Monopolio

Una società pedante cerca di inculcarmi nella mente i suoi stupidi ideali. Vogliono il monopolio delle miei emozioni. Vogliono uccidere i miei pensieri perché la mia mentalità eterodossa non può essere controllata. Combatto, ma sono solo l'ennesimo morto che cammina. Sono morto… o quasi. Conoscono il mio punto debole. Mi uccideranno con la solitudine.
—  Pierluigi Vizza
Nuevos estudios siguen apoyando una corporación con el dominio de la economia mundial

El Swiss Federal Institute (SFI) en Zurich, publicó un estudio titulado “La Red de Control Corporativo Global” que demuestra un consorcio de pequeñas empresas - principalmente bancos - dirigiendo el mundo. Sólo 147 empresas que forman una “entidad super” tienen el control del 40% de la riqueza del mundo, que es la economía real. Estas mega-corporaciones están en el centro de la economía global. Los bancos que resultaron ser más influyentes son:

    • Barclays
    • Goldman Sachs
    • JPMorgan Chase & Co
    • Vanguard Group
    • UBS
    • Deutsche Bank
    • Bank of New York Melon Corp
    • Morgan Stanley
    • Bank of America Corp
    • Société Générale


Sin embargo, como las conexiones con los grupos de control están conectadas en red en todo el mundo, se convierten en el catalizador de un colapso financiero global.
James Glattfelder, teórico de los sistemas complejos en el SFI explica: “En efecto, menos del uno por ciento de las empresas fueron capaces de controlar el 40 por ciento de toda la red”.

Con el uso de modelos matemáticos que normalmente se aplican a los sistemas naturales, los investigadores analizaron la economía mundial. Sus datos se han tomado de Orbis 2007, una base de datos que enumera 37 millones corporaciones e inversores. Las pruebas demostraron que las mayores corporaciones del mundo están interconectados para todas las demás empresas y sus decisiones afectan a todos los profesionales de los mercados de todo el mundo.

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Castro!

Il giradischi con i vinili è diventato un monopolio di mio figlio, soprattutto da quando ha scoperto i “Pikkols” (The Beatles); al contrario, tutti i CD che girano dentro casa sono di mia moglie, che non ha mai smesso di comprarli, anche quando, ai tempi di Veltroni segretario di partito, le mostrarono le meraviglie dell’Internez. 

Salgo in macchina, accendo la radio e parte “Truth Be Known”, dal disco Mirror Ball di Neil Young insieme ai Pearl Jam. È una roba del 1995, quando eravamo tutti più felici per il semplice fatto che nessuno sapeva un cazzo di come passava le giornate l’altro e potevamo ancora sognare di avere amici speciali che facevano cose speciali e magari la vicina di casa con cui avremmo voluto procreare o anche solo scopare in attesa dell’ascensore la incensavamo, nella nostra mente, come una persona di elevate doti soprannaturali, tipo conversare di Neil Young e fare i pompini con due mani mentre oggi, invece, sai che va in giro a scrivere cose su Fidel Castro del tipo “io ho parlato con un cubano e posso assicurarvi che se la passano tutti molto male.”

Ho letto, coprendomi gli occhi, i pensierini di Saviano su Castro. Non li voglio commentare perché Neil Young non meriterebbe mai un ascoltatore che pensi a Saviano mentre un suo brano suona. 

“Saw your friend
Working in this hotel
Says he used to know you when
And your dreams”

Probabilmente per descrivere uno come Fidel Castro non basteranno altri 50 anni e io provo sempre di più la sindrome del commentatore a caldo. Alla fine di un film, quando finisco di ascoltarmi un disco - ché io c’ho ancora sto brutto vizio di ascoltarmi i dischi da inizio a fine, come quando leggi un libro, senza fare altro - non sopporto chi poi ti chiede “eh, che ne pensi?” Non lo so ancora, l’ho finito appena 13 mesi fa, non ho avuto il tempo di assimilarlo.

Una volta andai a Cuba, nel 2011. Casualmente conobbi un certo Jesus Martinez, un signore di 75 anni, veterano della rivoluzione, o come ci disse lui, “della seconda guerra d'indipendenza cubana, appartenente al primo plotone, agli ordini del comandante Camillo Cienfuegos.” Dei suoi racconti mi restano tante cose e la frase “il socialismo è per i poveri, il capitalismo per i ricchi”. 

