葬蟻

«Maledetti siano i vostri occhi:
m’hanno stregata
e m’hanno diviso in due.
Una metà di me è vostra,
l’altra metà è ancor essa vostra.
Vorrei poterla dir mia.
Ma se è mia, ne consegue che è vostra.
E così è tutto vostro».
—  William Shakespeare, “II mercante di Venezia”
Approccio giusto

Lei: ti serve una mano con quei mobiletti Ikea da montare?
Io: massì, dai, così facciamo prima!
Lei: da dove comincio?
Io: dalle istruzioni. Eccole!

Seguono dieci secondi di silenzio assoluto.

Lei: troppo difficile. Non si capisce niente. No no no, troppo incasinato, ti passo il cacciavite, o la chiavetta ma nient'altro, davvero troppo complicato!
Mezz'ora dopo, le istruzioni le usa per non rigare il pavimento mentre lavora a memoria.
Questa è la mia donna!


Come si può dimenticare una persona?

Non credo che si possa farlo, perché è rimasta una parte di te che ti spinge sempre a varcare quello stupido confine che l'altra persona ha messo forse per orgoglio o semplicemente per paura.
Per questo, la cerchi con gli occhi.

C'è una parte, invece, che ti frena e che ti ricorda che quel qualcuno ti può poi deludere, non solo una volta ma anche una seconda, una terza e una quarta.

Avresti voglia di abbracciarla quella persona, quando la vedi per i corridoi ma non puoi farlo e non puoi neanche avvicinarti ad un metro di distanza.
Ti allontani ma la guardi da lontano, sperando che un giorno ti rivolgerà di nuovo la parola come una volta ma non sai che tutto quello non può ritornare.
Quei baci, quegli abbracci, gli sguardi complici che vi scambiavate, il vostro amore o amicizia che sia, quel modo di comunicare diverso dagli altri e quelle conversazioni all'una di notte in preda al sonno ma con la voglia di stringersi.
Hai paura di non poter più riallacciare quel rapporto, di vederlo scomparire, di non poter aggiustare quel filo che si è spezzato e che ti legava con quella persona, che ti faceva battere il cuore.
La vedi con altri amici, con un altro ragazzo, con un altra ragazza e sorride senza di te e sembra che non senta la tua mancanza, manco per un minuto.
Ti stringi le spalle e le volti, per poi andartene via, con una lacrime che ti riga il viso e dentro sei un mare, anche se non si vede e non sei tranquillo/a.
Ti metti in un angolo e speri tanto che nessuno ti veda, che ti lasci li annegare, che non ti venga a salvare e che forse un giorno potrai amare nuovamente.
Potrai impegnarti o aprirti con una persona come hai fatto con lui/lei ma alla fine vedi un'ombra intorno a te.
È una figura amica, la tua solitudine.

— 

Cara M,
Forse non te l'ho mai detto, ma ogni tanto anche io mi sento come te. O meglio, vorrei sentirmi come te.
Quando oggi hai pianto per amore, io un po’ ti ho invidiata perché è tanto, tantissimo che non mi sento così, che non mi sento così innamorata, così “dipendente” da qualcuno, che non mi sveglio la mattina pensando “stasera lo vedrò”.
E sì, ti ho abbracciato e ti ho detto che saresti dovuta diventare più fredda, allontanarti da lui, ma non so perché l'ho detto. Chiamalo istinto di sopravvivenza, chiamala difesa, chiamala vigliaccheria , ma non so perché io ti abbia detto di lasciarlo un po’ andare.
Non è vero.
Non è vero niente di ciò che ho detto, forse una parte di me non lo pensa neanche.
Tienilo, tienilo stretto a te, senza soffocarlo, ma tienilo accanto a te.
Amalo, difendilo, proteggilo senza dimenticare però ciò che sei, quanto vali e soprattutto ricordando sempre che ce la puoi fare anche da sola.
Ma ora siete in due e quindi va bene essere fragili, va benissimo, perché lo ami, perché non hai mai provato una cosa simile ed è giusto che ti prenda tutto il tempo per viverti ciò che senti.
Piangi quanto vuoi, prenditi tutto il tempo che ti serve, ma non dimenticare ciò che provi per lui.
Quando ti ho guardato ho finalmente ritrovato la speranza ed avuto la conferma che esiste ancora un amore così, che entri fin dentro le ossa.

E mi piace pensare che prima o poi mi sentirò così anche io, e non vedo l'ora.
Ti abbraccio forte.

“Questo è per te
è il mio intero cuore
è il libro che ti avrei letto
quando fossimo stati vecchi
Adesso sono un’ombra
Sono senza pace come un impero
Tu sei la donna
che mi ha reso libero
Ti ho vista guardare la luna
Non hai esitato
ad amarmi con essa
Ti ho vista onorare gli anemoni
colti tra le rocce
mi hai amato con essi
Sulla sabbia liscia
tra i ciottoli e la spiaggia
mi hai accolto nel cerchio
meglio ancora di come si accoglie un ospite”


Leonard Cohen

- In qualche modo sì, anche io contengo
- E cosa non riesci a contenere?
- A te, mi sfuggi continuamente
- Non far caso alle scarpe da ginnastica, io sono ferma
- Sì ma dentro di me occorri all'impazzata
- Ed è un problema?
- Forse è un'espressione da risolvere
- Di cosa hai bisogno?
- Di quiete ma pare che mi cerchi solo tragedie
- Smettila di cerchiare tragedie allora e sottolinea altro
- Hai un rossetto?
- Sì perché?
- Dammelo, voglio evidenziarti bene
—  Gio Evan

C’è una forza che è totalmente indipendente dalle mie scelte consapevoli. Ed è una forza piena di rancore e di rabbia. Forse non voglio provare le cose che prova altra gente.

