Vicoli

Mio padre mi diceva che
per far felice una donna non ci vuole molto,
ma ci vuole molto.

Cioè, si spiegava meglio,
non ci vuole molto impegno,
ma ci vuole molta passione.

Non ci vogliono molti soldi,
ma ci vuole molta creatività.

Per vedere se
la donna che hai accanto sta bene,
tu portala a passeggiare, mi diceva.

Portala nei vicoli della città,
portala a guardare le cose piccole,
come le vecchiette che
annaffiano dai balconi.

Che poi le passeggiate aiutano pure
ad innamorarsi di più, mi diceva.

Perché quando si cammina
i pensieri stupidi scorrono via,
e rimane solo il presente,
la bellezza del giorno, voi due.

Poi, portala a fare un aperitivo, mi diceva;
quella sarà la prova del nove.

Fate un bell'aperitivo insieme,
riposatevi dalla passeggiata,
bevete e mangiate, ridete,
diamine falla ridere.

E se dopo l'aperitivo ti dice:
io ho ancora fame, andiamo a cena ?
Allora significa che quella persona
sta davvero bene con te.

E felice, mi diceva.

Perché una donna quando sta bene
ha sempre fame.

(Gio Evan)

Quando le parole non bastano, quando gli sguardi finiscono, quando le mani non riescono più a tenere il ritmo del tuo cuore, quando i piedi iniziano a prendere una direzione diversa dalla tua…
Quando questo accadrà io uscirò dal mio corpo e vedrò tutto da estraneo per non soffrire e per non piangere mai più…
ilgiovaneleopardi

Certe volte mi perdo, ma non intendo per strada, in quei vicoli mai esplorati della mia città. No, magari.
Mi perdo nei pensieri, nei cumuli di parole non dette, di decisioni mai prese, di sentimenti nascosti. Mi perdo e non riesco a trovare via d'uscita.

Siamo adolescenti.
Vogliamo il messaggio della buona notte. E quello del buongiorno.
Vogliamo gli abbracci improvvisi, i baci di notte nei vicoli.
Vogliamo le risate fino alle lacrime.
Vogliamo l’alcool e le sigarette. E le droghe. Vogliamo trasgredire.
Vogliamo le scritte sotto casa.
Vogliamo gli amici che si tagliano e quelli che scontano la propria pena in carcere.
Vogliamo sentire i brividi dietro la schiena.
Vogliamo l’amicizia. E anche la solitudine. Vogliamo le dimostrazioni di affetto. Vogliamo ballare, vogliamo gli after.
Vogliamo qualcuno a cui dire ” ti voglio bene”.
Vogliamo le discoteche e i pub dove poterci ubriacare.
Vogliamo l’ansia prima di un appuntamento.
Vogliamo passare le giornate in presidenza per fare capire che siamo ribelli. Vogliamo i nostri compagni di classe, nonostante la scuola faccia schifo.
Vogliamo gli amori e le delusioni. Il solletico. Le corse sotto la pioggia. Vogliamo urlare.
Vogliamo la musica a palla nelle orecchie. I concerti. Le foto. Vogliamo le cazzate. Le serate nei parchetti. La prima volta di tutto.
Vogliamo essere adolescenti.
—  Biografia di Tumblr

mio padre mi diceva
che per fare felice una donna
non ci vuole molto
ma ci vuole molto
cioè, si spiegava meglio
non ci vuole molto impegno
ma ci vuole molta passione
non ci vogliono molti soldi
ma ci vuole molta creatività

per vedere se la donna
che hai accanto sta bene
tu portala a passeggiare
mi diceva
portala nei vicoli della città
portala a guardare le cose piccole
come le vecchiette che annaffiano dai balconi
che poi le passeggiate
aiutano pure ad innamorarsi di più
mi diceva
perché quando si cammina
i pensieri stupidi scorrono via
e rimane solo il presente
la bellezza del giorno
voi due

poi portala a fare un aperitivo
mi diceva
quella sarà la prova del nove
fate un bell’aperitivo insieme
riposatevi dalla passeggiata
bevete e mangiate
ridete, diamine falla ridere,
e se dopo l’aperitivo ti dice
“io ho ancora fame, andiamo a cena?”
allora significa che quella persona
sta davvero bene con te
è felice
mi diceva
perché una donna
quando sta bene
ha sempre fame.