Poi mi ricordo di un altro cubano, grande, enorme, nero e che aveva combattuto in Angola ma non mi parlò di politica, bensì del suo amore per una ragazza portoghese che aveva conosciuto lì. Anch’io ebbi una storia con una portoghese, anni e anni fa e mi sentivo molto vicino a lui e poi di abbracciarlo forte forte perché, in quella piazzetta di non mi ricordo dove, bevendo rum e fumando sigarette senza filtro, eravamo diventati nostalgici per due tipe del Portogallo che probabilmente non avremmo mai più rivisto. 

La cosa più importante, comunque, fu che dopo quel viaggio avevo ancora meno chiaro cos’era Cuba, il castrismo, i cubani, la rivoluzione, i gadget e via dicendo. Una sola cosa avevo capito: il “Che” era amato ma allo stesso tempo lo prendevano pure un po’ per il culo, forse per via di quel fatto di essere andato in Bolivia con 20 uomini e senza una mappa del Paese per fare la rivoluzione. 

Ovviamente, ogni volta che scoppia una discussione politica con in mezzo un personaggio tipo Castro, qualcuno spara sempre il commento “eh però col cazzo che avreste voluto vivere a Cuba!”. O in Russia, o in Cina, fate voi. Ovviamente è tutta gente che commenta mentre si trova in coda al check-in per venire qua negli Stati Uniti d’America a godere delle gioie sfrenate del capitalismo con le tasse basse, zero sociale e soprattutto zero burocrazia. Ah, quanti porchiddii caduti inutilmente sulla tastiera come marines in missioni di pace. Ah, ne cercano di nuovi da mandare in guerra. Le iscrizioni non chiudono mai, ma affrettatevi. Potrebbe essere l’ultima.

In generale, mi sento di dire che da adesso saremo tutti un po’ più soli.

anonymous asked:

e poi un pochino di patriottismo: andare all'estero per studiare arte è come andare negli USA per imparare a fare la pizza. <3

in realtà non è proprio così NEH!
O meglio: è naturale che il patrimonio artistico italiano abbia un’importanza non indifferente nel panorama culturale mondiale, ma sarebbe troppo autoreferenziale attribuirci il monopolio delle arti visive. Si potrebbe dire altrettanto, per dire, di Parigi - snodo culturale a cui Roma e compagnia passarono il testimone intorno all’Ottocento. O di New York se proprio vogliamo guardare lontano (senza imparare a fare la pizza). Senza contare l’arte fiamminga, le declinazioni inglesi dell’arte, l’importanza di Berlino e di tutta una scuola di critici tedeschi, l’istituto Warburg a Londra,.. tantissime città offrono tasselli fondamentali per la lettura dell’arte; dipende a che periodo si sta guardando, e in che modo lo si sta facendo.

Personalmente le scuole italiane di critica mi hanno molto affascinato, quella romana e quella bolognese mi hanno sempre attratto. Bologna mi ha dato una pedata e non mi ha voluta, e io sono rimasta a dare manforte a Roma, a scoprirla e ad approfondirla ulteriormente (Venturi mio non ti lascerò mai tvb). Per ora. Ci sono tantissime opportunità all’estero davvero interessanti, ma i pilastri della mia formazione voglio che siano questi - senza naturalmente giudicare chi fa una scelta diversa dalla mia, anzi, superammirazione!

En las últimas décadas lo relacionado al cultivo y uso de cannabis sativa se transformó en una constante persecución y criminalización tanto de la planta como de quienes estamos en contacto con ella, producto de una demonización que crea y refuerza estigmas-mitos dentro de la cultura actual. Pero lo cierto es que esta planta, como la diversidad de usos que se desprenden de ella, pasaron a la ilegalidad no hace mucho tiempo.

La constante “guerra contra las drogas” que promueven los gobiernos lejos está de apuntar al desmantelamiento de uno de los negociados del capitalismo más sólidos y que involucra a diferentes instituciones y actores políticos, sino que es utilizada como excusa para fundamentar el accionar de las fuerzas represivas que apuntan a un sector social y sujetxs específicxs.

El monopolio del narcotráfico necesita que la marihuana siga siendo considerada una droga ilegal por lo que se refuerza – desde diferentes planos - el imaginario social desde un discurso moralizador que criminaliza a lxs usuarixs ligando el uso de cannabis, por ejemplo, a la delincuencia e inseguridad; pero a su vez naturaliza y no cuestiona el uso legal de cigarrillos, alcohol y psicofármacos, que entre otras cosas generan adicción y atentan contra la salud físicomental de las personas. De igual manera, la persecución que sufrimos por cultivar marihuana hace que muchxs recurran a la compra dentro del mercado que retroalimenta al narcotráfico.

