Sciopero-Generale

Non sono il genere di persona per cui si farebbero pazzie, me ne rendo conto.

«Piove. È uno stillicidio
senza tonfi
di motorette o strilli
di bambini.

Piove
da un cielo che non ha
nuvole.
Piove
sul nulla che si fa
in queste ore di sciopero
generale.

Piove
sulla tua tomba
a San Felice
a Ema
e la terra non trema
perché non c’è terremoto
né guerra.

Piove
non sulla favola bella
di lontane stagioni,
ma sulla cartella
esattoriale,
piove sugli ossi di seppia,
e sulla greppia nazionale.

Piove
sulla Gazzetta Ufficiale
qui dal balcone aperto,
piove sul Parlamento,
piove su via Solferino,
piove senza che il vento
smuova le carte.

Piove
in assenza di Ermione
se Dio vuole,
piove perché l’assenza
è universale
e se la terra non trema
è perché Arcetri a lei
non l’ha ordinato.

Piove sui nuovi epistèmi
del primate a due piedi,
sull’uomo indiato, sul cielo,
ottimizzato, sul ceffo
dei teologi in tuta
o paludati,
piove sul progresso
della contestazione,
piove sui works in regress,
piove
sui cipressi malati
del cimitero, sgocciola
sulla pubblica opinione.

Piove, ma dove appari
non è acqua né atmosfera,
piove perché se non sei
è solo la mancanza
e può affogare.»

Eugenio Montale, Piove / Satura (1969)

Oltre 6mila euro a chi assume e licenzia dopo un solo anno Jobs Act a rischio boomerang
ROMA – Cosa ci guadagna un’impresa ad assumere e licenziare nel giro di pochi mesi? Ora come ora, solo grane giudiziarie. E il rischio di reintegrare e risarcire il lavoratore, se così decide il giudice. Dal primo gennaio, belle cifre. Per uno stipendio medio (22 mila euro lordi annui), dai 5 ai 16 mila euro, a seconda se si licenzia dopo uno o tre anni. Ma si può arrivare anche a 6.600 euro dopo appena dodici mesi. È l’effetto matematico e paradossale degli sconti su Irap e contributi previdenziali inseriti nella legge di Stabilità, da una parte. E degli indennizzi previsti dal Jobs Act per il nuovo contratto a tutele crescenti, dall’altra. Gli incentivi sono assai cospicui, mentre l’esborso dovuto in caso di licenziamento illegittimo – ora che l’articolo 18 di fatto non esiste più – è davvero risibile. Una mensilità e mezzo per anno lavorato, secondo l’ipotesi più accreditata (ma le associazioni imprenditoriali puntano a meno). Così, visto che il lavoro oramai ha un prezzo, al datore conviene davvero il contratto nuovo. Più che le tutele, a crescere sarà solo il suo conto in banca. Si dirà, è un’ipotesi di scuola. Se prendo un lavoratore e lo tengo tre anni, perché licenziarlo? Per lo stesso motivo per cui ora i contratti a termine durano pochi mesi. Porte girevoli. La crisi è tutta qui. Lo sconto Irap (deducibilità del costo del lavoro) è permanente. Quello sui contributi previdenziali per i neoassunti (con un tetto a 8.060 euro annuo) vale fino al 2017. Entrambi non hanno vincoli. Né alla stabilizzazione del lavoratore, né a creare posti aggiuntivi. Tantomeno prevedono riserve, ad esempio ad aziende meritevoli che investono in ricerca o che non hanno licenziato nel recente passato (la sinistra dem diceva di voler inserire paletti alla Camera, non è stato fatto). Dunque perché rinunciare ai soldi pubblici dati a tutti, se poi licenziando anche in modo illegittimo si deve sborsare appena una mensilità e mezza per anno lavorato? Viva il contratto a tutele crescenti, dunque. Il saldo a favore delle imprese, calcolato per diversi livelli di reddito dal Servizio politiche territoriali della Uil, lascia sgomenti. Dopo un solo anno, si possono intascare oltre 6 mila euro. Dopo tre anni, quasi 19 mila. Il massimo al Sud, perché lo sconto Irap è più generoso, grazie alla norma Monti. A proposito di Sud, i fondi per coprire il bonus contributivo sui neoassunti (3 miliardi e mezzo nel triennio) sono stati scippati dal Piano azione e coesione creato dall’ex ministro Barca. Fondi europei, dunque. E fondi destinati proprio al Sud, ora spalmati su tutta Italia (con presumibile maggiore beneficio al Nord, laddove si assumerà di più). Il paradosso nel paradosso. Impossibile che gli imprenditori italiani non facciano questi calcoli. Nel giro di tre settimane,quando il primo decreto delegato del Jobs Act sarà ormai messo a punto, il quadro emergerà ancora più nitido. Il decreto dirà, finalmente, come funziona il contratto a tutele crescenti. E cioè che a crescere sarà solo l’indennizzo, visto che di riavere il posto dopo il licenziamento benché illegittimo neanche a parlarne (spetta solo se c’è discriminazione e in selezionatissimi casi disciplinari). Ma come crescerà, l’indennizzo? Una mensilità e mezzo per anno lavorato è davvero poco. La legge Fornero ora in vigore prevede fino a 12 mensilità, a prescindere dall’anzianità, e il reintegro: entrambi decisi dal giudice al termine della causa di lavoro. Per le aziende sotto i 15 dipendenti il reintegro non c’è ed è sempre il giudice a decidere un risarcimento tra le 6 e le 12 mensilità. In tutti e due i casi, una situazione certo migliore, specie per i precari con poca anzianità, di quanto si profila con il Jobs Act. Qualcosa davvero non funziona. Valentina Conte per La Repubblica del 09/12/2014.

