abbracciarla

“Cara Sofia,
sto amando un'altra donna e la sto amando con tutta quella serenità che tu non mi hai mai concesso,ora capisco che l'amore è questo, mettere in fila giorni di felicità non per forza conquistata con continue lotte. Lei è bellissima e coerente,
la magia della coerenza è così stupefacente che non saprei descrivertela, a te quest'incantesimo non è mai riuscito.
Sto bene, lei ha preso in mano la mia vita e la mia testa e ha fatto combaciare ogni cosa, ha dato un senso e un ordine alla mia casa, è stata il posto in cui mi sono salvato.
Ci sono giorni di sole e tutti mi dicono che sono una persona nuova e anche io mi sento come se potessi mangiare le nuvole.
Esco prima dal lavoro perché a volte mi manca troppo e ho bisogno di vederla, ci vediamo tutti i giorni ma solo quando sono con lei non penso a niente e credo di poter salvare il mondo e quindi capiscimi perché ogni volta corro per abbracciarla il prima possibile.
Non ti amo più e non mi ami più ma io ti scrivo perché quando ci incontriamo io lo vedo come mi guardi e posso anche vedere come io guardo te, io Sofia non ti amo più ma tu resti l'amore della mia vita, esiste un solo amore della vita e noi l'abbiamo conosciuto, amato e poi abbiamo smesso di sentirne la mancanza ma tu resti l'amore della mia vita, è difficile farlo capire agli altri ma io mi smonto quando ti vedo… cambio occhi e cuore, ritorno vecchio… dura solo un attimo perché io, e neppure tu possiamo permetterci noi, però quell'attimo c'è sempre, come quando ti chiamo al telefono per sapere come stai, quell'attimo c'è sempre perché tu sei l'amore della mia vita
l'incoerenza, le lotte, le ostinazioni, io con te e per te tutto questo lo potevo sopportare. Se devo descrivere l'amore io parlo di lei ma se mai mi chiedessero di qualcosa che va oltre l'amore io parlerei di te perché tu resisti nonostante io abbia smesso di amarti..”

“Ho solo bisogno di te” mi scrisse per messaggio.
Era agosto e quella sera ero a cena con tutti i parenti, stavamo festeggiando i cinquant'anni di matrimonio dei miei nonni, eppure con la testa ero da tutt'altra parte.
“Mamma.. Posso andare da lei? Ha bisogno di me” chiesi a mia madre.
“C'è la festa dei tuoi nonni, non mi sembra giusto. Andrai un'altra sera tesoro” rispose sorridendo.
“Sto via poco, giusto il tempo di abbracciarla e torn..”
“Ho detto no!” m'interruppe mia madre, nel frattempo si avvicinò, a noi, mia nonna che mi portò in cucina.
“Cosa succede piccolo mio” disse mia nonna con quelle mani morbide e vellutate.
“C'è una mia amica che sta male, ha bisogno di me… Forse ha bisogno di solo un mio abbraccio e non so… Credo che..”
“Ne sei innamorato vero? Lo riesco a leggere nei tuoi occhi. Hai paura per lei, ci tieni a lei e faresti un sacrificio, anche per un solo secondo, per lei.. Ascoltami, abita tanto distante questa ragazzina?”
“No nonna, abita a due minuti a piedi da qui, ma non voglio lasc..”
“No, ascoltami. In amore non esistono i "ma”, esistono solo certezze. L'amore tra me e tuo nonno durerà in eterno e non permetterei mai a mio nipote di perderlo, solo per festeggiare un amore che non è suo. Quindi prendi e, per amore, vai da lei" disse interrompendomi varie volte e con due occhi che sembrava fosse tornata una ragazzina innamorata.
“Ti voglio bene nonna” le dissi abbracciandola.
“Sei ancora qui? Quella ragazzina ha bisogno di te..” disse sorridendomi.
“Si nonna, vado… Grazie, grazie e grazie..” l'abbracciai ancora.
“Però fammi un favore” mi chiese prima che uscissi dalla porta.
“Dimmi tutto” risposi con la mano sulla maniglia.
“Dille che la ami..”
“Ma nonna..” replicai imbarazzato
“No, i "ma” in amore non esistono, ci sono solo certezze" replicò.
Le sorrisi e corsi da lei.
Arrivai davanti a casa sua, bussai alla porta e dopo pochi secondi c'era lei davanti a me.
Mi gettai su di lei abbracciandola e stringendola forte a me, lei ricambiò con un abbraccio ancora più forte.
“Ti devo dire una cosa!” esclamammo insieme appena ci staccammo.
“Prima tu..” le dissi, ridendo.
“Mi ha riscritto il mio ex.. Oggi è venuto da me e abbiamo fatto l'amore per la prima volta è stato bellissimo…”
Lei continuò a parlare, ma non ricordo esattamente cosa disse, so solo che in quel momento non c'era più niente da fare, lei aveva solo bisogno di dirlo a qualcuno e io avevo solo bisogno di lei, ma lei non c'era.
—  ricordounbacio
Stamattina i professori ci guardavano negli occhi, non l'avevano mai fatto prima. Di fronte a loro c'erano 12 persone. Parlavano e guardavano. Poi un professore si alza e passa tra di noi. "C'è una ragazza che ride sempre, la richiamo spesso, lei smette di ridere e guarda fuori." Lei guarda il professore e sorride. Il professore continua, "Ci sono dei ragazzi che abbassano la testa e dopo un po' si rialzano sorridendo, chissà a che pensano." Loro si guardano negli occhi e non dicono niente. "Ma sapete una cosa? oggi non voglio parlarvi di Alessandro Magno o dei testi narrativi. Oggi voglio parlarvi di una ragazza che non si sente viva abbastanza. C'è una ragazza che fa finta di vivere, ha dei grandi occhi neri, mi viene voglia di abbracciarla e dirgli che va tutto bene, che andrà tutto bene. La trovo sempre li, a volte sorride, a volte ci prova. Lei non la richiamo, non si sente mai, lei c'è ma non si vede. È triste eppure continua a ripetere che va tutto bene. Ma come fa? Io mi chiedo sempre come fa a tenersi tutto dentro. Sta dentro una generazione sbagliata, dentro una generazione che fa a pezzi. Qui, prima ti salvano e poi ti ammazzano. Ma lei è forte, lei si salva." Stavolta però parlava di me. Ho guardato il professore, "Ma come faccio a salvarmi?" Lui ha sorriso, o almeno, ci ha provato.

