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rachelelionti002

@rachelelionti002

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Anonymous asked:

Allora perché tutto questo dolore? È per un ragazzo, no? Che è successo?

È successo che per una volta ho permesso a qualcuno di guardarmi un po’ dentro e mi ha fatta riscoprire ancora più fragile di quella che sono e che pensavo di essere. Mi ha fatta riscoprire sempre nuova e sempre migliore ogni giorno ad ogni mio risveglio. Mi ha permesso di conoscere cosa si provasse a passare le notti insonni anche solo per parlare o per sognare ad occhi aperti e avere l’incessante desiderio di sentire l’altro - l’altra parte fondamentale di me. Cosa si provasse quando il cuore si agita e non lo si riesce a calmare - che sia per amore, che sia per paura, che sia per dolore. Di scoprire quanto si ami qualcuno proprio nel momento in cui si ha paura di perderlo - per poi perderlo realmente. Mi faceva sentire un po’ carina, un po’ apprezzata, non dico tanto, davvero, ma un po’ si e questo mi faceva stare meglio. Belle le parole dolci dolci, piene di affetto. Belle le promesse. Bello sapere che prima di addormentarsi l’ultimo pensiero lo rivolgeva a me. Bello, bello tutto. Sembrava tutto così vero. Persino i suoi occhi mi sembravano veri e persino le sue parole. Ti starai chiedendo dove sia il problema. Me lo sto chiedendo anche io. Insomma, come si può da un giorno all’altro cambiare radicalmente e sparire? Dopo tutte quelle parole non avere più niente da dire? Dopo tutte quelle promesse non ricordare più nemmeno una? Come? Forse -probabilmente- sono io quella sbagliata e gli devo le mie scuse. Dovrei chiedergli scusa perché non sono stata abbastanza. Scusa perché, probabilmente, non sono come mi immaginava e sicuramente non ho eguagliato le sue aspettative. Dovrei chiedergli scusa perché ho creduto ad ogni singola parola che ha pronunciato. Dovrei chiedergli scusa perchè l’ho fatto entrare un po’ nel mio mondo che - rispetto al suo inferno- era un paradiso o un posto sicuro che adesso è diventato un campo minato. Dovrei chiedergli scusa perchè gli ho garantito una spalla su cui poggiarsi e una mano da stringere, un’anima da abbracciare quando ne aveva più bisogno. Dovrei chiedergli scusa perchè mi sono affezionata troppo e perché sto soffrendo troppo. Dovrei scusarmi perché adesso la notte non dormo più e durante il giorno non credo più a niente e non mi fido più di nessuno. E scusami se cercando una motivazione ai tuoi comportamenti - sbagliati - ho riversato su di me la colpa di tutto. Scusami, sono sempre io quella sbagliata.

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«Piangere non indica che sei debole. Sin da quando sei nato, è sempre stato un segno che sei vivo».

Charlotte Brontë, Jane Eyre

cerco in altri

i tuoi occhi

il tuo sorriso

i tuoi capelli

il tuo fisico

ma soprattutto, il modo in cui mi facevi sentire amata.

-Ilaria Buccella

Vorrei solo chiamarti e chiederti se va tutto bene, se i tuoi genitori continuano a litigare, se hai finalmente capito la persona fantastica che sei, se stai meglio senza di me, se hai capito il motivo per cui me ne sono andata, se finalmente hai trovato chi ti fa stare bene, se finalmente stai bene, se finalmete ti accetti, se finalmente non hai più paura di essere ciò che sei, se finalmente riesci a passare davanti quel parco in cui andavamo sempre insieme che adesso mi porta solo tanta malinconia, se almeno tu sei riuscito ad andare avanti. Vorrei chiamarti, non sai quanto lo vorrei, ma sono una codarda che non riesce ad affrontare i suoi problemi.  Ho paura che tornando tu stia di nuovo male. Ho paura che tu non mi capisca più. Ho paura di rendermi conto che tutto quello che avevamo costruito insieme sia andato perso tra le pagine dei nostri diari e dei nostri album di foto che raccontano la nostra storia. La verità è che mi manchi e non riesco a dirtelo perchè credo che finalmente senza di me tu stia bene.

“ –Papà, – ha detto, – quando hai incontrato la mamma, come hai fatto a sapere che era la mamma?

–L'ho capito dopo circa dieci minuti.

–E da cosa?

–Quando ci siamo incontrati la prima volta, si è sollevata i capelli dietro la nuca, sopra la testa, e si è fatta uno chignon senza neanche un elastico, solo annodandoli.

–E allora?

-Allora lí ho capito che lei aveva disperatamente bisogno di un elastico. E io dei suoi capelli.”

(Matteo Bussola / Notti in bianco, baci a colazione)

“Sapevo che saresti stata troppo orgogliosa per tornare, così ho deciso di venire a prenderti.”

Gabriel García Márquez, L’amore ai tempi del colera

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lavitanonmiaspetta

Mi prese una brusca tristezza.

Mi sentii spaesato, e geloso.

Cesare Pavese.

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polimetis-deactivated20191004

io ti voglio vivere, e tu?

Ti prego fammi tua, abbracciami, prendimi, baciami, chiudiamoci in una stanza e fammi dimenticare cosa c'è fuori, fammi sentire come se nel mondo esistessimo solo io e te.

