Afosal

MI VESTIRO’ DI TE
Mi vestirò di te…..
dei tuoi caldi sguardi
e delle tue illusioni,
sarai per me il fresco cotone
per le giornate afose
oppure pura lana vergine
per quando il freddo
invaderà il cuore mio,
cucirò un foulard colorato
con la seta della tua pelle.
Mi vestirò di te….
delle tue notti insonni
e dei tuoi sogni più dolci
che saranno il mio pigiama,
sarai carezza lieve
sulla mia pelle nuda,
userò le fibre tue più calde
per mantenere il fuoco nel mio corpo,
userò tutta la stoffa che c’è in te
per fare capi unici.
Mi vestirò di te…..
perché senza di te
è come se fossi nudo.
—  G. Xartam

E mi piacciono quelle serate calde afose, la casa è tutta al buio perché anche la luce fa sudare, dalla finestra aperta entrano le note del pianoforte, mi fermo e ascolto, il ragazzo che abita di fronte a me è diventato proprio bravo, penso. Ricordo i primi solfeggi estenuanti, li avevo imparati a memoria e, come quei motivetti che ti entrano in testa, li canticchiavo mentre mi preparavo per uscire, invece adesso è bello restare qui a ascoltare, tutta la musica entra nelle stanze, il gatto sdraiato sul davanzale finalmente respira un po’ di aria fresca, e io vorrei non essere triste, vorrei non pensarti, vorrei non doverti dire mi manchi.

E ci immagino ancora
nelle notti d'estate, con il caldo, e le luci tristi delle strade.
E ti penso forte tra le mie risate, e il rumore del pensiero di te supera quello della mia voce.
Mi vieni in mente nelle giornate afose e piovose, col cielo grigio e il mare bianco agitato.
Ci sei nelle serate trascorse fuori casa fino a tardi per non pensare a quando c'eri davvero.
Ti sento di notte nel letto quando mi sveglio sudata dopo averti visto nel sonno.
Sei presente nelle sigarette che mi fanno venire mal di testa, quando le avvicino alle labbra e ricordo come le tenevi tu mentre mi guardavi e inspiravi, e il respiro invece a me si bloccava.
Stai con me nel sapore dell'alcool che ti dá fastidio che alla fine mi fa lacrimare gli occhi.
Ti scorgo la mattina quando mi sveglio, e mi guardo intorno cercando te.
Stai nel disordine, in quello della camera e della mente.
Stai nel chiasso e nei silenzi assordanti.
Stai nei dettagli.
Lo so che non ci sei, ma come vedi, stai ancora qua.
—  questovuotochemihailasciato
E niente, è sempre così. Quando comincio a pensare di stare finalmente bene, di averlo dimenticato, deve riaccadere sempre qualcosa che me lo ricordi. Come ieri. Stavo così bene, prima che arrivassi tu. Ma poi, quando sei arrivato stavo ancora meglio. È quando te ne sei andato che mi hai distrutta.
Tu, con i tuoi occhi dolci di bambino smarrito, che quando mi guardano mi sento l’angelo più bello della terra.
Ti ho rivisto e mi sono ricordata quanto sei bello, e cosa amavo di te. La tua non è una di quelle bellezze prepotenti, che dici “cazzo che figo”. No. È dei dettagli. Come ieri, che avevi i capelli più biondi del solito e un po’ arruffati, che soltanto a guardarli avevo una voglia matta di accarezzare, di assaporare il contatto con la mano e spettinarteli ancora come potevo fare solo io, solo io. Mi hai ricordato del tuo nasino un po’ all’insù, e avrei voluto morderlo come un tempo, quando facevamo naso naso e ridevamo come cretini.
E poi delle tue labbra, cazzo, così carnose, buone, così perfette per me. Tutto quello che volevo era che le tue labbra si poggiassero sulle mie, ancora e ancora, a ricordarmi il sapore del mare e delle sere afose che hanno soffocato anche il nostro amore. Perché, perché non mi hai baciato? Perché non mi hai caricato sulle spalle e portato via, lontano da tutti, e non mi hai fatto tua? Perché con le tue mani mi davi buffetti sulle guance, quando avresti dovuto usarle per sbattermi sulla macchina e appropriarti delle mie labbra, come facevi un tempo? Perché mi hai lasciata andare, come l’ultima volta? Perché mi hai detto che ero bellissima, ma non mi hai tenuto con te?
Perché non sono mai abbastanza perché tu rimanga?
—  waveswhisper
Ma se tu me lo chiedessi
io abbandonerei tutto
e ti concederei un ultimo ballo
tra quelle pareti afose
di uno stupido bar del litorale,
con la mia testa incastrata nell'incavo del tuo collo
e le tue mani sui miei fianchi
quasi come se stessi reclamando ciò che è sempre stato tuo.
Ma se tu me lo chiedessi
io abbandonerei tutti
e tornerei a dormire nella tua mezza piazza di lenzuola bianco panna,
accartocciata al tuo fianco
come una cosa dimenticata per sempre,
con i miei capelli che ti si incastrano fra le labbra
a disegnarti costellazioni sul petto.
Ma se tu me lo chiedessi
io dimenticherei
i chilometri
i mesi
le nocche spaccate
i tramonti mai visti
e le notti senza sonno,
dimenticherei tutto
come in un dopoguerra
e tra le macerie
cercherei solo il tuo volto.
Ma se tu me lo chiedessi
tornerei
ad appoggiare la testa sulla tua spalla
per guardare fuori dal finestrino,
a scompigliarti i capelli mentre fissi il vuoto,
ad urlarti addosso quando non dovrei,
a sbattere le porte quando scappo.
Se tu me lo chiedessi
correrei da te,
dovunque tu sia,
dovunque tu sia stato,
dovunque tu voglia andare.
—  G.B. // comeungrattacielo
1995

Che nostalgia mi è presa oggi per gli anni ‘90. E non è la nostalgia da subito youtube e MMMbop e Say you’ll be there (Festivalbar '97), ma proprio quella nostalgia di malinconia e teenage angst.

