Settimo

So, @historyandlanguages and I are helping each other out with our respective target languages, and I was asked to translate this list of common words useful for beginners into Italian. I translated them following the list’s order, so if you want to know what they mean just confront them with the original post linked above! For some adjectives and pronouns I’ve also written the changes that must be made for the feminine form, but I am lazy so I didn’t do it for all of them, sorry (anyway most of the time you just have to change the final “o” with an “a”). Of course, if there’s anything that’s unclear feel free to message me, I’ll be glad to help if I can :)

EXPRESSIONS OF POLITENESS (about 50 expressions)       

  • ‘Yes’ and ‘no’: sì, no, assolutamente (sì) [but I honestly think “certamente” is more used], assolutamente no, esatto.    
  • Question words: quando? dove? come? quanto? quanti? perché? (che) cosa? chi? quale? di chi?    
  • Apologizing: scusa (or, if formal, “scusi”), scusa (if plural, “scusate”) se interrompo/scusa (same thing as before) per l’interruzione, insomma, temo di sì, temo di no.    
  • Meeting and parting: buongiorno, buon pomeriggio, buonasera, ciao, ciao (“arrivederci” is more formal), cin cin/(alla) salute, a dopo, piacere (di conoscerti), è stato un piacere (conoscerti).    
  • Interjections: per favore, grazie, figurati/di niente, scusa, sarà fatto, sono d’accordo, congratulazioni, grazie al cielo/grazie a Dio, sciocchezze.    

NOUNS (about 120 words)

  • Time: mattina, pomeriggio, sera, notte; domenica, lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato; primavera, estate, autunno, inverno; tempo, occasione, minuto, mezz’ora, ora, giorno, settimana,     mese, anno.    
  • People: famiglia, parente, madre, padre, figlio, figlia, sorella, fratello, marito, moglie; collega, amico/a, fidanzato, fidanzata; persone/gente, persona, essere umano, uomo, donna, signora, signore, ragazzo, ragazza, bambino/a.
  • Objects: indirizzo, borsa/zaino, libro, macchina, vestiti, chiave, lettera, luce, denaro/soldi, nome, giornale, penna, matita, immagine (image)/foto (photo), valigia, cosa, biglietto.
  • Places: posto, mondo, paese, città, via, strada, scuola, negozio, casa, appartamento, stanza, terreno.    
  • Abstract: incidente, inizio, cambiamento, colore, danno, divertimento, metà, aiuto, battuta, viaggio, lingua, inglese, italiano (this is the language in our case), lettera, vita, amore, errore, novità/notizia, pagina, dolore, parte, domanda, ragione, tipo, sorpresa, modo, tempo, lavoro.
  • Other: mano, piede, testa, occhio, bocca, voce; la sinistra, la destra; la cima, il fondo, il lato; aria, acqua, sole, pane, cibo, carta, rumore.

PREPOSITIONS (about 40 words)    

  • General: di, a, a (sometimes “in”), per, da, in, su. [Generally speaking, the basic Italian prepositions taught in primary school are di, a, da, in, con, su, per, tra, fra]    
  • Logical: su/di/riguardo a, secondo, tranne/eccetto, come, contro, con, senza, da, nonostante, invece di.    
  • Space: dentro, fuori da, fuori, verso, lontano da, dietro, davanti a, accanto, vicino a, tra, sopra, sopra di/in cima a, sotto/al di sotto di, sotto, sotto/al di sotto di, vicino a, molto lontano da, attraverso.        
  • Time: dopo, fa, prima, durante, da/da quando, fino a/finché/fin quando.    

DETERMINERS (about 80 words)   

  • Articles and numbers: un/a, lo/la; nos. 0–20 (zero, uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, undici, dodici, tredici, quattordici, quindici, sedici, diciassette, diciotto, diciannove, venti); nos. 30–100 (just decimals here: trenta, quaranta, cinquanta, sessanta, settanta, ottanta, novanta, cento); nos. 200–1000 (just the multiples of 100: duecento, trecento, quattrocento, cinquecento, seicento, settecento, ottocento, novecento, mille); ultimo/a, prossimo/a, primo/a, secondo, terzo, quarto, quinto, sesto, settimo, ottavo, nono, decimo, undicesimo, dodicesimo.        
  • Demonstrative: questo/a, quello/a.        
  • Possessive: mio/a, tuo/a (vostro/a if plural), suo/a, suo/a (in Italian the distinction is based on the gender of the possessed thing rather than that of the possessor), nostro/a, loro.    
  • Quantifiers: tutto, un po’ (di), niente/ nessuno/a, qualsiasi, tanti/e, molto, (di) più, (di) meno, qualcuno/alcuni, vari, intero, un po’ di, tanto/a.    
  • Comparators: entrambi, nessuno dei due, ognuno/ciascuno, ciascuno/tutti, altro, un altro, stesso, diverso, così.        

