Cazzo-Film

KON-ICE: le bestie che avvelenano.

(titolo pretenzioso e autoreferenziale ma solo perché poi così poi ritrovo il post quando mi serve)

Freud direbbe che tutti gli esseri viventi dotati di un apparato buccale si trovano ancora nella fase orale, quindi psico-bio-evoluzionisticamente parlando mi verrebbe da stringere le chiappe in timorosa attesa che passino a quella sadico-anale ma sto divagando.

Parecchi esseri viventi mordono, pungono, traffiggono e suggono e questo mio post ha la pretesa di fare una carrellata su perché è sbagliato farsi venire l’istinto di barricarsi in casa, guardando il mondo con Google Maps e facendosi portare la spesa da Amazon.

Intanto non siamo in Australia quindi non rompete il cazzo con gli animali velenosi e/o portatori di malattie mortali, anche se l’evoluzione sta facendo le sue porche prove generali di sterminio.

LA VIPERA

Non l’hanno mai lanciata dagli elicotteri e difficilmente ti viene a dormire nel sacco a pelo o potreste trovarla in uno stivale. Come tutti i serpenti, si fa i cazzi suoi e ti morde solo se metti particolare impegno a romperle i coglioni, tipo volerla uccidere con un bastone per salvare il mondo.

Morso: a differenza di quello di altri serpenti, è possibile notare la presenza di due fori più grandi cioè quelli dei denti veleniferi e di una sola fila di denti

Trattamento: i film del cazzo hanno insegnato ad incidere, succhiare e a mettere un laccio emostatico E INVECE NO perché fareste penetrare il veleno nel flusso ematico e aumentereste il rischio di necrosi. È concesso accostare il nome del creatore a quello dello stesso animale che ti ha morso e poi andare in pronto soccorso con le proprie gambe, dove rideranno in faccia al tuo panico e poi ti manderanno a casa dopo averti dato del cortisone e un antibiotico.

Questo è il massimo che può succedere dopo un morso di vipera

LA MALMIGNATTA

Quella mignotta della Malmignatta (conosciuta da chi non soffre di dislessia come Latrodectus tredecimguttatus) è uno dei due soli ragni velenosi presenti nello stivale (THERE’S A SPIDER IN MY BOOT! ba dum tss) e il suo veleno è una neurotossina che può causare latrodectismo, una sindrome che comprende dolori muscolari, tachicardia, cefalea, nausea e vomito, quindi niente di più che sentire parlare Salvini a un comizio della Lega Nord. Solo in casi di gravi patologie preesistenti, potremo avere shock, insufficienza renale e miocardite.

Trattamento: visto che i sintomi si presentano a distanza di parecchie ore e quindi avete già smesso di rovistare in mezzo alle pietre come degli scemi, andate con calma in pronto soccorso.

IL RAGNO VIOLINO

Ecco qua il secondo e ultimo ragno velenoso italiano, il Loxosceles rufescens, che al contrario della Malmignatta non usa neurotossine ma un potente enzima proteolitico che, sempre a distanza di ore, può provocare una reazione cutanea che molte volte porta a necrosi tissutale e conseguente infezione (loxoscelismo cutaneo).

Qua il trattamento prevede medicazioni avanzate (vi ho evitato le foto delle lesioni più profonde) e copertura antibiotica. Non esiste siero anatossinico.

API E VESPE

Le prime sono le Milady della natura, le seconde delle Natural Born Killer Bitch.

Le prime ti pungono una volta sola (poi muoiono eviscerate) e ti lasciano un pungiglione che dovrà essere estratto, le seconde ti pungono a raffica finché gli tira il culo, vanno a casa a riposarsi per rifare le scorte di veleno e poi tornano a pungerti (sono vespidi pure i calabroni e hanno un pungiglione più grosso e con più veleno).

Il trattamento prevede leggera spremitura della ferita per far uscire il veleno accumulato, rimozione dl pungiglione (se di ape) e cubetto di ghiaccio. Ovviamente, se la parte trafitta si gonfia a dismisura, se l’edema si allarga al braccio o se si gonfia il volto e subentrano difficoltà respiratorie, subito dal medico curante o in PS. L’unico trattamento efficace in caso di allergia e shock anafilattico è l’adrenalina in iniettore portatile.

SCORPIONI

Vi metto questa foto perché se siete riusciti a farvi pungere da uno scorpione (comunque poco più di una puntura di vespa) meritate che vi si scambi la Preparazione H con della pasta al peperoncino.

Basta. Fine. Come ho detto non siamo in Australia ed è più facile morire di emorragia intestinale per aver ascoltato un comizio di Salvini che crepare per mano bocca (o culo) di questi animali.

