Indignati

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Guarda come corro bene - Cabbage Café

MASTER OF PUPPETS

Non illudetevi, non capisco un cazzo di musica e il mio ragionamento perciò passerà da una branca della cultura molto più alta… e per più alta intendo i cartoni animati giapponesi (pronuncia alla Elio).

Esiste un certo qual manga dal quale è stato tratto un certo qual anime, all’interno del quale esistono personaggi molto particolari. Uno/una di essi ha una speciale caratteristica che è quella di evocare una bruttissima creatura che fa cose brutte e pure molto brutte

Questa abilità di evocazione ha lo stesso nome della musa della danza e difatti il suo potere è quella di soggiogare le vittime della sua influenza e far loro ‘danzare’ le proprie coreografie perverse come marionette disarticolate.

(Disclaimer per gli otaku: sì, lo so… facciamo invece che sia quella e che sia così come ho detto, perché comunque io ho visto Akira in lingua originale che voi non eravate ancora nati e quindi vinco)

La metafora stanca che ne viene fuori (sollecitata da qualche ask e qualche chat in cui mi si chiede perché abbia smesso di commentare i recenti fatti di cronaca) è di una banalità sconcertante ma non per questo merita meno attenzione da parte mia..

Non c’è niente da commentare.

I fascisti, le femminazi, gli animalisti, gli omeopati, i cattolici, i vegani da combattimento, i pentastellati, gli ecologisti armati, gli antivaccinisti, i marxisti-leninisti, chi guarda il culo alla scienza e i social justice warrior stanno facendo il loro lavoro indisturbati e, soprattutto, indisturbabili.

Lo stanno facendo egregiamente e non c’è NIENTE che voi, anzi, noi possiamo fare dalla nostra bolla di cultura d’elite.

Poi, ognuno ha un proprio codice etico e un proprio senso di giustizia che spingono a dire e agire ma, per favore, chiedetevi quanto abbia senso e valore gettarsi su una notizia costruita ad arte per adescare e infiammare gli animi (di entrambi gli schieramenti), quando non vi sarà mai data la possibilità di accertare con sicurezza come siano andate veramente le cose.

Prendiamo la spiaggia fascista, un trend MEDIATICO molto forte degli ultimi giorni.

Sul serio credete che sia sorta dal nulla e in due giorni?
Davvero credete che la maggior parte della popolazione sia contraria a quella pagliacciata?
Ma seriamente credete che il ‘pugno duro’ del questore manderà un messaggio antifascista a qualcuno?

I giornali, dando una notizia simile, sono riusciti ad accaparrarsi i (pochi) lettori indignati di sinistra e pure i (molti) lettori indignati di destra perché, se non ve ne siete accorti, la gente ha bisogno di stabilità e certezza, quelle promesse dal pagliaccio balneare.

Mi spiace ma la gente ha paura e alla gente che ha paura fa piacere sentirsi un filo sulla schiena che la sorregga e la aiuti ad andare avanti… lo stesso filo, peraltro, da cui dietro la presunzione di anarchia illuminata pendiamo tutti quanti, sempre pronti a buttarci in crociate ispirati a valori giusti per principio ma distorti alla bisogna.

Se mia suocera, la donna più buona del mondo, dal suo letto di ospedale per un femore rotto mi ha chiesto di controllare che il comune non desse la sua casa ai marocchini, vuol dire che stiamo andando proprio molto molto male.

