Pallone-d'oro

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GIORNALISTA: ‘Chi voteresti ora per il Pallone d'Oro?’
CUCHU: 'Dopo che Diego Milito non è stato tra i finalisti del 2010, per me il Pallone d'Oro ha perso credibilità. Uno che decide una Champions con due gol, che vince il Triplete e che segna in tutte le finali, merita di stare almeno tra i finalisti’.

PLEASE BITCH.

JOURNALIST: 'Who would you vote now for the Ballon d'Or?’

CUCHU: 'After that Diego Milito was not among the finalists of 2010, for me the Ballon d'Or has lost credibility. One who decides a Champions League with two goals, winning the treble and marks in all the finals, deserves to be at least one of the finalists’.

Individualisti e spogliatoisti: la questione del Pallone d'oro



Cristiano Ronaldo è stato incoronato per la seconda volta re. Bissando il Pallone d’oro del 2008 l’asso del Real Madrid (asso, una parola italiana che può interpretare bene il senso di top player…) conquista il titolo nonostante l’apparente scetticismo di Blatter, con il quale ha avuto di recente un botta e risposta polemico. Dopo 4 Palloni d’oro di Messi un avvicendamento sul palco di Zurigo pareva un atto dovuto. Ma Franck Ribery, che ha vinto tutto nel 2013, è arrivato addirittura terzo. L’annosa discussione sul valore del premio, e sui criteri di assegnazione, rimane aperta. La fusione con il FIFA World Player ha alimentato ancora più polemiche. Da premio giornalistico il Pallone d’oro è divenuta un’incoronazione “politica” da parte degli addetti ai lavori a livello mondiale. Ma chi lo merita veramente?
   Le due scuole di pensiero sono piuttosto chiare. Secondo la visione individualista deve essere premiato il giocatore più forte del momento, mentre, secondo la teoria dello spogliatoio, a ricevere il trofeo deve essere il calciatore che più ha contribuito a far vincere la propria squadra. La libertà di voto data a tutti gli aventi diritto, dall’allenatore della Germania al capitano di St. Kitts and Nevis (ridente isola caraibica), lascia molto spazio ai propri gusti calcistici e simpatie personali, oltre che culturali. “Voto Messi perché quando sta bene non ce ne sta per nessuno”, “voto Ronaldo perché uno che fa più gol che partite è il più forte della Terra”, “voto Pirlo perché è l’ultimo dei registi”, “voto Yaya Touré perché è il più forte giocatore africano in Europa”.
   Secondo la prima scuola di pensiero la vittoria di Cristiano Ronaldo è più che legittima. Complice anche un piccolo calo fisico della Pulce il portoghese ha trascinato, forse per la prima volta da comandante (come lo ha definito Blatter), le proprie squadre, soprattutto un Portogallo ad altissimo rischio di uscita dalle qualificazioni mondiali. Ma nell’anno 2013 non ha alzato nessun trofeo. Secondo gli “spogliatoisti” il premio dovrebbe andare a Franck Ribery, che ha vinto tutto, dal torneo alpino disputato durante il ritiro estivo alla Champions League a Londra.  Ma, quando si pensa al Bayern Monaco, si tende a considerare il club bavarese non come il Bayern di Ribery ma il Bayern di Ribery e Robben, oppure il Bayern di Heynckes, giustamente insignito del premio come miglior allenatore del 2013. Ribery non viene avvertito come trascinatore-leader, perché la forza dell’attuale squadra di Guardiola risiede nel collettivo e non in un one man team. Probabilmente senza il francese i bavaresi non avrebbero potuto alzare al cielo tutte le coppe vinte l’anno scorso, ma il solido impianto di gioco fornito da Heynckes ha permesso al Bayern di diventare una potenza mondiale come squadra. E non è un caso che l’ex tecnico del Barcellona, sia andato proprio ad allenare in Baviera.
   Ma quali dovrebbero essere i criteri di voto per il Pallone d’oro? Qui si entra nel campo delle personali interpretazioni del modo di intendere il pallone.
   Su un certo punto di vista è possibile convergere tutti. Il calciatore in questione deve essersi espresso per gran parte dell’anno solare al massimo della forma. Il concetto di calciatore più forte deve essere inteso nel pieno delle potenzialità, come conditio sine qua non. Ma è necessario andare oltre il mero concetto di fisicità. Nel calcio la mente conta anche più del corpo.
   In una squadra, come in qualsiasi team di lavoro, vi è una divisione di ruoli in base alle proprie capacità e competenze. Si vince in tanti, ma c’è sempre un front man. Un buon programma radiofonico funziona solo se il lavoro di redazione è molto valido, ma la differenza, decisiva, la fa il conduttore. Se non ha il giusto ritmo e il timbro vocale piacevole la trasmissione sarà considerata monocorde e avrà poco successo, nonostante l’ottima qualità del prodotto.  
   Quanto perde il Barcellona, l’ex macchina perfetta, senza un finalizzatore come Messi che, mal che vada, si porta via tre difensori senza fare nulla?  E perché Iniesta, il vero regista del successo dei catalani, non ha mai alzato il Pallone d’oro? La risposta è sempre Messi. Per quanto il tiqui taca possa portare al successo il gioco del Barcellona, senza Messi e magari con un falso nueve, tende a incartarsi su sé stesso. Neymar permettendo.
   E quanto perde il Real Madrid senza Cristiano Ronaldo? E quanto perde il Portogallo senza Cristiano Ronaldo? Si scende nel campo delle domande retoriche. Bale potrà diventare forte quanto il portoghese?  Nell’attesa di scoprirlo si può dire con certezza che senza i 230 gol di CR7 in maglia blanca la battaglia contro la corazzata blaugrana sarebbe stata combattuta con il moschetto più che con il bazooka.
   E quanto perde il Bayern Monaco senza Ribery? La questione è più complicata, ma la sensazione è che tra i tre, sebbene sia il più funzionale per il tipo di gioco proposto, sia il più interscambiabile. Il Bayern ne risulterebbe indebolito, ma probabilmente la squadra potrebbe riassestarsi sopperendo alla sua assenza sul mercato. Sostituire un Messi e un Cristiano Ronaldo è molto più difficile.
    Nel Pallone d’oro ideale la forza non è un dato assoluto ma è ponderato sul tipo di squadra.  Si dovrebbe ragionare in negativo: ai massimi livelli non conta tanto il contributo alla vittoria finale quanto la capacità di essere potenziali trascinatori, degli one man team, anche senza vincere. Se venisse venduto un determinato giocatore di quanto crescerebbero le chances di vittoria finale in Champions della squadra che lo acquista? Il Barcellona sarebbe capace di vincere la massima competizione continentale senza Messi? Il Real Madrid potrebbe inseguire la Décima subito dopo aver venduto Cristiano Ronaldo a uno sceicco? Il Bayern Monaco potrebbe confermarsi campione d’Europa privandosi di Ribery? Rispondete a queste domande e vi farete un’idea di quanto un calciatore sia da Pallone d’oro.