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@odiamiperquellochesono

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"Bene, ragazzi. Per il prossimo spettacolo avrò bisogno di un personaggio che muore, nello specifico avrò bisogno di un personaggio che muore di una morte lenta e dolorosa. Chi si propone?" Tutti rimasero muti. "Okay. Facciamo una cosa: raccontatemi della vostra morte. Perché, almeno una volta nella vita, tutti siamo morti." Disse il vecchio insegnante di recitazione ai suoi giovani allievi. “Cosa significa? Io sono ancora vivo, cioè, la mia anima risiede ancora in un corpo. Lo sento, lo vedo.” Domandò, un ragazzo, stranito. “Ragazzo mio, parlavo di una morte peggiore. Parlavo della morte dei sentimenti, delle idee, delle ambizioni, dei sogni. Parlavo della morte interiore.” Gli allievi tirarono un sospiro di confusione mista a curiosità. “E mica una sola volta nella vita” intervenì una ragazza. “Quanti anni hai?” Chiese lui. “Sedici, maestro. Ho sedici anni.” “E tu vuoi farmi credere che in sedici anni sei morta più di una volta? Parlacene, se ti fa sentire meglio. Puoi anche mascherare le tue brutte esperienze, eh, in fondo siamo in una scuola di recitazione, poco importa che le cose siano vere: qui importa essenzialmente che -sembrino- vere.” La giovane si guardò in giro, impaurita. Poi seguì il consiglio del suo mentore: divenne improvvisamente diffidente, fredda, assunse un’espressione annoiata, immobile. Improvvisamente, la maschera della finzione che sembra vera, si attaccò perfettamente al suo volto, senza lasciare spazi di pelle vuoti. “Sono morta a sette anni, quando vidi mio padre dare uno schiaffo alla mia mamma. E insieme a me, morì anche la mia idea di famiglia. Poi sono morta a dodici anni, quando la mia migliore amica mi tradì. E insieme a me, morì anche la mia idea di amicizia. L’ultima morte è stata quella più brutale: perché è morta la mia idea di sogno. Il motivo non mi va di spiegarlo. Non qui, non adesso.” Qualcuno, in quella sala, versò delle lacrime. Qualcun altro si schiarì la voce. “Dì, vuoi raccontarci qualcosa anche tu, caro?” “Sì, maestro. Io sono morto quando la mia ragazza mi disse che era lesbica. E insieme a me morì anche l’idea di scoparmela.” Ci fu una risata generale, e un vaffanculo da parte di alcune ragazzine in lacrime. “Io invece” disse un altro “sono morto il mese scorso, e solo da un paio di giorni sono rinato. Ho avuto fortissimi mal di testa, che duravano dalla mattina, appena sveglio, alla sera, quando appoggiavo la mia scatola cranica ricoperta di merda sul cuscino. Io durante quel mese non ho vissuto neanche per un secondo, credetemi. Non riuscivo più a concentrarmi, a studiare, a leggere un libro, ad allenarmi, a guardare la tv. Non riuscivo più a fare un cazzo. Ero diventato la sede più sicura del dolore, e non potevo pensare ad altro se non al mio malessere.” Stavolta si videro scendere lacrime anche dagli occhi dei più cinici. “Io sono morta quando quel presunto dio se la prese con mia nonna” enunciò un’altra. “Lei non meritava di perdere i suoi ricordi più belli, non meritava di non ricordarsi più neanche il mio nome. E insieme a me, morì anche la mia fede, il mio credo, la mia speranza in un mondo giusto.” continuò. Si dice che entro le successive 3 ore che seguono la morte fisica, l’organismo umano entri in contatto con il cosiddetto “rigor mortis”: un momento in cui tutti i muscoli del corpo si contraggono e si irrigidiscono, arrivando a pesare più del normale. Ecco, chissà se il peso provocato dal “rigor mortis” mentale, sia sostenibile di più, o di meno. “Perfetto, ragazzi. Ora ve lo voglio riproporre. Chi se la sente di interpretare il personaggio che muore fisicamente, di una morte lenta e dolorosa?” Tutti alzarono la mano.

cassandrablogger (via cassandrablogger)

