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Nera come il nulla.

@saveme-illsaveyou-blog

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C’è una ragazza sopra una panchina, siede da sola, e guarda il vuoto, anche oggi non è andata a scuola, si sente sola, ascolta la musica, la musica ascolta lei quando il resto del mondo la ignora, non si consola ed ogni volta dopo pranzo lega i suoi capelli, si infila uno spazzolino in gola. Ma così no non funziona, più va avanti e più peggiora, inginocchiata davanti al cesso, lei non si emoziona. Ride per finta, ma quando piange poi è spontanea, sua madre si comporta come se fosse una sua coetanea, e certe volte, certe volte è ridicola. Il padre era un grande uomo, ma in una vita troppo piccola, si è depresso, non è più parte della famiglia, non gliene frega un cazzo di sua figlia, sdraiata sopra il letto mentre soffoca le grida, lei si odia perché non trova il coraggio di farla finita. Guarda la pioggia e piange, in cerca di attenzioni, fatta a pezzi dall’indifferenza dei suoi genitori, non sa come uscirne fuori, scrive sul suo diario che quando morirà lei sarà l’unica tomba senza fiori.

Mostro feat.Briga - Solamente Unico (via disastrocronico)

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Stavo immobile a guardarla, non facevo nessun rumore. Lei era ferma e io in silenzio. Mi vennero in mente un sacco di ricordi di noi due insieme, ma i miei occhi, anche se stavo pensando, non smettevano di stare sul suo volto. C’era il nostro primo incontro un pò bizzarro al parco: lei stava giocando a palla con il suo cane e con un lancio troppo lungo, sbadatamente, mi arrivò la palla dritta in faccia, che mi lasciò un’ematoma per quasi tre giorni. Corse da me chiedendomi scusa e io m’accorsi che era una di quelle ragazze che tutte le mattine prendeva il mio stesso autobus per andare a scuola. Quel pomeriggio sarei dovuto andare a fare la spesa per mia madre, ma alla fine passai tutto il tempo insieme a lei e quando tornai a casa mi arrivò una sberla dritta in muso, una di quelle che solo mia madre sa dare. Mi fece più male la sberla che la palla. Il giorno dopo in autobus mi sedetti vicino a lei, ma non parlammo nemmeno un secondo, forse giusto il tempo di salutarci con un semplice “Ciao”. Passarono i mesi e in qualche modo diventammo inseparabili, finchè un giorno, il 27 Marzo, ci fu la nostra prima uscita assieme. Quando arrivai davanti alla porta di casa sua e suo padre mi fece entrare, lei stava scendendo le scale ed era bellissima. Indossava un vestito tutto nero, aderente e scollato al punto giusto, sul viso non aveva un filo trucco, i suoi occhi verdi li notavi a distanza di chilometri ed era veramente bellissima. La portai a ristorante e mentre stava mangiando la pizza, con il boccone ancora in bocca, m’immersi nello smeraldo dei suoi occhi e me ne innamorai. Ci sono tanti ricordi belli di noi due, ma altrettanti tristi che non voglio raccontare anche perchè le ho promesso di non farlo mai. Era un giorno freddo ed eravamo in camera sua, sdraiati sul suo letto e guardavamo entrambi il soffitto bianco quando d’un tratto lei mi prese la mano: “Se tutto fosse semplice, la vita sarebbe tutta una monotonia” disse piano con gli occhi chiusi, ma lei quel giorno era più bella del solito. “Questa dove l’hai sentita?” le chiesi guardandole le labbra. “L’ho letta sta mattina da qualche parte… Posso farti una domanda?” disse. “Certo..” chiesi tornando a guardare il bianco del soffitto. “Sei innamorato di me?” chiese con voce, ferma, vuota e a ripensarci, triste. Mi fermai e ci pensai. Sono quelle domande che vorresti sentirti dire da una sola persona e in un determinato momento e il destino o fortuna volle che, quella volta, capitasse a me. Avrei voluto urlarle che ne ero innamorato da mesi e giorni e ore che sembravano interminabili, ma non lo feci. Mi limitai a stringerle la mano, mi girai verso di lei e con la mia testa appoggiata al suo petto, in quel momento sentii il suo cuore pulsare forte e lei disse una frase che non scorderò mai: “La vita è come una sigaretta, prima o poi finisce. La felicità che si ha con un’ altra persona, invece, è come la fantasia di un bambino, infinita. Ma delle volte la vita e la felicità litigano e giocano tra di loro, ma si sa che in tutte le partite c’è sempre un solo vincitore. Beh…Forse nel mio caso qualcuno sta cominciando a far crescere quella bambina felice iniziando a farla fumare e togliendole quel poco di felicità che le resta.” Pianse e si strinse a me. Dopo qualche giorno lei morì malata di una leucemia acuta che le venne diagnosticata l’anno precedente. L’ultima volta che la vidi era sdraiata su quella bara, ma era bella come la prima volta. Stavo immobile a guardarla, non facevo nessun rumore. Lei era ferma e io in silenzio.

