胡蜂

«Comunque, so che il tuo è un cuore speciale perché, nel momento stesso in cui ti ho incontrata, ho sentito di voler combattere per lui. Capisci che il cuore di una persona è speciale quando succede una cosa del genere.»
«Cioè quando ti viene voglia di riempire di botte tutti gli altri ragazzi?»
«No. Quando vorresti essere tu il motivo per cui batte.»
—  Rachel Van Dyken
Ma l'amore è un'altra cosa. L'amore non dà pace. L'amore è insonne. L'amore è elevare a potenza. L'amore è veloce. L'amore è domani. L'amore è tsunami.
L'amore è rossosangue.
—  Bianca come il latte rossa come il sangue, Alessandro D’Avenia

anonymous asked:

Come mai è finita tra te e s? Se non ti va di parlarne nessun problema, anzi scusa l'invadenza ma sono davvero curiosa di sapere cosa mai possa aver distrutto un rapporto così bello (mi baso sulla vostra storia che avevi raccontato tempo fa, bellissima tra l'altro, dove sembrava fosse qualcosa di destinato a durare per sempre e, lo ammetto, io ho sperato fino alla fine del racconto che fosse così). Grazie mille se risponderai e complimenti per il blog❤️

È finita perché eravamo troppo diversi o forse troppo testardi entrambi. Io l'ho lasciato andare quando mi disse che avrei trovato di meglio perché non ci credevo che non sarebbe tornato. Pensavo che il nostro amore fosse come quello delle favole, o come quello nelle canzoni, non lo so. Pensavo che fossimo legati da qualcosa di più grande di noi, credevo al destino o almeno mi aggrappavo alla cieca convinzione che gli sarei mancata troppo prima o poi.
Però così come se n'è andato non è tornato più e allora ho cercato un modo per ritrovarlo. Mi sembrava fossimo allo stesso punto, ma lui adesso ha tanti pesi nel cuore ed io troppe cose per la testa.
Penso che lui non abbia smesso di amarmi perché è l'unica cosa che so dirmi per non scoppiare a piangere in ogni posto, per provare a sorridere, per dirmi che è andato avanti ma io sono sempre io. Come se potesse cambiare qualcosa, come se non dimenticandomi potessimo tornare insieme. Mi ripeto che mancarsi è comunque un modo per tenersi. Di notte rileggo i nostri messaggi e uscendo dalla chat chiudo gli occhi e premo un punto a caso dello schermo: se becco il numero e lo chiamo glielo dico che mi manca.
Però non ci prendo mai, e forse lo faccio apposta ad evitarlo perché più di una volta mi sono sorpresa a schiudere gli occhi per non cliccare su quelle cifre. Mi ripeto che non servirebbe a nulla perché se avesse voluto sarebbe potuto essere qui, però mi ama ancora.
Certo che mi ama ancora, ma non vuole farmi del male. È la scusa migliore che ho trovato per nascondere il fatto che,alla fine, tra i miei casini non è voluto restarci.

