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@melissabaglioni

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Anonymous asked:

Non ti capita mai di essere vuoto? O meglio di realizzare di essere vuoto. Ma non vuoto tipo senza emozioni. No no molto peggio. Vuoto per qualcosa che non c'è mai stato ma della quale ti sei reso conto solo adesso? Il vuoto sì colmerà mai?

Certo che si colma il vuoto. Innanzitutto ascoltami : il mondo là fuori, anche se ipocrita e ingiusto, è come te e me. Il vuoto più o meno lo percepiamo tutti. Non bisogna farsi trascinare da questa sensazione : non devi averne paura. Il vuoto può essere colmato in tanti modi, facendo cose nuove e belle, dedicandosi agli amici, passando del tempo serenamente, facendo sport … poi passa, te lo assicuro. Ma se vuoi che funzioni, devi convincerti che ciò che senti non è la fine del mondo. Io ti voglio bene al di là del vuoto.

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Era per le parole non dette. I vestiti levati e poi gettati. Le ragazze sbagliate. I ragazzi pestati. Le dita che attraversano i seni. Il fiato spezzato. I libri divorati. Poi le ombre del passato. Quindici anni e lo zaino pesante. Vent'anni e il cuore vuoto. E ora baciare le tue labbra. I morsi a fondo perduto. Amori finiti. Ritorni infiniti. E lentamente le costole sfiorate, come le dita su un pianoforte che suona dolci melodie. Confusi l'amore col piacere, ma mai graffai il tuo interno e creai dolore. Un diamante nel petto. Le date sulle braccia. Porto con me le vite finite sul cemento. E adesso il viso e le labbra tra le tue cosce, mentre inarchi la schiena e nel corpo il piacere, nelle mani le coperte strette. Al centro del corpo la porta del paradiso. Dante e l'inferno. Lasciate qui ogni speranza o voi che entrate. Il mare. Le librerie e il loro odore. Come le maree risalgo, lasciando che una mano ti sposti i capelli dietro l'orecchio, la lingua sfiora il collo e la tua pelle cambia umore, ma non è freddo questa volta. Battiti di ali di farfalle. Lentamente viene primavera. Il rifiorire degli alberi. Il canto degli usignoli. Gli occhi di un bambino stupito. Ti sto baciando il collo, come piccoli passi in una risalita lenta nella notte. Piove. Senti che bel rumore.
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Sapete non è facile scrivere quello che state per leggere, tra un battito di ciglia ed un altro dimentico tutto ed è come se fosse un sogno, un brutto sogno dal quale non puoi uscire. Avrete capito dal video di ieri che qualcosa non andava, la vita delle volte ci mette in condizione di affrontare delle cose più grandi di noi ed io sto vivendo la cosa più difficile che abbia mai dovuto affrontare in tutta la mia vita. Ieri sera, dopo un periodo davvero difficile, ho ricevuto una chiamata di mia mamma, mio papà ci ha lasciate. Non è andato via, rimarrà per sempre nel mio cuore, e nel cuore di tutte le persone che gli hanno voluto bene, e credetemi se vi dico che in tanti gliene volevano e gliene vorranno per sempre. Tutti conoscevano Mauretto, mio papà, mi ha dato la sua vita, sempre. Non mi ha mai lasciata giù, mi ha insegnato a combattere, lui e mia madre mi hanno fatta diventare la donna che sono oggi. Ti ricordo in piedi su gli spalti del foro italico durante le regionali di nuoto, gridavi per me fino a non avere più la voce. Mi hai chiamata tu Greta, con la ‘e’ aperta, ma la pronunciavi sempre chiusa. Mi compravi sempre le caramelle quando uscivo da scuola alle elementari e poi coca cola e noccioline al bar, era il momento preferito della mia giornata. I piccoli dettagli sono quelli che più ho nel cuore, perché tutte quelle piccole cose erano te. Sei il mio papà ed ho così tanti ricordi in mente che non riesco ad accettare che non ci sei più. Ieri sera papà hai smesso di soffrire. Non posso spiegare a parole cosa sto vivendo, è surreale, nonna diceva sempre che a tutto c'è rimedio, tranne che alla morte, ma sapete cosa? Io sono forte, lo sarò per la mia mamma, che è la più grande guerriera che esista, lo sarò per me. Mi avete dato tanto, e mi date tanto ogni momento, per ciò in questo giorno di surreale dolore voglio dirvi di vivere la vostra vita, FELICI, SEMPRE. Affrontate ogni giorno con le palle, mettetevi in gioco e non mancate mai di un bel sorriso ogni mattina. Voglio trasmettervi solo bene, forza e gioia e farò del mio meglio per continuare a farlo ogni giorno.

