Leggende

Quando dobbiamo andare a vivere sulla terra, due angeli ci accompagnano e ci chiedono sempre dove vogliamo abitare.
Quel giorno era il mio turno.
Gli angeli, vestiti di bianco e con le candide ali piegate mi chiesero
«Dove vuoi abitare ?»
Io li guardai titubante e incerta.
«In che senso ?» gli domandai ingenuamente.
Gli angeli allora cercarono di essere più chiari e sorridendomi mi domandarono nuovamente
«Quale posto vuoi che, qualunque cosa accada, sia per sempre la tua casa? Il luogo dove ti senti al sicuro ? Protetta ?»
Gli strinsi le mani «Portatemi a vedere la terra. Non la conosco molto bene. Voglio essere sicura di fare la scelta giusta. »
Gli occhi degli angeli sorrisero compiaciuti e, in breve, stavamo già sorvolando la terra.
«Ci sono posti» incominciò l'angelo alla mia destra «dove il sole tramonta sul mare, e crea uno spettacolo mozzafiato. »
Lo vidi, mi incantò.
«Altri posti» mi consigliò invece l'angolo alla mia sinistra «dove il sole sorge dietro le montagne innevate, e il cielo roseo, a contrasto con la neve, ti fa sognare ad occhi aperti»
Lo vidi, e mi incantai, di nuovo.
Mi portarono a vedere luoghi paradisiaci, dove ci sono le cascate e i fiori variopinti.
Ammirai la luna che si specchiava sempre su un lago d'argento e scoprii il canto melodioso di alcuni uccelli.
Era tutto così bello che non riuscivo a decidermi.
Poi, ad un certo punto, attraversammo una città, e notai un bambino.
Mi piacque tantissimo; aveva i capelli d'oro e gli occhi smeraldo.
«Lui» gridai in quel momento, indicandolo con la punta del piede, in quanto le mie mani afferravano saldamente gli angeli.
Il bambino alzò gli occhi al cielo, e sorrise.
Non poteva vedermi, ma sorrise comunque, e il suo sorriso era più bello di qualunque posto che avevo visitato.
Gli angeli si fermarono di colpo e mi fissarono.
«Voglio lui !» continuai io, sorridendogli a mia volta.
«Vuoi che sia lui la tua casa ?»
Mi chiesero loro, osservando a loro volta il bambino.
«Si!» dissi convinta, «voglio abitare nel suo cuore. Sarà il suo cuore il luogo dove mi sentirò al sicuro, protetta e amata. »
Gli angeli si diedero un'occhiata di intesa.
«Certamente» mi risposero.
L'angolo alla mia destra mi volle fare, però, un'altra domanda «Come mai proprio lui ?»
Mi voltai verso l'angelo, poi ancora verso il bambino, che continuava a sorridermi, anche se eravamo invisibili.
«Perché lui abita già nel mio cuore, io sono già la sua casa, ecco perché mi sorride. Lui mi ha trovato ancora prima che potessi cercarlo. »
Gli angeli mi guardarono compiaciuta «sei una persona molto saggia»
Poi mi baciarono le guance e scomparvi, lasciandoli soli.
—  Volevoimparareavolare (scritta da me)

In questo disegno ho rappresentato una leggenda giapponese che dice:
Questo simbolo rappresenta i dieci elementi primordiali che compongono l'universo: 火 [hi]:fuoco; 風 [kaze]:vento; 雷 [tuono]:kaminari; 土 [tsuchi]:terra; 草 [erba]:kusa (purtroppo ho sbagliato perchè nella prima che ho letto diceva legno quindi ho fatto il simbolo del legno .-.); 水 [mizu]:acqua; 氷 [kōri]:ghiaccio; 金:metallo (l'ho trovato anche come oro e putroppo non essendo giapponese non so se è giusto come metallo lo spero); e luce e oscurità rappresentati del simbolo dello yin yang. Si dice che coloro che ereditano la forza di queste dieci essenze possono cambiare il mondo.
[Miei disegni 2]

Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d’ospedale.

A uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un’ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo.

Il suo letto era vicino all’unica finestra della stanza.
L’altro uomo doveva restare sempre sdraiato.
Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore.
Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto.
Ogni pomeriggio l’uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori alla finestra.
L’uomo nell’altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno.
La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto.
Le anatre e i cigni giocavano nell’acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo.
Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c’era una bella vista della città in lontananza.
Mentre l’uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l’uomo dall’altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena.
In un caldo pomeriggio l’uomo della finestra descrisse una parata che stava passando.
Sebbene l’altro uomo non potesse sentire la banda, poteva vederla.
Con gli occhi della sua mente così come l’uomo dalla finestra gliela descriveva.
Passarono i giorni e le settimane.
Un mattino l’infermiera del turno di giorno portò loro l’acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell’uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno.
L’infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo.
Non appena gli sembrò appropriato, l’altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra.
L’infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo.
Lentamente, dolorosamente, l’uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno.
Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto.
Essa si affacciava su un muro bianco.
L’uomo chiese all’infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori da quella finestra.
L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro.
“Forse, voleva farle coraggio.” disse.
Epilogo: vi è una tremenda felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della nostra situazione.
Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata.
Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi che il denaro non può comprare.
L’oggi è un dono, è per questo motivo che si chiama presente.