Quando ho il ciclo:
-NON MI TOCCARE
-NON MI PARLARE
-NON RESPIRARE VICINO A ME
-ANDATE A FANCULO
-ODIO TUTTI
-BELLO STO FILM *dopo 10 secondi* MI SONO ROTTA IL CAZZO, CAMBIO
-SIETE TUTTI STRONZI
-TUTTE PUTTANE
—  Solodiopuogiudicarmi

Lo chiamavano Jeeg Robot, di Gabriele Mainetti (2015)

OKOKOK, questo è grosso. Incominciamo subito che non si sta nella pelle.

Tempi nostri. Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria),un'emarginato della società, sopravvive come può rubando e facendo lavori sporchi; durante uno di questi furti è costretto a nascondersi nel Tevere (bleah), immergendosi in alcuni fusti dalla dubbia provenienza. Tornato a casa, scopre di aver acquisito una forza e una resistenza sovraumana, e, naturalmente, usa subito i suoi nuovi poteri per derubare. Ripreso dalle telecamere di sorveglianza, diventa subito famoso e oggetto delle attenzioni dello Zingaro (Luca Marinelli), un criminale che vuole diventare temuto da tutti (e per questo inizierà cercando di lavorare con dei camorristi). In tutto questo, Enzo inizia a proteggere Alessia (Ilenia Pastorelli), la figlia non troppo sana di mente di uno degli sgherri dello Zingaro, sospettata da quest'ultimo di nascondere il carico di droga che doveva arrivare dai camorristi.

Allora, è una piccola premessa, striminzita striminzita, che dovrebbe darvi il sapore della storia; qui c'è tutto, c'è il supereroe che ancora non sa/non vuole esserlo (ricordate Spidey?), c'è il liaison dato dalla ragazza indifesa (e decisamente con problemi), e c'è un villain di altri tempi, ma con tutto un sapore moderno (non vuole diventare potente, lui vuole diventare FAMOSO!)… e quindi dovremmo fermarci qui, e dire che finalmente abbiamo anche noi abbiamo il supereroe italiano?

Eh no, cazzo! Questo film è molto di più! Mainetti va ben oltre la formula (e di questo Grant Morrison ne sarebbe fiero), proponendo un'ambientazione di borgata, tipico dei film romani; questo non è stato fatto per dire “ecco qua, il film romanaccio”, ma per dare verosimiglianza e identità a tutta questa vicenda; quante volte avete visto un film sui supereroi e avete identificato dove vivevano, com'era l'ambiente in cui sono cresciuti? Questi dettagli qui invece sono presenti E soprattutto importanti per poter dire: questo supereroe ha agito così e cosà perché è vissuto e cresciuto in questo tipo di ambiente, e così via.

La formula di borgata regala così spessore all'intera pellicola, ma non si ferma qui: questo film è coraggioso nel presentare i due “comprimari” che renderanno l'eroe quello che è, ovvero Alessia e lo Zingaro. La prima è rappresentata in maniera inaspettata da una ex Grande Fratello (all'inizio direte: sì vabbé è facile, quasi ridicola, poi voglio vedere quando arriverete alla scena del proiettore se penserete la stessa cosa), sbozzando in maniera perfetta il personaggio irsuto e misantropo di Enzo Ceccotti; mentre, per quanto riguarda Luca Marinelli (che vi consiglio, anzi, vi obbligo a rivedere nell'ultima pellicola di Caligari, “Non essere cattivo”), ovvero lo Zingaro, è quello che alla fine dà la scintilla vitale a questo supereroe delle periferie, grazie alle sue violenze sì insensate, ma sempre in scala con quello che lui rappresenta in pellicola.

Per completare il tutto, vogliamo metterci: il cavalcare nella maniera più saggia e misurata tutta una serie di riferimenti pop italiani, dal Jeeg Robot alle canzoni italiane anni 80 che tanto hanno definito quell'epoca, e “meme italiani” (fare il bagno nel Tevere per prendere i superpoteri is the new prendersi i raggi gamma); inquadrature azzeccate e scene che, nonostante il bassissimo budget per un film del genere, sono sempre state all'altezza del genere che volevano “omaggiare”; una colonna sonora presente solo nei momenti giusti, e mai onnipresente; e per finire quella pochissima post produzione che identifica molto i film italiani, ma che alla fine ho terribilmente apprezzato.