E io preferisco tacere.

dell'utilità a priori di intervenire negli infuocati dibattiti

mettiamo caso che ci sia, che ne so, un oratorio. e che questo non sia in regola con qualcosa, facciamo che non sia a posto con le porte tagliafuoco in caso di incendio, toh (lasciate perdere le specifiche di legge dai, è un esempio a caso).

se ‘le istituzioni’ intervengono prima e lo chiudono fino a messa in regola: merde, non pensate ai nostri ragazzi, uno spazio sano e ce lo chiudete, avete per forza voluto rompere i coglioni, chiudete i luoghi di aggregazione così non date niente da fare ai nostri ragazzi e vi lamentate se finiscono a bere.

se invece succede una tragedia peggiorata dall'irregolarità di cui sopra: merde, non pensate ai nostri ragazzi, sempre dopo intervenite, siete responsabili, i controlli in questo paese si fanno solo dopo i morti.

e non sbagli mai.

non è che così non si arriva da nessuna parte, beninteso. così si arriva ad avere un sacco di like indignati, mica cotica.

Per noi è importante non prenderci troppo sul serio. Siamo convinti che si può difendere la razionalità
- senza essere perennemente indignati
- senza aggredire chi la pensa diversamente
- sapendo scherzare su noi stessi e sui nostri difetti
- sapendo che ci sono altre cose importanti oltre alla scienza e alla razionalità
- sapendo che lo scambio di vedute e il dialogo sono necessari per la democrazia
Essere seri non vuol dire essere seriosi.
—  Pagina facebook del CICAP: /www.facebook.com/cicap.org/photos/a.125553984194.101987.32775139194/10154698122924195/

[ARTICOLO] Dopo una settimana di record superati ci chiediamo: quanto lontano può arrivare il K-Pop?

“Arrivare in cima alle classifiche K-Pop non richiede di certo poco sangue, lacrime e sudore – e ancora di più se superi ogni limite. Pochi gruppi attuali conoscono questa situazione come la conoscono i ragazzi dei BTS, i sette giovani che questa settimana sono diventati il gruppo coreano ad essersi piazzato più in alto nella Billboard 200, oltre a salire nella top 10 e apparire sia nella Billboard 200 che nella Billboard Hot 100. Il loro successo segna un altro passo importante nella lunga campagna nell’industria musicale K-Pop e nell’intera industria dell’intrattenimento coreana con lo scopo di creare un robusto fan base che va ben oltre i confini della Corea del Sud. Ma gli osservatori del K-Pop si sono chiesti: quanto lontano può arrivare questa musica sfacciatamente luccicante, orientata sull’immagine e aggressivamente giovane?

Nonostante sia difficile distinguersi tra gli squadroni di gruppi maschili e femminili che vengono intensamente allenati (e ancora di più messi a lucido) nel 21esimo secolo in Corea, i BTS hanno trovato un modo per risaltare sin dal loro debutto risalente all’estate del 2013. Come ogni artista pop rilevante sono stati esaminati dall’oligarchia del talento del paese. Osservati come prodotto della Big Hit Entertainment, una compagnia fondata da Bang Si-hyuk, autore e partner del migliore creatore di star da record Park Jin-young (conosciuto semplicemente come “JYP”). Prima di arrivare alle audizioni della Big Hit due dei membri erano studenti di una scuola d’arte e due erano rapper underground; la partecipazione del gruppo stesso alla scrittura e produzione delle canzoni, pratica fino ad ora poco usuale nell’altamente specializzato mondo del K-Pop, è una delle ragioni del loro veloce ed enorme successo.

Certamente nessun’altra boy band di qualsiasi nazionalità ha mai rilasciato un singolo ispirato al lavoro dello scrittore tedesco e vincitore di un Nobel Hermann Hesse, come hanno invece descritto i membri dei BTS ‘Blood, Sweat & Tears’ l’anno scorso. Nel video musicale c’è anche un passo di Demian di Hesse, un romanzo conosciuto quasi in tutta la Corea del Sud e amato da varie generazioni. Le parole vengono recitate da Kim Namjoon, conosciuto come ‘Rap Monster’. Il ragazzo che si distingue come la star del gruppo, una specie di intellettuale auto proclamato, che ha ottenuto un alto punteggio nei test del QI e agli esami d’ingresso delle università sud coreane – un grande segno distintivo in una società ossessionata dalle classifiche. È diventato fluente in inglese ed inoltre, di sua stessa iniziativa, ha continuato gli studi di giapponese che tutti i membri dei BTS hanno ricevuto da trainee.