Papà, tutta la forza che non ho la troverò per te che amavi la vita, so che sei sempre stato orgoglioso di me, e da lassù vedrai che non ti deluderò, mai.

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Che poi alle fiabe e chi ci crede piú?! Sono sempre stata un eterna romantica quella che andando in un caffè guardando il barista si domanda sará lui l'uomo della mia vita?! Non m'importa se sia bello, brutto, alto o grasso…io ogni ragazzo che incontro o meglio più o meno mi domando: sará lui?! E bene mi pongo questa domanda da quando ho 14…beh in realtá da sempre, forse a 14 anni la mia ricerca é aumentata…ho sempre cercato l'amore, in chiunque. In un amico che forse era un pó di più di un amico, nel tabaccaio, negli occhi dolci ed amorevoli di uomini più grandi di me, nei motociclisti, quelli sexy con i capelli un pó lunghi e le spalle larghe, nei ragazzi ribelli, nel sapientone della classe che bacchettava tutti, nel professore, nel vicino, negli attori, nei calciatori, cantanti, principi…ho sempre cercato amore, l'amore di un uomo a volte per sentirmi più grande, a volte solo per sentirmi al sicuro a volte per poter dire a l'uomo che mi é accanto che sono acida quando voglio, testarda e miliardi si altri difetti e per riceve in risposta: ti amo cosí…a volte anche solo per sapere cosa si prova a fare l'amore, a vedere lui, l'uomo della tua vita che ti guarda mentre tu goffa non sai cosa fare, non sai come mettere le mani, come abbassare lo guardo, come spogliarlo, come dirgli amore mio…Bhé l'amore della mia vita ancora non l'ho trovato ed ho 22 anni…non ho mai fatto l'amore perchè ho sempre creduto che l'amore o sesso come lo volete chiamare vada fatto con chi ci sarà sempre, non ho fatto sesso a 16 anni, non sono mai rimasta incinta, non ho mai toccato un uomo…non perché non voglia o perché non ne abbia avuto l'occasione…semplicemente perchè io aspetto lui…aspetto lui in chiunque…anche nel barbiere…aspetto lui da 22 anni e lo aspetteró fino a quando il mio cuore non mi dirá…tesoro è lui…sono cambiata rispetto a quando avevo 14 anni ma la mia ricerca dell'amore non si è mai placata…a volte ci rinuncio altre no…ho capito una cosa peró che l'amore quello perfetto non esiste, quello in cui almeno una volta ti scende una lacrima e ti riga il volto non esiste, che l'amore che non ti fa correre il cuore nel petto non esiste perchè l'amore è irrazionale, non segue ne logiche ne ragioni…vi domanderete che ne sà questa romantica e senza esperienza dell'amore?! Bhé Non conosco la carne di un uomo sulla mia, non conosco cosa vuol dire rimanere la notte a parlare a telefono con lui che ti dice ti amo…ma so una cosa…sarò qui ad aspettarlo…e c'é da dire che per ora sto bene cosí nonostante lo cerchi disperatamente…questo perchè ho sperimentato l'amore più grande che spesso non viene chiamato per quello che é, viene chiamato amicizia…l'amicizia, quella vera…che non cambierei mai per un bacio o per tutto il sesso del mondo, per i soldi per nulla e neanche per lui…lui lo cerco, lo spetto ma per ora e per sempre io ho tutto quello che desidero se lui ci sará bene…altrimenti chiamatemi pure zitella ma io per amicizia morirei ora è sempre e per lui si vedrá…
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Non sopporto le persone che vogliono fare la vittima. Vuoi fare la vittima? Allora, muori.

