02x11: ted

Cara Tracy,
Sono passati sei anni da quando te ne sei andata, e mi sei mancata ogni singolo giorno, ogni ora, ogni momento. I nostri figli sono cresciuti: saresti fiera di loro. Penny diventa sempre più bella e simile a te, mentre Luke è… Beh, quel povero ragazzo ha preso un po’ troppo da me probabilmente.
Vorrei tanto che potessi vederli, amore mio…
Ho deciso che voglio raccontar loro la nostra storia, che è arrivato il momento. Mi dicevi sempre di non volermi vedere diventare un uomo rifugiato nelle proprie storie, ma nelle mie storie tu ci sei ancora ed è l’unico modo per tenerti con me.
Non so se ti sia mai resa conto di quanto ti abbia aspettato. È stato un percorso lungo e difficile: sai bene che ho amato prima di te, e per questo mi sono sentito solo, spesso abbandonato e Dio solo sa quante volte mi sono sentito rifiutato. Mi sono giocato il cuore, come uno stupido, ogni volta pensando che sarebbe stata l’ultima. Ero arrivato a un punto in cui il mio unico desiderio era di scappare il più lontano possibile dalla mia vita, da me stesso, dalle delusioni e dal dolore che non potevo più sopportare. Ero stanco, sfinito, deluso. E poi sei arrivata tu. Tu, Tracy McConnell, mi hai salvato in tutti i modi in cui un essere umano può essere salvato. Sei entrata nella mia vita come un temporale primaverile, ed hai sconvolto tutto, rimettendo al proprio posto ogni singolo tassello del puzzle. Se quel treno fosse arrivato in orario, se avessi ceduto ancora una volta al vecchio Ted e ai suoi errori, se non avessi avuto il coraggio di alzarmi e venire da te…
Ora che ho la prospettiva di tutto, mi rendo conto di quante volte nell’arco della nostra vita ci siamo sfiorati senza incontrarci mai: probabilmente è stato meglio così, dopotutto avevamo da fare i nostri percorsi e se ci fossimo incontrati prima magari non saremmo stati pronti. Forse dovevamo entrambi affrontare tutti i nostri errori, le nostre perdite, i nostri sentimenti confusi e le nostre lacrime. Forse avevamo davvero bisogno di un’esistenza lontana per poter stare insieme.
Ma ora darei la vita stessa anche solo per quarantacinque secondi in più con te, per tenerti tra le mie braccia, per sfiorarti il viso, per guardarti sorridere…
Ti ho amata dal preciso instante in cui ti ho vista per la prima volta. L’ho capito subito, sai? Eri tu. Finalmente ti avevo trovata. Avevo trascorso anni a cercarti e poi eccoti, tutta bagnata sotto il nostro ombrello giallo, sulla banchina del treno di Farahampton.
Te ne sei andata troppo presto, amore mio. Dovevi esserci per vedermi diventare un vecchio brontolone insopportabile che non fa altro che ripetere sempre le stesse storie. Dovevi esserci per vedere crescere i nostri bambini: eri tu quella che aveva sempre il consiglio giusto al momento giusto, tu sei sempre stata in grado di rimettere ordine nell’esistenze di tutti, io sono bravo solo a incasinarmi la vita, lo sai, e adesso mi ritrovo a chiedermi come faranno loro senza di te? E, Tracy, dovevi stare con me sotto quel maledetto portico a giocare a bridge insieme a Lily e Marshall.
Dovevi essere tu.
Dovevi stare con me.
Mi mancano le tue colazioni canterine. Non hai idea di quanto mi manchi la tua voce: c’è stato un momento, in principio, in cui non facevo altro che ascoltare La Vie en Rose, quando mi si strozzava il fiato in gola e l’unica cosa che volevo fare era sprofondare sotto le coperte, sperando che fosse tutto un incubo. Ma Edith Piaf non è niente in confronto a te e al tuo ukulele, per cui mi alzavo innervosito, e in un qualche modo ricominciavo a respirare. Ero molto arrabbiato con te, con l’universo, con la vita: a volte la vita può davvero fare cose terribili a brave persone. E non è giusto. Io mi meritavo il nostro amore, io mi meritavo te. Ho passato tanto tempo arrabbiato e triste, ma mai e poi mai ho rimpianto quella sera alla banchina del treno. Non mi importa di tutto il dolore o le lacrime versate: se potessi riaverti anche solo per un istante risopporterei volentieri tutto, perchè per te, amore mio, ne vale la pena.
Ne varrà sempre la pena.
Tracy, tu mi hai salvato e mi hai donato la più grande felicità che ad un uomo potrebbe mai essere concessa. Rifarei tutto con te: ogni stupida discussione e momento di crisi, ogni noiosa domenica pomeriggio, sopporterei ancora e ancora le tue crisi ormonali da gravidanza, le tue lacrime e soprattutto tutti i tuoi meravigliosi sorrisi, anche quelli odiosi che facevi quando discutevamo e tu avevi ragione, come sempre dopotutto…
Rifarei tutto, ma non posso.
Ti immagino, in qualche parte lontana del cosmo. Forse Max ti stava aspettando, ed una parte di me lo invidia, perchè adesso lui può tenerti con sé mentre io sono qui a ricordarmi di aver perso la mia anima gemella, la donna che amerò fino alla fine dei miei giorni ed oltre. Sei riuscita di nuovo nella tua magia: ancora una volta hai rimesso tutto al proprio posto, me compreso ed il come solo tu lo sai. E così andrò avanti, immaginandoti felice da qualche parte nel nostro immenso universo.
Una volta qualcuno ha detto che non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo, ed io ti prometto, Tracy McConnell, che nei miei ricordi ti renderò immortale. Andrò avanti, ma ti amerò per sempre. Grazie, amore mio, per essere entrata nella mia esistenza, per avermi salvato, grazie per la vita che mi hai dato, e grazie per aver riportato l’amore laddove credevo fosse perduto per sempre.

