Anche se fa freddo vado al mare per stare bene con me stesso,nella mia tranquillità.
Le onde hanno un po’ tutto quello che vorrei io: la capacità di non arrendersi mai, nemmeno quando vengono ostacolate da certi massi enormi.
Loro ci provano e ci provano, con la convinzione che prima o poi riusciranno ad abbattere ciò che impedisce loro di essere libere.
Come le onde, continuo a infrangermi contro gli scogli della nostra indifferenza, poi tu mi riaccogli tra le tue braccia, per poi rischiantarmi sulla roccia.
Dolore e sollievo, carezze e schiaffi, amore e odio.
Come le onde sono fatte di mare, la mia mente è fatta dal mio cuore.
Come onde sugli scogli le nostre certezze vanno in frantumi.
Ogni volta torno qui a sistemare ogni pezzo di me.
Le tue braccia saranno, poi, il vero porto sicuro per la mia anima?
Mi proteggerai dallo schianto?
O lascerai che il mio cuore si frantumi dopo che quegli scogli lo avranno colpito?
Ma si sa, il mare calma l'anima ma non trova le parole.
E dopo tutte le domande aspetto un nuovo giorno in riva al mare, che forse l'alba può svegliare un nuovo giorno e un nuovo amore.
—  Daniel Zini & Zoe
Soave e caduco, ridondante e perpetuo, l’eco del mare sussurra sottovoce storie a cui ahimè è difficile credere, eppure continua a cantare quel folle, urla in silenzio: «Chi vorrà mai ascoltarmi?». Disteso con la pelle nuda, in un infinito argenteo accentato da punti di bianco, legge con un solo sguardo i lamenti degli albatri e le carezze dei gabbiani, che beffardi lo fuggono – quegli ingrati – per acquetarsi sui ruvidi faraglioni. Sono coltelli che squarciano il ventre, che scavano, che saccheggiano e alla fine abbandonano.  «È triste essere Mare», dice sospirando nella brezza, «…è triste essere unici!». Fissa i passi sulla sabbia, i ricordi sulle maioliche, i brividi sugli scogli, il vento che lo staglia e lo accarezza – così mi ha detto quel folle, così mi ha pianto. Ogni notte rincorro la luna – così mi ha cantato –, quella bambina dal cuore malato, che finge di donarmi labbra da baciare e invece mi dà altri sogni da morire. Ho pianto troppo, ho sognato troppo, fra le maree e i pleniluni eppur ancor qui ritorno – oh, se fossi cielo!
Ho visto le due farsi le tre, le quattro.
Spegnermi dentro come mozziconi sull'asfalto.
Ho visto il tipo nello specchio non guardarmi affatto.
Vedere il mare in piena estate e non esserne attratto.
—  Tradez

A volte capisci di essere innamorato quando, guardando il mare,
ti viene in mente quella persona.
Altre volte,
capisci di essere innamorato
quando vedi il mare,
negli occhi di quella persona.
Ma hai la certezza di amare quel qualcuno
se quando la stringi fra le braccia,
ti senti come il sole
quando tramonta sul mare.

-Alessia Alpi

—  Volevoimparareavolare (scritta da me)