Qualcuno potrebbe dire che “Lo chiamavano Jeeg Robot” sia un omaggio ai film dei supereroi; io invece dico che questa pellicola sia cresciuta ben oltre l'omaggio, andando a costruirsi una sua identità ben definita: pulp, gretta, di periferia appunto; non ha paura di andare oltre gli stereotipi, e anzi se di stereotipi deve lavorare, ci cala pesante come un macigno, perché se questo è un film di fantasia, si deve avvicinare sempre più possibile alla brutta realtà a cui si riferisce.

Andate oltre al romanaccio e fatevi un favore, guardate il più bel trionfo del cinema italiano arrivato nel 2016. Ho già scordato la Marvel.

Non sono mai stata una ragazza da una botta e via. Certo, non posso ritenermi una ragazza troppo seria, ma sicuramente una botta e via non esiste proprio nel mio modo di essere.
A questa affermazione, mi hanno risposto proprio l'altro Giorno: ah, quindi tu sei una che si affeziona, sei passionale.
Io mi affeziono?!
No, io semplicemente mi innamoro dei piccoli gesti, delle attenzioni impercettibili, dei sorrisi. Beh, su un cazzo di sorriso e su uno sguardo un po’ troppo seducente, mi ci faccio un film che “le pagine della nostra vita” in confronto- scusate la volgarità - me fanno ‘na pippa.

Mi ritengo strana, sicuramente un po’ troppo pretenziosa. È che da piccola ho visto troppi film, letto troppi libri. E allora vivo la mia vita seguendo i momenti che mi si presentano davanti, credendo che qualcuno prima o poi si innamori follemente di me, tanto da arrivare a dire “Voglio te. Costi quel che costi.”
Poi però, fino ad ora mi hanno soltanto fatto del male ed ogni volta ci ricasco, promettendo che quella è l'ultima volta.

Come con lui. Io giuro, cerco di resistere, cerco di convincermi che non può esserci niente, abbiamo interessi troppo differenti.
Mi autoconvinco che la mattina non incontrerò più il suo sguardo, anche se ci spero, certo… Ha promesso di lasciami in pace, no?
E invece, puntualmente, eccolo lì all'attacco.
E fa male. Fa male sapere che tutti quei cazzo di film, stanno solo nella mia testa bacata .

ce n’ho abbastanza per comprarmi una bottiglia di vodka
un chilo di arance un amburg il pane tondo una birra
un pacchetto di marlboro.
E poi mangio l’amburg col pane tondo tostato e
bevo la birra e fumo la marlboro e poi spremo due
arance con la vodka.
E poi esco e incontro la più grande figa della mia
vita con gli occhi verdi e le ciglia nere e la bocca
rossa e le mani nervose e decidiamo cazzo di non
fare nessun film di non scrivere nessuna stronzata di non recitare
nessuna cagata e di non andare in campagna
e di non occuparci della casa né della merda né dei
capelli né dei comunisti.
Io butto nel fiume il trench di mio fratello
io compro i biglietti per la partita roma-river plate
io raccolgo gli occhi nella spazzatura
io accompagno mio figlio nel paradiso totale
senza nessun pericolo né gas né elettricità né politica
né bicchieri né coltelli né stanze di pavimento.
E lei scompare come le ore e appare come le ore
e me ne frego della pensione e me ne frego di morire
me ne frego dei fascisti e dovunque mi sdraio sogno
e ho sempre voglia di baciarla e gli alberi
respirano e le nuvole di merda si spaccano
e da dentro partono razzi luminosi
e dovunque sono vivo e non ho nessuna paura
né dei rinoceronti né dei serpenti né degli appuntamenti
e butto via l’elmetto e esco dalla trincea delle spalle di piombo
e mando affanculo tutti gli stronzi cagacazzi della terra
e grido come un’arancia stellare
e viaggio nella luce dell’ananas e cago cicche d’oro
sulla faccia dei nazi-igienisti maledetti
puliscicessi. Buttare via il tempo della vita
a lucidare i bidè e conservare i bicchieri
e sorridersi a culo sbarrato e invecchiare
come i più stronzi prima di noi.
Maledetti cagoni falsi e vigliacconi.
lei apparirà. Bruciando i tampax dell’anima sanguinante.
apparirà con gli occhi verdi e ciglia nere e bocca rossa
anima luminosa come arcobaleno puro
radice che spiega con tutta la chiarezza perché questa merda è merda
e finirò di vivere la vita con la paura di vivere la vita.