stronza-comeilmondo

Quando si arrabbiava ed eravamo fuori casa, camminava sempre più veloce di me, teneva le mani incrociate e aveva un passo più lungo.
Sperava sempre che io la fermassi con un abbraccio tattico da dietro e quando meno se lo aspettava le mie mani scioglievano le sue e cosi quel nodo di braccia finiva attorno a me.
Si arrabbiò perchè una commessa mi sorrise e io ricambiai facendo lo stesso con lei.
Appena uscimmo dal negozio, cominciò a camminare esattamente come faceva sempre e s'aspettava un mio abbraccio tattico, solo che quella volta non arrivò.
Camminava più veloce, saranno stati più o meno due metri o forse tre di distanza, ma non smise nemmeno un secondo di andare avanti, continuava ad aspettarsi quell'abbraccio che non arrivava.
Quella volta decisi di seguirla, ma non di fermarla per vedere come avrebbe reagito.
Di solito la fermavo sempre, ma quella volta decisi di non farlo, per vedere quando si sarebbe girata per poi sorriderle e abbracciarla.
Passammo due minuti circa a camminare, distanti, ma vicini, senza parlare.
Lei mise le mani in tasca e tirò fuori un paio di cuffie, si raccolse i capelli sopra la testa e appena la musica partì, il suo passo aumentò, cosi io cominciai a sorridere, sapendo che si stava arrabbiando seriamente perchè non le andavo in contro ad abbracciarla.
Stavamo insieme da circa un anno, lo avremmo dovuto festeggiare dopo nemmeno un mese.
La parte più bella dei nostri litigi, era il dopo, perchè le spuntava sempre un sorriso stupendo e i suoi occhi si illuminavano di me.
Quella volta non accadde proprio così.
Quella volta, si girò lei e con le lacrime agli occhi, mi sorrise.
“Lo sapevo!” pensai e le sorrisi.
Un battito di ciglia, un secondo soltanto, due sorrisi e un cuore in mille pezzi.
In quel momento una macchina che veniva da una curva passò ad alta velocità e non vedendola, la travolse.
In quel momento il cuore, i sentimenti e tutto quello che potesse vivere dentro di me, morì.
Entrò in coma, ma non la lasciai un secondo, finchè qualcuno migliore di me, decise di portarsela via, lasciandomi solo.
—  ricordounbacio