L’apprendimento del giapponese ha richiesto ai BTS – che hanno rilasciato due album nella lingua dei vecchi colonizzatori della Corea – una riflessione sull’insistenza dei produttori K-Pop che sostenevano che il gruppo ha iniziato a sviluppare un fascino internazionale sin dall’inizio. Quello giapponese è un mercato particolarmente allettante non solo perché è il terzo più grande mercato musicale al mondo e nel quale i CD fisici sono ancora venduti per l’equivalente di 20 o 30 dollari americani (diversamente dalla Corea dove le canzoni vengono scaricate per pochi penny), ma anche perché gli indignati che odiano il K-Pop vengono numericamente superati di gran lunga da chi invece ama il genere. Negli ultimi anni le band K-Pop non solo hanno integrato la lingua di altri paesi asiatici ma anche i performer stessi. Nel caso degli Exo, che hanno debuttato due anni prima dei BTS, sei dei dodici membri originali venivano dalla Cina, fattore che non ha sicuramente diminuito il fan base che li ha fatti diventare la boy band più grande al mondo.

Ma fin da quando la musica pop giapponese o “J-pop” ha fallito dopo il momento che aveva goduto della popolarità mondiale negli anni 90, dall’industria K-Pop è arrivato un consiglio saggio che sosteneva che un artista non può veramente avere successo globalmente senza l’uso della lingua inglese. Guidata da un’economia orientata all’esportazione fin dalla sua industrializzazione, la Corea del Sud ha considerato per molto tempo l’inglese come il sine qua non (*condizione senza la quale non si può verificare un evento) per avere successo di larga scala in qualsiasi settore. Di conseguenza il paese spende più soldi di chiunque altro per l’insegnamento dell’inglese, sebbene i risultati non siano sempre notevoli.
La tanto pubblicizzata “Korean wave”, che comprende di tutto, dalla musica pop ai drama televisivi fino agli snack, ha finora scavalcato i paesi asiatici più poveri come il Vietnam e le Filippine.

Se il resto del mondo si affezionerà mai alla cultura popolare coreana rimane per ora ancora un interrogativo ma potenzialmente potrebbe avere una redditizia risposta. Il K-Pop ha tentato parecchie strategie per attirare l’ovest anglofono. Una delle ultime tendenze è quella di creare gruppi che contengano uno o due membri di madre lingua inglese, di solito nati in Corea o cresciuti in America. I BTS hanno respinto questa tendenza non solo con l’assenza di membri di madre lingua inglese ma anche con la mancanza di canzoni totalmente in inglese: “DNA” che li ha portati nella Billboard 100 è scritta quasi totalmente in coreano, come la maggior parte del materiale di Wings, l’album che Billboard ha nominato come miglior album K-Pop del 2016.

“Quando il gruppo ha iniziato sembrava funzionare meglio fuori dalla Corea che in Corea,” ha detto Mark Russell, autore di ‘Pop Goes Korea and K-Pop Now’. “Era un po’ strano. Non avevano una vera e propria canzone di grande successo ma c’era qualcosa in loro che faceva impazzire i fan – lo stile, la buona capacità nelle pubbliche relazioni, quella misteriosa qualità da star?” Presto un segno certo che il gruppo stesse maturando un fervente seguito anche a casa è emerso: “Ho cominciato a notare graffiti con scritto il nome ‘BTS’ nei parco giochi in giro per Seoul,” ha detto Russell. Questo non significa che il gruppo dia le spalle all’ovest: oltre alle influenze dell’hip-hop e dell’elettronica utilizzate in modo inusuale e all’avanguardia, il gruppo ha anche collaborato con artisti americani come Andrew Taggart dei The Chainsmokers, (Rap Monster ha individualmente collaborato con Warreng G) e lo scorso fine settembre il DJ Steve Aoki ha annunciato i suoi piani di lavorare con i BTS.

