folla si riversa per le strade, molti di loro hanno qualcuno che li aspetta. Le luci iniziano ad accendersi e illuminare l'atmosfera, penso che vorrei condividere tutto questo con te. La solitudine aumenta piano piano e quasi mi soffoca, cerco di cacciarla via, magari più tardi proverò a chiamarti, mi starai aspettando? Forse ti manco, oppure è troppo presto?
Respiro profondamente e mi dico che dovrei rilassarmi, magari con un bagno caldo per calmare i nervi tesi, uscire un po’ e godermi la città.
Mi accendo una sigaretta e improvvisamente mi ricordo della promessa che ti avevo fatto, devo smettere. Spengo la sigaretta dentro il posacenere e mi pento di non averla mantenuta anche solo per due secondi.
Dentro di me ti penso come una pazza.
Mi siedo sul piano della finestra per godermi la vista che mi ritrovo di fronte e non sto nella pelle, non vedo l'ora di girare e scattare tantissime foto, ammetto che casa mi manca e ammetto che sarà difficile per i primi mesi affrontare la lontananza, ma so che sono in grado di sopportarla, di farmi avanti per tutte le occasioni che mi si presenteranno davanti e di non mollare mai la presa. Di non farmi abbattere da quei macigni che le persone chiamano paura, invidia, mancanza, soggezione e chi più ne ha più ne metta.
Devo uscire, voglio uscire, quindi mi metto la giacca e prendo l'ascensore, il freddo mi si scaglia contro con un colpo di vento e mi rendo conto che sono veramente qui, che adesso non c'è niente che mi separa da tutto quello che avevo sognato mesi prima, mi sconvolge.
«E il calore delle tue braccia arriva fin qui.»
Respiro, una, due, tre volte e i miei polmoni chiedono aria, non voglio piangere.

—  Alice Giaquinta, Cuori in rivolta.
Prima, quasi quasi, pensavo che ci fosse qualcosa di sbagliato. Sembrava che tutti gli altri avessero i freni tirati. La scena di un film, una voce, una frase, per loro non era vulcanica. Io invece non ho mai avuto freni. Io trabocco. E quando sento il tuo entusiasmo per la vita accendersi, accanto al mio, mi sento girare la testa.
—  Citazione di Miller – Nin dal libro “Storia di una passione – Lettere” del 1987.

“ogni amore amore quando cade fa rumore”, l'ho letto qualche giorno fa su un muro di una strada che ho percorso mille volte, senza mai fare attenzione. l'ho guardata e ho pensato che purtroppo è una frase che parla di noi: il nostro amore è caduto come qualcosa che ti sfugge di mano e si, ha fatto un rumore enorme, come quelli che ti svegliano, d'improvviso, nel cuore della notte. avrei tanto voluto dormire fra le tue braccia serenamente, per tutta la mia vita, vederti e sentirti mio complice come ho visto e sentito la prima volta che ti ho visto. avrei voluto vedere la tua anima accendersi ogni volta con bacio, avrei voluto essere sincera e esserti amica, darti e darmi un'altra vita, quella che avevamo sempre sognato ma in cui non avevamo mai creduto. avrei voluto legarci con il filo della passione, avrei voluto che nulla finisse così, senza preavviso, senza prepararci a quello che voleva dire vivere senza di noi. avrei voluto girare la città con te fino a notte tarda anche se di giorno l'ho girata cento volte, farmi aspettare ancora una volta sotto casa per sentirmi dire dopo un bacio “mi fai sempre aspettare”.
quando ci siamo salutati per la seconda ultima volta, mi hai chiesto un bacio d'addio. mi hai asciugato le lacrime sulle guance con i baci e mi hai augurato buona fortuna. “siamo stati sfortunati, arriverà il momento anche per noi” mi hai detto voltandoti e andando via. e sul momento ci hai creduto, ci ho creduto un po’ anche io. ma tutte le leggi del mondo nel nostro amore non le abbiamo rispettate mai, e perchè mai, proprio ora, dovremmo rispettare quella che dice “non c'è due senza tre?”. magari non ce lo meritiamo un terzo tempo, io e te. magari doveva finire così senza troppi capricci malinconici. o magari no. ma questo ce lo dirà solo il tempo. nel frattempo, Mimì, prenditi cura di te.