—  Gio Evan

L’incanto.

Tavola realizzata per il catalogo di Smack!, la fiera del fumetto di Genova dove mi potrete trovare domani pomeriggio a disegnare. 

Passate a salutarmi e a lanciarmi qualche nocciolina, noi disegnatori abbiamo bisogno di nutrimento! Come sempre, disegnini gratis per le cosplayer di Lamù. :)

stetirasso’15

“Il dolore è sordo, il dolore è muto. Il dolore è sordomuto. Sordo perché ascolta solo se stesso, muto perché non ci sono parole che possano parlarne. Il dolore è un handicap. E inciampa nelle barriere architettoniche della vita quotidiana. Una volta tanto queste barriere sono positive. Diventano barricate della vita che, assediata dal tuo dolore, si rifiuta di arrendersi. La vera resistenza.”

Andrea G. Pinketts, L'assenza dell'assenzio

il trucco dell'aperitivo

mio padre mi diceva che per far felice una donna non ci vuole molto,
ma ci vuole molto.
cioè, si spiegava meglio, non ci vuole molto impegno, ma ci vuole molta passione.
non ci vogliono molti soldi, ma ci vuole molta creatività.
per vedere se la donna che hai accanto sta bene, tu portala a passeggiare, mi diceva.
portala nei vicoli della città,
portala a guardare le cose piccole,
come le vecchiette che annaffiano dai balconi.
che poi le passeggiate aiutano pure ad innamorarsi di più, mi diceva.

perché quando si cammina i pensieri stupidi scorrono via,
e rimane solo il presente, la bellezza del giorno, voi due.
poi, portala a fare un aperitivo, mi diceva;
quella sarà la prova del nove.
fate un bell'aperitivo insieme, riposatevi dalla passeggiata,
bevete e mangiate, ridete, diamine falla ridere.
e se dopo l'aperitivo ti dice:
“io ho ancora fame, andiamo a cena?”
allora significa che quella persona sta davvero bene con te.
è felice, mi diceva.
perché una donna
quando sta bene
ha sempre fame.

—  gio evan.

Chissa’ se un giorno tocchera’ a mia Figlia.
Se anche lei verra’ stuprata dai compagni del suo ragazzo, se verra’ aggredita mentre tornera’ a casa dai suoi viaggi e lasciata sul ciglio della strada a morire assiderata.
Chissa’ se un giorno avro’ un figlio diversamente intelligente e verra’ stuprato dai suoi coetanei.
Picchiato dalle sue insegnanti, massacrato e gettato dal piano di un hotel in Spagna dai suoi compagni di classe strafatti di qualcosa.
Chissa’.
Se da questo silenzio spezzato dalle urla dentro i vicoli e le immagini sfocate del pronto soccorso ci sara’ mai pace.
Ci sara’ mai giustizia.
Ci sara’ morte.
Se questo Paese attaccato disperatamente al passato a un Dio e all'oscuro che ricopre la verita’ accettera’ di prevenire la morte di ogni Donna.

Ve la siete cercata (Black Mirror)

No, questo non è l'ennesimo post pseudo femminista sul diritto di vagare in minigonna per vicoli oscuri senza il rischio di finire violentate dietro un cassonetto.