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Sono entrato con un amico in un piccolo bar in Belgio ed abbiamo ordinato. Mentre andavamo verso il nostro tavolo, sono arrivati due signori e si sono avvicinati al bancone. “5 caffé per favore, 2 per noi e 3 ‘in attesa’, “. Hanno pagato, hanno bevuto i loro due caffé e sono andati via. “Cosa vuol dire caffé in attesa?” ho chiesto al mio amico, e lui rispose: “Aspetta e vedrai”. È entrata altra gente, prendeva il caffé ed andava via. Il prossimo ordine è stato di 3 avvocati, 3 caffé per loro e 4 ‘in attesa’. Mentre io pensavo ancora a cosa vuol dire ‘caffè in attesa’, gli avvocati hanno pagato e sono andati via. Un attimo dopo è entrato nel bar un signore anziano, con dei vestiti vecchi, assomigliava ad un senzatetto, si avvicina al bancone e chiede con entusiasmo “avete un caffé in attesa?”, il barista prepara e da il caffé al signore. -Recapitolando, la gente pagava il caffé in anticipo per colloro che non potevano permettersi una bevanda calda. Facciamo che questa bella idea sia pubblicata in tutto il mondo, sarebbe bellissimo se il tutto diventasse realtá.

(via notsaveme)

guardate che qui da me a Napoli è sempre esistito il caffè in attesa,non è una novità.

oddio…

(via ehybabe)

Ecco perchè Napoli è bellissima, (a discapito di ciò che dicono molte persone) lì già lo fanno (via l-inverno-nel-cuore)

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dicembre 2012  Anna ha 15 anni. Pesa 76 kg. Ma a lei va bene. Non si vede brutta. Anche se vorrebbe pesare di meno. Ha una cotta per Marco e per i suoi occhi azzurri. Ma lui neanche la guarda. Anzi, a volte la prende in giro. Le dice che è grassa. Gennaio 2013 Anna è innamorata di Marco. Lui continua a insultarla. Ma Anna ha le sue amiche. Loro sono uniche per lei. Soprattutto la Rachele e la Marissa. Febbraio 2013 Anna è dimagrita. Pesa 72 kg. Ma non sono abbastanza. Marco la odia. Ma lei lo ama ancora di più. Marzo 2013  Anna pesa 68 kg. È felice ma vuole dimagrire ancora di più. Ha iniziato ad andare in palestra. Ma ha litigato con Rachele. Non si parlano più. Aprile 2013  Anna è in gita con la scuola. In crociera. É invidiosa delle altre ragazze e dei loro corpi magri. Ora pesa 61 kg. Ma si vede comunque grassa. Marco ha smesso di prenderla in giro. Maggio 2013 Anna pesa 56 kg. Ma i suoi occhi continuano a mentirle. Rachele la tratta male. Anna ha detto che sarebbe stato solo un taglietto. Ma ora non riesce a smettere. Ha iniziato a fumare. Giugno 2013 Marco è amico di Anna ora. Lei pesa 51 kg. Ma non bastano. Vuole essere magra da scomparire. L’ultimo giorno di scuola tutta la sua classe è andata al mare. Ma lei non voleva spogliarsi perchè aveva freddo. Nessuni sa che ha il corpo pieno di cicatrici e tagli. Settembre 2013 Anna pesa 43 kg. Marco ora è il suo ragazzo. Ma lui non si accorge del malessere della sua ragazza. Anna ha litigato con Marissa. Ora Anna ha nuovi amici. Novembre 2013 39 kg. Marco l’ha lasciata perchè ha visto il suo corpo pieni di cicatrici. Dice che è una malata mentale. Ora va dicendo a tutti quello che ha visto. Tutti prendono in giro Anna. Gennaio 2014 Anna è morta il 15 gennaio. Pesava 36 kg.
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Sai, finalmente l’ho capito. Ci ho messo un po’ ma ci sono riuscita. Il lato positivo della distanza, dico, ho capito qual è. E non mi guardare con quella faccia, guarda che c’è un lato positivo in ogni cosa. Anche nella distanza, esatto. Cosa avrei capito? Ho capito che ne vale la pena. Certo, lo so che ho passato intere notti a piangere, che non ho mangiato per giorni, che molte volte mi sono svegliata con gli occhi gonfi, che non esco mai per passare più tempo con te, per vederti sorridere anche se attraverso uno schermo. Ah, il lato positivo di tutto questo, dici? Ricordi quando sono venuta a prenderti da scuola, senza dirti niente? Che tu hai girato l’angolo, io ho corso verso di te, mi sono buttata addosso e poi ci siamo abbracciati forte. Fortissimo. Ecco, ripensa a quel momento. A quei pochi secondi. Vedi, quando ti ho rivisto dopo tutto quel tempo, per me è stato come vederti per la prima volta. E anche le tue labbra avevano lo stesso sapore del nostro primo bacio. Quando desideri tanto qualcosa, e poi dopo una lunga attesa, la ottieni… capisci cos’è la felicità, ecco. Il lato positivo positivo della distanza? Innamorarsi come la prima volta, ogni volta che ci si riabbraccia.