ilragazzostella (via ilragazzostella)

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Non riuscivo a capire se avevo bisogno di un cappuccino o di un caffè. Ripensavo a tutte le avventure passate insieme a lei e a tutti quei sorrisi che è sempre riuscita a strapparmi. La pelle del suo viso è quasi vellutata, leggera e fragile, i suoi occhi li potrei distinguere fra mille e il profumo dei suoi capelli riesce a catturarti e ad attirarti verso di lei. Ti sciogli in un suo sorriso e ti ricomponi con un suo abbraccio. Ricordo due momenti molto importanti passati con lei: il primo è quando, noi, sdraiati sulla strada, al chiaro di luna, guardavamo le stelle e solo allora, in quel preciso momento, mi resi conto che lei era la più bella stella che avessi mai visto. E lo era per davvero. “A cosa stai pensando?” mi chiese dopo qualche secondo, con il silenzio che ci circondava. “Baciami, ti prego” avrei voluto rispondere, ma non ricordo precisamente cosa successe, forse rimani zitto, ma l’unica certezza che ho è che lei mi prese la mano e la strinse alla sua, forte. Il secondo, invece, è quando abbiamo fatto l’amore per la prima volta, quello non lo dimenticherò mai, dopo tutto il primo vero amore non si scorda mai. Stavamo giocando nel suo letto e lei, sopra di me, cominciò a farmi il solletico, ma dopo nemmeno qualche secondo dopo la situazione era cambiata. Io mi ritrovai sopra di lei e le tenevo ferme le mani con le gambe, mentre le mie labbra le sfioravano il collo, toccandolo con dei leggeri baci. Il profumo dei suoi capelli era così intenso che chiunque sarebbe rimasto lì, immerso in quell’ insieme di aromi, a cercare di identificarne almeno uno, ma vi assicuro che ogni volta che riuscivo a trovare l’ingrediente segreto; questo, cambiava e io continuavo la mia ricerca senza smettere di baciarla. Successe proprio in quel momento, in quell'istante che facemmo l’amore per la prima volta. I baci che le stavo facendo sul collo le fecero venire il solletico così iniziò non solo a ridere, ma cercò in tutti i modi, di farmi smettere. Le mie mani, senza che me ne accorgessi, passarono dai suoi capelli alle sue costole, le mie gambe scesero dalle sue mani intrappolate e si posizionarono vicino alle sue di gambe. Ero completamente sopra di lei, in una di quelle posizioni che era inevitabile non finire con il fare l’amore. È infatti fu così. Mi staccai dal suo collo e la vidi ridere. Stava facendo uno di quei sorrisi che credo solo lei sappia fare, uno di quelli che non smetteresti mai di guardare. Mi accorsi di un’altra cosa, non molto distante, i suoi occhi. Per la prima volta vidi i suoi occhi color felicità e non saprei descriverli, ma vi assicuro che glielo si leggeva in faccia che era felice, ma veramente felice. Erano semplici, stavano bene ed erano sinceri. Quella fu la prima volta che io feci l’amore con lei. “Desidera?” chiese la cassiera, riportandomi nel mondo reale. “Un succo d’Ananas, grazie” risposi. Alla fine io, solo, in quella caffetteria di Londra, distante circa un paio di migliaio di chilometri da lei, ordinai un succo di frutta e non un caffe o un capuccino. Mi ero svegliato da poco, ma il profumo di lei lo riuscivo ancora a sentire vicino. Non le dissi mai che l’amavo veramente, ma preferii partire guardandola in quegl’occhi color felicità e sapendo di aver fatto l’amore con lei.

