Glauco

There are no actual descriptions of Radu cel Frumos the brother of Vlad Dragula, but looking to the fact that they were brothers by one father Vlad Dragul and one mother Vasilisa Cneajna, they must have looked alike.

Here I’ll cite the account of Niccolo Modrussa the Croatian bishop (Nikola biskup Modruški ), who had actually saw Vlad in Hungarian prison (between 1462-75) and described him in his work De bellis Gothorum which was written by him in 1473 describes Vlad voivode in this manner:

“In fact, he was not very tall, but with large limbs, which impressed of power. His stern look was terrifying; нe had a large and aquiline nose with distended nostrils; on his thin and slightly reddish face were planted his wide open gray-green* eyes with prominent lashes ** that were framed by thick black eyebrows, which made his appearance look threatening. Besides that, his cheeks and chin were shaved, except the upper lip (mustache). The swollen forehead increased the size of his head. A bull’s neck was supported by broad shoulders upon which swung his dark curly hair***, which fell down from his head.”

Nicolao Episcopo Modrusiensi (born c. 1427- Grblju -  died before 29 may 1480)

              * Glaucos - pale greenish blue or gray-blue color.
              ** Cillia from the cilium - lashes or upper eyelids (supercilium - eyebrows)
              *** Subnigri - dark; for example, in Greece, the word is used to denote a dark reddish or light brown hair.
              (My translation from the Latin ©Elveo-art.tumblr)

So my artwork is a visual reconstruction of Radu voivode’s appearance based on description of his brother.

Novara Jazz, diario di bordo

Forse due concerti al giorno non leveranno il medico di torno, ma certo aiutano molto lo spirito, soprattutto se si tratta di due brevi ma intensissimi concerti come quelli che ha offerto oggi Novara Jazz. Il primo in un assolatissimo mezzodì, al fresco del gigantesco cedro di Villa Picchetta a Cameri, come da tradizione. Glauco Benedetti alla tuba, Filippo Vignato al trombone e Stefano Tamborrino alla batteria. Ho un mio personale e per me infallibile indice di giudizio per valutare le sonorità del jazz di ricerca: quando a vibrare è anche il silenzio, quando il silenzio non è più mancanza di musica, ma musica esso stesso. Grande magia di questi tre eccellenti musicisti, che si sono fatti permeare da questa silenziosa campagna e da questa implacabile pianura. Un trombone e una tuba che dialogano con una batteria raffinatissima, secca, precisa, sicura e non invasiva. Questa sera, al Museo Faraggiana, tra i cimeli naturalistici ed etnografici delle raccolte Faraggiana e Ferrandi, ecco il fiato infinito di un grandissimo musicista, Dan Kinzelman: tre-quattro note ininterrotte che fanno vibrare il fascinoso interno del museo e gli animi dei tanti ed attenti spettatori. Allampanato, concentratissimo, anche un po’ ascetico, Kinzelman ha portato a spasso le sue poche note, il suo sax e gli spettatori che hanno voluto seguirlo, in giro per il museo, pifferaio magico senza piffero, ma con un sax mistico. Come ha giustamente detto Corrado Beldì introducendo la performance di Dan Kinzelman, la sua cifra è la tensione, aggiungerei quasi una lotta contro una resistenza esterna, quella che la banalità del mondo oppone alla capacità di sentire. Due concerti intensi che, benché non facilissimi, hanno avuto un notevole successo di pubblico. Parte bene Novara Jazz 2017 e non poteva essere diversamente…