Victor Cavallo, ce n’ho abbastanza

è tutta colpa di ciò con cui ci hanno fatto crescere. Quei cazzo di film della Disney, quei cartoni giapponesi con i super eroi che ti salvano, con quelle serie televisive tipo Beautiful di cui non vedrai mai la fine, perché la loro vita è più interessante della tua.
Ci abbiamo creduto, nella realtà non c'è nessun principe, nessuno ti salverà mai, perché tutti se ne sbattono altamente, l'unica cosa è che ci sarà sempre una Broke o come si scrive, a fregarti tutto quello a cui hai dedicato tempo e fatica, perché diciamolo chiunque sarà sempre migliore di te.
—  ibattitidelcuore
Il disinnamoratore

Il Disinnamoratore è il professionista della disinnamorazione.
Metti che tu sei innamorato di una che non t’ama.
O che t’amò ma che non t’ama più.
Metti che soffri come una bestia.
che non dormi più
che non mangi più
che non sei più tu
che non ti va più di uscire
che non ti va di giocare più
di leggere, di scrivere, di far di conto
che non ti va più di niente più
perché lei non t’ama mentre sì, tu.
Metti che ti senti di morire
di scomparire.
Metti che hai finito le lacrime e i sospiri
e pure i biscotti e la carta igienica
ma non hai voglia di andarli a comperare.
Metti che pure il tuo gatto è preoccupatissimo per te
e tua mamma e i tuoi amici, e il tuo elettrauto.

Ci andai una sera di Marzo
forse era Febbraio
Agosto, probabilmente
in ogni caso mi portavo dietro il freddo.

Lei è il Disinnamoratore? gli chiesi.
– Lo sono.
– Professionista in disinnamorazioni?
– Esatto.
– Ho bisogno di disinnamorarmi.
– Sei sicuro?
– Ho alternativa?
– Lo sai tu.
– Credo di saperlo.
– Sei innamorato perdutamente?
– Temo.
– Lei non t’ama?
– No.
– Ti senti perduto?
– Come Ulisse sull’isola di Lost.
– Sai che è irreversibile?
– So.
– Sei pronto?
– Sarà doloroso?
– Dopo sì.
– Ma dimenticherò tutto di lei, tutto quello che è successo tra noi, i baci, le passeggiate, le colazioni, le carezze, le litigate, il bello e il brutto, i suoi occhi, i suoi capelli, le sue labbra, il suo odore, il suo colore preferito, il gusto della sua pelle?
– Non siamo in un cazzo di film.
– Ah.
– Eh.
– Proceda.
– Procedo.
– Procedette.

Il Disinnamoratore
è il professionista
della disinnamorazione.
Ti stacca via un pezzo
non fa poi così male
e pentirsi dopo
non vale.


(G. Catalano)

anonymous asked:

Perché hai scritto di quella ragazza che si è suicidata? L'hai tradotto in italiano da un post che ha lasciato lei, ma non mi sembra il caso, solo per avere un po' di note.

