-Wuthering Heights, Emily Brontë.
Some of the painter Vanessa Bell's beautiful and modernist covers that she made for the books of her sister Virginia Woolf
Some of the painter Vanessa Bell's beautiful and modernist covers that she made for the books of her sister Virginia Woolf
«Non si perdona la propria infanzia.
Un’infanzia infelice è come un’anima senza sepoltura, geme in eterno».
(Irène Némirovskiy)
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Ancient Greek Garden 🌿
Odio quando la gente mi chiede “come stai?” “sto male” “perché stai male? E’ successo qualcosa?” “No, non è successo niente… sono depressa” “ah mi dispiace! Perché sei depressa?” NON LO SO, NON SO PERCHE’ STO MALE, NON SO PERCHE’ SONO DEPRESSA, NON E’ SUCCESSO NULLA. Okay? Non esiste una causa al mio malessere, nessun evento traumatico, nessuno mi ha molestata, nessuno mi ha bullizzata a scuola, okay? La colpa è mia, SONO IO IL PROBLEMA. MA COME FACCIO? MI DICONO “DEVI ELIMINARE IL PROBLEMA” ma come faccio se il problema SONO IO? “basta che esci un po’, vai a fare una passeggiata e vedi che ti passa” UNA PASSEGGIATA? SAI QUANTE PASSEGGIATE HO FATTO IN QUESTI QUATTRO ANNI? Questa non è semplice tristezza, non basta prendere una boccata d’aria. Ho un mostro che mi divora dentro, vivo in una prigione che tu non vedi ma è reale e fa male. MI FA IMPAZZIRE.
ma tu non capisci
voi non capite
voi proprio non capite
E mi chiedono “cosa vuoi fare in futuro?” COSA VOGLIO FARE? NON LO SO. Io mi sono persa, sono completamente persa, confusa, senza sentimenti senza pensieri senza obiettivi senza motivazioni. Non riesco ad immaginare la mia vita, non posso vedermi tra 10 anni, non so neanche se domani sarò viva. SO SOLO CHE MORIRO’. Lo sento, mi ucciderò. Come posso pensare al mio futuro se non esiste?
COME FACCIO A DIVENTARE GRANDE QUANDO HO PASSATO TUTTA LA MIA INTERA ADOLESCENZA CERCANDO DI SUICIDARMI?
Come faccio?
Mamma, la mia depressione è un mostro: un giorno è piccola quanto una formica nel palmo di un orso, il giorno dopo è l’orso, in quei momenti mi sento morta finché l’orso va via e mi lascia da sola. Chiamo i giorni difficili “giorni bui”. Mamma dice “allora prova ad accendere qualche candela”, ma appena vedo una candela penso solamente a quanto sarebbe bello buttarmi sulla fiamma e prendere fuoco. I cimiteri sono pieni di candele. Inoltre non ho paura del buio… ed è proprio questo una parte del problema. Mamma dice “pensavo che il problema fosse che non riesci ad alzarti dal letto”. Ed è così, è vero. Ci sono mattine in cui non ci riesco. Mi mancano le forze, qualcuno ha staccato la corrente, non ho energia, l’ansia mi stringe forte e mi tiene inchiodata lì, prigioniera della mia stessa casa, prigioniera di me stessa. Mamma dice “da dove viene quest’ansia?” . L’ansia è la cugina lontana che viene ogni tanto in città e, ovviamente, la depressione si sente obbligata ad invitarla alla festa. Mamma, la festa sono io. Mamma dice “perché non provi realmente ad andare a qualche festa?”. Certo, io faccio sempre programmi per la serata, ma non voglio andarci. Faccio programmi perché so che dovrei andarci, lo so, qualche volta mi viene voglia di uscire davvero… il fatto è che non è molto divertente divertirsi quando non hai per niente voglia di divertirti. “Ma così incontri i tuoi amici” mamma dice. Amici? Quali amici? Come faccio a farmi degli amici se appena incontro una persona nuova penso che non mi devo affezionare, perché tanto se ne andrà via e io rimarrò delusa. La cosa ridicola è che alla fine mi ci affeziono davvero, ne divento dipendente e diventa tutto un casino. Non riesco a percepire l’amore, non sento i sentimenti degli altri, non ci riesco. Mi vuoi bene? Sì, lo so, la mia mente oggettivamente lo sa, ma non è quello che mi arriva dentro. Mamma dice “sei solo un po’ paranoica, non hai ancora trovato le persone giuste”. Sì, sì lo sono! Sono paranoica nelle relazioni, vivo con la paura costante di essere abbandonata e nella mia testa c’è solo “non ci tiene a te” “non ci tiene a te”. Quindi allontano tutti, ma vorrei qualcuno al mio fianco, ho bisogno di affetto, ma tengo lontano tutti perché non voglio soffrire ancora. Mamma dice “esageri, sei drammatica, è normale avere il cuore spezzato alla tua età”. Mamma, non c’è nulla di normale in me. Non c’è nulla di sano, di bello, sono solo un enorme disastro. Non esagero, sembro drammatica perché quello che provo è cento volte superiore a quello che provi tu o gli altri. Ho un amplificatore addosso, è tutto di più, tutto troppo e io non lo so gestire. Ogni cosa mi ferisce, i dettagli mi spezzano, vivo dentro a un tornado