ADJECTIVES (about 80 words)    

  • Color: nero, blu, verde, rosso, bianco, giallo.
  • Evaluative: cattivo, buono, terribile; importante, urgente, necessario; possibile, impossibile; giusto, sbagliato, vero.
  • General: grande, piccolo, piccolo, pesante; alto, basso; caldo, freddo, tiepido/caldo; facile, difficile; economico, caro/costoso; pulito, sporco; bello, divertente, curioso, solito, comune, carino/bello, carino/bello/grazioso, meraviglioso; noioso, interessante, pericoloso,     sicuro; basso, alto, lungo; nuovo, vecchio; calmo, chiaro, asciutto;     veloce, lento; finito, libero, pieno, luminoso, aperto, silenzioso, pronto, forte.
  • Personal: spaventato, solo, arrabbiato, certo/sicuro, allegro, morto, famoso, lieto/felice, felice/contento, malato, buono, sposato, soddisfatto/compiaciuto, dispiaciuto, stupido, sorpreso, stanco, bene/in salute (not really adjectives but that’s the translation), preoccupato, giovane.

VERBS (about 100 words)    

  • arrivare, chiedere, essere, essere capace di, diventare, iniziare/cominciare, credere, prendere in prestito, portare, comprare, potere, cambiare, controllare, raccogliere, arrivare, continuare, piangere, fare, far cadere, mangiare, cadere, sentire, trovare, finire, dimenticare, dare, stare per/avere intenzione di, avere, dovere, sentire, aiutare, stringere/tenere, sperare, farsi male, fare male/ferire (qualcuno), tenere/conservare, sapere, ridere, imparare, lasciare/partire, prestare, permettere, stendersi, piacere, ascoltare, vivere, vivere/abitare, guardare, cercare, perdere, amare, fare, essere autorizzati a, potere, intendere, incontrare, dovere, avere bisogno di,     ottenere, aprire, dovere, pagare, giocare (suonare if playing an instrument), mettere, leggere, ricordare, dire, vedere, vendere, mandare/inviare, dovere (used in the conditional form), mostrare, chiudere, cantare, dormire, parlare, stare in piedi, restare, fermare, suggerire, prendere, parlare, insegnare, pensare, viaggiare, provare, capire, usare, essere abituati a (to be used to something), aspettare, camminare, volere, guardare, there’s not really a verb to express future in Italian you have to conjugate them, funzionare, lavorare, preoccuparsi, again I don’t think would is translatable, scrivere.    

PRONOUNS (about 40 words) 

  • Personal: Io, tu (voi if plural), lui (the correct form would be egli but no one uses it anymore), lei (same thing as egli, but this time it would be ella; hasn’t been used in a pretty long time), we don’t have neuter forms, noi, loro, uno/a; io stesso (I’m just gonna put the subject form of these, object is different), tu stesso, lui stesso, lei stessa, no neuter, noi stessi, voi stessi, loro stessi.
  • Possessive: il mio/la mia, il tuo/la tua (il vostro/la vostra if plural), il suo/la sua (depends on the object), il suo/la sua (same), no gender neutral, il nostro/la nostra, il loro/la loro.
  • Demonstrative: questo/a, quello/a.        
  • Universal: tutti/ciascuno, tutti, ogni cosa/tutto, ognuno, entrambi, tutto (tutti if plural), uno, un altro.
  • Indefinite:  qualcuno, qualcuno, qualcosa, un po’ (di), pochi, un po’ (di), più, meno; chiunque, chiunque, qualsiasi cosa/qualunque cosa, qualsiasi, qualunque, molto, molti.
  • Negative: nessuno, nessuno, niente, nessuno/niente/nulla, nessuno dei due.