Mi sono appena alzata e in un’altra situazione ti avrei semplicemente riempito di insulti per il semplice fatto che hai anche solo osato pensare che io abbia fatto una cosa del genere per delle semplicissime e merdose note.
Quindi no, non ti insulterò poiché mi frega poco e niente insultare una persona che ha le capacità di ragionare più regredite di quelle di un ragazzino asociale di dieci anni, ti spiegherò il motivo del mio gesto perché è più facile.
Ora, cercherò di farla più breve possibile, di parlare nel modo più semplice possibile e di sembrare anche il meno noiosa possibile.
Ho letto di un sacco di ragazzi che si sono suicidati, anche qui, su tumblr. Ma nessuno di loro mi ha mai toccato realmente, la loro morte per me non è mai significata niente. Non ho mai pensato ‘ora scriverò un post su di te’, non erano nessuno per me, erano soltanto un altro corpo buttato sulla grande montagna di corpi di ragazzi che si sono suicidati, una piccolezza, una cosa futile per la mia vita.
Dunque mi sono imbattuta per caso nella sua prima lettera, quella che poi ho tradotto. Il suo pc l’aveva pubblicata da poco così ho deciso di andare nel suo blog, li ho letto anche la sua altra lettera e poi tutto il resto. Inutile dire che un calcio in piene costole forse avrebbe fatto meno male, inutile anche dire che ero attonita di fronte la sua lettera. Più la leggevo e più mi chiedevo ‘come può una persone essere spinta a fare tutto ciò’, mi chiedevo in che modo, quelli che si definivano suoi amici non abbiano fatto niente per lei, se non peggiorare la sua situazione. Mi chiedevo in che modo, un genitore, riesca a spingerti al suicidio. Mi chiedevo un sacco di cose e da un sacco di cose sono stata colpita, incostantemente, per tutto il tempo della lettura della sua lettera. Una volta finito di leggere sono stata un po’ sul suo blog e ho letto di quanto lei fosse triste e di quanto nessuno facesse mai niente per lei,ne parlava sempre. E mi sono sentita una spettatrice, insieme a tutti voi mi sono sentita una spettatrice di un suicidio quasi in diretta, sì.
Ma questo non mi ha fatto male, non c’è dolore in quello che sto provando ora. Adesso leggo gli innumerevoli post di tutti i suoi pseudo amici e migliori amici che si chiedono ‘come sia potuta succedere una cosa del genere’ e che si pentono di ‘non aver potuto fare niente’ e non provo dolore nel leggere tutti i loro messaggi, sono dannatamente incazzata con ognuno di quelle luride teste di cazzo. Perché è spaventosamente ammirevole il modo e la velocità con la quale tutti ti stanno vicini, quando sei morto.
Ed è per questo che ho scritto il post, in primis perché me lo avevano chiesto i tanti e in secondo luogo perché lei mi ha chiesto di farlo, a me e a tutti voi. Ci ha chiesto una semplicissima cosa, di parlare di lei, anche solo per un secondo lei avrebbe voluto che noi parlassimo di lei, che la mettessimo dentro il grande mucchio di ragazzi transessuali che si sono suicidati. Lei l’ha voluto e così ho fatto.
Ho scritto di LEI traducendo il SUO post nel quale ci sono le SUE parole e il SUO nome, non ho scritto un post su quanto mi dispiaccia per la sua perdita, ho fatto semplicemente da portavoce perché voglio che TUTTI sappiano, quello che è successo, che in questo momento sta succedendo per evitare che risucceda. L’ho riscritto perché voglio essere sicura che più persone possibili leggendo la sua lettera cambino le proprie vite, perché voglio che uscendo cambi il modo di pensare e vedere le cose. L’ho riscritto perché voglio farvi capire che le cose sono più vicine di quanto sembrano e non accadono solo nei cazzo di film, per farvi capire che può essere il vostro migliore amico, vostro fratello, vostro cugino. Può essere chiunque e voi dovete sempre supportarlo in ogni sua cazzo di scelta.
Ecco perché l’ho scritto.
Non per le note, non per la fama, neanche per i reblog. Se voi siete così attaccati a queste cose futili per cortesia vi chiedo di non tirare in mezzo anche a me, perché io con le note mi ci pulisco il culo.
Perché io non ho bisogno di stare un'ora a tradurre una lettera di suicidio di una ragazza che non conosco, a me basta scrivere ‘a’ per ricevere duecento note, non preoccuparti tesoro.
L’ho scritto perché siamo nel duemila quindici, e un’altra ragazza transessuale si è suicidata.

Il Disinnamoratore è il professionista della disinnamorazione.
Metti che tu sei innamoratodi una che non t’ama.
O che t’amò ma che non t’ama più.
Metti che soffri come una bestia.
che non dormi più
che non mangi più
che non sei più tu
che non ti va più di uscire
che non ti va di giocare più
di leggere, di scrivere, di far di conto
che non ti va più di niente più
perché lei non t’ama mentre sì, tu.
Metti che ti senti di morire
di scomparire.
Metti che hai finito le lacrime e i sospiri
e pure i biscotti e la carta igienica
ma non hai voglia di andarli a comperare.
Metti che pure il tuo gatto è preoccupatissimo per te
e tua mamma e i tuoi amici, e il tuo elettrauto.

Ci andai una sera di Marzo
forse era Febbraio
Agosto, probabilmente
in ogni caso mi portavo dietro il freddo.

Lei è il Disinnamoratore? gli chiesi.
- Lo sono.
- Professionista in disinnamorazioni?
- Esatto.
- Ho bisogno di disinnamorarmi.
- Sei sicuro?
- Ho alternativa?
- Lo sai tu.
- Credo di saperlo.
- Sei innamorato perdutamente?
- Temo.
- Lei non t’ama?
- No.
- Ti senti perduto?
- Come Ulisse sull’isola di Lost.
- Sai che è irreversibile?
- So.
- Sei pronto?
- Sarà doloroso?
- Dopo sì.
- Ma dimenticherò tutto di lei, tutto quello che è successo tra
noi, i baci, le passeggiate, le colazioni, le carezze, le litigate, il
bello e il brutto, i suoi occhi, i suoi capelli, le sue labbra, il suo
odore, il suo colore preferito, il gusto della sua pelle?
- Non siamo in un cazzo di film.
- Ah.
- Eh.
- Proceda.
- Procedo.
- Procedette.

Il Disinnamoratore
è il professionista
della disinnamorazione.
Ti stacca via un pezzo
non fa poi così male
e pentirsi dopo
non vale.

—  Guido Catalano