di emozioni che mi sconvolgono e mi sbattono al muro ogni volta. Mamma dice “devi stare tranquilla”. Mi calmo solo se mi riempio di xanax, lui ormai è l’unica cosa vera. Va molto d’accordo con la vodka, a volte li prendo insieme e diventa tutto più leggero. Si spegne la mente e per un po’ mi vedo sorridente finché collasso nel letto e qua tutto ricomincia. Sai, mamma, ogni notte l’insonnia mi trascina tra le sue braccia e rimango immobile con lei a fissare il soffitto. Mamma dice “prova a contare le pecore oppure disegna”, ma la mia mente riesce solo a contare tutti gli sbagli che ho commesso e i motivi per cui dovrei morire al più presto. I pensieri si moltiplicano e diventano un oceano in tempesta in cui però non posso annegare, io sono lì in mezzo in balia delle onde che mi fanno bruciare gli occhi. E gli unici disegni che faccio sono sulla mia pelle, in rosso, usando la lametta come matita. Piango, vorrei essere felice. Mamma dice “la felicità è una scelta”. ma non ho mai scelto di cadere così in fondo, non ho deciso io di vivere nell’inferno sulla terra. Non sorrido più, non rido più, il dolore fa parte della mia routine. La felicità? Non la immagino neanche. Sai cos’altro non riesco ad immaginare mamma? Me stessa. Non so chi sono, non so cosa voglio fare, sono persa in un oblio senza fine. Faccio un passo, sprofondo nel vuoto. Mamma dice “basta riempire quel vuoto”. C’è un mucchio di ossa, della pelle rovinata, un cuore che purtroppo batte ancora… nient’altro. Il vuoto è intorno a me e dentro di me. Mi chiedo sono viva? Questo è disumano e io sono sola. A volte provo a riempire quel vuoto con il cibo, mangio e mangio, sto meglio ma è un’illusione. Dopo il vomito mi corrode lo stomaco, vuole uscire fuori a tutti i costi e io non lo trattengo.
.
Così un giorno mamma mi ha detto “vuoi suicidarti? Non hai paura di morire?”
No, mamma, no. Non ho paura di morire, ho paura di continuare a vivere.
Mamma non aveva capito, mamma ancora non ha capito. Mi ricordo quando ho aperto gli occhi nella sala emergenze del pronto soccorso, i polsi fasciati, le flebo al braccio, il “bip bip”, le telecamere, il sangue ovunque sul lettino.
Mamma mi ricordo ancora le tue urla, hai visto le mie cicatrici, hai gridato “sei un mostro, non sei mia figlia”.
Lo so.
LIVING WITH DEPRESSION.
la depressione ti coglie di sorpresa e silenziosamente.
all’inizio hai difficoltà con le piccole cose, ma cerchi solitamente di ignorarle.
è come un mal di testa. dirai a te stessa che è temporaneo e che passerà. è solo un altro brutto giorno.
ma non lo è.
sei bloccata in questo stato mentale.
ti abitui a mettere una maschera sociale e a vivere tra le altre persone, perché è questo che devi fare.
è questo che gli altri fanno.
tuttavia il problema non va via.
ti sforzi di mettere in scena uno spettacolo ogni giorno e incomincia a pesarti sempre di più.
ed e per questo che cadi sempre più infondo, è qui che cominci lentamente ad allontanarti dagli amici e dalla famiglia, a volte tagliandoli completamente fuori.
tutta la soddisfazione è svanita.
le piccole cose che un tempo ti rendevano felice non valgono nulla ora.
anche i compiti più semplici diventano dolorosi.
ed è per questo che ti manca la motivazione.
perché dovresti continuare a tentare se niente ti rende comunque felice.
tutto questo ti fa sentire ancora peggio e finisci per essere intrappolata in un circolo vizioso.
improvvisamente ti ritrovi a vivere in slow motion.
i giorni diventano indistinguibili
sono solo un rumore bianco, solo pesantezza che riempie la tua testa e trabocca nel tuo corpo.
hai la sensazione che non sarai mai più felice di nuovo.
continui a indietreggiare e distruggere relazioni.
ti vergogni per tutto ciò che hai fatto e tutto quello che non hai fatto.
c’è una parte di te che vuole fare le cose nel modo giusto.
un improvviso rialzo positivo che vuole che incontro persone ma è di così breve durata perché sai che non funziona comunque.
ciò che rende felici i tuoi amici ti lascia indifferente e prendi consapevolezza dell’enorme spazio che separa te da loro.
un altro fallimento non è un’opzione, quindi alla fine decidi di stare sola nella tua comfort zone dove nessuno ti fa domande.
la tua bassa autostima e la mancanza di obbiettivi diventano insopportabili.
alla fine capisci che non puoi continuare così e posso accadere due cose:
puoi decidere di chiedere aiuto oppure, puoi tentare il suicidio.
Lei è quella ragazza che sorride troppo spesso, la gente la deride, la vita le ha riservato tante sfide che ha perso tutte, adesso ride per coprire le tendenze suicide, ride forte, ma tra poco si uccide.