Ilmareditroppo | Joy (via ilmareditroppo)

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un-impasse
Avrei voluto avere 20 anni quando i ragazzi, parlavano con la ragazza in disparte alla festa e non si buttavano a gruppi di dieci sul troione con le tette fuori al centro della pista. Avrei voluto avere 20 anni quando una persona bisognava scoprirla e non cercarla su Facebook e quando chiedevi ai tuoi amici “Come si chiama?” E non “Ma la da?”. Quando dovevi sudare per avere un numero di telefono e ti facevi mille paranoie. Quando qualcuno alla prima difficoltà non rinunciava pensando “tanto ce ne sono di più carine” ma provava e riprovava fino a quando non si faceva realmente male. Quando aspettavi tutta la notte con il tuo vecchio Nokia 3310 una risposta che non arrivava mai perchè non esisteva il visualizzato e pensavi “magari non ha soldi” “magari non è arrivato il messaggio”. Quando le foto dei baci le stampavi e le tenevi nel cassetto e a volte te le riguardavi un po’ e le custodivi gelosamente e non le postavi facendole vedere ai 4000 amici che hai su Facebook. Quando non era tutto un po’ più facile e l’amore non era così economico e esibizionista come ora.
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"Piangevo, come sempre, ormai c'ero abituata. Ero stesa sul letto, con il cuscino che mi copriva le orecchie, per non sentire più niente, neanche una mosca volare. Non sono mai stata la principessa che deve essere salvata ma la guerriera che si salva da se, ma non ero una forte guerriera, ormai mi stavo arrendendo e mi facevo trasportare dal nemico. Cercavo di piangere il più piano possibile, per non farmi sentire dalla mia sorellina, ma fu inutile. Lei venne nella mia stanza e mi disse: 'Sorellona perché piangi?' Asciugandomi le lacrime le risposi 'No niente Reb, stai tranquilla...' Venne in braccio a me e mi prese un braccio 'Sorellona perché hai dei tagli sulle braccia?' 'Sei troppo piccola per capire' 'Non è vero... Aspetta.' Se ne andò e ritornó con una scatoletta in mano 'Ecco, la mamma quando mi facevo la bua mi metteva sempre i cerotti..' Ne prese uno, era con degli animaletti sopra, e con delicatezza melo mise e mi bació dopo averlo sistemato con cura. 'Sorellona, stai attenta la prossima volta! Non voglio più vedervi piangere... Se no piango anche io' 'Va bene Reb, te lo prometto' Io sorrisi e l'abbracciai, mi sbagliavo: non era troppo piccola per capire, anzi. Capiva meglio di tutti."
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“Viviamo negli anni dei leggins a fantasia e dei maglioncini. Delle felpe con i fiori e dei jeans risvoltati. Dei capelli tinti di nero, delle all star, dei felponi e delle punte colorate. Gli anni in cui gli insulti su ask hanno piú peso dei complimenti di un amico. Gli anni in cui se fumi sei figo, e se non te ne fai nemmeno una quando vai a ballare sei uno sfigato. Gli anni dei pregiudizi e delle bestemmie troppo facili. Quegli anni in cui tutti si lamentano dei politici. Gli anni dei mille cuori su whatsapp e se ti incontri per strada nemmeno lo saluti. Gli anni dei “ti amo” detti anche agli amici, al posto del “ti voglio bene”. Dei messaggi a mezzanotte del compleanno, dei poemi lunghi due pagine che ti fanno sentire importante. Gli anni di chi legge troppo e chi troppo poco. Gli anni della gente che farebbe di tutto, DI TUTTO, per un mi piace in piú. Gli anni di facebook, twitter, instagram, ask. Di vine, degli after, delle risate per foto senza senso. Degli sguardi di intesa, quelli di disprezzo, quelli di amore e quelli che semplicemente non riavrai mai piú indietro. Siamo negli anni delle troppe emozioni, delle incazzature facili, dei “ora l’ammazzo, la prendo a sberle”, o dei “quella puttana della prof”. Gli anni dell’anoressia, bulimia, autolesionismo e sesso facile. Siamo negli anni in cui un messaggio ti puó cambiare la giornata. Siamo in quegli anni in cui le emozioni sono a mille, quindi attento a ció che fai. Questi anni fanno veramente schifo ma alla fine è vero: sono i migliori anni della nostra vita.” #noiadolescenti
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"Mi sono innamorata del tuo sorriso dolce, dei tuoi occhi lucidi, dei tuoi capelli ordinati, delle tue mani calde, della tua bella faccia, del tuo corpo perfetto… ma evidentemente tutti queste cose non nascondono il tuo carattere di merda."