- Avete fatto l’amore?
- No.
- Allora perché stavi con lei?
- Non so se capirai. Una volta avevo visto come scivolano le lacrime sulla sua guancia, e allora mi sono reso conto che non lo permetterò mai più. Mi importava sempre se ha mangiato, se si sente bene, se non ha freddo. Non ho mai voluto portarla a letto, volevo solo abbracciarla mentre guardiamo un film, svegliarmi dai suoi baci. Volevo starle vicino. Mi piaceva vederla come mangia un cioccolatino come una bambina e si pulisce con la mano. Quando tutti la chiamavano e lei diceva “sono fuori con il mio amore”. Non era come tutte le altre. Lei non mi amava come le altre. Lei mi amava sinceramente. E anche io. Lei era la mia bambina.

Ho letto frasi che dicevano “l'amicizia tra maschio e femmina non può esistere.” ma si sbagliavano. L'amicizia tra maschio e femmina esiste ed è una cosa fantastica, una delle cose più belle sicuramente. Ci conosciamo da più di due anni e ci siamo visti ieri e abbracciarla è stato fantastico come le poche volte che ci siamo visti.
La distanza si può sconfiggere!

La guardavo e non capivo se volevo salutarla, abbracciarla, detestarla od odiarla?
Era sempre lei: esteticamente mai cambiata, nemmeno dopo tutti questi anni, i suoi capelli sempre dello stesso profumo, i suoi occhi non li avevo più degnati di uno sguardo per paura di cascarci ancora e il suo buffo sorriso era sempre più arrogante.
Erano mesi che non la vedevo, mesi in cui non ci parlavamo più, ma avevamo entrambi una voglia di raccontarci tutto, come ai vecchi tempi.
Ricordo che era una sera senza importanza di data ed ero stato invitato ad una piccola festicciola, in mezzo ad una via che non sapevo nemmeno l'esistenza.
Qualcuno, dopo poco che ero arrivato, urlò il mio nome e mi venne a salutare; dopotutto ero arrivato da qualche minuto e non avevo salutato nessuno, anzi, mi ero messo a guardare le persone, come al mio solito, in silenzio.
Vidi che poco più in fondo nella stanza, uno sguardo indiscreto era fisso su di me, riconobbi subito che c'era lei e che mi stava fissando.
Aveva gli occhi puntati su di me sin da quando la mia faccia non fu nitida sotto la prima luce della stanza, come se avesse riconosciuto la presenza del mio respiro e la paura di non so cosa, dal semplice rumore dei miei passi lontani.
Non appena s'accorse che avevo capito chi fosse, attraverso un mio secondo sguardo, fece finta di niente e distolse gli occhi da me, in maniera molto frettolosa.
“È rimasta la solita bambina” pensai tra me e me, sorridendo inconsapevolmente.
Aveva paura, ma forse io ne avevo ancora di più.
“Come stai? Sai che m'hanno ammessa?” è così che iniziò il discorso con quella persona che urlò il mio nome.
Chiacchierai il giusto tempo con quella persona, risposi in maniera molto interessata, anche se non lo ero affatto.
Poco dopo, sempre da poco più in fondo della stanza, vidi quella ragazza, che forse avrei voluto detestare, portare nuovamente lo sguardo verso di me e, questa volta, fui io che non smisi di guardarla.
Infine fui io a distogliere gli occhi da lei, come un bambino che cerca di non far vedere i propri sentimenti.
Continuammo a cercarci con gli sguardi e ad evitarci per la maggior parte della serata, dopotutto io la odiavo.
Era una piccola gara, come al nostro solito: chi avrebbe ceduto? Chi sarebbe andato l'uno dall'altro a parlare per primo?
“Io la odio” mi ripetevo e cercavo di distrarmi.
I  nostri corpi, nel giro di un'ora dall'inizio della festa, oltre che agli sguardi, s'avvicinavano sempre di più finchè non ci guardammo tutti e due nello stesso e preciso momento.
Ci guardammo, lei alzò la mano e fece un cenno, io ricambiai quasi sorpreso di averla vista per la prima volta nella serata.
Finì tutto lì, almeno per un po.
“Che stupido che sono!” pensai tra me e me: “che stupida gara che stiamo facendo, siamo peggio dei bambini!” aggiunsi mentre sorseggiavo il mio bicchiere seduto da solo su una panchina e osservavo gli altri divertirsi.