ricordounbacio (via ricordounbacio)

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Dottoressa ho una domanda” dissi uscendo dal discorso del cibo che stavamo facendo. “Dimmi tutto” rispose quasi perplessa. “L’amore potrebbe essere come un cicatrice sul corpo?” domandai. “Spiegati meglio” “Mi spiego meglio: Un bambino prima di imparare a correre in bicicletta sicuramente cadrà parecchie volte. Ipotizziamo per assurdo che, chi soffra per amore sia caduto da questa bicicletta e, cadendo, si sia sbucciato un ginocchio. Quella ferita che si ha è come una ferita fatta al cuore. Poco dopo, forse anche nel giro di pochi minuti, si formerà una crosta che permetterà al sangue di non uscire e quella rimarginazione è un ricordo, che è ancora vivo di un amore ormai distrutto. I giorni passano e ogni volta che il bambino dovrà mettersi i pantaloni, là vedrà e ripenserà a quanto male aveva fatto cadere. Con il tempo la ferita va via, quindi si tornerà a star bene, ma in amore non è sempre è così” dissi senza smettere un secondo di guardarla dritta negli occhiò. “Non riesco a seguirti, cosa c’entra l’amore con il bambino in bici?” domandò. “Provi a pensare a quei bambini che appena vedono la crosta, la cominciano a grattare. La grattano solo per vedere cosa potrebbe succedere dopo, pur sapendo che uscirà solo del sangue. Ecco, per noi, in amore, riaprire quella ferita significa scavare e rivivere tutte le emozioni passate con un’altra persona. E sa cosa succede quando un bambino continua a grattarsi?” Fece un cenno negativo con il capo, senza emettere un suono. “Semplice, gli si forma una cicatrice. Noi, invece, continuando così, finiremo che al posto di una semplice cicatrice, ci ritroveremo con un pezzo di cuore che mancherà e si sa, le cicatrici non vanno via, mai.” “E le tue cicatrici, quelle sui polsi?” domandò la dottoressa. “Sono ancora qui e ognuna ha propria storia e io sto cominciando a correre in bici” risposi e le sorrisi con leggerezza.

ricorodunbacio (via ricordounbacio)

