Charlotte-Corday

anonymous asked:

(メ`ロ´)/ ~ask-charlotte-corday

“No!” Eleanor turned suddenly, her usually quiet demeanor disappearing under anger. “I don’t want to go out for lunch! Okay?! I don’t so why don’t you just /shut up/!” She was breathing heavy, angry to the point of tears. @ask-charlotte-corday

They guillotined Charlotte Corday and they said Marat is dead. No. Marat is not dead. Put him in the Pantheon or throw him in the sewar, it doesn’t matter - he’s back the next day. He’s reborn in the man who has no job, in the woman who has no bread, in the girl who has to sell her body, in the child who hasn’t learned to read; he’s reborn in the garrets of Rouen; he’s reborn in the basements of Lille; he’s reborn in the unheated tenement, in the wretched mattress without blankets, in the unemployed, in the proletariat, in the brothel, in the jailhouse, in your laws that show no pity, in your schools that give no future, and he reappears in all that is ignorance and he recreates himself from all that is darkness. Oh, beware, human society; you cannot kill Marat until you have killed the misery of poverty.
—  Victor Hugo

Kate Beaton comic on the topic of the murder of Jean-Paul Marat (1743-1793), an important figure in the French Revolution. Marat had a really bad medical condition which kept him in the bath. The woman’s name is Charlotte Corday. She was motivated out of revulsion for the September Massacres and the Reign of Terror as a whole (which Marat played a role in) and thought the country was basically going to hell.

(I’m not 100% sure but I think that a loved one of hers died due to something that Marat wrote, he wrote some pretty inflammatory things.)

Large (Wikimedia)

Paul-Jacques-Aimé Baudry painted Charlotte Corday in 1860.

Now, likely as not if you’ve seen it you know the work on which it’s based: Jacques-Louis David’s 1793 Death of Marat.

External image

I just can’t help myself, though. I adore how transparently Baudry has translated David’s painting into the mid-nineteenth century interpretation of Marat and Corday.

Instead of a grandly tragic hero of the French Revolution, Marat has become a contorted, bizarrely foreshortened villain, kitchen knife still jutting from his chest as his writing desk falls haphazardly into his therapeutic bath.

Meanwhile, the previous unseen Corday becomes the brave hero of the scene.

If ever there were proof of the effect of time on historical interpretation, this, dear reader, is it.

Large (Wikimedia)

Arturo Michelena painted Charlotte Corday in 1889.

Michelena chooses an interesting moment in Corday’s life to depict—instead of a more climactic moment, like her trial, her execution, or her crime, he chooses something (quite literally) liminal.

The choice serves a number of purposes for Michelena: it allows him to present Corday with a poise and composure not suitable to the more dramatic events of her life; it allows him to favorably contrast her with her captors; and it allows him to (metaphorically) insert himself.

After all, her tranquility stands in contrast to the distracted, almost bored demeanor of the men beside her, who slouch and (in one case) light a pipe.

The only figure to stand with a similar degree of attentiveness is the painter—though he assumes an elegant contrapposto pose, he looks intently (but sympathetically) at Corday. I don’t know who the painter is meant to be—my best guess is Jean-Jacques Hauer, given Corday’s hair and outfit, although the palette and canvas appear to have too much red—but in any case he stands as an allegory for artists more generally.

Charlotte Corday à Caen en 1793. Tony Robert-Fleury (French, Academic, 1838-1911). Oil on canvas. Musée Bonnat (Bayonne). 

In 1793, Jean Paul Marat, one of the most outspoken leaders of the French Revolution, is stabbed to death in his bath by Corday, a Royalist sympathizer. She is shown here in Caen planning, with a firm demeanor, her actions to come.

liberté egalité waferspiegacosé

edizione straordinaria sottotitolata: vi presento quello che sto studiando or ora anche se lo conoscete tutti.

Vi risparmio le manfrine sulla rivoluzione francese che immagino ne siate pieni fino al collo ( pure io ) e arriviamo subito al dunque: 

Jacques-Louis David faceva tutti quadretti rococò style. Poi un giorno se ne va in Italia, ci resta cinque anni, e ha la rivelazione - la sua faccia era più o meno questa: (:O e allora viva il neoclassicismo, viva le forme sobrie ed essenziali, al punto che le esporta in Francia e a tutti piace al punto che oggi lo consideriamo praticamente il pittore ufficiale della Rivoluzione ( e dell'età napoleonica dopo ). Attento al mito antico quanto all'attualità dedica quest'opera - indiscutibilmente tra le sue più celebri, al cosiddetto Amico del Popolo - Jean-Paul ( sì, a ‘sti francesi je piacevano proprio i nomi col trattino! ) Marat.