Della serie “per fortuna che c'è  Sergio che ci indica la via” …

“Sono situazioni non facili ha aggiunto Marchionne -  questo è veramente un momento difficile, è importante il comportamento dell'Europa e ancora di più quello dell'talia. Lo abbiamo visto con gli scioperi in Grecia per due giorni, sono cose che non risolveranno niente. Scioperare, protestare non serve a niente”

Vogliamo lo sciopero generale!

4

Nome: Io aderisco

Cos'è: Campagna di comunicazione non convenzionale

Cliente: FLC CGIL

Concept: La campagna aveva come obiettivo quello di stimolare la partecipazione allo sciopero generale del 6 maggio 2011 per i lavoratori della conoscenza. Abbiamo scelto di agire su quattro livelli differenti, senza relazioni a un unico slogan, in modo da ricalcare le rivendicazioni sindacali proprie della FLC (attraverso il Web Banner “Ricorso, Rinnovo, Reclutamento”); la promozione dello sciopero generale come evento (con gli Stickers “IO ADERISCO”); la promozione dello sciopero come valore sociale (con le strisce adesive “Stiamo scioperando per voi”); la promozione della FLC CGIL come organizzazione (con le magliette “Facciamo conoscenza?”).

La strategia era orientata, quindi, a stimolare la percezione del sindacato come difensore dei diritti e degli interessi non soltanto degli iscritti, ma come garante di un valore sociale.

Strumenti: Stickers, Adesivi, Web Banner, Magliette.

Oggi ho parlato davanti a un centinaio di sindacalisti di vecchia scuola in rappresentanza alla rete degli studenti medi caltanissetta. Non mi ero neanche seduta tra gli spalti dell'auditorium che Luca mi punzecchia una spalla e mi dice:“ Te la senti di fare un invervento?”, mi sorride. Cerco di calmare la tachicardia galoppante e comincio a scribacchiare sul mio moleskine qualcosa di senso compiuto. Parlano un sacco di sindacalisti e poi è il mio turno.
Ho parlato della buona scuola, dell'alternanza scuola lavoro, dei finanziamenti pubblici con il cuore a mille e le ginocchia che tremavano. Ma sono stata ritta come un fuso e la mia voce non ha tremato. Mi hanno interrotto piú volte gli applausi e alla fine una scioperante si è messa a urlare che avevo ragione e che il governo fa schifo e tutta una serie di robe di antipolitica. Quando ho finito i compagni seduti al tavolo di presidenza mi hanno sorriso e hanno applaudito a lungo.
Molte persone mi hanno fermato e mi hanno fatto dei complimenti….onestamente non credevo che le mie parole improvvisate sul momento sarebbero state così di forte impatto….

Piove. È uno stillicidio
senza tonfi
di motorette o strilli
di bambini.

Piove
da un cielo che non ha
nuvole.
Piove
sul nulla che si fa
in queste ore di sciopero
generale.

Piove
sulla tua tomba
a San Felice
a Ema
e la terra non trema
perché non c'è terremoto
né guerra.

Piove
non sulla favola bella
di lontane stagioni,
ma sulla cartella
esattoriale,
piove sugli ossi di seppia
e sulla greppia nazionale.

Piove
sulla Gazzetta Ufficiale
qui dal balcone aperto,
piove sul Parlamento,
piove su via Solferino,
piove senza che il vento
smuova le carte.

Piove
in assenza di Ermione
se Dio vuole,
piove perché l'assenza
è universale
e se la terra non trema
è perché Arcetri a lei
non l'ha ordinato.

Piove sui nuovi epistemi
del primate a due piedi,
sull'uomo indiato, sul cielo
ominizzato, sul ceffo
dei teologi in tuta
o paludati,
piove sul progresso
della contestazione,
piove sui work in regress,
piove
sui cipressi malati
del cimitero, sgocciola
sulla pubblica opinione.

Piove ma dove appari
non è acqua né atmosfera,
piove perché se non sei
è solo la mancanza
e può affogare.
—  Eugenio Montale, Piove