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Esterni

@rettabaleno / rettabaleno.tumblr.com

Iride

Il tempo per me: una mela, adesso - prima, un fiore.

Il tempo per un fiore: la mia bocca, adesso - prima, il sole.

Il tempo per il sole: noi, adesso - prima, notte.

Anonymous asked:

Ciao Iride. Come stai? Ho un libro nuovo, mi piacerebbe lo avessi. A te piacerebbe averlo? Luca L.

Ciao Luca! Sto bene e tu? Sarei felicissima di leggerti, davvero. La mia mail ce l'hai ancora? Complimenti, non vedo l'ora di ritrovarti.

Cerca la meraviglia.

Dove un bacio sa di barche e nebbia.

Nel bagliore rotondo e giovanile delle ginocchia.

Nella notte incline alla malinconia.

Cerca. Cerca la meraviglia.

(Eugénio de Andrade)

Quattro di mattina, via Garibaldi è solo mia. Le vetrine, i sanpietrini, le monete a terra. Tutti i passi, i contatti, i destini che si sono incrociati. Oggi mi sono licenziata, ho detto, mi sono licenziata e non lavoro più per un'agenzia che mi faceva sgobbare così tanto e che mi pagava talmente poco che mi arrabbio con me stessa per non aver distrutto il sistema prima, un capo prima, una scrivania prima, comunque, oggi mi sono licenziata e sono andata a bere con le mie amiche fino a tardi, fino a quando non ci reggeva la sedia, e ridere di uomini, di poteri, di panettoni al pistacchio. E non sentirmi in colpa, non sentirmi che ho rinunciato, sprecato, usato male qualcosa che avrei dovuto contenere e riservare per momenti speciali. Fanculo ai momenti che si credono speciali, tutti lo sono. Tutti lo sono e non c'è tempo che non sia presente. Non c'è fine a via Garibaldi, alle quattro di mattina. Com'è gratuito quello che mi sembrava solo degli altri. E invece, viva il difficile, chi ha un percorso ad ostacoli e non liscio, viva il complesso e chi cerca di costruire un significato da zero, anche a costo di rompere uno schema preconfezionato, viva questa via, di Garibaldi, di tutti, ma che è solo mia, questa casa, questa audacia, questa libertà.

Uscire con uomini è un'attività fisica per cui ci si prepara meticolosamente e l'unica ricompensa è tornare a casa con l'idea per un nuovo racconto (in cui il protagonista ricorda vagamente uno psichiatrico).

Rispetta la tua fame

il tuo corpo

i bisogni primari

la casa in cui abiti e i suoi fantasmi

l'amore che meriti ricevere

la solitudine e il vuoto che vuoi attorno.

Giorni che mi attraversano

e passano dalla vena della gola

fino al midollo osseo

per arrivare in basso

verso i semi, la terra, le radici

e raccontare agli organismi invisibili

quanto di vivente c'è in un corpo

che sembra uno

ma contiene una famiglia,

un albero, una malattia e un calendario di giorni

che restano bloccati nell'esofago.

Entrare

nel luogo della mancanza

dove tutto è scoperto

accessibile

e concesso.

Ma se non ci sei

nulla è consistente.

Ci passa vicino

la linea della mano

ci passa dentro come asola come lingua nella bocca

come vino in bottiglia

la mano della linea

che chiami

vita

e tu che hai le mani

e me le cerchi

le mie

le mie mani e poi le linee e la vita

con le tue mani pulite e comunque

straniere

troppo grandi per il mio corpo

ma troppo piccole per avere dentro una linea sola.

Ci passa vicino

la linea della mano

di chi ci prende nel palmo

chiude e stringe forte

fino a renderci il succo

di tutto quello che chiamiamo

vita, mani, linee.

Uno degli aspetti più micidiale dell'attuale cultura è di far credere che sia l'unica cultura, invece è semplicemente la peggiore. Gli esempi sono nel cuore di ognuno, per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana è la cosa più pezzente che si possa immaginare. Come si fa a rubare la vita agli esseri umani in cambio del cibo, del letto, della macchinetta. Mentre fino a ieri credevo che mi avessero fatto un piacere a darmi un lavoro, da oggi penso: "Pensa a questi bastardi che mi stanno rubando l'unica vita che ho, perché non ne avrò un'altra, ho solo questa, e loro mi fanno andare a lavorare cinque volte, sei giorni alla settimana e mi lasciano un miserabile giorno per fare cosa? come si fa in un giorno a costruire la vita?".

Allora, intanto uno non deve mettere i fiorellini alla finestra della cella della quale è prigioniero, perché sennò anche se un giorno la porta sarà aperta lui non vorrà uscire. Deve sempre pensare con una coscienza perfetta: "Questi stanno rubandomi la vita, in cambio di due milioni e mezzo al mese, bene che vada, mentre io sono un capolavoro il cui valore è inenarrabile". Non capisco perché un quadro di Van Gogh debba valere 77 miliardi e un essere umano due milioni e mezzo al mese, bene che vada. 

Secondo me, poi, siccome c'è un parametro che, con le nuove tecnologie, i profitti sono aumentati almeno cento volte, e allora il lavoro doveva diminuire almeno dieci volte. Invece no! L'orario di lavoro è rimasto intatto. Oggi so che che mi stanno rubando il bene più prezioso che mi è stato dato dalla Natura. Pensa alla cosa più bella che la Natura propone, che è quella di, mettiamo, di fare l'amore, no? Immagina che tu vivi in un sistema politico, economico e sociale dove le persone sono obbligate, con quello che le sorveglia, a fare l'amore otto ore al giorno, sarebbe una vera tortura; e quindi perché non dovrebbe essere la stessa cosa per il lavoro che non è certamente più gradevole che fare l'amore, no?

Per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana, certo ho il mitra alla nuca, lo faccio, perché faccio il discorso: "Meglio leccare il pavimento o morire?", "Meglio leccare il pavimento", ma quello che è orrendo in questa cultura è che "leccare il pavimento" è diventata addirittura un'aspirazione, capisci? Ma è mostruoso che il tipo debba andare a lavorare otto ore al giorno e debba essere pure grato a chi gli fa leccare il pavimento, capisci? Tutto ciò è oggettivamente mostruoso, ma là dove la coscienza produce coscienza, tutto ciò è effettivamente mostruoso.

Da un'intervista del 2008, Il discorso tipico dello schiavo, Silvano Agosti

Oggi rimango chiusa in bagno dopo un colloquio di lavoro. Dopo mezzora, niente, quelli del colloquio usano pinze, cacciaviti e svitol, per tirarmi fuori. Allora, mentre stavo in bagno e sentivo quelli indaffarati, mi è venuta voglia di scrivere a un mio ex.

Non vuoi sapere a che numero sto di focaccia.

Tanti auguri Giovanni Giudici

Porto Venere, 26/06/1924 - La Spezia, 24/05/2011

Grazie Patrizia per avermi toccata spesso.