ricordounbacio (via ricordounbacio)

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È proprio vero che le persone migliori le conosci per caso. Lei, per esempio, lo aveva conosciuto tramite internet, e si era innamorata tra le righe, tra le parole non dette e quelle scritte con le mani tremanti alle due di notte. La vedevi per strada, e ti sorrideva. Bastava il pensiero di lui a renderla felice. Lui che in qualche angolino disperso del mondo la stava pensando, e magari la stava cercando tramite un messaggio. Quanto rideva quella ragazza, quanto era felice. Le bastava una piccola cosa per ricordarsi di lui: un cagnolino in mezzo alla strada, ad esempio. Pensava a lui che amava gli animali, e pensava a ciò che anche oggi gli avrebbe raccontato, come quel 9 in greco. E poi, chiamandolo, gli avrebbe chiesto della sua giornata. Sì, perché lui preferiva il parlare allo scrivere, a differenza sua. Erano due pezzi di un puzzle così diversi, che insieme si collegavano. Magari li vedevi, così differenti, e pensavi che non sarebbero mai potuti combaciare, e non ti accorgevi che erano dipinti dello stesso colore, che facevano parte dello stesso prato. Ma tanti chilometri li separavano. Tanti, troppi. Si giuravano con le lacrime agli occhi, dietro uno schermo, che prima o poi quei chilometri li avrebbero percorsi, e che le loro braccia si sarebbero incastrate presto in un abbraccio. Spesso si affacciavano sui rispettivi balconi, cercandosi tra gli occhi dei passanti. Contavano i chilometri, ma lo sapevano che prima o poi la distanza l’avrebbero distrutta. Cosa può essere, un cumulo di strade e di mari, confronto a due cuori che battono e che si amano, pur se lontani? È passato un po’ di tempo, da quando a lei è arrivata quella telefonata dalla madre di lui. Prima erano i monti, le strade e il mare ad essere di troppo. Adesso lo è il cielo. Tanti chilometri li separavano, adesso sono di meno. Quanti chilometri ci sono da qui al paradiso? Nessuno li ha mai contati, ma lo farà lei. Lei gliel’aveva promesso che l’avrebbe incontrato, che l’avrebbe abbracciato. E le promesse lei non le ha mai infrante. Piccoli angeli, chissà se adesso le loro ali si staranno richiudendo in un abbraccio, lá su. Quanti chilometri ci sono tra qui e il paradiso? Di certo non così tanti, perché lei li ha vinti.

Gliocchituoiparlano (via gliocchituoiparlano)

I brividi

Le lacrime

la tristezza.. e al contempo la meraviglia..

Tremo.

Oddio….

i brividi..

Ah

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Ma chiunque abbia avuto un dolore così grande da piangerci fino a non avere più lacrime,sa bene che a un certo momento si arriva a una specie di tranquilla malinconia, una sorta di calma,quasi la certezza che non succederà più nulla.

C. S. Lewis, Le cronache di Narnia (via siamoragazze)