Io odio le persone alle feste e conoscendo lei, sapevo che la sensazione che provava era praticamente la stessa, quindi eravamo soli, insieme, l'un l'altro e separati.
Eravamo due bambini che non si parlano più per un motivo che, probabilmente, nessuno dei due si ricordava più, senza un vero senso e senza un perchè.
Non c'era una spiegazione, noi siamo sempre stati così e basta: bambini, stupidi e amanti l'un dell'altro, come fratello e sorella.
Una persona si avvicinò a me e la mia serata cambiò: era una persona che non avevo mai visto, una persona proveniente da un altro continente e, per via della mia curiosità, chiesi un'infinità di domande.
Lei non fu più nei miei pensieri, esattamente come quando ero arrivato alla festa e dovevo ancora accorgermene, lei era tornata indifferente.
Evidentemente, però, per lei non fu lo stesso.
Nel giro di pochi minuti, lei si rese conto che nemmeno io, nella solitudine di quella serata che stavamo vivendo separati, ma insieme, ero rimasto più solo e che lei, senza di me, nella solitudine di quella serata che stava mo vivendo separati, ma insieme, era rimasta veramente sola.
Lei, non so come, perchè o dove, trovò il coraggio, ma decise di venire da me.
Ogni passo che faceva, io cercavo sempre di concentrarmi di più sulle parole dello straniero: “Merda, merda, merda!” esclamai, per più volte, dentro la mia testa, appena m'accorsi che lei stava venendo in contro a me, mentre sorridevo, come divertito al ragazzo.
Infine arrivò da me, s'accucciò più in basso di me e mi disse semplicemente “Ciao..” si fermò, aspettò che io la guardassi e in maniera ancora più stupida e sorpresa di prima, le risposi, infine lei, contenta di aver sentito quella risposta da me, mi sorrise.
“Stronza bastarda!” pensai mentre quelle sue guance rotonde che ho sempre amato, formavano quel sorriso che m'ha sempre fatto un effetto che non ha una descrizione.
“Come stai?” mi chiese, ma immediatamente si fermò, s'accorse che stavo parlando con qualcuno e mi chiese scusa.
Forse si rese conto che stavamo sbagliando, forse anche lei, non appena la guardai dopo quel suo sorriso, feci qualcosa, inconsciamente, che faceva uno strano effetto pure a lei e non aspettò nemmeno la mia risposta, aggiunse solo che sarebbe passata dopo per fare due chiacchiere, io annuì e, da stupido come sono, feci finta di non esserne nemmeno interessato.
Lei sparì nuovamente, ormai era normale per noi fare così.
“Quel sorriso non l'avevo previsto” pensai, mentre il ragazzo, inconsapevole di ciò che realmente era successo, continuava a parlarmi.
Così, dopo, mentre cercavo di concentrarmi su altro, la mia mente cominciò a pensare a tutt'altre cose e del ragazzo, con un'ottima storia, non m'importò più di molto.
Continuai ad ascoltarlo, certo; cercando però, non più lo sguardo di lei da lontano, bensì il suo sorriso, sperando di viverlo nuovamente da così vicino.
Chiesi scusa al ragazzo e che avevo bisogno di cercare quella ragazza, perchè dovevo parlarle; lui sorrise e mi lasciò andare in maniera molto gentile.
Mi misi così a cercarla, ma tra le tante persone, non riuscivo più a trovare ne il suo sorriso, ne riuscivo più a sentire il suo sguardo su di me.
Me ne fregai dell'orgoglio e cominciai a chiedere a chiunque se avesse visto quella ragazza e tra qualche ragazzo ubriaco, uno mi rispose: “Si, se ne è andata qualche decina di minuti fa, vuoi bere vino o preferisci il cocktail?”
La serata continuò, io rimasi lì, senza toccare alcol, lei sparì senza nemmeno salutarmi o più tornare per parlarmi.
La serata continuò, io rimasi lì, senza toccare alcol e alla domanda: non so se avrei preferito salutarla, abbracciarla, detestarla od odiarla, rispondo: decisamente viverla.
—  ricordounbacio 
Sai come si riconosce una persona che nasconde la tristezza?
Prova ad abbracciarla, e ti accorgerai che proverà a stringerti forte, senza peró farti male, come se in quel abbraccio dicesse ‘ti prego, salvami’.
—  Kamilė Lukaševičiūtė, lelacrimesulviso.