裋褐

Se ami non te ne vai. Se ami rischi. Se ami resti. Se ami fai tutto quello che puoi perché non ti arrendi.
Se ami lotti, combatti e scegli di essere forte anche contro tutto quello che ti distrugge e che la notte non ti fa dormire.
Se ami sei vulnerabile, se ami hai paura ma, se ami, scegli il coraggio.
Perché SE AMI RESTI, NON TE NE VAI, nemmeno quando sarebbe più facile, a te questo non importa.
Perché se ami non pensi mai, CORRI E BASTA e ti riempi di graffi, ti riempi di ferite, ti perdi e ti ritrovi ma quel che è certo davvero è che SE AMI NON LASCI ANDARE, NON LASCI CORRERE VIA. E se lasci che vinca la paura, se lasci che vinca qualsiasi stronzata che si scontri con l'amore, SE LASCI CHE VINCA QUEL CHE VORREBBE DISTRUGGERE IL SENTIMENTO CHE PROVI, ALLORA, PROBABILMENTE, NON AMI.
Perché se ami il coraggio lo trovi, te lo inventi.
E io sì, ti amo, eccome se ti amo.

Vita da padroni

Ogni volta che porto il mio cane dal Toelettatore mi sento quasi di abbandonarlo, anche se solo per un’ora e mezza: mi sento male, lo guardo fino a che lo portano nell’altra stanza, gli occhi si fanno lucidi e inizio a pensare a tutte le cose belle fatte insieme. Il tempo non passa mai, ma poi quando è pronto e me lo riportano tutto bianco e profumato a mamma sua, me lo sbaciucchio, lui scodinzola e tutto torna alla normalità. 

L’unica differenza è che lui è pulito e felice e io sembro il Bigfoot, con i suoi peli fino dentro al naso: aaah, l’amore e suoi piccoli drammi.

Ho sempre pensato che la peggior cosa nella vita fosse restare da soli. Non lo è. La peggior cosa è stare con persone che ti fanno sentire solo.

Robin Williams

anonymous asked:

cosa ha di cosi speciale @laragazza-occhimarroni?

Hai presente quelle persone che sono belle fuori e ancora più belle dentro? Lei è una di quelle. È tra le poche persone qua sopra che è andata oltre l'apparenza e ha saputo cogliere e capire alcuni lati di me, senza nemmeno conoscermi. È semplicemente una persona fantastica e le voglio tanto bene. Non vedo l'ora di poterla abbracciare e affondare la testa nei suoi ricci (e nelle sue tette 🙊) @laragazza-occhimarroni

Essere poeta è essere più alto, è essere più grande
degli uomini. Mordere come si bacia.
E’ essere mendicante e dare come si fosse
re del regno, di qua e oltre il dolore.
E’ avere di mille desideri lo splendore
e non sapere nemmeno quello che si desidera.
E’ avere qua dentro un astro che fiammeggia.
E’ avere artigli e ali di condor.
E’ avere fame e sete di infinito.
Per elmo mattine d’oro e di seta.
E’ condensare il mondo in un solo grido.
Ed è amarti così perdutamente
E’ che tu sia anima e sangue e vita in me
E dirlo cantando a tutti.
—  Florbela Espanca

La donnaChi l'ha criata è stato nu grand'ommo,
nun ‘o vvoglio sapè, chi è stato è stato;
è stato 'o Pateterno? E quanno, e comme?
Ch'avite ditto? '0 fatto d’ 'a custata?
Ma 'a femmena è na cosa troppo bella,
nun 'a puteva fà cu 'a custatella!
Per carità, non dite fesserie!
Mo v’ 'o ddich'io comm’ è stata criata:
è stato nu lavoro 'e fantasia,
è stata na magnifica truvata,
e su questo non faccio discussione;
chi l'ha criata è gghiuto int’ 'o pallone!
IL PRINCIPE.

2

Questa foto me l'ha scattata mio figlio di 8 anni. Sto cercando di spiegargli perché l'hanno censurata ma mi trovo in difficoltà. È nudo? È sesso? Cosa è?

Lui dice che è perché non è scattata in verticale o per via delle unghie finte.

Un anno fa rincontrai un ragazzo.
Uno di quelli da cui mamma ti dice di starci alla larga.
Uno bello,
un donnaiolo,
un testardo.

Non era più il bambino con cui giocavo a nascondino
anni e anni prima.

Dicevo,
rincontrai questo ragazzo.

Una come me,
con uno come lui…
Non trovo le parole.

Lui era bello,
spontaneo,
estroverso
ed io ero io.
Nonostante le voci che giravano
in giro nel mio paese,
decisi di frequentarlo ugualmente.
Inizialmente,
ero diffidente,
come se io e lui non ci conoscessimo.

insomma, non sono una che regala la propria fiducia al primo che mi ritrovo davanti.

Poi, però,
non so che è successo, ma qualcosa è cambiato. 

Era lui, che se mi sedevo distante, si avvicinava.
Se non lo volevo baciare, il bacio me lo rubava.
Che sapeva dire certe cose che…
Dannazione, quanto l’ho odiato. 
L’ho odiato quando mi guardava in un certo modo, sembrava innocente, sembrava che gli sorridessero gli occhi nel guardarmi.
L’ho odiato quando mi ha detto che ero sua. 
L’ho odiato quando mi ha dedicato canzoni, che adesso ho paura di ascoltare di nuovo.
L’ho odiato quando mi ha resa debole.
L’ho odiato quando non mi ha scritto, e quando invece poi l’ha fatto.

‘Ti penso sempre’ diceva.
L’ho odiato tante volte ed in tanti modi diversi.
Ma più di tutto ho odiato me stessa per non averci capito niente, quell'inverno.