Più che mai avere successo nella cultura popolare coreana ora richiede allo stesso tempo capacità di attirare il mondo e mobilitare gli ascoltatori a casa. Fortunatamente gli ascoltatori coreani sono più che disposti a mobilitarsi. Le prove di ciò vanno dalla presenza di graffiti nei parco giochi agli enormi messaggi, finanziati dai fan club, per i compleanni dei membri dei gruppi che si vedono ogni giorno negli spazi pubblicitari nelle stazioni della metro di Seoul. Russell ha notato che “i fan della musica coreana sono molto appassionati, sono riusciti a far entrare in classifica le nuove tracce per un giorno o due” con il loro potere, amplificato dall’altamente sviluppata tecnologia dei social media della nazione. “Quindi la vera sfida sarà la longevità.”

In un periodo in cui la produzione di musica senza limiti sta crescendo insieme al concetto di fandom musicale, una domanda può sorgere sulla rilevanza dei traguardi raggiunti nella Billboard come indicatore di prospettiva di successo di un gruppo K-Pop. “Molti artisti hanno successo nelle classifiche Billboard ma non riescono a riempire una sala da concerto, per non parlare di uno stadio,” ha detto Russell, “ma gli artisti coreani riempiono già gli stadi.”

Nessuno può dire con certezza quale stadio riempiranno la prossima volta e che tipo di fan si presenteranno, come nessuno – per primi tutti i coreani – potevano prevedere l’incredibile successo mondiale di ‘Gangnam Style’ di PSY, una canzone quasi totalmente in coreano che prende in giro i ‘nuovi ricchi’ di Seoul.

“Ho visto persone che negli ultimi 20 anni hanno costantemente sbagliato (previsioni) per quanto riguarda il K-Pop. Non vedo alcuna ragione per la quale ora questo dovrebbe finire,” ha detto Russell. “È un’industria iper-competitiva ma questo aiuta anche a dare tanta vitalità. Non ci scommetterei contro.””

Traduzione a cura di Bangtan Italian Channel Subs (©CiHope) | ©nprmusic

Mi aveva segnata, quasi quanto un tatuaggio. Mia madre diceva che i ‘succhiotti’ sono segno di poca serietá, per me invece significano semplicemente 'Sono passato di qui e ti ho lasciato il segno’. Adoro avere i segni, adoro tenermeli addosso per parecchi giorni e con un po di malizia adoro esporli alla gente, notare gli sguardi indignati, i pensieri malati e labbra che si mordono, si proprio come le mie quando mi lascia il segno. Se devo dirla tutta questo piu che segno é un ematoma, ma lui sembrava aver tracciato una mappa precisa sul mio corpo, prima il collo, poi vicino al seno, sui fianchi e nell'interno coscia, ma sulla mappa non era segnato nessun tesoro; dov'era?
how long conservare referti medici?

Ciao Dottorissimo, quanto a lungo bisogna/serve conservare ecografie, rx, rmn, ecg etc? Cioè è bello sapere che il mio mioma in 17 anni si è quadruplicato, e che la terribile L3-L4 ora regredisce ora si espelle e migra a seconda degli anni e dei centri in cui ho fatto la rmn, ma quale dottor mi chiederà di vedere esami così vecchi? Posso fare space clearing fino a che anno? Grazie mille come sempre, sei prezioso, :-*


Guarda che siamo dottori, mica finanzieri.

I referti medici si conservano per tutta la vita, perché non si può mai sapere cosa il professionista voglia cercare, confrontare, escludere o investigare e pure in un RX di trent’anni prima puoi trovare conferma a un quesito diagnostico che ora potrebbe fare la differenza tra vivere bene e mica tanto bene.

Se sei del Team Stupefatti&Indignati, puoi riporre tutto nello scaffale che fino a qualche settimana fa era pieno di VHS dei film con Kevin Spacey, Sylvester Stallone e delle puntate di Star Trek in cui compariva Sulu.

anonymous asked:

Cari scout...

