NoveLis

IL TRUCCO DELL’APERITIVO

Mio padre mi diceva
che per fare felice una donna
non ci vuole molto
ma ci vuole molto
cioè, si spiegava meglio
non ci vuole molto impegno
ma ci vuole molta passione
non ci vogliono molti soldi
ma ci vuole molta creatività

per vedere se la donna
che hai accanto sta bene
tu portala a passeggiare
mi diceva
portala nei vicoli della città
portala a guardare le cose piccole
come le vecchiette che annaffiano dai balconi
che poi le passeggiate
aiutano pure ad innamorarsi di più
mi diceva
perché quando si cammina
i pensieri stupidi scorrono via
e rimane solo il presente
la bellezza del giorno
voi due

poi portala a fare un aperitivo
mi diceva
quella sarà la prova del nove
fate un bell’aperitivo insieme
riposatevi dalla passeggiata
bevete e mangiate
ridete, diamine falla ridere,
e se dopo l’aperitivo ti dice
“io ho ancora fame, andiamo a cena?”
allora significa che quella persona
sta davvero bene con te
è felice
mi diceva
perché una donna
quando sta bene
ha sempre fame.

—  Gio Evan
Mi chiamo Giulio e ho nove anni,
la mia fidanzata si chiama Carlotta
la sua mamma non ha tanti soldi,
il suo babbo nemmeno,
così un giorno (cinquantadue giorni fa)
Carlotta è andata via.
“Vado in Australia”
“mia zia vive lì”
“andrò ad abitare un po’ con lei”
“tra tre mesi tornerò”
però stamattina ci hanno spiegato che no,
non tornerà.
L’Australia è così lontana,
così lontana che anche con il dito sulla cartina
per raggiungerla ci vuole un po’.
Solo che io avevo capito male,
o lei non si era spiegata bene.
Non è in Australia, Carlotta.
E’ in Austria, in Austria.
La maestra ci ha detto che in Austria
se si vuole
ci si arriva in macchina e io
tra undici anni
che non sono nemmeno troppi
andrò da lei
e le regalerò una penna blu per scrivermi
tutte le lettere che mi aveva promesso
e che ancora non ho ricevuto.
Inizieranno tutte così:
“Caro Giulio, il mio compagno di banco non prenderà mai il tuo posto”.
Tra undici anni, Carlotta,
aspettami.
—  Questa storia l'ho trovata su internet.
Non so chi la scrisse, ma la trovo meravigliosa.

non sei un 27
e nemmeno un 30 senza lode
non sei una terza, un 36 di piedi
non sei un primo anno fuori corso
o un secondo anno all'estero
o il numero che non dai più a nessuno
non sei le 08:08 su cui punti la sveglia
i sette esami che ti mancano alla laurea
i nove anni prima dei trenta
le quattro frasi che hai scritte sul corpo
i tre giorni senza vedermi
tu sei
tutto quello che non si può contare

Regra nove

Não trate como prioridade, quem não sabe te priorizar. Melhor ser nada na vida de alguém, do que ser segunda opção. Ao menos você não irá se magoar!

- Dai Ribeiro em: Como sobreviver nos dias atuais

non sei un 27
e nemmeno un 30 senza lode
non sei una terza, un 36 di piedi
non sei un primo anno fuori corso
o un secondo anno all'estero
o il numero che non dai più a nessuno
non sei le 08:08 su cui punti la sveglia
i sette esami che ti mancano alla laurea
i nove anni prima dei trenta
le quattro frasi che hai scritte sul corpo
i tre giorni senza vedermi
tu sei
tutto quello che non si può contare

- Lo Stato Sociale

IL TRUCCO DELL’APERITIVO

mio padre mi diceva
che per fare felice una donna
non ci vuole molto
ma ci vuole molto
cioè, si spiegava meglio
non ci vuole molto impegno
ma ci vuole molta passione
non ci vogliono molti soldi
ma ci vuole molta creatività

per vedere se la donna
che hai accanto sta bene
tu portala a passeggiare
mi diceva
portala nei vicoli della città
portala a guardare le cose piccole
come le vecchiette che annaffiano dai balconi
che poi le passeggiate
aiutano pure ad innamorarsi di più
mi diceva
perché quando si cammina
i pensieri stupidi scorrono via
e rimane solo il presente
la bellezza del giorno
voi due

poi portala a fare un aperitivo
mi diceva
quella sarà la prova del nove
fate un bell’aperitivo insieme
riposatevi dalla passeggiata
bevete e mangiate
ridete, diamine falla ridere,
e se dopo l’aperitivo ti dice
“io ho ancora fame, andiamo a cena?”
allora significa che quella persona
sta davvero bene con te
è felice
mi diceva
perché una donna
quando sta bene
ha sempre fame.

