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InTheBook

@sara988i-blog

Un libro...il mondo di tutti e di nessuno, ti puoi rifugiare al suo interno o puoi usarlo per dire ciò che pensi al mondo. Non sono delle cose magnifiche?
Non innamorarti di una ragazza così. Di una che legge, che sogna in grande, che ama le parole. Non innamorarti di una ragazza che si imbarazza a mettersi vestiti corti e che non mette mai i tacchi; non innamorarti di una ragazza che inciampa ad ogni passo. Non innamorarti di una ragazza che arrossisce se le fai un complimento, o che gioca con i suoi capelli quando è nervosa, che si perde per ore davanti a un quadro. Non innamorarti di una che ha la camera piena di peluche e di libri, di una che non ha voglia di truccarsi la mattina, di una che ha sempre un’opinione su tutto. Non innamorarti di una ragazza riservata, silenziosa, piena di complessi e di parole non dette, di una che se non si sente a suo agio si chiude a riccio. Non innamorarti di una ragazza così, di una che ha la pelle d’oca ogni volta che ti avvicini, di una che ti scrive messaggi dolci per farti stare meglio. Non innamorarti di una che ti allontana e ti dice sempre che sei un cretino, che non ti sopporta, che non ti pensa neanche un po’. Non innamorarti di una così, che se la abbracci ti dice di smetterla e intanto si rifugia lì da te per non andare più via. Non innamorarti di una ragazza così, credimi, non farlo. Non innamorarti di una ragazza che ti ama come nessuna potrebbe mai. Perché lei vive d’amore. E se tu non la tieni stretta, la distruggerai. E lei è già abbastanza fragile così.
Oggi ero seduta sulla panchina della stazione, in attesa del treno. Sfogliavo all’infinito la dash di tumblr, e quando annunciarono all’altoparlante che il treno per Milano delle 18:09 aveva saltato la corsa, e avrei dovuto aspettare quello successivo, subito controllai la batteria del telefono, temendo che mi si scaricasse prima, e che quindi non avrei avuto niente per passare il tempo. La batteria al 7% fece presto ad abbandonarmi, così rimasi a fissare un punto indefinito nello spazio, il punto di connessione tra due binari di verso opposto. Dopo un pò, si sedette accanto a me una ragazza. Passarono pochi minuti in silenzio, poi lei mi chiese “cosa guardi?” Io infastidita dalla sua domanda, che mi sembrava un “intromettersi nei miei pensieri” non le risposi subito. Poi le dissi che fissavo i binari, e pensavo che un semplice spostamento di un piccolo cardine poteva causare il totale cambiamento di destinazione di un treno. Lei annuì, e disse che anche lei spesso si trovava a riflettere nella stazione. Poi mi chiese ” non ti piace parlare di te, vero?” In quel momento mi girai verso di lei, temendo che fosse una persona che conoscevo, in realtà no. Era una semplice ragazza sconosciuta che sembrava conoscermi più di persone che mi stanno accanto tutto il giorno. Vedendo di aver catturato la mia attenzione, lei continuò “aspetti un ragazzo? Perché sei qui?” Io le dissi che non aspettavo nessuno, e senplicemente stavo tornando a casa. Così feci la stessa domanda a lei. Lei mi rispose dicendo che c’era una persona per la quale lei era lì: “Era un ragazzo, uno di quelli belli da togliere il fiato. Quando lei lo conobbe, rimase impressionata dal suo sorriso.” “Era un bel sorriso?” “No, non era uno di quei sorrisi da togliere il fiato. Ma giuro, che tu non puoi immaginare quanta allegria metteva. Lo guardavo, e pensavo che tutti i sorrisi dovessero trasmettere quelle emozioni. E poi invece scoprii che era solo il sorriso di quel ragazzo che aveva quella forte intensità, mai vista prima.” “Come ti avvicinasti a lui?” ” Non feci niente. Non ne avrei avuto il coraggio. Non riuscivo a stargli vicino perché mi tremavano le gambe se gli passavo accanto, infatti mi ritrovavo sempre a osservarlo da lontano. Successe che un giorno, mentre era con i suoi amici, lui si accorse di quegli occhi che lo fissavano da lontano, e fece finta di niente. Quando i suoi amici se ne andarono, si