Will-Tant

Far tutto

Sono qui da quasi due mesi e sono così presa dalla voglia di far tutto che a volte dimentico di ritagliarmi del tempo per fare quelle piccole cose che ogni giorno sentivo mie abitudini. Mi piace dover lavorare così tanto e così tante ore, progettare, talvolta fallire e riprovare. Mi manca casa. Mi manca mia sorella. Il tempo che sono riuscita a passare con lei è stato troppo poco e troppo triste. Quando mi racconta tutto quello che sta imparando penso che vorrei essere lì con lei a insegnarle dell’altro. Poi mi ricordo di quanto sia brava e di come le piaccia fare tutto soltanto a modo suo. Sono felice di quello che sto costruendo e del modo gentile in cui qualcuno lo apprezza.
Mi chiedo e non so bene cosa mi manchi più di tutto. Mi dico che va bene così.

La questione è che non sono apatica e ostile verso l’amore così a caso, lo sono diventata dopo tante mazzate prese col tempo, dopo ogni volta che mi son data completamente avendo in cambio solo briciole.

So che tutti gli uomini sono in grado di amare se lo vogliono ma so anche che se non sei il loro tipo se ne sbattono il cazzo di te, così come appunto possono darti anche l’anima.

Sono incazzata con non so cosa e con non so chi solo perché da me l’amore è sempre passato e andato via in un lampo. Forse non era neanche amore, appunto perché andava via. Però non posso dire di non averne avuto (oddio forse davvero non ne ho mai ricevuto), qualcuno ci ha anche provato, ci abbiamo provato, ma non era abbastanza…

Sono incazzata in parte anche con me perché ho la capacità di vedere sempre il buono in chi in realtà non ne ha nei miei confronti. E lo so che non va bene è solo che ci spero sempre di poter cambiare le cose e spero sempre che quella persona possa iniziare a provare dei sentimenti per me.

Non so, probabilmente ho l’ “innamoramento” o “interesse” facile proprio perché è di questo che ho bisogno, di sentirmi amata e apprezzata da qualcuno, di sentirmi importante e quindi cedo facilmente. Quindi inizio a dare, perché so come ci si sente senza. Un po’ mi viene anche naturale dare una parte di me a chi voglio bene, no? E poi mi affeziono troppo, anche a un gesto fatto senza pensarci. E lo ricordo a vita, anche se tutto va male io ricordo quel gesto. Anche se vengo tratta una merda o quella persona ha tutte le caratteristiche per essere mandata a fanculo, ricordo il gesto positivo. Ecco in un mare di merda vedo sempre ciò che c’è di buono.

L’amore qui passa ma non c’è.

E questo mi uccide.

anonymous asked:

Come vi siete conosciuti tu e il tuo moroso?

Lui voleva salvare il jazz e io diventare una grande attrice. 

No scherzo. L’ho conosciuto qui, lui mi seguiva tipo da cinque mesi e ogni tanto mi mandava messaggi in anonimo, tipo ammiratore segreto, poi un bel giorno si è deciso a scrivermi e abbiamo iniziato a parlare. Io all'inizio ero titubante perché era uno sconosciuto e perché stavo attraversando un brutto periodo e quindi “KE SKIFO L’AMORE MI FATE SKIFO TUTTI VOI PENE MUNITI”. Dopo un po’ ho deciso di incontrarlo, ho preso un treno (il migliore su cui sia mai salita) e niente, quando l’ho visto a Termini mi sono innamorata, lessa, fritta, fregata, tant'è che quando mi ha salutata io ero tipo “ODDIO CHE FACCIO COME MI CHIAMO?” e l’ho abbracciato senza nemmeno dirgli ciao. 

Avresti dovuto vederlo rosso come un peperone, dopo avermi per sbaglio toccato la mano in tram.

Potrei aggiungere altre cose ma mi dilungherei troppo.

Lo so che leggerai questo post, quindi sappi che ti amo. 

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Takehisa Yumeji 竹久夢二 (1884-1934).

Takehisa Yumji n’a jamais étudié le dessin dans aucune école d'art ni auprès d'aucun professeur, ne serait-ce que de façon formelle. Il déteste le concept de l'« artiste », ayant le sentiment d'une certaine prétention de celui-ci, ce qui naturellement contrarie nombre des artistes de son époque et entraîne des critiques négatives de la soi-disant élite…
À l'extérieur des cercles artistiques,ses tableaux jouissent d'une grande popularité auprès des gens ordinaires et à ce jour comptent encore de nombreux amateurs tant au japon qu'à l'étranger. Jeune, il voulait devenir poète mais ayant compris qu'il ne pouvait gagner sa vie de cette façon, il s'engage dans le dessin et la peinture.

anonymous asked:

Come si fa a credere nell'amore dopo tanti rifiuti, tante delusioni, tanta sofferenza? Ho sempre pensato che prima o poi mi sarei innamorata, avrei vissuto la mia storia d'amore, mi piaceva sognare e immaginare come sarebbe andata. Ora mi sembra tutto cosi impossibile. Le persone sono egoiste. E più vado avanti, più penso che devo solo concentrarmi su me stessa perché l'amore vero in realtà è solo frutto di un illusione, e che in realtà non esista davvero. E pensare tutto questo mi fa male

L'amore esiste, ma penso che per trovare quello adatto ad ognuno di noi ci voglia tempo, intanto concentrarti sull'amore per te stessa e vedrai che il resto arriverà, se lo trovassimo subito il vero amore che gusto ci sarebbe?