—  Gio Evan
Perché nessuno se ne accorge? Voglio dire, passiamo nove mesi a scuola, cinque giorni a settimana, per cinque ore. Ci guardate in faccia, ci chiedete come va, ci interrogate e ci stressate. Per quanto alcuni professori ci capiscano, nessuno guarda mai oltre alla facciata. Stiamo morendo dentro, cari professori. Moriamo dentro perché viviamo in una società dove le cosce che non si toccano importano più dell’opinione di una persona. Viviamo in una città dove se non sei vestito firmato e hai interessi diversi dall'andare in discoteca, sei un poveretto. Vorrei tanto che, per una volta, apriste gli occhi: guardate in prima fila, vedrete una ragazza che per colpa delle malelingue ha rischiato seriamente di diventare anoressica. Guardate in terza, e troverete l’alunna più brava e intelligente della classe che con la scusa della dieta non vuole smettere di perdere chili. Guardate in ultima e troverete una ragazza che ha disperatamente bisogno di comprensione, di essere salvata. Guardatela bene e forse noterete i graffi sul braccio, gli occhi spenti, la paura. Paura di non essere abbastanza, di deludere i propri genitori, di restare sola. Perché è questo che siamo: una generazione impaurita e fragile di cui nessuno si occupa. Perché farlo? Ci insegnate il francese, l’inglese, la matematica. Ma chi si occupa di insegnarci come affrontare le vere difficoltà? Chi si è mai fermato un attimo a pensare se uno dei suoi studenti ha mai tentato il suicidio? Io me lo chiedo ogni giorno, se uno dei miei compagni ci ha mai provato. Aprite gli occhi: che senso hanno tutti i progetti sul fumo dannoso, quando persone come me non sanno neanche se arriveranno a domani? Credetemi, non ho paura di qualcosa che mi potrebbe far venire un tumore, ho paura di non svegliarmi domattina perchè qualcosa è andato storto oggi. Perché vi comportate come se queste cose fossero solo favole? “L’autolesionismo è per emo” “L’anoressia può essere fermata” Siamo adulti, parliamo seriamente. Sono cose serie, l’autolesionismo non è così semplice e non lo sono nemmeno i disturbi alimentari. Cari professori, vi invito a fare un giro nella mia testa. Tenetevi forte, perché vi farà paura: è quasi tutto buio, con mostri che divorano la mia autostima, la mia speranza, la mia vita..
—  Simone (400fottutichilometri)
Quando você chega à emergência de um hospital, uma das primeiras coisas que eles pedem é que você dê uma nota para a sua dor numa escala de um a dez. Me lembro de uma vez, logo no inicio, em que eu não estava conseguindo respirar e parecia que meu peito estava pegando fogo, as chamas lambendo meu tórax por dentro, tentando encontrar um jeito de sair e queimar o lado de fora, e meus pais me levaram para a emergência. Uma enfermeira perguntou sobre a dor e eu não conseguia nem falar, então mostrei nove dedos. Depois, quando já tinham me dado alguma coisa, a enfermeira voltou e ficou meio que acariciando minha mão enquanto media minha pressão arterial, então disse: Sabe como sei que você é guerreira? Você chamou um dez de nove.
—  A culpa é das estrelas.
Secanja

Odlucila sam da sredim neke stare kutije. U koje sam stavljala sve te neke stvari koje su mi bile drage, razne papirice, na kojima sam pisala neke datume, kojih se danas i ne secam, nisu mi jasni, ne mogu da se setim ni za sta su vezani.
Masa starih udžbenika iz srednje skole. A na njima potpisi nekih ljudi, koji su mi tada bili mnogo dragi. A danas ih skoro ni ne pozdravim. Odrasli smo, vise se ne razumemo kao u tim bezbriznim srednjoskolskim danima.
Delovi nekih ulaznica za razne zurke i koncerte. I secam se svake. Secam se koliko sam tada bila detinjasta i luda. Koliko sam volela sve te koncerte i zurke. I sve te ulaznice, nekad su bile zalepljene na zidu moje sobe, pa kako istekne godina i dodje nova, skidam ih i stavljam u kutiju koja je samo za njih.
A onda naletim na prvu ulaznicu sa prvog derbija koji sam gledala. Tad sam prvi put drhtala kao prut. Dok sam putovala za Beograd i izgubljena trazila stadion. Dok su me ljudi cudno gledali u crno belom dresu. Secam se da kad sam ugledala taj hram fudbala, srce je brzo kucalo. Secam se huka sa juga i naleta emocija.
U istoj kutiji nalaze se i prve zice sa gitare koje mi je kupio neko mnogo drag. Koje su vremenom se istrosile i pukle. Danas retko sviram, trzaj mi para srce. Danas te osobe vise nema. Negde sa neba nadam se da gleda.
Onda nadjem kasicice iz kafica, koje smo moja najbolja drugarica i ja redovno skupljale kad idemo pre skole u kafic. Danas ih vise ne skupljam, cak i ne pogledam da li ima kasicica kad narucim kafu. Danas pijem gorku. Danas, ona mi vise nije najbolja drugarica, posle mnogo godina.
U jednoj od kutija, nalazi se i veliki papir sa jednim datumom. Papirici na koje sam prepisivala njegove poruke. I secam se kako mi je tada bilo. Kako sam bila srecna. Danas, ni on vise nije moja ljubav. Danas smo odustali od nas. Izgubili smo snagu da se borimo.
Danas neki novi ljudi su oko mene. Danas neke nove ljude volim, volim neki novi vole mene. Danas se upravo bojim da i oni ne postanu samo secanje.
Tako se cudno osecam.
Kao da sam zarobljena između juce i sutra. A danas, nikako da uhvatim vazduh. Nikako da prodje. Nikako da se vratim u stvarnost.
I cudna su secanja. Posle njih covek se retko vraca u realnost.
I tezak je vazduh.
A moras dalje. Danas. Sad. Odma.