Nel mio primo cellulare potevo salvare solo 10 messaggi. Una volta una mia compagna di classe ne cancellò tre per scrivere delle cose tipo “Ti voglio bene e saremo amici per sempre”. Ovviamente l'ho esclusa dalla mia vita. Negli anni '90 era tutta un'attesa. Ricordo benissimo, come se fosse ora, che era tutto un aspettare le cose: la tua canzone alla radio, i film alla tele, le persone agli appuntamenti e aspettare il carrettino dell'uomo del ghiaccio, in quelle afose giornate estive, quando non avevamo la forza nemmeno di andare al pozzo a prendere l'acqua.

Negli anni '90 ricordo perfettamente che tutto era più semplice, soprattutto per noi che avevamo uno stile di vita nomade e andavamo sugli scooter a caccia di daini, celebrando il momento glorioso della morte dell'animale con dei dipinti rupestri sulle pareti delle grotte. Ricordo quando la cantante Madonna ebbe la sua prima figlia e la mia compagna di classe si mise a ridere: Eh eh eh, si chiama Lourdes. La figlia di Madonna si chiama Lourdes! Ovviamente l'ho esclusa dalla mia vita.

La sensazione vividissima che negli anni '90 tutto era possibile. I sogni erano fatti della stessa materia dei poster che attaccavi ai muri della cameretta. Quelli erano gli anni del primo viaggio sulla luna, dei paninari. di Alexia Presidente della Repubblica. Si viveva tranquilli, nonostante la moda tremenda delle treccine colorate nei capelli e degli svantaggi del feudalesimo.

Concluderei questa cronaca degli anni '90 con un aneddoto: Una volta la mia compagna di classe Mariagrazia mi colorò il crestino à la Tin Tin di blu col mascara per capelli e un ragazzo di un altra classe mi gridò dietro “Blues Brothers”.

jadeandthedragonfree  asked:

Parlami di te

uOh mamma, ci provo.

Mi chiamo Sheila, ho 18 anni e vivo in provincia di Bologna. Amo la mia città, amo i suoi colori, la sua architettura e la sua storia. E’ molto vivibile anche se non ne amo particolarmente il clima: inverni troppo rigidi ed estati troppo afose. 
Sono una persona non amante del caldo, delle due preferisco di gran lunga l’inverno o l’autunno, i loro colori mi incantano. Adoro camminare, avessi più tempo farei lunghe camminate in mezzo alla natura ogni giorno, mi piacerebbe scoprire sempre nuove strade e nuovi posti da vedere.
Sono molto curiosa ed è un lato del mio carattere che adoro. Non sono quella curiosa che non vede l’ora di farsi gli affari altrui, anzi, mi sa che camperò molto più di cent’anni se il proverbio vale, ahah. Adoro imparare e scoprire cose nuove, mi incuriosisce qualsiasi cosa, a partire da una persona fino ad arrivare ad una città, ad un sentiero tra i boschi. Vivo costantemente con la meraviglia negli occhi.
Sul fatto dell’imparare dovrei aprire un’enorme parentesi in quanto amo studiare, amo studiare ciò che ho scelto, ovvero le lingue e letterature straniere. Non potevo scegliere liceo migliore e spero che questa strada mi porti lontano. 
Vivo per l’arte, in qualsiasi sua forma, che si parli di letteratura, di scultura, di pittura o di street art. Sempre legato all’arte amo anche il cinema, santo cielo il cinema, mi trasmette così tanto. Per non parlare della musica: posso realmente dire che mi ha salvato la vita.
Sono una persona poco stabile, odio la routine e l’abitudine, in ogni giornata ci deve essere una piccola cosa che la stravolga rispetto all’ordinario. Questa poca stabilità nel mio carattere mi porta a stancarmi in fretta delle cose, qualsiasi esse siano. 
Sono anche un bel po’ lunatica, ma sto lavorando molto su molti aspetti del mio carattere e sembra che stia migliorando piano piano.
Sono molto fiera di ciò che sono, dell’amore che metto in ogni cosa che faccio.
Sono una persona che ascolta molto gli altri, è un mio enorme pregio. Puoi essere chiunque, anche la persona che meno sopporto al mondo, ma se hai qualcosa da dire, stai pur certa che io ti ascolterò.
Amo l’Inghilterra, è il mio posto nel mondo, e penso che l’anno prossimo realizzerò il mio sogno -teniamo le dita incrociate-, ovvero trasferirmi là. 
Sono anche un’amante delle serie tv, ne seguo un’infinità e quanto mi piacciono, mamma mia!
Amo viaggiare e scoprire sempre nuove culture, nuove tradizioni, nuove usanze.. mi incanta.
Sono un’amante del buon cibo e sono ben poca schizzinosa, assaggerei anche gli scorpioni -che mi ispirano un sacco, ahah- e adoro anche cucinare, me la cavo anche bene! Una passione che coltiverò col tempo, sicuramente.

Poi beh, che dire, preferisco mi descrivano piuttosto che descrivermi. Ho degli amici fantastici per cui farei di tutto, sono la cosa migliore che potesse capitarmi, sono la mia famiglia.
Direi che ho finito, ahah. Scusa per gli eventuali errori grammaticali o per il discorso non molto fluido ma non mi è facile per niente descrivermi. Spero di avere soddisfatto la tua richiesta. :)