Grazie di cuore.
Per le cartine del dopo guerra che più di una volta ci hanno portato su sentieri imbattuti da decenni o inesistenti ad oggi.
Grazie per la fame nera dei campi, quando il fuoco non ne vuole sapere di accendersi e la carne in scatola era più gelatina che altro.
Grazie per i calli e i chili persi che non era necessario perdere.
Grazie alla quasi ipotermia nelle notti di gennaio passate in tenda.
Grazie per tutti i bivi dove mai una volta che la strada giusta fosse quella in pianura o in discesa.
Grazie per le occhiaie da inciamparci visto il fischio del silenzio a mezzanotte e la sveglia alle sette del mattino dopo una settimana di scuola e impegni vari.
Grazie anche per i giri di campo di prima mattina e per l'acqua gelida con cui lavarsi.
Grazie per le infiammazioni precoci alla sciatica e alle sventate ernie del disco sotto i chili di filagne, zaini e tende.
Grazie perché puntualmente il campo si fa nella settimana in cui tutte noi stiamo in “quel periodo del mese”, e quindi apriti cielo per avere collaborazione e pochi giramenti di ovaie.
Insomma grazie per avermi insegnato che “semplice” non è sinonimo di “divertente”, e che “comodità” non c'azzecca nulla con “avventura”, che TV e telefono sono davvero superflui quando sopra ai tuoi occhi hai un cielo talmente immenso che vorresti quasi affogarci e farne parte per sempre. Grazie per avermi insegnato che “social” e “sociale” sono due mondi quasi incompatibili e che i programmi TV non sono niente paragonati alle risate intorno ad un fuoco.
Grazie davvero, perché anche i momenti più difficili, stressanti, pesanti o noiosi, solo a ricordarli mi strappano un sorriso anche dopo anni. Grazie, perché alla fine se sei circondato dal tuo reparto o dal tuo clan e non indossi l'uniforme, a sentirti in difetto e ridicolo sei tu. Se solo tutti quanti sapessero cosa c'è di tanto grande e speciale nello scoutismo, probabilmente resterebbero indignati nel vedere quanto questo movimento venga ridicolizzato nei film americani. Ma anche qui, grazie di cuore, perché lo scoutismo è stato creato per tutti, ma non tutti sono in grado di poter far parte di una cosa come lo scoutismo.
A tutti voi, a tutti noi, buona strada.

“Cercate di lasciare questo mondo un po’ migliore di quanto non l'avete trovato.”
(L'ultimo messaggio di Baden Powell -generale dell'esercito britannico e fondatore dello scoutismo- ai suoi Esploratori.)

L’uomo tende a addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l’abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è. È allora che va creato artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci pensano i poeti. I poeti, questi eterni indignati, questi campioni della rabbia intellettuale, della furia filosofica.
—  Pier Paolo Pasolini
  • “Mi aveva segnata, quasi quanto un tatuaggio. Mia madre diceva che i ‘succhiotti’ sono segno di poca serietá, per me invece significano semplicemente 'Sono passato di qui e ti ho lasciato il segno’. Adoro avere i segni, adoro tenermeli addosso per parecchi giorni e con un po di malizia adoro esporli alla gente, notare gli sguardi indignati, i pensieri malati e labbra che si mordono, si proprio come le mie quando mi lascia il segno. Se devo dirla tutta questo piu che segno é un ematoma, ma lui sembrava aver tracciato una mappa precisa sul mio corpo, prima il collo, poi vicino al seno, sui fianchi e nell'interno coscia, ma sulla mappa non era segnato nessun tesoro; dov'era?”
Vogliono farti diventare quello che vogliono loro. Ti dicono come vivere la tua vita quando poi nemmeno sanno vivere la propria. Per questo fai a modo tuo. Lasciali dire che non sei abbastanza, che stai sbagliando che loro al posto tuo farebbero le cose diversamente. Arrabbiati, indignati, urlagli in faccia che questa è la tua cazzo di vita. Vivila come ti pare, sii libero, sbaglia, rischia, ama che alla fine quello che conta è quanto è stata emozionante la tua vita, no quanti soldi hai guadagnato per quale lavoro ti sei disperato, conta quante persone hai amato; sii uno spirito libero, non seguire la massa. Sii il leone non la pecora.