Zvala bih te malo u pola 3,
Ako ne spavaš,
Samo da sam sama.
Zvala bih te da ti pričam o temi knjige
I tome kako uopšte ne razumem glavnu junakinju
Zvala bih te da ti pričam kako ima stvarno dobre stare muziku,
Ali koju bih ti pustila u kolima,
I moraš da je slušaš dok me grliš
Zvala bih te oko pola 3
Da čuješ na tren kako kiša ispira ulice i sama sam
Zvala bih te da ti se malo isplačem
Zvala bih te da slušam kako dišeš
Zvala bih te
Zvala bih te da ti kažem kako si me naljutio
Kako me je drugi dečko gledao
Gledao me je i smešio se
A meni je bio baš ružan, jer to nisi bio ti
Zvala bih te da ti ispričam kako sa mnom treba
Zvala bih te da mi kažeš kako ti to već umeš
Zvala bih te da ti kažem kako je 90ih bilo stvarno lepo i kako mi je žao što tada nije bilo nas u celoj toj zbrci ludila
Zvala bih te čisto da ne spavaš
Nego da misliš na mene
Osim ako me ne sanjaš.
Ako me sanjaš, neću te dirati
Ali zvaću te da mi ispričaš šta je bilo u snu
Da li sam te i tamo volela
Da li te grlim jače ili slabije
Ili kako bi ti voleo?
Zvala bih te da čujem da li pušiš kao pre
Da ti čujem navike
Osetim zvuke
Zvala bih te oko pola 3
Da čujem da li se sećaš svog najtužnijeg dočeka nove godine
I kada su te majčine suze baš zabolele
Zvala bih te da ćutimo
Kako samo mi znamo
Zvala bih te da mi ti prvi kažeš laku noć
Ali da ni tada ne spustim slušalicu.
Spavala bih s tobom
Budila bih se s tobom
Zvala bih te oko pola 3
Samo da sam sama
I samo da ti želiš da me slušaš.

Alguns esclarecimentos importantes:

1. O casamento gay é facultativo. Ninguém no Brasil é obrigado a casar com um gay. Se você não é gay, a lei não lhe diz respeito.

2. O Beijo gay é o mesmo que qualquer beijo. Ser gay é uma característica de pessoas, não de Beijos. Não existe beijo negro ou beijo gordo. Ah, e também é facultativo. Ninguém é obrigado a beijar alguém do mesmo sexo. Ufa! Podem dormir tranquilos.

3. A adoção de crianças por casais gays é quando um casal gay adota uma criança de um orfanato, não uma criança da sua casa. Se você não é gay e não é uma criança num orfanato, essa lei não lhe diz respeito.
4. A Globo é só uma emissora dentre muitas. Ninguém no Brasil é obrigado a assistir a novela das 9. Se assiste, é porque quer ver. Então veja.
5. Todos os programas no Brasil têm classificação indicativa. Nenhuma novela é aconselhável para crianças de 6 ou 7 anos. Então se você estiver preocupado com seu filho ver beijo de novela das 9, então a Globo não é o seu maior problema. Vá ler o estatuto da criança e do adolescente.
6. Se você é cristão, saia do Levítico e do Deuteronômio e vá ler o Sermão da Montanha e aprender o que é tolerância.
Parafraseando a Pitty: nenhuma mulher vai voltar pra cozinha, nenhum negro vai voltar pra senzala e nenhum gay vai voltar pro armário.


Emmanuelle Lira

Professora da Universidade Federal de Campina Grande (PB)