L’origine di questa storia è sconosciuta ma tu falla conoscere a più persone possibile

Esisteva nel 1930 una strada chiamata Derville Street nell'Ohio, USA. Quella strada si trovava al centro di un minuscolo paesino di appena 1500 abitanti, gente onesta che lavorava per mangiare e mangiava per lavorare, eppure il primo giorno di Marzo del 1932… BAM!

Un uomo di 54 anni accoltella 16 volte la madre , dopodichè prende il coltello e cerca di uccidersi piantandoselo nello stomaco, ma senza succedere nell'intento.
Viene subito portato in ospedale e dichiarato pazzo, nel mentre, però, un 15enne ha la bella idea di tornare a casa, stordire la sorellina e affogarla nella vasca da bagno. Arrestato, viene anche a lui dichiarata l'infermità mentale e viene rinchiuso insieme all'uomo…
Ma dove?

In città non c'erano mai stati casi di malati mentali, perciò si decise di costruire un manicomio, soprattutto perché casi simili ai due precedenti si stavano verificando sempre più frequentemente nel paese. Il piccolo edificio si dimostrò utile per i successivi 4 anni, finchè tutti e 257 i pazienti iniziarono a manifestare gli stessi disturbi che li portarono alla morte qualche mese dopo: febbre (per chi non ce l'aveva già), allucinazioni (per chi non le aveva già), crisi di epilessia…
Un gran numero di persone, impaurite dall'accaduto, decise di trasferirsi in una via differente, o addirittura in un'altra città. Questo numero, poi, raddoppiò in seguito a diversi casi riportati di vandali minorenni suicidi, oppure in preda a violente convulsioni poco dopo essersi addentrati nel vecchio manicomio abbandonato e in rovina dopo la morte di tutti i pazienti.

Giorno dopo giorno, quell'edificio marciva sempre di più.

In qualche settimana cadde il soffitto, in un mese un quarto della costruzione era completamente scoperto, ma la maggior parte degli abitanti aveva già alzato i tacchi da lì senza l'intenzione di ritornare. Il sindaco, per rimettere le cose a posto, disse ai suoi operai di demolire quel dannato manicomio, ma il lavoro si dimostrò più difficile del solito, ci volle più del previsto e alla fine l'opera non fu completata, causa rifiuto dei muratori.

La città ormai era deserta, nessuno più voleva abitarci e Derville street venne da allora soprannominata Mad street, perchè in quella strada vi era ormai solo quell'edificio. Mezzo distrutto.

Ora è passato tanto tempo, la gente ci scherza un po’ su, c'è addirittura una filastrocca qui in Italia molto popolare che viene cantata spesso ai bambini riguardante quella casa.

Bella, bella davvero…

In Via dei Matti.

Numero 0.

Ogni bambino ha paura di ciò che si nasconde sotto il letto. Se non la hanno per quello, allora la hanno per l'armadio, o forse per lo spiraglio di una qualsiasi porta semichiusa.

Gli scienziati sanno che i bambini sono più percettivi di un adulto, anzi, riescono a vedere cose che i grandi non vedono. Semplicemente non hanno ancora la testa sozza di tutto quello che la società vuole fargli vedere. Loro vedono quel che c'è veramente.

Loro vedono i mostri.

Se tu avessi la possibilità di ottenere gli occhi di un bambino e poter vedere con essi per una sola notte, impazziresti. Per essere in grado di vedere quel che ricordi solo vagamente, infilandoti nelle coperte mentre indossi quel bel pigiama coi trenini, pregando Dio e non sapendo che quest'ultimo non ricambia la preghiera… Tutto ciò manderebbe nel panico un adulto. Perché gli adulti hanno dimenticato le regole.

1) Copriti. Se non puoi vedere il mostro, lui non può vedere te. Devi farlo anche se respirare diviene difficile.

2) Non fare alcun suono. Ogni sospiro può portarti alla fine.

3) Non muoverti. Attrae la loro attenzione.

4) Solo la luce può mandarli via. Una forte luce. La torcia rende le cose peggiori.

Gli adolescenti invece sono nel mezzo: possono ancora percepire qualcosa, lì, ma non possono vederlo… Così dimenticano le regole…

Perché pensi ci siano così tante persone colpite da insonnia che passano la nottata sul computer nella speranza subconscia che la luce del monitor sia abbastanza per tenerli lontani?

Beh, non è abbastanza.

Adesso guarda alle tue spalle con occhi di bambino e cerca di non urlare.

Il Filo Rosso Del Destino

In Giappone si dice che ogni persona quando nasce porta un filo rosso legato al mignolo della mano sinistra. Seguendo questo filo, si potrà trovare la persona che ne porta l’altra estremità legata al proprio mignolo: essa è la persona cui siamo destinati, il nostro unico e vero amore, la nostra anima gemella. Le due persone così unite, prima o poi, nel corso della loro vita, saranno destinate ad incontrarsi, e non importa il tempo che dovrà trascorrere prima che ciò avvenga, o la distanza che le separa, perchè quel filo che le unisce non si spezzerà mai, e nessun evento o azione potrà impedire loro di ritrovarsi, conoscersi, innamorarsi.