Da anni più nessuno si è occupato del giardino. Eppure
quest’anno – maggio, giugno – è rifiorito da solo,
è divampato tutto fino all’inferriata, – mille rose,
mille garofani, mille gerani, mille piselli odorosi –
viola, arancione, verde, rosso e giallo,
colori – colori-ali; – tanto che la donna uscì di nuovo
a dare l’acqua col suo vecchio annaffiatoio – di nuovo bella,
serena, con una convinzione indefinibile. E il giardino
la nascose fino alle spalle, l’abbracciò, la conquistò tutta;
la sollevò tra le sue braccia. E allora, a mezzogiorno in punto, vedemmo
il giardino e la donna con l’annaffiatoio ascendere al cielo –
e mentre guardavamo in alto, alcune gocce dell’annaffiatoio
ci caddero dolcemente sulle guance, sul mento, sulle labbra.
—  Ghiannis Ritsos. Rinascita
E si rimane attaccati ad ogni cosa. Tutto ritorna in momenti diversi. Si rimane attaccati ai ricordi, agli atteggiamenti, alle abitudini, ed essi ti ritornano in mente quando non esistono più, quando qualcosa è cambiato, quando li vorresti nuovamente presenti pur essendo consapevole che ciò non avverrà. Allora sei costretto a guardarti indietro, a pensare:“una volta era così.” Non è semplice nostalgia, è qualcosa di più! È qualcosa che, per quanto sia stato bello, adesso ti logora dentro con la sua assenza. Come intendere allora il cambiamento? Positivo? Negativo? Dannoso? Possiamo paragonarlo ad una tortura. Si, perché ad esso corrisponde il dolore del ricordo di ciò che prima era stato e che non sarà più… Non ci si abitua. Non puoi abituarti al cambiamento, non è mai uguale, sempre diverso, sempre più o meno doloroso e perennemente malinconico. Chi stabilisce che qualcosa deve cambiare? Il tempo? Il tempo è maestro. Capisci molte cose col tempo, cose che all'inizio appaiono tutt'altro che chiare. Il tempo è un ausilio al cambiamento, qualsiasi cosa muta in esso. Chi dirige il cambiamento? Forse la mano misteriosa del destino. E se il destino non esistesse? Allora la malvagità dell'uomo innesca tale processo al fine di provocare dolore, sofferenza, nostalgia, malinconia… Perché? Il perché rimane un mistero.
—  nessuno-000

C’è una ragazza sopra una panchina, siede da sola,
e guarda il vuoto, anche oggi non è andata a scuola
si sente sola, ascolta la musica, la musica ascolta lei
quando il resto del mondo la ignora, non si consola
ed ogni volta dopo pranzo lega i suoi capelli, si infila uno spazzolino in gola.
Ma così no non funziona, più va avanti e più peggiora,
inginocchiata davanti al cesso, lei non si emoziona.
Ride per finta, ma quando piange poi è spontanea, 
sua madre si comporta come se fosse una sua coetanea,
e certe volte, certe volte è ridicola, il padre era un grande 
uomo, ma in una vita troppo piccola, si è depresso, non è
più parte della famiglia, non gliene frega un cazzo di sua 
figlia, sdraiata sopra il letto mentre soffoca le grida,
lei si odia, perché non trova il coraggio di farla finita, 
guarda la pioggia e piange, in cerca di attenzioni, 
fatta a pezzi dall’indifferenza dei suoi genitori, 
non sa come uscirne fuori,
scrive sul suo diario che quando morirà lei sarà l’unica tomba senza fiori.

Io…

- Solamente Unico , Mostro ft. Briga -

e lo dimostra il fatto che tu sei disoccupata.... io giro col bmw

gente che ti cerca in chat vuole offrirti un lavoro ti chiede informazioni personali che tu ovviamente non dai e alla fine è ovvio che questa è la reazione

voglio vomitare
questa gente è peggio di quella che ti manda le foto del cazzo gonfio e di gente così ce n’è molta di più

Sono del parere che, nel momento del dolore e della sofferenza, non serve a niente rinfacciare a quell'individuo che quella situazione se la merita perché è stato lui l'artefice del suo male.
E’ vero, ma non è utile e sicuramente è indelicato.

Però “il piangersi addosso” o imputare la colpa del proprio male ad altri o a situazioni casuali, è altrettanto sbagliato e non serve a combattere il dolore o il proprio stato di disagio.
Allora la riflessione va fatta prima, e certi insegnamento vanno colti e riconosciuti quando le domande fluiscono serene e con la mente aperta e lucida.
Così si innesta un processo in cui il nostro atteggiamento è consapevole della propria responsabilità, in modo che, nel momento del dolore, è pronto a reagire con tutte le energie psichiche disponibili, non disperse da un giudizio che sposta il problema su altri o altro.
Inoltre può avvenire un'accettazione più serena, responsabile e consapevole che tutto si muove nella direzione del nostro vero bene e quel dolore, quella sofferenza, quel disagio sono lo stimolo a metterci nelle condizioni di comprendere quello che noi, e solo noi, abbiamo smosso per ignavia o per ignoranza.

