BOSNIA-ERZEGOVINA

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2010 - 1979

simone serrao - piero lumini

piero lumini: famoso in tutta Italia come pescatore a mosca e costruttore di mosche artificiali nonchè guru dei bastoni da golf, pur non sapendoci giocare.

simone serrao: per niente famoso, ma insieme ai fidi (sinonimo di “fichi”) Delmonte Davide, Pietro Savini e SpagoTorpado, capace di raggiungere Mostar in bicicletta, partendo da Trieste.  

cdt.ch
Milan Lukic, ergastolo confermato

BRUXELLES - Il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia ha confermato oggi in appello la condanna all'ergastolo a Milan Lukic, comandante del corpo paramilitare dei serbi di Bosnia delle «Aquile Bianche», che è stato riconosciuto colpevole di crimini contro l'umanità e di crimini di guerra in Bosnia. Il cugino Sredoje, invece, si è visto ridurre la pena da 30 a 27 anni di reclusione. I due, che oggi hanno rispettivamente 45 e 51 anni, erano stati giudicati colpevoli nel 2009 dello sterminio nell'estate del 1992 di oltre 130 bosniaci musulmani - tra cui molte donne, vecchi e bambini - nella zona di Visegrad, rinchiudendoli in edifici dati poi alle fiamme e sparando su chi cercava di fuggire. Sredoje si è visto diminuire la pena in quanto, secondo i giudici dell'Aja, non ha, a differenza di quanto stabilito in primo grado, seviziato diversi detenuti del campo di Uzamnica, anche questo situato a pochi chilometri da Visegrad.

“Per buttarsi giù da quel ponte, a 27 metri di altezza, non devi essere bravo. Devi avere le palle!”. Queste le parole di Seno (spero di averlo scritto correttamente), figlio del proprietario dell’ostello che mi ha ospitato durante il mio soggiorno a Mostar.

Non sono di certo le balls a mancare agli abitanti di questa città, che durante la sanguinosa guerra dei Balcani hanno davvero vissuto un incubo ad occhi aperti.

Il ponte, simbolo della comunità, fu completamente distrutto nel 1994, per poi essere ricostruito in maniera identica dieci anni più tardi.

Una struttura che osserva dall’alto la Neretva, impetuoso fiume dentro al quale i temerari cittadini locali si tuffano, in un acqua gelida e mossa da forti correnti.

Mostar è ormai da anni meta di attrazione per gli appassionati degli sport estremi, essendo infatti teatro della famosa competizione di tuffi organizzata dalla Red Bull che coinvolge i migliori, e più spericolati, tuffatori del mondo.

Attorno a questo ponte si espande il piccolo, ma graziosissimo, centro città interamente costruito in pietra e molto ben conservato.

Nel mio precedente articolo vi avevo già parlato di come in Bosnia convivano tre religioni. Sicuramente la cosa più inattesa della mia visita a Mostar è stato sentire il canto del Muezzin a tutto volume durante le ore di preghiera!

Altra sorpresa: l’altissima presenza di italiani, soprattutto di mezza, o oltre, età. Solamente alla fine del viaggio ho realizzato che Medjugorje distava solo pochi chilometri…

Ma prima di giungere in questo centro storico piccolo, molto tranquillo e ricco di ottimi posti dove abbuffarsi a cifre irrisorie, bisogna logicamente passare dalla periferia, caratterizzata dalla presenza di diversi edifici ancora divelti dalle bombe e dalle mitragliate, figlie della prima metà degli anni ’90. Un ricordo indelebile dal quale Mostar e la Bosnia intera hanno saputo rigenerarsi e diventare una meta attrattiva per chiunque abbia un grande desiderio di scoperta, non solo visiva ma anche e soprattutto emotiva.

Ma lasciamo ora spazio alle immagini per godersi appieno questo luogo che per me ha significato molto:

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La guerra non può uccidere la speranza. Signore e signori, scoprite di più su #Mostar con #iviaggidiluca! “Per buttarsi giù da quel ponte, a 27 metri di altezza, non devi essere bravo. Devi avere le palle!”.