PaperMag

LP SULL’ANDROGINIA, IDENTITA’ E COME JONI MITCHELL HA INFRANTO LE REGOLE

Foto di Michael Comte

Articolo di Claire Valentine


LP (vero nome Laura Pergolizzi) fa musica a livello professionale da oltre una decade, scrivendo brani per cantanti quali Cher (“Red”, “Pride”), Rita Ora (“Shine Ya Light”) e Christina Aguilera (“Beautiful People") e raggiungendo il suo apice con “Cheers (Drink To That)” di Rihanna.

Oltre ad avere una precisione magistrale come cantautrice, LP possiede anche una voce potente e un’estetica allo stesso tempo classica (blazer dal taglio definito e ricci naturali) e sovversiva (vedi il gigantesco veliero tatuato sul petto), che ha attirato fans da tutto il mondo.

La cantante, apertamente gay, gender-neutral, è anche un modello di riferimento per la comunità LGBT, capace com’è di connettersi con i fans ovunque, attraverso il suo stile androgino e le parole sentite delle sue canzoni, che parlano di relazioni passate, presenti e future. LP ha al suo attivo tre album e un EP, e al momento è in tour negli Stati Uniti per promuovere il suo album più recente, Lost on You, uscito a dicembre 2016.


PAPERMAG: Una cosa fantastica di te, è che sei autentica. Ti sei sempre sentita così a tuo agio nei tuoi panni?

LP: Non direi, non sono sempre stata così. Ho sempre desiderato essere in questo modo e penso di essere più a mio agio ora, di quanto non sia mai stata. Credo fermamente che dobbiamo cercare dentro noi stessi per portare alla luce il nostro io più autentico, e io stessa continuo a farlo. Ma tutto è un lavoro in divenire.

P: Come descriveresti il tuo stile? Hai quei ricci iconici, porti sempre gli occhiali da sole - sei sempre stata legata a questa estetica?

L: Ho sempre cercato. La mia prima ragazza importante era una stilista, una piuttosto quotata, e mi ha insegnato molto. Lei sapeva cosa mi piaceva ovviamente, e mi ha insegnato un sacco di cose su come vestirmi.

P: Il tuo look è molto androgino.

L: Penso che l’androginia sia una forma d’arte. Quando vedo un buon brand, non importa quale sia, dico: “Wooow, questo spacca.” Ne sono sempre stata affascinata. Mi sono sempre sentita “gender-neutral”, per usare una frase recente. Qualcuno afferma sbagliando che cerco di essere un ragazzo, ma non penso sia così per me. Non sono una di quelle persone del tipo, “Non chiamatemi lui, lei o altro”. Perché è troppo per me, è troppo sopra le righe per me personalmente. Penso sia grandioso quando la gente lo fa, ma non mi sono mai sentita a mio agio. Non mi è mai piaciuto andare nel bagno delle donne ad essere onesti. Lo trovo limitante e non mi appartiene. Ma penso che il mio stile arrivi da lì.

P: Quali sono le tue influenze come cantautrice?

L: Moltissime, certamente. Kurt Cobain, Jeff Buckley per nominare i più ricorrenti, ma anche Roy Orbison, Bob Dylan Joni Mitchell sono grandi. Quella gente verso la quale pensi, “Come hai fatto a mettere quella cosa in una canzone?” Joni Mitchell mi ha sempre sorpresa perché metteva cose così colloquiali nelle canzoni e allora dicevi, “No, è una canzone. Non puoi farlo Joni!”. Ma lei lo faceva comunque. E’ dannatamente fantastica. Poi Simon and Garfunkel, cose del genere, Led Zeppelin. Gli Stones e i Beatles. Del tipo: i Beatles ci insegnano ad amare, gli Stones ci insegnano a scopare.

P: Joni Mithcell ci insegna a piangere.

L: Esatto.

P: Sei autodidatta?

L: Fondamentalmente sì. Quando davvero sono entrata in quella corsa per ratti che è lo scrivere canzoni, ho imparato il mestiere lavorando con persone che hanno scritto le più grandi canzoni degli ultimi dieci, vent’anni. Ero sbalordita dalle loro intuizioni. Era davvero forte. E’ un lavoro affascinante perché, per quanto impari il mestiere e cose del genere, non sai mai se sarà quella buona. L’ho imparato vedendo questi cantautori che avevano cose come, dieci o venti tra i maggiori successi mai sentiti, e ho visto anche le canzoni che non ce l’hanno fatta, sai cosa intendo? Centinaia di canzoni orribili, o anche buone, o canzoni mediocri.

P: Non sai mai cosa possa colpire.

L: Non lo sai.

P: Suoni ancora l’ukulele come strumento preferito?

L: Sì, è ancora il mio strumento preferito (ride). Scusa, la mia ragazza mi sta prendendo in giro. Per me, c’è una semplicità in esso che mi permette di mettere a tacere quella parte di me che è troppo tecnica. E’ uno strumento gioioso e, allo stesso tempo, lo trovo molto malinconico.

P: E’ bellissimo! So che sei ad Amsterdam adesso, in tournée: passi molto tempo interagendo con i tuoi fans duranti gli show?