La morte di Marat
è un quadro del 1793, attualmente al Louvre à Paris.
Fosse stato eseguito qualche decennio prima, forse sarebbe stato un quadro truculento e un po’ splatter e invece David spoglia il quadro di ogni violenza, sparisce persino l'assassina. Anzi, vi dirò di più: l'avete mai visto un morto che ride? Eccovelo qua. Sorride - certo non sghignazza, ma sorride - non c'è sofferenza nel suo volto, come sarebbe stata una statua greca o uno di quei martiri cristiani tanto dipinti nei secoli andati - ma anche per indicare che un uomo giusto come lui muore felice, sereno per il suo operato in vita.
Prima ancora di cominciare, però, devo fornirvi uno strumento importante: 

Infilatevi gli occhiali di Horatio di CSI perché questa, siori e siore, è una scena del crimine e ci sono degli indizi da raccogliere ( santapace, il sole mi dà alla testa ). 
Dicevo - martire cristiano. E non è il solo dettaglio che lo suggerisce. Guardate il braccio. Vi suggerisce nulla? No, perché è praticamente la stessa posa di Cristo nella Deposizione di Raffaello ( guardala qui! ) o in quella di Caravaggio ( e questa guardala qui ). E a proposito di Caravaggio, l'atmosfera spoglia con sfondo nero non vi ricorda un po’ il suo modo di fare? David era proprio rimasto impressionato dalle opere che aveva visto in Italia ( E ADESSO RIDATECI LA NOSTRA GIOCONDA FRANCESI MANGIALUMACHE !!!!1111 ). Marat martire sì, ma della politica, della Rivoluzione - presidente del club dei Giacobini, una delle ali più estreme e radicali della rivoluzione. La passione religiosa è trasferita in un uomo laico che David reputa un uomo retto e giusto, dai saldi principi. Stava nella sua vasca bello e buono - soffriva di una dermatite che lo obbligava a questi bagni per lenire il dolore quando giunse da lui una signorina, tale Charlotte Corday - fedele alla tendenza politica dei Girondini ( nemici giurati di tutti gli altri clubs, praticamente, e non a caso a molti di loro rotolò via la testa, condannati a morte durante il Terrore ), con un fogliettino che anche noi possiamo leggere:

« 13 luglio 1793; Marianne Charlotte Corday; Al Cittadino Marat: la mia grande infelicità mi dà diritto alla vostra benevolenza » Ed effettivamente Marat gli aveva pure preparato un assegno - quell'altro foglietto che vedete sul sostegno di legno. Ma Charlotte non se lo prende nemmeno: lo accoltella e basta. Il coltello è lì in basso, accanto al braccio con la pennapiuma: vicini a contrasto, due modi di fare politica - con la penna e con le armi. 

FORSE NON TUTTI SANNO CHE: 

  1. Il calamaio e la penna, questi pochi foglietti sono considerati da David vere e proprie reliquie del suo personale martire, e che furono esibite anche durante il funerale di Marat stesso.
  2. Non era l'unico quadro sull'attualità che David preparò sullo stesso tema - ce n'era anche un altro, dedicato ad un altro martire della Repubblica: Louis-Michel le Peletier, di origini nobili ma assolutamente pro-rivoluzione. Non a caso si fece un sacco di nemici e una delle guardie del corpo del re lo trafisse con una sciabolata in un attentato mentre lui stava bello bello al ristorante - e morì non molto dopo. David gli dedicò un'opera non dissimile da quella per Marat ma la figlia - che invece era monarchica, fece distruggere il quadro e tutti bozzetti ad esso correlati salvo pochi superstiti frammenti tipo questo recuperato da Wikipedia: 



    Coraggiosi che siete arrivati fin qui, grazie davvero

3

The assassination of Marat on 13 July 1793 drew attention to the sheer size and scale of the danger: in the heart of Revolutionary Paris a young royalist from Normandy, Charlotte Corday, had been able to kill ’l'ami du peuple.’ In his person she had wanted to destroy one of the symbols of Revolution. But her gesture provided the Montagne with new-found strength and gave new life to the Revolutionary movement. For Marat was very popular among the sans-culottes for whose welfare he had shown a deep-seated concern and sympathy. His murder caused great anger and bitterness, and to the desire for vengeance was added the demand for measures of public safety. Paris provided Marat with a lavish funeral which the members of the Convention all attended on 15 July; his heart was hung from the vaults of the Cordelier Club. As a ‘martyr for liberty’ Marat became, along with Lepeletier, who had been murdered on 20 January, and Chalier, beheaded on 17 July, one of the godheads in the Pantheon of the French Revolution.

Albert Soboul, The French Revolution 1787-1799