Ti amo, tuo Ted.
—  Lettera di Ted Mosby a sua moglie Tracy (How I Met Your Mother).
2

L’avresti mai detto, Robin?

Ti eri mai chiesta quante straordinarie possibilità abbiano inizio con un “ciao”?
Io non ne ho dimenticata alcuna.
Continuano a tenermi compagnia, tra le planimetrie di progetti che mi impegno a non finire, a ritenere incompleti per qualche ragione sempre meno convincente.
Questo perché mi illudo del fatto che se solo riuscissi a rimandare la conclusione di qualcosa, questa potrebbe durare per sempre.
Ma dire “non oggi” ogni giorno non mi rende immortale, e il tempo passa in fretta.
Temo la fine, Robin, e mi sento terribilmente solo.
Ne sono terrorizzato al punto tale da aver tediato Tracy con tutto ciò che so sull’architettura, nella speranza che se lassù dovesse trovare il nulla, saprebbe come costruirsi un paradiso alternativo.
È questo che fanno le persone, dopotutto. Anche in vita.
Io non sarò da meno; mi dimetterò da quella naturale e costruirò la mia realtà alternativa, perché in fin dei conti resta quella che più sapientemente riuscirò a controllare: un regalo del destino non puoi gestirlo e sei “costretto”, inerme, a subire tutta la sua bellezza.
Ma io e te ci siamo promessi e costruiti, Robin, e la solitudine mi sta chiedendo una vittima per il suo dolore.
So che non è una proposta allettante, ma spero possa esserlo di più la mia protezione.

Tu fuori dalla tua realtà ed io fuori dalla mia, ma insieme.
Usciremo, andremo fuori dove la pioggia ha bisogno di noi per ricordare la sua temperatura, e non sembrare mai così fredda.
Mi hai preparato all’amore, ed indirettamente mi ci hai condotto, ma non hai mai ricevuto la tua ricompensa.
Forse è arrivato il momento di giustificare anche le tue scelte, e dare loro un senso: in cambio, chiedo soltanto che tu tenga compagnia ad un saccente ciarlone.
Chiedo il fianco di chi, conoscendo bene tutto ciò che è l’opposto di sé, mi conosce meglio di chiunque altri.

Mi spiace, Robin, se ho trovato la mia strada nel tuo momento peggiore, quando più di ogni altra volta avevi bisogno di sentirti amata; avrei potuto essere il gigante che gioca a domino con i megaliti all’infinito, creare un filo conduttore per ogni mia azione e disegnando per te la stessa coincidenza di avvenimenti che nel caso di Tracy mi piaceva chiamare “destino”. Ma, guarda caso, non sarebbe stato destino.
Quando non ho più potuto seguirti da vicino, ti ho lasciata andare.
Ho capito di dover cominciare a temere per le mie vittorie, visto che nessuno, te compresa, teneva il punteggio. In quello era più bravo il vecchio Barney.
Così, per un breve tempo, ho cominciato ad osservarti da lontano, e mi è sembrato di rivederti come per la prima volta al MacLarence’s Pub.
Da quella prospettiva, il tuo sorriso era più bello e i tuoi guai più evidenti, perché non avevo più il permesso di farti da schermo; perché non c’era qualcuno in grado di capire che “nulla di importante”, nel tuo linguaggio, è la più disperata richiesta di aiuto.
Ma le nostre debolezze andavano troppo d’accordo, tanto da evitare il confronto, e l’uomo che cercava il vero amore non era pronto a proteggere la donna rassegnata alla sua inesistenza.                                    
Ad oggi sono ancora certo che insieme non saremo perfetti, continueremo a non esserlo come abbiamo sempre voluto, per mantenere viva l’illusione di rimandarci ad un momento della vita in cui lo saremo.
Perché lo so: anche tu temi la fine.
Siamo stati vaghi tanto da perdere forma, e da allora non so essere breve.
Ho smesso di essere approssimativo per non dover più dire “generalmente” ed accorgermi che qualcosa mancava. La tua battuta mancava.
Ma so che riusciremo a tenerci compagnia, senza più bisogno della pioggia per non piangere da soli.
E sappi che pioverà ancora, com’è sempre piovuto su di noi, tanto che uscendo di casa avremo il mal di mare.
Ora so di poterti proteggere, Robin, perché ho avuto dell’amore vero la mia prova, e sono sicuro di avere anche troppe parole per spiegartela. Mi odierai per quanto parlerò, ma nell’oceano dei miei logorroici discorsi non troverai il tempo di dirmelo.

Riconosco che nulla di tutto ciò sia facile, forse ingiusto, ma di un cuore promesso al cielo questa è la massima parte che potrò darti, e il massimo che posso chiedere da te.
Per quanto strano, spero che sarai disposta a vedermi come un Dobler quando, ai piedi della tua finestra, non troverai una serenata, ma uno smandrappato sognatore con un corno francese blu che ha smesso di cantare amore.
Terrò duro con te come non ho potuto con la mia Tracy, e sopporterò con un sorriso chi è convinto che il sole porti felicità, perché so che non ha mai danzato, prima speranzoso poi vincitore, sotto la pioggia.

Ho aspettato tanto a lungo da stringere amicizia col tempo, ed accorgermi di quanto sia infinitamente piccolo.
Per questo qui ed ora, sotto la tua finestra, ho deciso di dare inizio a nuove straordinarie possibilità.
Ti ho mai detto quante hanno inizio con un semplice “ciao”?

Ciao”, Robin.