Lungotevere

Camminando sul lungotevere, vicino all'Ara Pacis, ti dico che non mi son mai sentita libera di innamorarmi di questa città, finché non ho deciso di sentirmi libera di innamorarmene. Ti metti a ridere e mi dici: “ci risiamo, ora mi ridirai che la libertà è una forma di disciplina”. Faccio sì sì con la testa e mi guardo intorno.
“Sai che prima il fiume arrivava fin qui?”
No, non lo sapevo e tu come fai a saperlo? Dove lo hai letto?
“Basta fare attenzione. Non hai notato che molte case non hanno i portoni, ma solo i primi piani?”
Rimango a bocca aperta e comincio a contare i palazzi.
Raggiungiamo gli altri e non riesco a fare a meno di sorridere. Li guardo da lontano e ringrazio, non so chi, per tutte queste anime purissime e autentiche che mi circondano.
Trotterello per via di Ripetta, mentre chiaccheriamo e X. mi dice una frase che avrebbe potuto dire Vegeta: tu hai un potere utilissimo, hai un'aura così forte da stravolgere le atmosfere. Ridacchio, X. non è italiana, ma vive qui da 6 anni ed è di una bellezza mozzafiato (è pur sempre la sorella di miss Colombia nonché seconda classificata a miss Universo). Mi confida che, l'altro pomeriggio, F. si è abbioccato per un'oretta a casa sua e che lei ha poi dormito col cuscino su cui si era poggiato lui e che si era impregnato del suo profumo. Ringrazio, in silenzio, ancora una volta: per amare bisogna tornare bambini e lei lo sa. È una delle donne più intelligenti che io conosca, una delle intellettuali di punta del suo paese, ha diversi dottorati alle spalle e fa quattro lavori. Eppure ha il coraggio, sfacciato, di dormire innocentemente abbracciata ad un cuscino.