Io ho la mia cosmologia del dolore. Lasciatemi in pace con la mia pena.

—  Don DeLillo

nitonick21  asked:

L'amore è quando faresti tutto per una persona, quando ti svegli e la pensi, o poco prima di andare a dormire è il tuo pensiero fisso, quella persona che ti fa stare bene, che ti rende felice, l'amore se è vero amore non si può esprimere, perché l'amore è una sensazione, è una delle cose migliori del mondo.

Ditemi in anonimo, in UNA sola frase, cos'è l’amore.

sento che è esattamente come prima che tu mi trovassi, ho sempre sentito che mancava qualcosa, quel vuoto è sempre stata una costante nella mia vita, l’unica differenza è che ora so cosa potrebbe riempirlo, non completamente, ma almeno un po’, in modo che non pesi più così tanto. in alcuni momenti è come se tu non ci fossi mai stato, immagino che sia così anche per te, il tempo va avanti per tutti, è banale ma è così, bastano mesi per andare avanti e mi chiedo per cosa fossi così spaventata, quando piangevo pensando che non sarei mai riuscita a mettere una fine su di noi, perché davvero io pensavo di non poterti superare, non riuscivo a vedere oltre la dipendenza, non vedevo altro che te e ora mi chiedo : era tutto così debole? una semplice parentesi fra mille altre ancora? mi piace pensare che saremo per sempre legati, che ogni 17 settembre ti ricorderai di me e ti chiederai come sto. spero che tu a volte muoia dalla voglia di sentirmi, perché a me capita. non me la ricordo più com’era la nostra felicità. non mi ricordo più il tuo posto nella mia vita, non mi ricordo più di te e mi chiedo : è questo che significa andare avanti?

anonymous asked:

Odio i miei pensieri intrusivi... vorrei iniziare a meditare, ho quasi diciassette anni. Cosa mi consiglia come primo approccio? E soprattutto come meditare?

Avevo già scritto qualcosa in proposito.
Rifletti su ciò che significa meditare.
Spesso ti concentro su qualcosa, ma non lo mediti; altre volte la tua concentrazione sfugge alle maglie del pensiero, ed ecco che subentra uno stato meditativo. Allora capisci che la meditazione è pensare intensamente a qualcosa, ma anche perdesi in questo pensiero, vagare in esso lasciando la mente libera di percorrerlo come vuole.
Altrimenti è “concentrazione” che è la cosa opposta.
Infatti la concentrazione è un'osservazione tecnica di un qualcosa da cui il pensiero non può discostarsi, ma deve osservarne tutte le sfaccettature e aspetti senza divagazione o conclusioni di nessun tipo; esiste solo l'oggetto della concentrazione e basta.
Nella concentrazione la mente è vincolata all'oggetto ed è al massimo della sua attività di osservazione indirizzata.
Sono due cose molto diverse che servono a obiettivi altrettanto diversi.

Invece, nella meditazione senti che il pensiero è lasciato libero di espandersi nelle molte interpretazioni, osservazioni e considerazioni  dell'oggetto su cui si medita. Non è un ragionamento, ma un prendere parte alla situazione che quel pensiero ci indica e che scaturisce dall'oggetto meditato. E’ un'apertura alle mille possibilità che emergono dalla focalizzazione del nostro pensiero su un qualcosa che diventa… qualcos'altro.

Ritengo che il fine della meditazione debba essere la comprensione di ciò che si medita in relazione a noi stessi e a gli infiniti rapporti che legano l'osservatore con l'osservato, senza altro scopo e senza altro obiettivo.

L'oggetto della meditazione, poi, non è necessariamente religioso o divino, ma può essere filosofico, etico, morale, estetico, spaziale ecc. ecc., e tende sempre a armonizzare il pensiero al livello più alto raggiungibile producendo una consapevolezza di se stessi e un senso di partecipazione molto più allargato e vivo di quanto possa essere normalmente.

Vi può essere meditazione quando si osserva la bellezza di un tramonto o si osservi il sorriso di un bambino o ci si perda nei suoni della notte; può essere l'attimo di uno sguardo, come le ore di una preghiera, il suono del silenzio, come il frastuono del traffico.
In realtà tutto può essere meditazione, perchè non è l'oggetto dei nostri pensieri che la produce, ma l'atteggiamento mentale che si attua.

Quindi sono convinto che la meditazione non deve essere nel desiderio di avere o raggiungere qualcosa, ma la comprensione di quella cosa al di là dell'analisi e della divisione.