avvicinò a me. Parlammo ore, lui mi parlo di sé, dei suoi amici, dei suoi genitori. “E tu?” “Non c’erano mai stati occhi di cui sentivo di potermi fidare di più, così gli parlai di me. E non gli dissi cose così, gli raccontai ciò che sentivo dentro, come vedevo la vita. Così lui mi disse che avrei dovuto dire più spesso ciò che pensavo ad alta voce, perché erano cose uniche. Ci cominciammo a vedere ogni giorno nello stesso posto. Ci fu una volta in cui mi sembrò che avesse gli occhi lucidi, ma non gli dissi niente per paura che fosse solo una mia impressione. Gli parlai di me, e lui mi parlò di quanto pensasse di fare schifo, di quanto si sentisse una nullità. Diceva che non riusciva ad avere gli stessi interessi dei suoi amici, che gli sembravano così superficiali e inutili. Il giorno seguente, sembrava avere un livido sul polso sinistro, ma non glielo dissi, pensai fosse solo un ombra. Il giorno dopo ancora, si mise a piangere, mi chiese se lui facesse davvero schifo e io gli dissi di no. Io credevo fosse bellissimo, ma non glielo dissi per timidezza. Lo abbracciai, cosi lui pianse sulla mia spalla. Lo strinsi più forte. Un altro giorno, mi accorsi che portava la sua solita felpa larga colore arancio troppo frequentemente, nonostante la primavera fosse vicina e insieme a lei le calde temperature. Il Giorno dopo ancora, lui mi disse che il giorno seguente non ci saremmo visti. Rimasi stupita per un po, e stetti male tutta la serata.” “E poi?” “E poi successe che era il primo giorno di primavera. Solitamente i fiori in città mi mettevano allegria, quell’aria che non era più fredda ma sembrava accarezzarti la pelle mi aveva sempre messo serenità. Ma quella volta i fiori non mi facevano stare bene, l’aria calda sembrava soffocarmi. Quando arrivai a scuola, notai che i ragazzi erano più tristi, non avevano quella solita allegria tipica dei giovani. Le ragazze parlottavano tra loro, ma stranamente avevano le voci basse, rauche. Presi la mia amica da parte e le chiesi cosa fosse successo. Mi disse che era morto un ragazzo, si era suicidato. Ma non era riuscita a capire bene il suo nome. “ “E tu cosa facesti? “ “Quel giorno saltai scuola. Passai tutta la giornata vicino all’albero in cui ci incontravamo di solito, seduta sulle radici. “E lui?” “E lui? Di lui ho sempre parlato al l’imperfetto, se hai notato. Lui? Il mio angelo è volato via il primo giorno di primavera, e io non avevo trovato il coraggio di dirglielo, mai. Ma ora glielo dico, era bellissimo. Eri bellissimo, piccolo mio.” E la ragazza fissò il cielo, e quando arrivò il treno per la zona centrale della città, dove stava quel parco dal grande albero, lei lo prese, il treno partì e lei sorrise, felice della destinazione, anche se sapeva che non ci sarebbe stato nessuno ad aspettarla, questa volta. E mi ripeté ancora una volta mentre andava via, che era bellissimo lui, e scemo quant’era non se n’era accorto. Forse però, se ogni giorno lei andava allo stesso posto in cui si vedevano, e glielo urlava verso il cielo, forse prima o poi lui ci avrebbe creduto.

Gliocchituoiparlano (via gliocchituoiparlano)

Piango

è bellissima

Esiste cosa più bella?

Mi ha messo i brividi..

Da brividi.

mi sentite piangere?

sarà perché in questi giorni piango per tutto, ma sono in lacrime.

Le lacrime.

Stupendo.

Piango ogni volta che lo leggo porca miseria.

Avrò rebloggato questo racconto una decina di volte in due giorni. È la perfezione

Sto piangendo

Giuro, lo rebloggeró all’infinito. ..♥

Brividi.

:’(

Rebloggo all’infinito…brividi.

Brividi e lacrime.

Via via che scorrevo giù mi veniva sempre più da piangere e alla fine sono scoppiata in lacrime.

Brividi. Già. Lo rebloggo, sempre.

L’avrò già rebloggata un paio di volte, lo so. Ma il reblog a vita è la mia parola e io non mento.

bello da far venire i brividi

Reblog tutte le volte che compare nella mia dash. È la meraviglia!!

È stupendo, piango.

È bellissima …♡

Rebloggo per sempre

Che era bellissimo..e non se n’era accorto

Sto piangendo…

Wao...