Ho fatto a meno del caffè per anni.
Proprio non mi piaceva e non capivo come potesse piacere agli altri. In casa mia lo hanno sempre amato tutti. La mia iniziazione al caffè è avvenuta al terzo anno di Università (il che è deprimente se pensiamo al fatto che il caffè delle macchinette è una ciofeca). Ricordo di averlo preso e tutto ha cominciato ad accendersi nella mia testa ed il mio corpo ha ricevuto una scarica di adrenalina assurda. Da lì ho preso il vizio, perché solo vizio lo possiamo chiamare. Prima lo prendevo una volta al giorno ma ultimamente anche due, prima di studiare. E’ un momento solenne. Un momento solo mio. Nettare in un mare di merda.

Avrebbe voluto piangere, piangere e accendersi una sigaretta, ma erano due cose che poteva fare solamente quando era solo. Fumare, un gesto adulto che gli era ancora proibito. Piangere, una debolezza infantile che gli era ugualmente vietata. @unosguardopersempre

Non credo che la vita sia stata fatta per essere nella monotonia degli stessi sguardi e nello stesso identico fragore, ogni ora fino al suo spegnimento.

Piuttosto per accendersi tra nuove strade e mostrare asfalto a suole di scarpe che non hanno percorso prima mai gli stessi passi.

Piuttosto per danzare tra le lanterne di vicoletti e bar del centro, pub in periferia, cascate maestose e sguazzare tra foglie dello stesso tipo che si trovano a miglia distanti.

Piuttosto per conoscere e sapere posti e culture e abitudini vecchie con occhi nuovi e persone belle con la pelle consumata dal sole o bianca, del colore delle nuvole che si posano nei loro posti.

Non credo che la vita sia stata fatta per essere vissuta nello stesso posto, con la stessa gente, tra gli stessi marciapiedi.

—  About a moonlight
Prima mi chiudevo in una scatola.
E poi ho sentito un’emozione accendersi veloce.
E farsi strada nel mio petto senza spegnere la voce.
E non sentire più tensione solo vita dentro di me
—  Francesca Michelin “nessun grado di separazione”
(∂ + m) ψ = 0
L'amore ci cambia, quando perdiamo qualcuno che abbiamo amato cambiamo, anche se non ce ne rendiamo conto. Nel bene o nel male, non saremo più gli stessi di prima. Nel bene o nel male, avremo delle sue caratteristiche. Come il modo di osservare, o di sorridere, o nel dire una parola che diceva sempre l'altra persona. Il modo di inarcare un sopracciglio, di stringere una mano, di fare una carezza, di accendersi una sigaretta. Gesti semplici. Gesti insignificanti, forse non ce ne rendiamo conto ma nell'eseguirli hanno una sfumatura che caratterizza quelli di un'altra persona.
È vero che poi non si è più gli stessi. Come se all'improvviso senti un profumo che ti ricorda lui. Un suono, una voce. Ti torna in mente, ma se non lo avessi mai incontrato, non faresti caso a queste cose. Ed è proprio qui che cambiamo. È proprio questa la prova che per quanto tempo o distanza ci divida, ciascuno porterà per sempre dentro di sé qualcosa dell'altro.
Ci sono certi sguardi di donna che l'uomo amante non iscambierebbe con l'intero possesso del corpo di lei.
Chi non ha veduto accendersi in un occhio limpido il fulgore della prima tenerezza non sa la più alta delle felicità umane.
Dopo, nessun altro attimo di gioia eguaglierà quell'attimo.
—  Gabriele D'Annunzio, Il piacere

dici che non sono uno che dorme tanto, dico che ti sbagli, sono un cultore che ama degustarlo a piccoli sorsi, non vedo più interessanti sbronze da otto/sei ore di sonno, perdi il sapore, le luci dell'alba, il profumo delle dune di capelli sul cuscino, lo scricchiolio delle coperte, il contatto con la pelle calda più calda di ogni altra cosa nella stanza, più dei termosifoni quando decidono che è ora di accendersi, sentire il respiro che silenzia le prime automobili in strada, sintonizzarsi sugli occhi chiusi e immaginare i sogni altrui, guardare come il sorgere del sole cambia le tende, cambia te, perderei tutto questo stessi dormendo, lo lascio fare a chi è decisamente più capace, tu dormi e non curartene, hai un talento che non mi sento di interrompere, che vale la pena sostenere senza emettere un suono, solo osservando quanto tutto quello che ti circonda migliora e si mette in pace, quando stai dormendo, persino i miei pensieri.