L: Sì, amo interagire con loro. Ogni tanto mi sento male se, alla fine di uno show, non posso uscire e firmare milioni di cose. E’ molto fisico, ma lo faccio perché lo amo. Qualche volta, quando sono sul palco, vorrei correre attraverso la folla perché penso: “Come posso raggiungervi?”. Mi sembrano così lontani.

P: Come definiresti i tuoi fans?

L: Sono molto eterogenei. E’ pazzesco amico. Ero a Praga, in piazza, e sono incappata in un gruppo di una decina di ragazzi italiani, di massimo 30 anni, che erano tipo: “Heeeyyy!” e mi hanno chiesto di fare qualche foto con loro. E subito dopo una signora di 65 anni è arrivata piangendo, ed è stato bellissimo e abbiamo fatto una foto, e poi una ragazza di 25 si è avvicinata ed ecco come sono, quanto sono diversi i miei fans e mi fa fottutamente impazzire. Ci sono bambini tra il pubblico, ragazzi etero, gente di tutti gli orientamenti ed è bellissimo. E’ davvero scioccante e fantastico. Non avrei potuto chiedere o desiderare fans più belli e interessanti.

P: E’ incredibile!

L: La Russia è stata fantastica. Diversa. Non solo per la gente che c’era, è stato differente. Sono stata in Marocco e mi sono detta: “Davvero?!”. E’ stato scioccante. Ma anche meraviglioso. Anche Israele. E’ stato davvero, davvero grandioso. Mi ha fatto impazzire. Penso che la gente di tutti i tipi apprezzi l’autenticità. Lo fanno. Lascio alla gente il beneficio del dubbio. Io sono per l’inclusione. Nonostante io ami, ami, ami la comunità LGBT, e ci sia davvero dentro, voglio tutti. Voglio sedermi con ogni genere di persona, ed è questo che odio di questa amministrazione: chi cazzo vuole guardarsi in giro e vedere sempre gli stessi stronzi? Lo volete? Io no! Non voglio che tutti siano gay, amico! Non sto cercando questo! Voglio essere cool, voglio essere unica, non voglio che tutto il fottuto mondo sia gay (ride).

P: Hai un affetto particolare per il tuoi fans LGBT, specialmente quelli più giovani?

L: Assolutamente. Ogni generazione deve affrontare una nuova sfida nell’essere gay. Penso che viviamo in tempi migliori adesso, e anche pericolosi. Ma sono stata sorpresa da come mi hanno accolta in Europa e in ogni paese era un po’ come: “Davvero?!”. Pazzesco. Ed è questo il brutto di ciò che sta accadendo nel mondo, questo andare avanti e indietro allo stesso tempo. Penso che sia un dono più grande di quanto possiamo comprendere, quello che sta accadendo politicamente: perché penso che non puoi tirare fuori il marcio se non viene in superficie. Sono i pazzi che ancora nutrono dei pregiudizi quelli che si stanno rivelando, e questo è l’ideale secondo me. Meglio del marcio nascosto a volte.

P: La luce del sole è il miglior disinfettante, dicono.

L: Sì e penso che farà male, prima che guarisca. Ma penso che la comunità dei giovani sia molto coraggiosa e credo l’abbiamo imparato dai loro predecessori, perché c’erano dei dannati coraggiosi là fuori che hanno tirato fuori le palle quando le cose non andavano decisamente bene.

P: Hai qualche consiglio per i giovani fans che stanno lottando per la loro identità o la loro sessualità?

L: Penso che ognuno sappia quando si sente bene con una persona. E si deve combattere. Ricordo quando ho lavorato con Linda Curry tempo fa, e mi diceva che seguiva sempre il suo istinto. E io mi chiedevo: “Che diavolo è?!” Credo valga la pena di cercarlo. Non dovrebbe importare com’è una persona, come appare, chi è. Si sa quando si sta bene con una persona. Si deve cercare di non pensare alle cose che ci possono separare. Penso che debbano credere in loro stessi e vivere in maniera autentica a amare chi vogliono amare. Mio padre mi diceva: “Penso sia una vita difficile.” E io gli rispondevo: “Papà,  cercare di essere quello che non sono per il resto della mia vita non è quello che voglio. Non c’è niente di male, ma anche no.” E lui: “Gesù!” E io: “Vuoi tu  essere chi non sei per il resto della tua vita?” E lui: “Hey hey, calmati.” E io: “Beh, allora non dirmi cosa cazzo devo fare.” Tu fai del tuo corpo quello che vuoi, io faccio del mio corpo quello che voglio e basta. E’ una vita molto più difficile non vivere questa verità.


Traduzione a cura di Stefania Zacchini

youtube

“Pretty Girl” - Hayley Kiyoko

3

“We are happy to mean something. The hardest thing for an artist isn’t measuring up to people’s expectations. It’s about getting across the understanding that what we did was legitimate. We see it as a validation, sort of — whether it comes five years or 10 years down the line, obviously it’s better if the validation comes while you’re still alive.” Thomas Bangalter