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“Ti va di andare al mare?” le scrissi per messaggio. “Quando adesso? Ahaha” rispose come se la stessi prendendo in giro. “No, domani mattina scema.. Passo a prenderti e ti porto al mare” “Va bene, ma cosa dico ai miei?” “Che finita scuola vai a casa di una tua amica a mangiare e poi studiate insieme, dai domani alle 8 sono da te.. Notte” risposi e andai a dormire. La mattina dopo, come ogni ragazza, non era per nulla puntuale, l'aspettai per circa un quarto d'ora e poi le sue braccia strinsero le mie costole e capii che era arrivata. “Colazione e poi partiamo?” annuì e andammo a fare colazione. Arrivammo a destinazione nemmeno dopo un'ora e non erano ancora le nove di mattina. Mi resi conto che di solito a quell'ora mi trovavo in classe con la solita e pallosa lezione di matematica, invece, in quel momento, mi trovavo dentro una macchina, con di fronte la sabbia e poco più là le onde del mare. “Cosa hai intenzione di fare?” mi chiese guardando il mare, la sabbia e il nulla, perchè effettivamente non c'era nient'altro e nessun'altro. Dopo qualche secondo di silenzio le chiesi: “Guarda il mare e dimmi: a cosa pensi?” Si mise a guardarlo e si prese il suo tempo per pensarci e feci lo stesso anche io nel caso mi facesse la stessa domanda. “Non ti aspettare paroloni o frasi assurde.. e per favore non ridere..” disse quasi come se dovesse dire una cosa sciocca e poi riprese “..Penso ai bambini e alla loro ingenuità..” e concluse con un sorriso sentendosi quasi sciocca anche se non lo era affatto. “Perchè?” chiesi senza giudicarla. “Perchè se ci pensi i bambini hanno la semplicità negli occhi e non pensano che da grandi potranno star male per qualche amore o per qualche stupida delusione, loro sanno vivere e sanno essere ingenui nel modo più giusto..” questa volta non si sentì sciocca, anzi, lo disse con serietà e con tono deciso, quasi come se li vedesse quei bambini sulla riva. “Tu, invece.. tu a cosa pensi?” disse guardandomi. Non so perchè, ma anche io, nonostante mi fossi già preparato la risposta, mi fermai. Si, mi fermai, ma sui suoi occhi. Dopo qualche secondo tornai con lo sguardo sul mare e dissi con tristezza: “Alla vita”. “Perchè alla vita?” “Guardalo..” e feci cenno con la testa verso il mare “..la marea cambia sempre ed è come ognuno di noi. Noi siamo persone che stanno bene e che delle volte soffrono, ed è esattamente come il mare. Il mare va a momenti,  potrebbe esserci l'alta marea come la bassa, potrebbe esserci così tanto vento da formare un uragano e noi siamo così, delle volte siamo così pieni che esplodiamo in qualcosa di indefinito” dissi fissando quel vuoto più in fondo del mare. “Si, si.. se hai finito con la tua storiella, io vorrei andare a fare una passeggiata sulla riva” disse facendomi tornare alla realtà. “Andiamo allora.. facciamo una gara? A chi arriva prima” chiesi e lei mi sorrise, il che era un sì. Lasciammo le scarpe, con i calzini in macchina e poi cominciammo a correre. “Hai perso!” disse con il fiatone, ma orgogliosa. “Ti ho lasciato vincere è diverso” “Certo, certo" ribatté sempre con il fiato pesante. “Ora li vedi i bambini?” le chiesi, quasi prendendola in giro. “Si, ne ho uno davanti” e rise. Rise così tanto che aveva già capito che l'avrei rincorsa, così mi precedette e iniziò a scappare da me. Questa volta, non la feci vincere, ma la presi. La presi in braccio e dato che stavamo correndo, cademmo sulla sabbia. La spiaggia era tutta per noi, il mare era per noi, la sabbia era per noi e non so perchè, forse per i suoi occhi che erano di nuovo fissi sui miei, lei era per me. Ci guardammo come se quei bambini, di cui lei parlava, fossero cresciuti e come se la marea fosse diventata un uragano, ma un uragano pieno di emozioni che non sapeva decidersi. Forse è stata quella la prima volta in cui io m'innamorai di lei.

