PROGETTO-GRAFICO

Nuove strade per le riviste, sette domande a Eugenio Iorio.

Le riviste stanno vivendo un processo di traformazione in cui le dinamiche partecipative dei media digitali si intrecciano a nuove forme di comunicazione scientifica e di pratiche della ricerca.
Progetto Grafico ha così scelto di intervistare ricercatori, esperti provenienti da campi molto diversi, dall’editoria allo studio della comunicazione in chiave semiotica e sociologica, fino alle scienze sperimentali.
Questo perché Progetto Grafico è convinto di due cose:
1) l’impostazione grafica degli articoli e delle riviste e la forma di visualizzazione delle informazioni sono rilevanti nella costruzione del dibattito e del discorso scientifico;
2) le innovazioni per la grafica stanno venendo non solo da chi riflette sulla comunicazione visiva ma anche da chi si confronta con le sfide della ricerca e dell’informazione.

1) Tra journal e magazine. In quale modo in una rivista può interagire la componente scientifica e specialistica (magari con peer review) con la dimensione culturale rivolta ad un pubblico più ampio?

Se l’editoria fa il suo ingresso nel suo decennio più drammatico, il giornalismo di settore potrebbe invece uscire da questo passaggio storico paradossalmente rafforzato.
Oggi l’informazione, quella che non è infotainment o volgare gossip, ci costringe, per nostra fortuna, all’eccellenza, rimette al centro la notizia, permette di contrapporre/confrontare il valore del locale – dove l’esperienza è più vicina a chi la racconta e la vive – e il globale – dove il confronto tra esperenziale diffuso e soggettività è molto più di contenuto.
Se Internet, da un lato, ci ha mostrato che le persone non hanno più bisogno a tutti i costi di mediatori (nel nostro caso le riviste), mettendo in discussione a volte l’autorevolezza dell’informazione, dall’altro sempre più cresce la necessità di un qualcosa che possieda strumenti tecnici e culturali per fare sintesi, per gettare ponti tra le specializzazioni, per comporre visioni.
La rete riorganizza l’opinione pubblica.
L’influenza in rete è diversa da quella della società reale.
Gli influencer attivano network di persone così da creare awareness, loyalty, partecipazione o da originare conversazioni attorno a prodotti, marche e iniziative.
É qui che il parere fatto dagli influencer (i nuovi opinion leader della rete) ha peso, il peer review per verificarne l’eventuale idoneità alla pubblicazione di un articolo, di un saggio o di un libro è la soglia della trasformazione dal giudizio del singolo esperto al giudizio della community di settore esperta e meno esperta ma interessata all’argomento.

 

2) Come penserebbe una rivista digitale immaginando che non siano mai esistite riviste cartacee?

Mi risulta difficile rispondere.
Probabilmente sarebbe semplicemente una applicazione: un software che mette insieme testo, audio, video, e chissà cos’altro, compresa la struttura fondamentale che organizza le informazioni appoggiando l’interpretazione. Capace di vedere e ascoltare le immagini, i video, gli oggetti 3D, i suoni e le esperienze interattive in una logica converasazionale autore/lettore e non solo.
Mi risulta difficile perchè senza esperienza non c’è progetto.

3) Ci sarà la possibilità di integrare testo e immagine, come sembra prefigurare l’introduzione massiccia di infografica, superando la dicotomia tra testo alfabetico serio e immagine evocativa?

Lo scrittore austriaco Ivan Illich diceva che «La lettura libresca”classica” degli ultimi 450 anni non è che uno dei parecchi modi di usare l’alfabeto».
Nella babele dei codici, sovvertire il codice non avrebbe più senso.
Si tratta di sovvertire il contesto nel quale avviene la guerra di memi nella semiosfera.
Il punto è che oggi bisogna riscrivere la lettura.
Questo comporta la costruzioni di connessioni sapienti tra media tattici per rielaborare il contesto dove avvengono i processi di significato delle conversazioni.
L’infografica, ha in sè una sapienza connettiva, riscrive la lettura, ma è solo il primo passo. Presto dall’esperienza trasversale ai diversi contesti d’uso si passerà ad una infografica con interazione conversazionale.
Oggi il design presenta sfide e opportunità narrative tese verso il processing – elaborazione dei dati prodotti dalla “conversazione” software/utente – e la progettazione generativa, fondata sul concetto di DNA, il codice genetico portatore di tutte le informazioni di una specie. Ed è proprio ispirandosi al concetto di DNA che sarebbe possibile sintetizzare le caratteristiche di un oggetto in una sorta di codice genetico, per ripartire dallo stesso e “generare” tanti oggetti diversi tra di loro, sebbene appartenenti ad una stessa “specie”.