ADVERBS (about 60 words) 

  • Place: qui/qua, lì/là, al di sopra, oltre/al di sopra, al di sotto, davanti, dietro, vicino, molto lontano, dentro/all’interno, fuori/all’esterno, a destra, a sinistra, da qualche parte, da qualsiasi parte/ovunque, da tutte le parti/ovunque, da nessuna parte, a casa, (al piano) di sopra, (al piano) di sotto.
  • Time: adesso/ora, presto, immediatamente, rapidamente/in fretta, finalmente, di nuovo, una volta, per molto (tempo), oggi, in generale, a volte, sempre, spesso, prima, dopo, presto (or in anticipo if you get somewhere early), tardi (or in ritardo if you get somewhere late), mai, non ancora, ancora, già, allora, poi, ieri, domani, stasera/stanotte.    
  • Quantifiers: un po’, più o meno/all’incirca/circa, quasi, almeno, completamente, molto, abbastanza, esattamente, soltanto, non, troppo, di più, di meno.    
  • Manner: anche, specialmente, gradualmente/a poco a poco, certo/certamente, soltanto/solo, altrimenti, forse, probabilmente, piuttosto/alquanto, così/quindi/allora, quindi, anche, sfortunatamente, molto, bene.        

CONJUNCTIONS (about 30 words) 

  • Coordinating: e, ma, o; tanto/come (if something is as good as something else)/mentre (if something happens as something else’s going on), di/che, come.    
  • Time & Place: quando, mentre, prima, dopo, da/da quando, finché; dove.
  • Manner & Logic: come, perché, perché (word’s the same for answers and questions in Italian), anche se/nonostante, se; (che) cosa, chi, chi (it’s the same for subject and object), di chi, quale, che/di (I think that I’ll read a book – credo che leggerò un libro).
In certe supreme circostanze, non è capitato a tutti noi, dopo aver posto una domanda, di tapparsi le orecchie, per non udire la risposta? Soprattutto chi ama è soggetto a queste viltà.
—  Victor Hugo, I miserabili, parte V Jean Valjean; Libro settimo - L'ultima sorsata del calice, cap. II, “I punti oscuri che una rivelazione può contenere”
Non è che sia triste e solo che alle volte mi sento solo un po’ giù di morale.
Dico,vedere tutti felice tranne me,non è una cosa da settimo cielo,certe volte mi sento così messa da parte da tutti che vorrei scappare ma sto zitta e non lo faccio.

Ti avrei portato al settimo cielo
E fatto vedere il mondo dipinto di rosa,
Avrei provato a darti anche la luna.
Tu invece mi hai fatto vedere le stelle
Attraverso ogni ferita, ma va bene così:
Noi due insieme avevamo raggiunto
L'equilibrio cosmico.

Io sono brutta. Non nel senso letterale del termine, credo. Ho un visino carino e se mi impegno un po’, posso fare la mia bella figura. Sono brutta però, brutta comunque. Lo sono perchè cammino sempre a testa bassa, in una conversazione con più di due persone non riesco a parlare, se c'è da conoscere qualcuno sono capace di dire soltanto ‘piacere’ e di arrossire. Sono brutta perchè mi sento sempre fuori luogo, inadatta, incapace, inferiore al resto del mondo, insicura. Sono quel tipo di persona che se è triste o arrabbiata, non finge di essere al settimo cielo. Sono brutta, non guardo mai negli occhi le persone per paura che capiscano il vortice di pensieri che mi risucchia ogni giorno e ogni notte.
Ogni tanto mi capita di pensare a te. Mi hai fatta sentire al settimo cielo, ma poi di colpo sono caduta nell'abisso. Sai, è da troppo tempo che non mi vedo tornare e sono preoccupata. Penso al destino, bastardo.
Eh si, è destino quello di esser soli, soli come me.
—  Deadgirlinsidesworld

