渡辺裕一

Io, Blue e Neil Young / Frammenti di un arrivederci

Fuori c'era un nebbione che solo chi abita da queste parti può capire che roba fosse. Io ero tappato in casa per tutto il pomeriggio in attesa di un tecnico Telecom che ovviamente è arrivato tardissimo. Ho giocato con la gatta quasi tutto il tempo cercando di scacciare dalla mente il pensiero fisso che da giorni mi assillava. L'indomani saremmo partiti per Praga e questo prevedeva la prima separazione da Blue dalla sera in cui l'avevamo portata a casa. É andato tutto più o meno bene, cioè sono riuscito grossomodo ad arginare le mie ansie pressanti, fino a quando non è arrivato il momento di prendere il trasportino. Lì l'emotività mi ha fregato, lì è crollata la diga che avevo alzato a separare la logica dall'irrazionale che avevo dentro. Mi sono chinato e l'ho guardata, quindi mi sono sciolto e ho cominciato a piangere. Blue mi ha guardato, ha miagolato e si è avvicinata tutta fusa e strusciate, ho pensato a quella storia del sesto senso degli animali e ho pianto ancora di più, sentendomi stupido come mi sento stupido adesso che mi accingo a condividere il ricordo con gente che penserà (giustamente) “ehi, che razza di idiota". Ma, che cavolo, è così che sono fatto io: tutto istinto ed emozione per certe cose o freddezza e razionalità per altre, a seconda. Ad ogni modo, l'ho caricata nel trasportino e portata in macchina, insieme ci siamo lanciati nella nebbia fitta da far schifo e per tutto il tempo che è durato il tragitto ho parlato alla gatta, dicendole che saremmo tornati presto ma lei vai a capire cosa può aver pensato, spaventata come doveva essere, poveretta! Nel frattempo, giusto per non sembrare un perfetto imbecille agli occhi di mia madre e mia sorella, mi sono imposto una regolata e ce l'ho quasi fatta fino a quando la mia fidata K-Rock non ha pensato di trasmettere “Like a Hurricane” con la voce straziante da dolore incombente di Neil Young e allora tanti saluti ai buoni propositi e ho ricominciato a frignare. Di quella sera così terribile, assurda e improbabile ricordo la nebbia, ricordo quella canzone e ricordo l'apprensione elevata all'ennesima potenza che mi ha portato al collasso nervoso. Ricordo Blue al mio fianco, probabilmente impaurita, mentre invano cercavo una sorta di contatto telepatico con lei mediante le parole che, speravo, riuscissero ad arrivare intatte nel loro significato al suo cervello felino. Like a hurricane, tutte le volte che la sento, mi trasmette adesso un senso di disagio e smarrimento, la qual cosa è un peccato dato che si tratta di un gran pezzo.

4

“It would be my pleasure.”

Ci sono giorni dove muori
oggi è uno di questi

quando dici va bene così,
ma con gli occhi spenti

fuori è grigio e dentro anche,
ed ogni cosa a cui penso
non è un granchè

la pioggia inganna è una bugiarda
e prende in giro molti
perché sembra solo acqua e

invece son ricordi.

E quando sentirai quel 3 2 1…
saprai che il 2016 è andato via. E’ in un attimo ripenserai a tutto ciò che hai provato…Le piccole storie, quelle andate bene e quelle andate male. Le amicizie costruite, quelle distrutte. Persone che se ne sono andate, altre che sono rimaste e forse resteranno per sempre…a quell'estate spensierata e piena di ricordi belli o brutti che siano…a quanto sei cresciuto e cambiato…alle 100 volte che sei caduto ed alle 101 in cui ti sei rialzato…e tante altre cose che questo 2016, ormai al termine, ha lasciato scritte dentro di te con un pennarello indelebile.
—  Labellezzadellepiccolecose - (via labellezzadellepiccolecose.)
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Morning sun dyes Fuji by Shinichiro Saka
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