...quel tuo cuore, strappatelo, mangiatelo, saziati.
~ Giuseppe Ungaretti ~
Allora si aspetta di essere cercati di nuovo e si resta a occhi aperti di notte, aspettando il passo di chi torni a reclamarci. Ma, nessuno torna e dopo il giusto tempo si è di nuovo se stessi, sciolti dal possesso, liberi perché si diventa liberi dopo essere stati perduti.
ErriDeLuca
“Con mano timida, quasi incerta della realtà del gesto che stava compiendo, carezzò il tavolino, lì all’aperto in un dehor improvvisato: la superficie laccata, liscissima, fu quello su cui si concentrò, per arginare lo sprofondo malinconico in cui stava precipitando, al pensiero di quanto lunga era stata la privazione da qualcosa di tanto semplice quanto una consumazione in un esercizio pubblico. Il cameriere lo riconobbe e si scambiarono sorridenti, quasi come due amici ritrovatisi, due cenni di intesa, tanto significanti un saluto quanto una domanda sul potersi accomodare ed il sì, di conseguente risposta. Arrivò subito: “Buongiorno, cosa le posso servire?”. Lui non seppe rispondere immediatamente; era un momento significativo e, persa la spontaneità istintiva del primo istante, voleva pensarci prima di rispondere, che quella sorta di nuova prima volta non poteva non essere resa solenne da una scelta così, tanto per farla.”Un Armagnac” si decise “il più vecchio che avete” poi aggiunse ulteriormente “e sarebbe delizioso se scaldasse appena il bicchiere, prima di versarcelo dentro, e me lo servisse con qualche scaglia di cioccolato amarissimo e profumato”. Il cameriere s’appuntò il tutto, annuendo, e lo lasciò solo in attesa della consumazione. In attesa, pensò lui, e forse, si disse, la vita, è caratterizzata proprio dalle attese di ciò che sta per arrivare, dalle attese che qualcosa finisca e che qualcosa inizi, o reinizi. L’attesa è davvero un invisibile cemento, che pervade ogni momento, che unisce ogni fase ed ogni giorno, come fossero i mattoni di un muro in costruzione. Si attende che faccia giorno, la notte, e che cali la notte, di giorno. Si attende. Poi pensò a lei e sorridendo, mentre il cameriere poneva fine a quella attesa minuscola, arredando il tavolino e corredandolo con ciò che lui aveva ordinato, s’accorse che suo malgrado la attendeva ancora.”E’ del 1981” disse il cameriere riferendosi all’Armagnac “ed il cioccolato è una cru dominicana, 74% di cacao’’. Lui ringraziò e contemplò, con serenità, la completezza di ciò che gli si presentava davanti: sapeva esattamente cosa avrebbe bevuto, cosa avrebbe mangiato ed a chi avrebbe pensato, in quel momento, tanto atteso, di minuscola solitudine e di innocente piacere.”
— Me Stesso