‘Aveva otto anni.
Otto anni e si chiamava Alice.
Era la mia Alice nel Paese delle Meraviglie.
Tutta la sua famiglia ero io.
Capivo che per mia zia fosse difficile.
Difficile stare con lei e riuscire a mantenere entrambe.
Ero la sua Tata.
Quando le chiedevano chi fossi diceva sempre che ero la sua sorellona anche se in realtà siamo cugine.
Una volta l’andai a prendere all’uscita da scuola.
Loro abitano a Sud, io al Nord, perciò ero li in vacanza.
Mi ricorderò per sempre la sua espressione.
Era felice.
Felice da far schifo.
Era fiera di me.
Mi presentava a tutti i suoi amichetti,
come se fossi il suo idolo,
il suo mentore.
E forse, forse, lo ero.
Una volta sua madre le chiese cosa avrebbe voluto diventare da grande.
Lei rispose indicandomi.
Ero sbagliata, come esempio.
Pessimo.
Ma a lei sembrava non importare.
Lei voleva me.
Non era come gli altri.
Voleva veramente sapere come stavo o cosa facevo.
Lei non mentiva o fingeva.
Mai.
Una volta, quando aveva cinque anni, venne a dormire nel mio letto.
Fuori c’era il temporale.
Mi chiese perché non avessi paura come lei.
Perché non ero spaventata?
Le risposi che era perché amavo i temporali.
Mi facevano capire che, qualche volta, anche il cielo urla.
Da li non ebbe più paura.
Anzi, quando c’era un temporale mi chiamava per sapere se lo sentissi anche io.
Il giorno dopo andò in giro per casa indossando una mia felpa.
Le arrivava ai piedi e le mani non si vedevano nemmeno dopo averle rimboccate tre volte.
Ma diceva che era la sua armatura e che non se la sarebbe più tolta.
Per me era bellissima.
La mia piccola principessa in armatura.
L’unico libro che voleva che le venisse letto era “Alice nel Paese delle Meraviglie” per questo cominciai a chiamarla con il nome inglese.
Le avevo regalato la mia copia, una di quelle migliori, ma mi disse che dovevo tenerla io perché quando veniva voleva che glielo leggessi.
La prima volta ci mettemmo tre giorni perché lei non seguiva e voleva che le rileggessi le parti che si perdeva.
Consumammo la cassetta della Disney a furia di guardarla e quando uscì il film di Tim Burton lo comprammo subito.
Per il suo sesto compleanno le regalammo i personaggi di peluches, era tanto felice.
Per il settimo compleanno mi chiese di disegnarle sul muro, tutta la storia di Alice.
Lo feci, ma lo stregatto venne veramente inquietante.
Ma lei disse lo stesso che era bellissimo e che non voleva cambiarlo.
Ne era completamente innamorata.
Non l’avrebbe cambiato per nulla al mondo.
A settembre mi chiamò mia zia in lacrime.
Alice.
La mia Alice.
La mia Alice di otto anni aveva la LEUCEMIA.

Otto anni e chiedeva perché tutti erano tristi.
Otto anni e chiedeva perché la mamma piangeva la notte.
Otto anni e chiedeva perché doveva andare in ospedale.
Otto anni e chiedeva se sarebbe guarita.

Come puoi dire a una bambina così piccola che ha una condanna a morte sulla testa?
Non puoi.

E allora ridi.

Ridi perché il mondo fa già paura senza la sua luce e non sai cosa farai quando si spegnerà.
Ridi.
Allora le dici che è solo malata.
Che è normale.

Normale.

Ora mi sembra una parola di merda.
Non era normale.
Non lo era.
Cose così non devono succedere a una bambina di questa età.
Ma ormai è fiato sprecato.
Parlarne non cambierà nulla.
Scriverne non cambierà nulla.
Ma forse serve a sfogarsi.
Ma a me non sembra che serva a qualcosa.
Ma lo faccio perché è quello che so fare meglio.

Scrivere.
Per lei.

Che forse non so fare neanche questo.
Ogni sera parlavamo.
Alle sette mi chiamava e gli raccontavo la mia giornata perché lei la sua la viveva a letto.
Arricchivo la mia vita di persone simpatiche e situazioni allegre.
Giusto per non farle capire che mentre moriva lei, morivo anche io.
Una volta la chiamai su Skype.
Quando la vidi con con la bandana sulla testa, senza riccioli scuri che ne scappavano fuori, mi vennero le lacrime agli occhi e dovetti chiudermi in bagno per ricominciare a respirare.
Le mi chiese cosa avessi.
Le dissi che ero molto felice di vederla.
Divenni egoista.
Non volevo più vederla ne sentirla.

Era troppo.