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“Ciao sono Jack e ho 16 anni. A scuola sono il più popolare. Da un po’ prendo in giro una ragazza. Le dico che è brutta. Le dico che nessuno la potrà mai amare. Le dico che è uno spreco della natura. Le dico che nessuno vuole essere suo amico. Tutti ridono e io continuo. Ieri era il terzo giorno che non veniva a scuola. Oggi il quarto. Ieri sono andato al suo funerale. Si è suicidata buttandosi dal balcone. Sono stato io, me lo dicono tutti. Al funerale ho scoperto che si chiamava Ally. Lì nessuno mi rivolgeva la parola. Lì nessuno osava guardarmi. Facevano bene. Li compatisco. Le dicevo tante di quelle scemenze… Solo ora mi accorgo che era perfetta. Aveva gli occhi verdi. Aveva i capelli lunghi. Aveva il naso piccolino. Aveva un sorriso splendido, l’ho visto nella foto sopra la sua bara. Non aveva un corpo perfetto, ma non me ne frega più di tanto. Non l’ho mai vista mangiare. Non ho mai visto un suo sorriso di presenza. Non l’ho mai vista con una sua amica. L’ho sempre vista buia in viso. Infelice. Solo ora mi accorgo che mi sono innamorato di lei. Ora sono in un vicolo buio con una pistola nella mano destra. Oggi la vado a trovare. Le chiedo scusa e le dico che è perfetta. Voglio vederla sorridere in mia presenza.”
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Il problema di certe persone è che giudicano e basta… Non si fermano a cercare di capire la situazione o il problema. Traggono delle conclusioni in base a ciò che vedono, sia esso superficiale o addirittura insignificante nel contesto. Vedere l’indifferenza di alcuni che ritenevi amici fa male. Vedere il disinteresse per una persona che soffre ancora di più. Ci vorrebbe più empatia e più interesse invece del classico “come stai?” di cui in effetti non ti importa davvero della risposta. Perché ormai oggi le amicizie sono così superficiali che ti importa solo incontrarsi nel weekend per fare ballotta, ma che in realtà del vero significato della parola amicizia non hanno nulla… Quindi prima di definire una persona “AMICO” o “AMICA” pensiamoci a fondo. Perché quelli che per noi potrebbero essere tali magari ci considerano solo conoscenti o “amici di comodo”. Non sprechiamoci per loro! Troviamo quelle 2 o 3 persone che ci apprezzano veramente e viviamo per loro! E più importante apprezziamoci, apprezzate voi stessi. Siete la prima persona che dovete amare e di cui dovete prendervi cura! Siete quelli che resteranno. Restiamo per noi!
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Ma la verità è che lei non vuole un ragazzo perfetto. Non vuole un ragazzo che piaccia a tutte le ragazze, tanto se è il suo ragazzo l’importante è che piaccia a lei. Non vuole un ragazzo che le scriva ogni mattina: “Buongiorno bellissima” e ogni sera: “Buonanotte amore mio” o che le faccia mille complimenti. Non vuole un ragazzo che le dia sempre ragione o che sia sempre dolce e gentile, non vuole un ragazzo che le regali diamanti e gioielli costosi o che si presenti con un mazzo di rose il giorno del suo compleanno. Lei vuole semplicemente un ragazzo che la ami. Vuole un ragazzo che le scriva una lettera, e che le dica: “Sei così stronza che non so come faccia io a sopportarti, però ti amo”. Vuole un ragazzo che la aiuti in matematica perché lei non riesce a capire quel casino di numeri e lettere, e che abbia pazienza se lei chiederà mille altre spiegazioni. Vuole un ragazzo con cui avere anche delle discussioni, perché così si ritroverebbero più forti di prima, e perché in fondo bisogna essere un po’ diversi per amarsi. Vuole un ragazzo che il giorno del suo compleanno la abbracci forte e le dica: “Indovina un po’? Questo è solo il primo di molti compleanni che festeggeremo insieme, amore”.