4) Gli spazi e i tempi del dibattito culturale sono cambiati, basti pensare ai social network, da Facebook a Twitter, e a tutta la rete
dei blog. Presto e bene ora stanno insieme?

Nell’abitare il tempo dell’istantaneo, il presto e il bene trovano ancora difficoltà a vivere insieme. Nella trasmutazione morfologica delle forme mediologiche tra utente e interfaccia, e nel suo utilizzo per genere contenuti, il presto regna.
Ogni lato conversazionale del nostro io, immesso in una moltitudine di solitudine generate dalla debolezza delle relazioni della rete, è drogato dal presto.
Il bene è la forma dell’atto creativo – riferibile al contenuto più che alla forma intrinseca dell’io. Ma come dicevo prima, c’è sempre più bisogno di sintesi tra conoscenza, saperi e soggettività per comporre visioni.

5) Può fare un esempio di rivista che ha cambiato il concetto stesso di rivista?

Mi viene in mente un esempio: “La vita Nòva” – il nuovo magazine digitale del Sole 24Ore per Ipad – che abilita una nuova forma di lettura mediologicamente tattica performata per tablet. “La vita Nòva” è la dimostrazione che probabilmente le redazioni del futuro non saranno più fatte (per dirla sommariamente) di articolisti e grafici. Saranno fatte di autori, designer e programmatori.
Che il passaparola ha un enorme importanza nella diffusione delle notizie sulle novità editoriali nei media digitali, giorno per giorno.
Che il linguaggio con il quale si propone l’informazione va radicalmente riformato, integrando grafici interattivi, video, nuove forme della scrittura.

6) A chi serve una rivista di grafica?

Probabilmente oggi una rivista di grafica non può servire solo a studiare la grammatica visiva della vita e ricercare le sue rappresentazioni in finalità di progetto. Oggi una rivista di grafica ha il dovere di indagare la forma del futuro.

7) Definisca “rivista” come un’enciclopedia degli anni Settanta, definisca “rivista” come un’enciclopedia del 2010.

Anni 1970. Rivista ( underground) La rivista è : il bisogno di liberazione attraverso la conoscenza e il sapere dalle istituzioni totali, di rivendicazioni dei propri diritti da una società misogena, patriarcale, maschilista e bigotta. Artefatto cartaceo da usare come manganello. Enciclopedia di amore e odio tatuati tra le nocche di una mano.
Anni 2010. Rivista (digitale) La rivista è: una estensione del corpo cybernitico. Esperenzialità conseguenza naturale dell’integrazione del corpo e del sapere trattenuta e veicolata dalla tecnologia. Proiezione digitale da usare come chip neurale. Enciclopedia neurale di sensi trasmutati.

Intervista pubblicata su Progetto grafico
Anno 9 – n. 20 Giugno 2011
Periodico dell’Aiap Associazione italiana progettazione per la comunicazione visiva
Sono stati intervistati in merito anche: Francesca Comunello, Giovanni De Mauro, Martha Fabbri, Peppe Liberti, Anna Maria lorusso, Giorgio Napolitani.

fruscio d'ali

Gli Angeli sono sempre presenti nella Bibbia; svolazzano si potrebbe dire: essere spirituali mediani tra Dio e gli uomini, messaggeri veloci rapidi leggeri. Alla rapidità, alla leggerezza e alla gloria ci siamo ispirati quando abbiamo ideato la mostra e concepito il suo titolo: Fruscìo d’ali. Un volo nell’iconografia degli angeli.
Alla figura dell’angelo si associa subito l’idea di luce, di gioia, di formicolare movimento, di un alito di vento, di un brulicante tremolio di ali; di un fruscio: tenue impalpabile segno di chi sfiora, pur se non visto.