Durai due giorni poi risposi al telefono.
Mi scappò di dirle che non avevo risposto perché non stavo bene e lei mi disse:
-Anche io non sto bene, ma riesco a schiacciare un tastino.-
Inutile dire che mi sentii uno schifo.
Lei aveva bisgono di me e io non volevo soffrire.
Alle fine vinse lei.
Ma non la partita più importante.
L’intervento andò bene, i medici insinuarono un po’ di speranza nei nostri cuori grigi.
La dimisero.
Mia zia la portò a casa.
Mio nonno stava tutto il giorno con lei, ma non si sarebbe comunque accorta di lui.
Dormiva sedici ore al giorno.
Di norma.
Arrivò alle venti ore e poi alle ventidue.
Non stava mai sveglia.
Nelle nostre ore al telefono parlavamo delle mie giornate, dei suoi sogni e poi le leggevo delle pagine di Alice nel Paese delle Meraviglie.
Il segno è ancora sull’ultima pagina che le ho letto.
Tenere il libro difianco a me mi è un po’ di conforto.
Ma non lo devono toccare, perché è fragile.

Come lo era lei.

Mercoledì sera mi chiamò mia zia.
Mi spaventai perché ero io a chiamare lei, e pensavo fosse successo qualcosa.
Risposi con il fiato corto, ma non era successo niente.
Non riusciva ad addormentarsi e mia zia mi chiese di cantare una canzone per lei.
Mise il telefono vicino al suo orecchio e appena sentì una piccola voce che chiamava il mio nome mi si aprì il cuore.
Optai per “Make You Feel My Love” di Adele.
La melodia è dolce e le parole bellissime.
C’è un verso che dice:
-Go to the ends of the Earth for you, to make you feel my love-
e un altro
-I could make you happy, make your dreams come true.-
Quando finì sentì solo un lieve respiro.

Si era addormentata.

Chiamai mia zia per toglierle il telefono
-Buonanotte Principessa.-
Furono le ultime parole che le dissi e che lei probabilmente non sentì. Il giorno dopo ero in “gita” con la scuola.
Non ci pensai per tutto il giorno.
Ero in pulman quando mia madre mi mandò il messaggio.

-Non si è svegliata-

Quattro parole per farmi crollare il mondo addosso.
Disse che era al telefono con mia zia quando lei cominciò ad urlare.
Aveva otto anni.
Otto anni e si chiamava Alice.
Era la mia Alice nel Paese delle Meraviglie.
Aveva otto anni ed è diventata bianca.
Otto anni ed è morta.

E’ morta.

Se dio esiste deve chiederle perdono.
Aveva otto anni.
Otto anni e si chiamava Alice.
Era la mia Alice nel Paese delle Meraviglie, e forse ora,
lo sta vedendo davvero.’

L'arcobaleno

Credo che ogni persona abbia bisogno di altre 6 persone per creare il suo arcobaleno e la sua felicità. Queste 6 persone non sono ragazzi e ragazze di cui ti innamori i roba cosi, sono amici sinceri, di quelli a cui puoi dire “sono una merda” e loro ti guardano e ti elencano tutti i motivi per cui non lo sei, sono quelle persone che magari non hanno avuto un bel rapporto con te fin da subito ma col tempo sono diventate parte di te, sono quelle persone che si fanno pestare da un bulletto insieme a te pur di non lasciarti solo. Io credo che di queste persone ne puoi incontrare 6 nella tua vita e se rieci a rimanere legato con tutte e 6 comporrai il tuo arcobaleno e sarai felice. Personalmente sono fiero di dire che ho incontrato 3 di queste 6 persone.
Sono fiero di dire che ho un rapporto stupendo con queste 3 persone e che morirei per loro, sono fiero di vedere che sorridono e sono fiero di dire che se non fosse per loro sarei morto.
Ora non so quando conoscero le altre 3 persone del mio arcobaleno ma so che prima o poi succederá e so che ognuno di noi ha queste 6 persone da qualche parte nel mondo.
Il mio augurio per voi è di trovare queste 6 persone e raggiungere la felicità. La felicità non è solo essere amati da una persona speciale ma è anche avere amici con cui parlare del settimo pezzo del tuo arcobaleno.

trovatelo qualcuno che vi sentire così,
come in questa foto.
trovate chi vi sa prendere e poi chi sa prendere il mondo vostro, che a capovolgerlo è un attimo.
trovate chi dentro un cielo viola ci vede tutti i colori,colori che sono stati uniti per farlo uscire così profondo.
non trovate chi vi fa sentire al settimo cielo o in paradiso, ma trovate chi il cielo se lo porta dentro, chi ha il sole negli occhi e chi la pioggia se la fa portare via dal vento.
trovate qualcuno che vi sentire così,
come in questa foto.