-lezionidivoloperprincipianti (via lezionidivoloperprincipianti)

Questo.

(via inattesadiqualcosa) chiedo molto? forse troppo.

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Finirà così? Nessun perché? Nessun addio? Niente scuse? Niente “mi mancherai”? Beh io lo so che mi penserai, almeno per una settimana ancora. Poi comincerai a dimenticare. Perché è facile dimenticare l’affetto e le attenzioni di chi non vogliamo, sai? Ma io mi ricorderò di te. Ogni volta che mi guarderò allo specchio. Ogni volta che qualcuno mi abbraccerà. Ogni volta che mi toccherò i capelli. Ogni volta che vedrò qualcuno mangiare il gelato al pistacchio. Ogni volta che vedrò qualcuno con i capelli ricci, come i tuoi. Ogni volta che qualcuno mi dirà che sono stupida. Ogni volta che vedrò un treno destinazione Milano Cadorna. Ogni volta che qualcuno parlerà dei pokemon. Ogni volta che vedrò il colore della funicolare. Ogni volta che parlerò di panda. Ogni volta che qualcuno mi prenderà per mano. Ogni volta che qualcuno mi dirà che ho un sorriso fantastico. Che sto bene anche con i capelli legati. Ogni volta che qualcuno non saprà rispondere ai miei messaggi lunghi e chilometrici. Ogni fottuta volta che mi arriveranno le notifiche sul cellulare di qualcuno che ha rebblogato un post che avevo dedicato a te. Ogni volta, io ti ricorderò. Perché la tua assenza non sarà impossibile da colmare, ma molto difficile, troppo difficile. Non eravamo innamorati. Era troppo presto. Però eravamo qualcosa, e quel qualcosa mi piaceva.
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IO “DONNA” Non leggo le istruzioni. Schiaccio tutti i pulsanti finché funziona. Non ho bisogno di alcool per essere imbarazzante. Mi riesce anche senza! Se fossi un uccello saprei già a chi cagare addosso! Non sono bisbetica, sono emozionalmente flessibile! Le parole più belle del mondo? “Vado a fare shopping” Non ho difetti! Sono “effetti speciali”! Le donne devono avere l’aspetto di DONNE, non di ossa rivestite! Non è ciccia! È superficie eroticamente utilizzabile. Perdonato e dimenticato? Non sono Gesù e non ho l’Alzheimer! Noi donne siamo angeli e se ci rompono le ali continuiamo a volare… Su una scopa! Perché siamo flessibili. Quando Dio ha creato gli uomini ci ha promesso che uomini ideali li avremmo trovati ad ogni angolo e poi.. Ha fatto la terra rotonda. Sulla mia lapide deve essere inciso: “Non fare quella faccia, anch’io avrei preferito essere stesa in spiaggia!” E già, NOI DONNE siamo uniche!!!

Uniche

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I genitori dicono che sanno tutto dei propri figli. Ma non è assolutamente vero. Mia mamma non sa che io ero vittima del bullismo, non sa che sono autolesionista, bipolare e bulimica. Dopo tutto questo tempo, mia mamma mi grida ancora contro e non sa che sua figlia non prova più niente, guarda la vita come se non fosse nulla. Come se vivere e morire fossero sinonimi.

Ragazza Sbagliata. (via ragazza-sbagliata)