“Fa paura l'amore. Fa paura amare qualcuno più di ogni cosa al mondo e sapere che farei tutto per lui. Il mondo smette di girare e rallenta tutto anche se il tempo insieme non sembra mai abbastanza. Ogni sorriso sulle sue labbra mi rende dipendente dalla sensazione, noto tutti i particolari di ogni piccola cosa che fa, per il modo in cui la fa. Cerco il suo profumo sui miei vestiti quando non c'è e sprofondo nel suo petto quando siamo insieme. Mi mancano le parole per descrivere le sensazioni, tutte espresse in brividi su ogni millimetro della mia pelle. Le sue labbra piene sono un'immagine dolcissima che mi perseguita nei miei sogni, dando maggior senso alle mie notti. Ormai dipendente dai suoi sguardi sono cosciente che non vorrei mai separarmene. Nella mia vita ho avuto paura di molte cose, dell'amore soprattutto, tuttavia ora ho paura di perderti.”

“Scusami, hai una sigaretta?” chiesi immerso nei miei pensieri. Era una serata tranquilla tra amici e senza saperne nulla, d'un tratto, si presentò anche lei; la conosco ormai da più di quattro anni, conosciuta tra i corridoi di scuola e non sono mai riuscito a dimenticarla. La guardavo come si guarda una persona che ti manca, ma che non è mai stata tu. Appena vista, l'ho evitata subito, non volevo che mi notasse impreparato. Così mi girai, andai dalla parte opposta alla sua e la prima cosa che feci fu chiedere a una ragazza che stava fumando, una sigaretta. “Scusami, hai una sigaretta?” chiesi. Tirò fuori il pacchetto di sigarette dalla borsa, ne tirò fuori una e me l'allungò. Era una Camel, poi, piombò il silenzio. “Grazie” mi disse lei, con ironia. “Come scusa?” risposi io. “Ho, detto “Grazie” … Per la sigaretta che ti ho offerto” ripetè, quasi scocciata. “Ah.. Si.. Grazie” risposi, sempre immerso nei miei pensieri. Rimasi fermo con la sigaretta in mano, davanti a questa ragazza che non sapevo nemmeno come si chiamasse e mi sentivo strano. “Ti serve l'accendino?” mi chiese poi lei, confusa. “Come?” ripetei. “Ti serve l'accendino?” disse ancora, con non so quale pazienza. “Ah, no.. no, grazie. Io non fumo” risposi. Lei mi guardò, ancora più confusa, ma cominciò a ridere. “Sembro proprio un pazzo” pensai, tornando nel mondo reale. “Sembri un pazzo se fai cosi” disse lei dopo una piccola risata. Ridemmo e le chiesi scusa. “Piacere di conoscerti” mi disse, tendendo la mano verso la mia. “Piacere mio” risposi. “Posso farti una domanda?” mi chiese poi lei. Annuii. “Perchè volevi la sigaretta, se non fumi? “Sembri proprio un coglione, non era ovvia la domanda?” pensai tra me e me. “Perchè sto scappando dalla ragazza che è dietro di me, quella con il vestito nero, vicino alla sedia di legno.” risposi, ma senza girarmi. “Quella che sta baciando il ragazzo con il giubot..” non fece in tempo a finire la frase che mi girai di scatto, ma venni fermato prima. Non riuscii a guardare ciò che stava accadendo, anche se avrei tanto voluto, i miei pensieri cominciarono a intrecciarsi, ma vennero fermati dalla voce della ragazza della sigaretta: “fermati, non ne vale la pena, se ti può ferire.” Mi fermai e fissai questa ragazza, come se fosse stata una vecchia amica. “Non rovinarti la serata per un qualcosa che non è più tuo” disse. “Hai ragione” risposi, ma non molto sicuro. “Vuoi raccontarmi del perchè è finita tra di voi?” mi chiese. “Molto brevemente.. Io e lei ci siamo conosciuti a scuola, lei mi guardava come se fossi l'unico e io la guardavo come se fosse già la mia lei. Ha sempre avuto paura dell'amore, l'ha sempre evitato e, col tempo, ha capito che io sarei stato in grado di riempire quei vuoti. Così è scappata di fronte alle paure. Io le sono stato dietro, l'ho cercata, rincorsa, pregata, ma poi sono scappato pure io, stanco dei suoi rifiuti. Sono scappato così lontano che trovai un'altra ragazza, ma ormai io e lei non eravamo più niente. Mi continuavo a sentire osservato, capii poi che era lei. Da lontano notò che io ero felice e scappò pure lei. Scappo non di paura, ma per rancore, rancore per avermi lasciato andare.” spiegai con tono riflessivo, ripensando alla nostra strana relazione. “E poi?” domandò. “E poi, appena lei scappò da me, mi resi conto che non mi aveva mai lasciato e che il fatto che me ne fossi andato io, le aveva causato un vuoto. Se avessi corso un pochino di più per prenderla, se avessi rischiato ancora un po di più, forse lei non sarebbe scappata da un altro ragazzo. Lei si trovò un nuovo ragazzo e mi lasciò indietro, mentre raccoglievo i suoi pezzi di cuore infranto.” conclusi. “Come vi siete lasciati l'ultima volta che vi siete visti?” chiese curiosa la ragazza delle sigarette. “Ci evitiamo. Come sto facendo in questo momento io e fingiamo che sia tutto normale. Ogni tanto io la guardo, ma lei non se ne accorge mai” conclusi, con tono attonito. “Sai, probabilmente non ne vale la pena, probabilmente sarete vostri per sempre e probabilmente vi sarete conosciuti in momenti sbagliati, ma sappi che quando è arrivata non ha baciato nessun ragazzo e non ha mai smesso di fissarti.” mi disse sorridendomi. Mi girai, senza essere fermato da nessuno, ma lei, la mia lei, non c'era più.”

— ricordounbacio