Vi ho chiesto di bloccarmi in tempo ma, date le risposte incitanti dettate verosimilmente dalla sbronza del sabato sera, eccomi qui.
Un briciolo di comprensione, grazie.
Scrivo qui da qualche anno e, ci gioco tutto, su questa pagina di recensioni non ne avete mai lette. Non ne avete lette perché non le ho mai scritte e non le ho mai scritte perché il processo di elaborazione che inizia con i titoli di coda o con le quattro facciate bianche al termine, rispettivamente, di film e libri, si arrestava al tempo tra il divano e la doccia per poi avere il suo culmine in un qualche monologo delirante con il primo disposto a fare finta di ascoltare. Se anche solo annuiva guardandomi, allora ero davvero realizzata.
Stasera però è diverso e voglio (sì ho detto VOGLIO) dire la mia su larga scala. Questo per un semplice motivo che nulla ha a che vedere con il narcisismo, più o meno velato, che mi fa scrivere e pubblicare altro genere di cose. Voglio dire la mia perché, povera illusa, mi piace immaginare che se siete arrivati a leggere fino a qui, magari anche un lampo di curiosità misto ad un “chissà dove cazzo vuole andare a pare” possa spingervi ad arrivare al centro di questa prova tecnica. Ora che ho creato il giusto stato di attesa, eccomi. Pronti? BLACK MIRROR. Salto i suggerimenti Wikipediani circa l'analisi del titolo e la suddivisione “antologica” della serie in questione (se volete andateveli a leggere premurandovi di essere sobri). Non sono un critico e vi dirò di più; di Cinema so il giusto indispensabile tale da permettermi una modesta conversazione con lo pseudo intellettuale di turno che, fino a non molto tempo fa mi sarebbe stata d'aiuto per portarmelo a casa, senza assumere l'aspetto del pesce pulitore attaccato alla boccia.

Ho visto i primi cinque episodi e, lo ammetto, sono andata a cercare recensioni. L'ho fatto per un motivo che, a scriverlo, sembra ancora più assurdo. Ho spento il pc e mi sono resa conto di essere semplicemente in quello stato di shock assimilabile alla tanto inflazionata Sindrome post traumatica da stress. Così, pensandomi pazza come pazza mi hanno convinta essere, ho cercato conferme nelle parole di altri. Di questa serie se ne parla e se ne parla parecchio. Articoli da leggere a puntate, muniti di dizionario e accesso rapido a Google Chrome per fronteggiare il senso di inadeguatezza e ignoranza che già alla seconda riga ti coglie impreparata. Cercavo conferme sul panico provato e questi me lo moltiplicano infierendo sull'autostima. No ragazzi, così non vale proprio. Avete studiato e si vede ma non si gioca così con la lucidità mentale di una giovane donna in cerca di rassicurazioni. Così ho deciso che la Recensione (maiuscola) la scrivo io. Visionario, futuristico, cinico, spietato, audace. Una panoramica sui tempi che nemmeno ve lo sto a dire. Un'indagine socio politica dai risvolti che adesso spengo e piango un po’ nell'angolino. Ma niente. Nulla che faccia riferimento a quel senso di frustrazione che ti assale nel momento in cui assimili l'impotenza. Non è visionario e, per quanto mi riguarda, il signore delle recensioni deve farsene una ragione. Non è futuristico; siamo noi e siamo qui, ora. Ed è questo a sconvolgerci. Ho tenuto gli occhi attaccati allo schermo nonostante lo schifo che veniva proposto chiedendomi quale fosse la differenza tra me e il popolo inglese ipnotizzato da un primo ministro che grufola, per ore, scopandosi una scrofa. Lui poi vomita e a me resta il dubbio possa essere lo stress. Quindi. Io non ho spento il pc allo stesso modo in cui i sudditi non hanno spento la TV. Cosa ne ho tratto, chiedete e fate bene. Beh, ne ho tratto che se c'è una cosa che ci rende simili e complici è lo schifo. Nessuna indignazione, grazie. Giudici giudicanti sul mercato degli orrori. Una donna che non ricorda nulla, che corre forte perché conosce solo la paura ma che, comunque, si fida. Convinta di essere diversa, fuori dalle logiche di chi ci vuole schiavi, affida la sua vita a chi percepisce come suo simile. Non vi viene in mente niente? Peccato però che il gioco sia lei, al pari della salma coperta da un lenzuolo bianco stesa sulla corsia a fianco della tua auto nuova. Non importa cosa abbia fatto e che si sia macchiata di un crimine tra i più difficili da comprendere resta un dettaglio. Così lei resta la vittima e noi gli inquisitori dalla fotocamera facile. Parchi a tema in cui portare i bambini la domenica. In fondo è il nostro presente ed è giusto che imparino alla svelta. Piccoli mostri crescono. Ma lo zaino sulle spalle no. Troppo pesante, meglio le rotelle.