Oggi sono incazzata. Sono una dei migliaia di fan (veri fan) indignati ed incazzati. Tiziano è tornato single, ma non mi stupisce, egli stesso aveva detto che era in un momento complicato sentimentalmente. E fin qui, nessun problema, tutti si lasciano e poi trovano l'amore, quindi so che Tiziano troverà l'uomo giusto. Sono incazzata per le cose che scrivono su di lui, perché invadono la sua privacy come se lui non fosse un uomo con dei diritti. Si permettono di pubblicare i locali che frequenta, i suoi (veri o no) gusti in fatto di uomini, di scrivere pseudoannunci sentimentali. Si permettono di scrivere articoli definendolo “il cantautore omosessuale”, come se Tiziano fosse solo questo. Sono schifata! Ho una rabbia che spaccherei ogni cosa in faccia a quelle merde. Mi vergogno di fare parte di un paese, dove prima della tua persona, del tuo valore e dei tuoi diritti, si pensa al tuo orientamento sessuale. Tiziano Ferro non è “il cantante omosessuale” detto come dispregiativo, Tiziano Ferro è il cantautore dei record, un artista che dovremmo valorizzare, un artista italiano ed internazionale, non facciamolo scappare fuori Italia. Tiziano Ferro è il cantautore che riempe stadi e palazzetti, che regala emozioni ai suoi concerti, che regala sentimenti con le sue parole e la sua voce. È l'uomo che rassicura, regala energie e fa star bene quando tutto sembra impossibile. Tiziano Ferro è un uomo, che vuole anche vivere la sua vita, la sua privacy in modo sereno, con rispetto da parte degli altri. Peccato che non tutti conoscano il significato della parola RISPETTO. Tiziano è davvero il messaggero dell'amore, chi ha sentito le sue parole ai concerti ne ha avuto la conferma. Non ho più parole, purtroppo so che accadranno ancora cose simili… Ma ogni volta, un pezzo del mio cuore sarà con quell'uomo che mi ha salvata tante volte.

L’uomo tende a addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l’abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è. È allora che va creato artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci pensano i poeti. I poeti, questi eterni indignati, questi campioni della rabbia intellettuale, della furia filosofica.
—  Pier Paolo Pasolini 
Cos'é volgare?
Chi é morale?
“Chi” o “cosa” la domanda deve essere posta!
Chi ha l'onniscienza per definire la decenza?
Chi decide quello che può corrompere una coscienza?
In quali casi bisogna censurare?
Su quali basi si opera per evitare che arrivi qualcosa all'orecchio della gente, qualcosa che offende, qualcosa di indecente?
Cos'é la parolaccia?
Cos'é il buongusto?
Cosa provoca l'offesa e qual é il linguaggio giusto?
No, nessuno può rispondere.. lo so!
Nessuno fa le veci dei principi che io ho!
Mi riferisco a quegli sbirri incravattati che mi chiamano scurrile e indignati dal mio parlare chiaro, dal mio dire le cose come stanno, e che di tutto fanno per zittirci.
Incapaci di capirci, il dissenso é risolto, si chiedono ancora cos'é andato storto.
Difensori col fiato corto di un perbenismo morto, e comunque inquisitori, a ragione o torto, chiaro, forte e chiaro mi esprimo:
Se per me sei stronzo, stronzo ti dico!
Rifiuta i mezzi termini!
Combatti chi ti oscura!
Grida la tua rabbia..
e fotti la censura!!!
—  Fotti la censura! - Articolo 31

Cos'é volgare? Chi é morale? Chi, o cosa, la domanda deve essere posta…
chi ha l'onniscienza per definire la decenza?
Chi decide quello che può corrompere una coscienza?
In quali casi bisogna censurare?
Su quali basi si opera per evitare che arrivi qualcosa all'orecchio della gente, qualcosa che offende, qualcosa di indecente?
Cos'é la parolaccia?
Cos'é il buongusto?
Cosa provoca l'offesa?
E qual'é il linguaggio giusto?