youtube

La perdita di interesse che c'è adesso per il cinema, è una perdita…è una cosa terribile perché costituisce una perdita di felicità! La perdita di interesse per il cinema è una perdita di Felicità! Gli autori hanno il dovere di amare la vita come un fatto religioso. Di spingere affinchè il cinema diventi quello che sia. E’ una perdita di felicità perchè indebolisce il risvolto emotivo della nostra natura, indebolisce la nostra anima la perdita di interesse per il cinema, indebolisce le nostre emozioni, diveniamo solo corpo. Il duemila è diventato il secolo del corpo, ci sono solo cuochi, cucine, ricette, sport, lifting. Io pensavo chissà il duemila che ci porterà?…ed è tutta una cosa di corpo, di corpo! Siamo andati troppo avanti con il corpo in questi anni. Dobbiamo sostare, fermarci e permettere alle nostre anime di raggiungerci perchè sono rimaste indietro! Sono rimaste indietro le nostre anime! E questo solo il cinema lo può fare. Uno dovrebbe andare in farmacia e prendere cinque milligrammi di “otto e mezzo”, due bustine della “dolce vita”, quindici gocce del “gattopardo”. Il Cinema ha insegnato a tutti noi e agli Italiani a guardare. Non sapevamo nemmeno guardare. I registi come Visconti, Antognoni, Bertolucci, alcuni sono presenti, ci hanno insegnato come si guarda una casa, una strada, un albero, un cortile, un volto. Il suo volto adesso Presidente lo interpreto, perchè mi hanno insegnato questi registi a guardare. Addirittura i sentimenti perché il Cinema dà realtà anche all'invisibile. E’ l'unica arte, l'arte più fragile, più commovente, è la più forte, la più potente, la più completa. Questi registi ci hanno insegnato a guardare anche quando un volto è innammorato, e cosa è il nostro volto quando noi siamo innamorati. Non lo sapevamo! Ci hanno insegnato a guardare ed abbiamo il dovere di essere felici! Scusi questo momento di felicità, ma io diffido sempre delle persone tristi. Le persone tristi sono viziose, le persone felici sono generose, umili e virtuose. Quindi quello che posso dire a tutti voi…mi perdonerà Presidente se prendo un pò di aire, come si dice da piccoli, dico di disperdere la gioia, ecco come ho già detto, scusate l'autocitazione, “di sperperare l'allegria”, proprio “scialacquare la bellezza”, e di essere felici perché per trasmettere la felicità bisogna essere felici e per trasmettere il dolore bisogna essere felici. Sempre felici bisogna essere! Questa deve essere una religione! Per questo gli artisti hanno un senso religioso e non hanno bisogno di Chiesa e dogma. Con questo senso di felicità Presidente chiudo, la saluto e volevo solo farle soffiare in faccia da parte di tutti noi il vento della felicità!

intervento di Roberto Benigni alla cerimonia di presentazione dei candidati al David Di Donatello 27.03.2017