The Album Cover to Joy Division's "Unknown Pleasures"

I found this image while reading a book on Italian graphic design:

This image is similar to the cover of Joy Division’s 1978 album Unknown Pleasures:

On the album cover design, Wikipedia has the following:

Packaging

Author Chris Ott stated that the album title was likely a reference to Marcel Proust's Remembrance of Things Past.[15]

Peter Saville, who had previously designed posters for Manchester’s Factory club in 1978, designed the cover of the album.[16] Morris chose the image used on the cover, which is based on an image of radio waves from pulsar CP 1919, from The Cambridge Encyclopaedia of Astronomy. Saville reversed the image from black-on-white to white-on-black and printed it on textured card for the original version of the album.[10]

This image became well-known, featuring on t-shirts (even parodied by a quickly-withdrawn Disney shirt[17]). When reviewing the 2007 remastered version of Unknown Pleasures, Pitchfork Media critic Joshua Klein described the cover art as “iconic”.[18] Susie Goldring, reviewing the album for BBC Online said, “The duochrome Peter Saville cover of this first Joy Division album speaks volumes. Its white on black lines reflect a pulse of power, a surge of bass, and raw angst. If the cover doesn’t draw you in, the music will.”[19]

The inner sleeve features a black-and-white photograph of a door with a hand near the handle. It was some years later before Saville discovered that the photograph was Hand Through a Doorway, a well-known picture by Ralph Gibson.[16]

http://en.wikipedia.org/wiki/Unknown_Pleasures

Could it be that the album cover was inspired by Pino Tovaglia’s piece? Chi lo sa’.

Here are some links to websites on Pino Tovaglia (in Italiano):

http://www.pinotovaglia.it/index.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Pino_Tovaglia

Segnalo oggi un bel progetto di immagine coordinata, quello ideato dallo studio Söderhavet, con la quale il governo svedese vestirà la propria futura comunicazione.

Global Brand Sweden” è un progetto che non solo riesce a rappresentare in maniera efficace l’immagine della Svezia a livello internazionale, ma restituisce agli svedesi una forte immagine identitaria: questo credo sia fondamentale per la buona riuscita dell’operazione.

In tutti i paesi scandinavi infatti, c’è un legame molto forte tra i popoli e i colori delle proprie bandiere, sotto i quali si identificano e si uniscono nel condividere il proprio orgoglio nazionale: è in questo che la scelta fatta per Global Brand Sweden risulta interessante e poco scontata. Saranno gli svedesi stessi a sentirsi “rappresentati” e quindi invogliati a usare questa veste per “rappresentarsi”.

Con gusto squisitamente scandinavo, è stato creato uno strumento completo (grazie anche alla font dedicata Sweden Sans) minimale e flessibile rispetto ai molteplici usi che se ne potrebbero fare.

l'annunciazione e il contemponaeo



Un omaggio di 35 artisti ad Antonello da Messina.
Nel 1474 Antonello si aggira intorno ai 44 anni ed è nel pieno della sua fortuna artistica, considerato tra i primi che utilizzano in Italia la pittura ad olio. L’Annunciazione si colloca nel punto di congiunzione tra la traiettoria italiana e quella fiamminga. Dentro una stanza, piena d’ombra, resa prospetticamente e definita verso lo spettatore da due colonne, con la luce che proviene sia dal davanti che dalle finestre che si trovano in fondo, Maria, che indossa una veste rossa ed un mantello azzurro, con le mani incrociate al petto, inginocchiata davanti ad un leggio, accoglie l’annuncio da parte dell’angelo vestito don un mantello rabescato rosso decorato a motivi fogliacei d’orati, col volto reso di profilo.

Siracusa / Galleria Regionale di Palazzo Bellomo 
25 febbraio / 18 marzo 2011

agata in fiamma / catania

L’Accademia di Belle Arti oltre alla programmazione didattica si propone un legame forte con il territorio, con il sociale la location etnea non può non tener conto di un’avvolgente evento collettivo che riguarda artisti e devoti. Agata In-Fiamma mi ha unito ancora una volta al percorso dei miei allievi e della mia amica Liliana, certo che il nostro sforzo sia premiato dall’interesse di molteplici visitatori, alimento con la mia piccola fiamma questo grande Fuoco.