No, nessuno può rispondere lo so, nessuno fa le veci dei principi che io ho.
Mi riferisco a quegli sbirri incravattati che mi chiamano scurrile e indignati dal mio parlare chiaro, dal mio dire le cose come stanno, e che di tutto fanno per zittirci, incapaci di capirci,
il dissenso é risolto, si chiedono ancora cos'é andato storto,
difensori col fiato corto di un perbenismo morto, e comunque
inquisitori, a ragione o torto, chiaro, forte e chiaro mi esprimo,
se per me sei stronzo, stronzo ti dico!

Rifiuta i mezzi termini, combatti chi ti oscura, grida la tua rabbia, e fotti la censura!

—  Articolo 31, Fotti la censura.
"E neanche se mi pagano, ma tanto non ti pagano"

Stamattina in metro, andando a lavoro, ho incrociato un gruppo di volontari Expo.
Ce l'hanno scritto chiaramente sulla maglietta, che sono volontari. Da non confondersi con il vero staff, con quelli che lavorano…
Parlavano di turni massacranti, di amici che avevano già lasciato e che erano stati per questo “minacciati” di non venire mai assunti per nessuna attività legata a Expo, parlavano di patti non rispettati.

E mentre li ascoltavo lamentarsi, delusi e al contempo indignati, ma comunque in tempo per il turno mattutino, mi chiedevo quanto deve essersi distorta la coscienza di classe per aver prodotto creature che, seppur libere, accettano forme moderne di schiavitù regalando il proprio tempo (opportunamente organizzato secondo orari e turni) ad un'organizzazione mondiale che millanta di occuparsi della fame nel mondo, ma attorno alla quale girano milioni di euro e vari delinquenti.
Poi una ragazza ha detto una frase che mi ha scioccata: “Tanto pure se te ne vai cos'hai dimostrato? Sai quanti ne trovano come te?”

Questa frase è sempre stata detta per giustificare contratti al ribasso, l'assenza di diritti, la necessità di tenersi stretti un lavoro pur che sia, “che al giorno d'oggi…”
Ma ormai ci hanno scaraventato in un inferno talmente umiliante, ci hanno talmente violentati nell'autostima, che anche l'IPOTESI di un lavoro, va tenuta stretta e per farlo dobbiamo essere gli schiavi migliori, quelli col sorriso, perché se sorridiamo e ci spacchiamo il culo gratis, LORO, poi, sceglieranno noi.
Ma che potere contrattuale può avere, in un eventuale contratto futuro, una persona che fino a ieri ha lavorato gratis?

Perché questi volontari non sono persone entusiaste di Expo o che credono alla causa “umanitaria” e sono onorate di prestare il proprio tempo per un così grande e giusto evento.
No. Questi volontari sono spesso giovanissimi appena usciti dalle scuole o disoccupati, che riconoscono, in questo, uno dei regolari canali di accesso al lavoro odierno: lavorare gratis.
Come nel secolo scorso. Quando con la scusa d'insegnarti un mestiere, il padrone ti faceva lavorare senza compenso.
Con la differenza che a quel tempo almeno un mestiere lo imparavi davvero.

Ora impari a sorridere a comando, a non ammalarti mai, a convivere con ritmi di vita innaturali, ad accettare, come purga all'ardire delle generazioni passate, di parlare di posto fisso, una precarietà che si estende ormai a quasi ogni ambito della tua esistenza.