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Saresti mai in grado di andartene da me?“ mi chiese quella sera di mezza estate. “Ora, a distanza di quasi un anno, ho la risposta che volevi. No. Non me ne andrò mai da te, ma sai cosa? Sei tu che hai deciso di andartene da me” Ecco cosa risposi guardandomi allo specchio e ripensando a quella conversazione. Mi sentivo stupido, ma nella mia più completa stupidaggine sentivo soprattutto la sua mancanza. Mi guardavo in quegli occhi tristi, ormai normali, e ripensavo al male che mi ha fatto e mi resi conto che alla fine non era niente. Era un amore che faceva male e l'amore non può e non deve far del male. “Guardati! Guardati cazzo!” gridavo. “Pensaci bene: perchè star male per una persona che non mi merita? Io avrei fatto di tutto, avrei trovato l'introvabile e se tu me l'avessi chiesto sarei riuscito a donarti anche il mondo” ripetevo al mio stesso riflesso. Gli occhi stanchi sembravano non resistere più ed era come se quella persona, in qualche modo, fosse apparsa vicino a me e allora il mio sguardo passò sul suo e la guardai dritta negli occhi e ci ricascai. In quei suoi fottuti occhi che mi hanno fatto innamorare, forse sarebbe stato meglio se avessi continuato a parlare con lo specchio piuttosto di ricordare. “Va bene..” mi dissi e decisi di chiudere gli occhi senza guardare oltre lo specchio forse per non iniziare a piangere, di nuovo. “..Le tue ultime parole sono state ‘scusami’, ma dimmi: per cosa dovrei scusarti? Per avermi fatto del male o per avermi baciato e per avermi fatto passare le più belle notti della mia vita con te? O semplicemente per avermi fatto innamorare di una persona che da un giorno all'altro mi dice solo ‘scusami’? Sai che ti dico?…” mi fermai di nuovo e quella volta, per la prima volta, trovai il coraggio e aprii gli occhi. Lacrime. Mi fissava e io facevo lo stesso, non m'importava delle lacrime, trovai il coraggio e glielo dissi. “..Io non ti perdonerò. Non perchè non voglio farlo, ma perchè non posso perdonarti per averti amato. Non posso dimenticare, non voglio dimenticare. Sei ancora importante per me e lo sarai sempre” Non resistetti e tornai subito con gli occhi chiusi, era più forte di me, ma mi sforzai e giuro che era una delle cose più difficili, così gli aprii. Fisso sullo specchio. Era lì. Difronte a me. “Ripenso spesso a noi, a te, a me e a tutto quello che abbiamo passato e mi chiedo: come hai fatto? Semplice domanda potrai pensare, ma io non riesco a rispondere. Quindi lo chiedo a te: come hai fatto? Come si fa a smettere d'amare una persona da un giorno all'altro? Eppure tu ce l'hai fatta e allora perchè non dovrei riuscirci anche io?” feci un piccolo sorriso e cominciai a  guardarmi le mani. “Se ce la faccio, promettimi una cosa: che la smetterai? Perchè io voglio star bene e se questo non è possibile con te, allora voglio che tu esca dalla mia vita. Con questo non voglio dire che non ti penserò o non ti amerò più, voglio solo dire… Esci ti prego. Rimarrai qui, nel mio cuore, ma ora ti devo lasciar andare..” dissi col cuore in mano e la voce ferma. Tirai su la testa, guardai lo specchio, ma non c'era nessuno, niente, solo io. Sorrisi e piano, quasi sussurrando, dissi: “Te lo prometto, rimarrai qui, Addio angelo mio”

ricordounbacio (via ricordounbacio)

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Baudelaire faceva uso di droghe. Buwkoski faceva uso di whisky. Van Gogh faceva uso di assenzio. Nietzsche faceva uso di oppio. E guardateli, studiati, letti e visti da tutto il mondo. Perché noi dovremmo essere diversi?

Ricordounbacio (via ricordounbacio)

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Anonymous asked:

Baudelaire, Bukowski, Van Gogh e Nietzsche sono quatto su centinaia di persone che grazie alle droghe e all'alcol si sono rovinati e sono finiti all'altro mondo. Non credo sia un paragone giusto quello che hai fatto tra loro e tutti noi adolescenti.

Ah no? In fin dei conti tutti quanti moriremo, come loro anche noi faremo la stessa fine.La differenza è che loro sono stati dei geni e hanno creato ciò che leggiamo o vediamo grazie all'uso di droga e alcol.Se sei contraria a ciò che dico, allora non osare a leggere un libro di Buwkoski, solo perché fa figo o intellettuale perché sarebbe un controsenso.Ogni grande artista ha fatto ciò che gli riusciva meglio.Per prima cosa per essere capito e poi per essere apprezzato.Credi che a loro fregasse qualcosa delle persone, credi che loro sapessero che in un futuro avrebbero avuto successo?No.Van Gogh, mantenuto dal fratello, ha venduto solo una sua opera in tutta la sua vita.A Baudelaire avevano censurato le sue poesie.Buwkoski, logorato dall'alcol.Nietzsche andava contro Dio.Credi che fossero accettati dalla società? No.Loro sono diventati quelli che ora studiamo, per ciò che hanno fatto.E non da sottovalutare anche il fatto di come e attraverso cosa, lo hanno fatto.Quindi sto dicendo che loro sono dei geni e noi adolescenti, invece, siamo solo vuoti.

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