La-Specola

Piazza Mazzini oltre i casini

di Lorenzo Innocenti


Dietro Piazza Mazzini si apre una parte di Padova tendenzialmente ignorata, vilipesa e inesplorata, estranea (e per fortuna) sia ai grandi flussi turistici esogeni che investono le piazze, sia a quelli invece endogeni, nostrani, patavini di Patova, che coinvolgono zone ben più considerate e luccicose e à la page, come ad esempio Città Giardino, la Specola o anche l'area che conosce come proprio epicentro via Nazareth.

Zone bene, molto scintillanti e frizzantine, buone per un aperi-chic alternativo al calar del sole, un limoncino appassionato in penombra (i più giovani) o una paglietta con gli amici quando ti va.

L'area compresa tra via delle Palme, Citolo da Perugia e San Giovanni da Verdara, che è estremamente bling bling ed anche molto piacevole a passeggiarsi, viene invece di fatto snobbata, perché prossima alla Stazione e all'Africa Soul e a Piazza De Gasperi e i grebi e i pusher e i palazzoni brutti e il degrado…

Ma, se è pur vero che nei pressi ci trovi posti così:

Lo è anche che, appena svoltato the corner, ti ritrovi immerso in uno scorcio di primo novecento che credevi cancellato dalla mappa temporale ed emotiva del globo e ti sembra allora di danzellare gaudente per una delle pagine de la Recherche, alla ricerca (appunto) di un senso da dare a tutta ‘sta Belle Epoque che ti è precipitata all'improvviso intorno.

Ci trovi case che ti domandi perché non possano farle tutte così, ancora oggi, come mai il gusto comune si sia spinto invece tanto in là, sino ai limes insidiosi di un'apocalisse estetica, estetistica, antitetica.

Nel viaggio back to the future che ti spinge indietro nel tempo, ritrovi i viali alberati  dell'infanzia dei tuoi bisnonni, con in più un po’ di segnaletica verticale che male non fa.

Ci ritrovi le palme, che ormai ci sono solo a Milano, ma che prima stavano anche qui da noi, e tante, che facevano molto Art Noveau.

Ci trovi un santuario comboniano con degli altarini che non piacerebbero a Spike Lee, ma tanto siamo nei primi novecento e il razzismo è salutare caposaldo della società…

E ci trovi anche i Giardini della Rotonda, che di solito incontri – chiassosi ed affolati – l'estate, quando ci fanno il cinema all'aperto, ma che così desolati e silenziosi non ti paiono neanche loro e così ci puoi notare dettagli visti mai, prima.

Lo sapevi che qui, negli anni venti, ci venivano a pisciare?

Lo sapevi che sul fontanone dei satanisti nostalgici ci venivano a ricordare i bei tempi andati?

A Padova – ad averci tempo da spendere – si viaggia nel tempo, bello! Altro che America…

Wax Anatomical Venuses created by the workshop at La Specola, Florence, 1781–86, as seen at the Josephinum Museum, Vienna, Austria. Each model was produced by an artist working in tandem with and anatomist or natural philosopher. They would begin with an illustration from a trusted anatomical atlas, then model individual elements on cadavers and body parts sourced from a nearby hospital. Although complex piece such as this one might take as many as 200 bodies to create, it was the hope of their makers that such waxes would ultimately render human dissection unnecessary. The models created by the La Specola workshop are still considered to be remarkably anatomically correct today.