Fortezza vuota

Dopo aver litigato furiosamente,

prendendomela soprattutto con me stessa,

immagino due fronti di soldati che lentamente abbandonano il campo di battaglia.

Il sole è un puntino luminoso che sta per scomparire e le ombre si allungano vertiginosamente , ondeggiando come tante bandiere scolorite.

Il respiro non è più affannoso, le parole sono solo echi di ferite che si rimargineranno.

E’ in questo momento che mi ascolto vivere perché il silenzio mi sta avvolgendo , mi placa, lasciandomi da sola, nella mia fortezza vuota.

anonymous asked:

Sei in carne pure un po' messa male e hai da ridere, vedi con quanti hai fatto la sporca e poi parli punti il dito e quant'altro cara sappi che qui su Tumblr come morti di figa ci sono tante morte di cazzo, ma renditi conto prima di postare qualcosa del genere e non ti lamentare se poi reblog post spinti ecct e poi dopo ti cercano e ti mandano foto del loro per pene e fai la vittima di sto cazzo, le tipe come te sono come le mosche ronzano sempre attorno alla merda. Ragiona un bacio cara

Ho intenzione di fare discussioni con qualcuno che almeno scriva frasi che abbiano un senso compiuto.
Partiamo col presupposto che io posso rebloggare quello che voglio senza che tu sporco essere schifoso mi invii senza il mio consenso la foto del tuo pene.
Sai che potevo benissimo andare dai carabinieri quando ero minorenne per le foto inviate da queste persone? Perché se io non ti chiedo nulla tu non hai nessun diritto di inviarmi foto pornografiche.
Secondo,mi sembra di aver parlato della gente che invia le foto senza consenso e non mi sembra neanche di aver detto di essere la santa madonna o sbaglio?
Io sono favorevole allo scambio di foto anche ‘hot’ SE C’È UN CONSENSO DA PARTE DI TUTTE E DUE LE PARTI.
Pensa se tua figlia ricevesse senza chiedere nulla foto di cazzi da gente sconosciuta.
I miei genitori conoscono e seguono il mio blog come LE restanti 40000 mila e passa persone e pretendo che ci sia rispetto nei miei confronti come delle altre persone.
QUINDI POVERO FRUSTATO TORNA A GUARDARE I TUOI PORNO CHE NON SEI DEGNO DI AFFRONTARE UNA DISCUSSIONE CON ME.
PS.io ci sto mettendo la faccia in quello che dico tu?
Ps.se fossi una mosca preferirei morire che ronzare a dietro a persone luride,schifose e insignificanti come te.

“J’ai fait tant de projets qui sont restés en l’air
J’ai fondé tant d’espoirs qui se sont envolés
Que je reste perdu ne sachant où aller
Les yeux cherchant le ciel, mais le cœur mis en terre“

Psichiatria

Ero in un posto dove non mi sarei mai aspettato di stare, l'aria calava ad ogni respiro, il tempo sembrava essersi quasi fermato, la mia voce era una fra tante, quindi non ascoltata.

Mi spaventava l'indifferenza delle persone intorno a me mentre mi lasciavo andare, mentre mi autodistruggevo.

Quel posto proibiva anche il minimo respiro, anche il minimo assaggio di libertà, era come una gabbia di vetro; del vetro indistruttibile.

Le pastiglie che mi davano sembravano farmi marcire, le uniche forze che avevo venivano prosciugate, il letto non mi lasciava andare e i giorni passavano, passavano troppo lentamente, guardavo il sole in un piccolo giardino circondato da mura altissime, insormontabili, dall'altra parte del muro la mia felicità, mi aspettava, era come musica più mi avvicinavo più la sentivo, ma non avevo possibilità di possederla.

Fumavo sigarette su sigarette, non succedeva niente, volevo accadesse qualcosa, qualunque cosa avesse cambiato anche solo quel giardino che era l'unico panorama che potevo ammirare dalla finestra.

La voglia di scappare prevaleva sulla voglia di mangiare, su qualsiasi voglia, mi possedeva, le mie idee non erano delle migliori, la cosa che mi restava era aspettare, senza sapere quanto se un'ora, un giorno, una settimana anche un anno, non ero nelle mani di nessuno, ero lasciato al mio destino se così si può chiamare.

Le notti volevano uccidermi, erano la parte di tutta la giornata che mi spaventava di più, avevano voce propria, ti entravano nella testa, ti facevano restare gli occhi spalancati, l'insonnia prendeva possesso di quelle notti insieme alla follia, non conoscevo più i sogni ma gli incubi, degli incubi che non solo facevano paura in quell'istante, ma che mi restavano in testa tutta la giornata, influenzando la mia vita, strappandomi via la tranquillità, facendo spazio all'ansia che divorava il mio stomaco, divorava me stesso, senza essere fermata.

La cosa che veramente mi preoccupa in questa infinita moltitudine di tristi domande che una farebbe meglio a sviare con sorbetti e sole, è che adesso in me c'è una specie di grande dolore, con tante sfaccettature come nell'occhio di una mosca e devo partorire questa mostruosità per tornare a sentirmi leggera.
-Sylvia Plath, Diari-