Per essermi bevuta le sue parole, le sue promesse. 
‘Sei così orgogliosa’, diceva.
‘Quando si tratta di te, perdo sempre’, diceva.
‘Amo davvero, amo te, davvero’ diceva.

Ho creduto ai suoi occhi, ai suoi sorrisi. 
Mi sono odiata quando la gente mi mandava le foto di lui con un’altra.

Mi sono vergognata così tanto di me stessa, di aver provato sentimenti così forti per un’idiota, per una persona così falsa e meschina.

Mi sono odiata quando poi, ha scelto lei e ci sono rimasta di merda.

Quando mi diceva che lei non era nulla, mi rassicurava.

Non capivo perché.
Non capivo i suoi comportamenti.
Usciva con lei, ma fissava me. 
Mi chiamava, mi mandava messaggi.

Mi illudeva di essere qualcosa per lui.
Voleva che gli facessi vedere come si amava ‘veramente’ e l’ho fatto.
I miei insegnamenti, però, li ha usati con lei.

Alla fine è stata una cosa che non ho mai accettato.
Non so come, non so perché, ma ruppe qualsiasi legame o contatto con me.
Neanche un saluto.

Nonostante continuasse a fissarmi.
Nonostante i miei sentimenti, ruppe quel legame.
E io dovetti solo andare avanti.

Quel ragazzo mi insegnò quanto la gente potesse recitare bene, apparire sincera.
Da allora fatico ancora di più ad aprirmi
a fidarmi.

Scrissi tanti post, dedicandoglieli.
Alcuni dolci, altri feriti.
Li avevo resi privati lo scorso anno, ma questa sera sono andata a rileggerli.


Un anno fa, durante una sera fredda d'inverno, rincontrai un ragazzo, ma lui non rincontrò mai me.

—  Giulia Ghironi.
- (via @queitaglisuipolsisporchi) Se prendi le mie frasi taggami o aggiungi il mio nome, non costa nulla!🙅

Lettera ai giovani scritta da un operatore del 118 all’ indomani della notte di San Lorenzo:

Cari giovani, perlopiù minorenni, che spesso avete più cultura di quanta ne avessimo noi, certamente più avvezzi alla tecnologia, sembrate più svegli e conoscete già i trucchi della vita mentre noi, alla vostra età, credevamo ancora nelle favole e non avevamo idea di cosa fosse un smartphone; conoscete già a menadito i segreti del sesso e lo praticate senza darci più di tanta importanza, mentre noi, al massimo, ci emozionavamo del bacio con la lingua; fate tardi la notte perché noi genitori non abbiamo più il coraggio di non allinearci a chi non stabilisce l’orario improrogabile per tornare a casa, mentre per noi era un traguardo, raramente raggiungibile, accompagnare la fidanzata all'orario concesso occasionalmente a Cenerentola.
Nonostante tutto quel che avete e che sapete, bevete fino a ubriacarvi, fino a svenire e a vomitarvi addosso, sul vostro volto angelico, sulle unghie variopinte e sui capelli vigorosi e spesso lo fate solo perché siete in compagnia, perché quando i vostri genitori sgomenti giungono al pronto soccorso ci assicurano che a casa non bevete mai nemmeno il vino. Fumate, come ho fumato anch’io, ma quando ho cominciato io, per mia sfortuna, l’ignoranza era tale che si pensava non facesse poi così male, si fumava ovunque, non ci crederete, anche nel cinema e nei film, nel ristorante, nel treno, perfino in ospedale e, siccome non si sapeva che il fumo, anche quello passivo, provocasse il cancro, si fumava anche in presenza di bambini e donne incinte, e noi a sedici anni non potevamo che fumare per sentirci grandi e far colpo sulle ragazze, per essere uomini veri, per seguire l’esempio.
Ma noi eravamo stupidi, non lo sapevamo, voi invece lo sapete, per voi è diverso, ed è questo che non riesco a comprendere, mi fa impazzire di rabbia; siete colti, avete la tecnologia sempre a portata di mano, finalmente abbiamo capito che fumare e bere porta inesorabilmente alla morte e, peraltro, in modo atroce eppure vengo a prendervi ubriachi, incoscienti, pieni di vomito, vuoti di dignità e i vostri amici, che sono un po’ meno ubriachi di voi, intanto che vi soccorro, mi fumano intorno con l’aria da donne e uomini vissuti, come se nulla di grave fosse accaduto. Vi porterei con me, almeno una volta, quando inietto la morfina per lenire appena un po’ il dolore, perché per i malati di cancro ai polmoni dopo tante piacevoli sigarette o al fegato dopo quelle sbronze in riva al mare mentre cadono le stelle o nei locali dove scriteriati vi versano da bere sebbene siate minorenni, non vi è più nulla da fare.
Tra l’altro mentre l’ambulanza del 118 si sta prendendo cura di voi ubriachi perché lo avete voluto, qualcuno potrebbe avere un infarto e dover attendere un’ambulanza proveniente da un’altra città, ma questo è un altro problema. Cambiate, correggete i nostri errori, oltre i vostri, siate voi le stelle, ma senza cadere. Stanotte (ieri l'altro, ndr) quando, più che le stelle, ho visto voi cadere ubriachi, incoscienti e immersi nel vostro vomito, voi che siete le nostre stelle migliori, ho espresso comunque un desiderio. Esauditelo.

—  Anonimo
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La sindrome di Stendhal, detta anche sindrome di Firenze (città in cui si è spesso manifestata), è una affezione psicosomatica che provoca tachicardia, capogiro, vertigini, confusione e allucinazioni in soggetti messi al cospetto di opere d'arte di straordinaria bellezza, specialmente se esse sono compresse in spazi limitati.