Bianca come il latte rossa come il sangue, Alessandro D’Avenia

A volte, i “grandi”, dicono che a 16 anni è troppo presto per amare. I “grandi” dicono che si è troppo piccoli, ci dicono che è solo una cotta, che quella persona ci piace e basta. Ci dicono che un giorno finirà lì. A volte dimenticano cosa vuol dire aver avuto 16 anni.
In realtà si può amare a tutte le età, anche a 5 anni… anche se forse non ci rendiamo conto che quello è amore. Ce ne rendiamo conto in ritardo, a volte ce ne rendiamo conto salvandoci in calcio d’angolo, a volte invece ne siamo consapevoli al 100%. E non c’è qualcosa che vale per tutti che ci dice: questo è amore. È una cosa soggettiva.
Per Leo, per esempio, l’amore è il rosso dei capelli di Beatrice e i suoi occhi verdi. L’amore per lui è lei, la sua bellezza, la sua purezza. Eppure Beatrice nemmeno lo sa, nemmeno lo conosce Leo.
Leo che gioca a calcio, che va in giro col motorino e che vive di colori, di tutti i colori. Tutti tranne uno: il bianco. Per Leo il bianco è vuoto, è assenza ed è un colore. Il colore che ama invece è il rosso, il colore dell’amore, il colore dei capelli di Beatrice. A volte vorrebbe vedere il rosso anche in Silvia, la sua migliore amica, perché lei c’è sempre, si preoccupa di lui, si cura di lui e lo aiuta a scuola. Ma negli occhi di Silvia, Leo, vede solo un azzurro limpido.
È sempre stata così la vita di Leo fin quando, ad inizio anno scolastico, arriva il supplente di storia e filosofia. Leo è pronto ad essere il solito spavaldo coi professori, ma questo nuovo insegnante ha qualcosa di diverso, qualcosa in grado di attirare la sua attenzione, di rispondere alle sue domande e di fargli porre delle domande, tra cui la principale: qual è il tuo sogno?
Se lo chiede spesso Leo da quando è arrivato il nuovo professore, soprannominato Sognatore. Leo crede che il suo sogno sia Beatrice, ma Beatrice manca da scuola da un po’. Beatrice è malata, Beatrice ha la leucemia.
Grazie a Silvia Leo riuscirà a conoscere Beatrice che gli aprirà un mondo davanti, che gli farà capire che si deve andare avanti nonostante tutto e tutti, che l’amore a volte è davanti a noi e nemmeno lo vediamo, che non per forza deve essere rosso.
Possiamo capirlo anche noi leggendo questo libro. D’Avenia utilizza il punto di vista di un sedicenne e una scrittura semplice, scorrevole e fresca per “alleviare” il punto di vista della malattia e per sottolineare, invece, quello che è l’amore. Come lo si vede a 16 anni, quando l’amore sembra essere tutto.
Lo consiglio a chi ha voglia di una lettura scorrevole ma profonda.

Samurai gourmet è una scoperta deliziosa. È uno show puro e semplice come un cagnolino che si addormenta sulle tue ginocchia. Celebra le cose importanti della vita: le passeggiatine a metà mattinata e fermarsi a pranzare da soli in un ristorante tranquillo con una signora con un grembiule. Non ho bisogno di vedere altro nella mia vita

Il fiore nasce negli stagni, rispetto alla Ninfea che galleggia, il fiore di Loto sale verso l’alto ed è molto più grosso rispetto alla ninfea.
Nome antico Nelumbo Nucifera, fiore vistoso che va dal bianco al quasi rosso (tipicamente è rosa), ha varie caratteristiche, pianta invasiva, infestante, copre la superficie delle acque in cui vive, questo lo rende un ottimo simbolo e troviamo in tutta l’arte indiana e nella letteratura, simbolo di fertilità.  
Questa ossessione per i simboli che evocano alla fertilità è lontana dalla nostra mentalità. Il loto che cresce veicola questa idea.
Un’altra cosa importante del loto che troviamo nella letteratura e nell’arte è che è un fiore perché attraversa gli elementi, nasce dalla terra passa per l’acqua e sale verso il sole, l’ascesa lo fa diventare un simbolo di salita verso l’alto. Trascendenza unita alla purezza, importante dal punto di vista religioso. Il Buddha e altre figure dell’induismo sono raffigurate sedute con fiori di loto giganti perché puri e non si sporcano. Le corolle nascono fuori dall’acqua e sono candide, le foglie sono idrorepellenti. Il loto non è toccato dall’acqua e dallo sporco, naturalmente ne fa un simbolo di purezza.
In letteratura “un bel viso” è il fiore di loto. 

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Do you remember the Shapeshifter AU?
Yes, we are still super into this hellhole ( ͡◉ ͜ʖ ͡◉)
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