Sin embargo, tanto el autocultivo de cannabis como el uso que le damos a la planta, lejos están de entrar en las lógicas del consumo capitalista que promueve el narcotráfico y el negociado de estados, políticos, fuerzas policiales, inversorxs, entre otrxs. La planta de marihuana es una planta ancestral utilizada por diferentes comunidades a lo largo de la historia para realizar rituales – como el cactus San Pedro, diferentes hongos, etc -, en la producción de vestimenta y alimentos como así para un uso medicinal. Las propiedades cannabicas ayudan a aquellxs que padecen de problemas oculares como el glaucoma, ayuda a disminuir dolores crónicos como así a mejorar el bienestar de pacientes de cáncer y HIV-SIDA reduciendo las nauseas y aumentando el apetito.

Desde que se planta la semilla hasta la cosecha, el vínculo y conexión que se establece con la planta y la pachamama, son los mismos que hace siglos. Trabajar la tierra y acompañar el crecimiento de la planta sin intermediarixs, sin multinacionales que patenten y contaminen las semillas-tierra, establecen formas libres de producción, de exploración de la creatividad y conexión con unx mismo mediante la meditación e incluso el uso conciente, recreativo y liberador que puede ser individual o colectivo.

El autocultivo de plantas con sustancias psicoactivas en su estructura, como la cannabis sativa, no sólo no responden al negociado del narcotráfico encabezado por el estado, políticxs, las fuerzas represivas, diferentes organismos e instituciones, sino que lo destruye creando otras formas de producción-consumo que escapan a las lógicas capitalistas

El autocultivo es resistencia!
Plantaté, cultivá tus derechos!

Arte al Ataque
Cultura del Frente Popular Darío Santillán Corriente Nacional

Al alumno se le escolariza para que confunda “enseñanza” con “saber”, la burocracia del bienestar social pretenden un monopolio profesional político y financiero sobre la imaginación social, fijando normas sobre qué es valedero y que es factible. La desventaja educacional no puede curarse apoyándose en una educación dentro de una escuela. El que todos tengan iguales oportunidades de educarse es una meta deseable y factible , pero identificar con ello la escolaridad obligatoria es confundir la salvación con la iglesia.
—  La cimarra es la educación - Anarkia Tropikal. Chile.
Einstein alguna vez dijo: “Sólo hay dos cosas infinitas: el universo y la estupidez humana. Y no estoy tan seguro de la primera.”
Y Wilhelm Steinitz:“La mente humana es limitada, pero la estupidez humana es ilimitada.”
El día que las personas entiendan que el dinero, poder o todo el petróleo del mundo, no valen la muerte de tantas personas inocentes, será un paso que daremos hacia adelante, me parece injusto que por la insensata avaricia de poder, las élites monarquistas, narcisistas y gubernamentales hacen de las vidas humanas un monopolio.
En realidad en lo que va del mes han muerto más de 1000 personas en actos “terroristas cometidos por ISIS”, pero debido a las medidas mediáticas de menospreciar las muertes de cientos de niños, adultos y ancianos de ciertos sectores geográficos tales como siria, palestina y ucrania, entre otros, por su situación política, económica o religiosa deciden el no informar y no tomar medidas de apoyo masivo para así mostrar el repudio a TODAS estas muertes.
La hipocresía de las personas ante toda esta situación es solo el reflejo de la ignorancia en la que vivimos. No hay nada en el mundo que justifique la xenofobia, racismo, apatía y la falta de respeto y valor a una vida humana. Entiendan que una vida no vale más que otra, todos somos iguales y tenemos derecho a vivir.
Cuando los medios nos informen de la nacionalidad de los terroristas, que también nos digan en qué país se fabricaron las armas.
—  Ser o no ser 
No sé qué tan acostumbrado estés a romper esquemas. No sé si has perdido todo y aun así hecho algo por tu cuenta para no caer y quejarte como lo hacen los pendejos que se quedan viviendo de los hubiera. No sé de dónde proviene tu frustración y tus deseos de querer hablar mal de todo lo que tú no te atreves a hacer. No sé qué tan dañada esté tu cabeza como para gastar tu tiempo en ofensas que sólo hacen evidente la falta de talento del que tanto presumes. No sé si alguna vez te fuiste de mochilazo y sin dinero, si dormiste en la playa, si sólo desayunabas pan, no sé si soportarías dormir en una ciudad desconocida en un techo frío. No sé si el gobierno te ha dado reconocimiento para creer que un diploma te da derecho a un monopolio intelectual. No sé si te sientes capaz de hacer las cosas por ti mismo sin esperar nada de nadie. Pero si a todo esto has dicho que no, entonces no puedo aceptar la crítica de alguien que no ha construido nada con su vida.
—  Conferencia de Quetzal Noah